16.1.13
LE ALTERNATIVE ALLA CRISI
La mancanza di tempo mi impedisce di sviluppare un discorso che ritengo necessario sulle cause della crisi che stiamo vivendo e sulle posssibili soluzioni. Ho letto sul Granma, organo ufficiale del Partito Comunista Cubano del 21 dicembre scorso, questo articolo tratto dalla Fondazione Sur, l’ho trovato molto interessante, ho deciso di tradurlo e lo metto in rete perché gli interessati ne beneficino.
LE ALTERNATIVE ALLA CRISI ESISTONO
Le alternative non saranno rapide ne facili, però sono possibili e necessarie. La questione fondamentale consiste nel fatto se vogliamo veramente svegliarci e superare questa crisi o preferiamo continuare ad essere schiavi del sistema imposto da una minoranza.
I fatti sono devastanti per due terzi dell’umanità. Nel mondo 60 mila persone muoiono ogni giorno per fame o per insufficienze vitali, mentre ogni giorno si spendono quattro mila milioni di dollari in armamenti.
La ragione per la quale ogni giorno solamente la fame uccide 35 mila persone non è solo la crisi finanziaria, ma ancor più la cupidigia e l’irresponsabilità dei suoi propietari e dirigenti.
Secondo quanto informa l’ONU sulllo sviluppo umano, un bambino che nasce in Norvegia ha una speranza di vita di 81,1 anni. Se nasce nella Repubblica Democratica del Congo la sua aspettativa si riduce a 48, 4 anni.
I meccanismi che funzionano male nella società non sono solo i problemi economici, si pensi che ogni giorno nei mercati di cambio circolano circa quattro milioni di milioni di dollari sui quali non si pagano imposte. Esiste un grande vuoto di valori ed una concentrazione di potere in pochissime mani che permettono ai responsabili di nasconderne gli effetti reali. I direttivi finanziari del mondo priorizzano il beneficio ed il lucro alle necessità degli esseri umani. Per questo in Spagna esistono 3,1 milioni di case vuote, come dire: cento inutilizzate per ogni persona che non ha casa.
Se vogliamo promuovere una società più umana, abbiamo bisogno di un altro modo di produrre e di consumare, insieme ad altri valori. Per soddisfare il livello di produzione e consumi attuali di beni e servizi abbiamo bisogno di quasi 35 Spagne. Questo stile di vita, di economia e politica è insostenibile. Un altro mondo è possibile e necessario. I cambi sociali hanno empre bisogno di educazione, forza sociale, l’impegno politico dei cittadini, idee e volontà per renderle effettive, decisione ed un progetto capace di attirare e motivare le maggioranze.
L’economia imposta dagli imperi finanziari ha fatto dell’accumulazione il motore del suo progresso. La nostra società di consumo iilimitato costruisce granai sempre più grandi, non per coprire le necessità delle persone, bensì per tenerle sotto controllo.
Il lucro non aggiunge anni di vita, ne vita e felicità agli anni. Senza dubbi il lucro si è convertito nel “tesoro” accarezzato da tutti. Si confonde il denaro con i valori, e la ricchezza con la felicità.
Secondo l’Università di Leicester (Regno Unito) , il piccolo paese di Butan nella cordigliera dell’Himalaya, con un PIL sei volte inferiore a quello spagnolo, occupa l’ottavo posto dei paesi più felici del mondo. L’arricchimento di pochi non finisce per beneficiare tutti, come afferma il neoliberismo economico. Esistono necessità basilari, come abitazione, lavoro, salute, educazione, che devo essere sempre garantite per tutta la famiglia umana, anche se non danno maggiori benefici di altri. In una famiglia, quelli che hanno maggiori risorse non li investono a proprio vantaggio ma a favore dei membri più bisognosi.
Se vogliamo il cambiamento, dobbiamo essere questo cambiamento.
(Tradotto da Fundaciòn Sur)
LA PROPAGANDA MEDIATICA
LA PROPAGANDA MEDIATICA
Il 9 aprile 2003 il mondo intero ha assistito commosso alla diffusione delle immagini di giubilo popolare quando la statua di Saddam Hussein venne abbattuta a Bagdad. Gli iracheni gioivano per la fine della tirannia e la riconquistata libertà. Peccato che le immagini fossero false, in reltà gli iracheni non stavano in piazza a festeggiare la democrazia generosamente regalata dagli eroici marines, al contrario, stavano nascosti per evitare le torture ed il terrore che le truppe formate da idioti giovanotti reclutati tra la miseria nordamericana, stavano portando nel paese più laico, indipendente ed autonomo dell’area mediorientale. Gli “eroici” marines che hanno acceso le nostre fantasie in migliaia di pellicole propagandistiche, eranno gli stessi che al ritorno in patria, incapaci di sopportare le conseguenze psicologiche delle loro gesta criminali, avrebbero dato vita ad una serie impressionante di suicidi.
Il 10 marzo 2 000 il quotidiano USA Today pubblicò , a firma di Jack Kelly, la storia di Jaqueline, una cubana impiegata d’hotel, fuggita dal suo paese su una zattera. Secondo il raccondo del giornalista, la povera Jaqueline affogò tragicamente durante la traversata verso la libertà. In realtà la donna si chiama Yamilet Fernandez ed è tuttora viva e vegeta e fu solamente una delle tante vittime della criminale campagna mediatica messa in piedi dal governo statunitense per denigrare l’unico paese libero del latinoamerica, campagna propagandistica che è costata la vita a molti cubani e cubane caduti nelle trappole tese da coloro che violano tutti gli accordi migratori stipulati tra il governo cubano, che pretende un’emigrazione libera, legale e sicura, e quello yankee che non rispetta gli accordi, impedisce l’emigrazione legale e stimola quella illegale per poterla utilizzare per la sporca e criminale propaganda imperialista. Non importano le vite spezzate e l’enorme sofferenza inferta alle famiglie ed all’intero popolo cubano. Grazie a queste politiche criminali ed agli eroici giornalisti della “libera stampa”, le masse idiotizzate del mondo “libero” si commuovono per le vittime, vere o presunte, della “feroce dittatura castrista”.
Quelli sopra esposti sono solo due episodi eclatanti della quotidiana e massiccia propaganda messa in atto da un pugno di multimilionari criminali che dominano il mondo, a cominciare dal paese più ricco del pianeta dove il potere politico, Presidente in testa, vale meno del due di picche. Le menzogne dei media al servizio degli interessi delle oligarchie nazionali ed internazionali, è una pratica inaccettabile che dovrebbe far riflettere tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’informazione e della verità. Le conseguenze di questa pratica sono tragiche e sotto gli occhi di tutti coloro che hanno conservato lun minimo di dignità e capacità critica. Si creano ad arte mostri e dittatori, si condannano intere popolazioni che vengono agredite e sottomesse agli interessi di coloro che si arricchiscono sfruttando il lavoro e le ricchezze dei popoli. Si confonde la comunicazione con l’informazione, si pubblicano articoli di adulazione a favore delle imprese e dei magnati proprietari dei media, si concentrano le testate in maniera monopolistica e si assite ad una vergognoso concubinato tra giornalisti e politici, entrambi al servizio degli stessi potentati. Con il passare del tempo la situazione si fa sempre più drammatica, se prima i giornali vendevano informazioni più o meno di parte ai lettori, ora vendono consumatori alle imprese. Non importa che le vendite calano, che i giornalisti siano sempre meno tutelati, più sfruttati e licenziati. Tra il 2 003 ed il 2 008 la diffusione mondiale dei quotidiani si è ridotta del 7,9 % in Europa e del 10,6 in America del Nord. Solo negli Stati Uniti sono scomparsi 120 giornali e si sono persi 25 mila posti di lavoro. Il Financial Times paga i suoi redattori solo tre giorni la settimana e la diffusione della stampa scritta continua a cadere ad un ritmo del 10 % all’anno. Quello che è rimasto della gloriosa stampa scritta è solamente la propaganda al servizio degli interessi di pochi, ai consumatori si vende di tutto, guerra compresa. Se vogliamo tutelare l’umanità e l’ambiente in cui viviamo, dobbiamo mettere fine alla massiccia propaganda mediatica dei padroni. Per fare questo non c’è altro modo che togliere loro gli strumenti che utilizzano: il potere politico e quello economico. Per raggiungere
P.S. Sempre più frequentemente mi viene segnalato che alcuni scritti pubblicati in questo e nell’altro mio blog, Viva Cuba!, vengono riportati in altri siti, spesso senza cambiare nemmeno una virgola. Questo fa molto piacere, la rete, tra le altre cose, serve a far circolare notizie ed idee però appropriarsi del lavoro altrui è tutt’altro che edificante. Chi vule rimettere in rete questi scritti lo può fare liberamete, ovviamente un minimo di onestà intellettuale invita a riportarne la fonte.
14.11.12
HA VINTO OBAMA, E LA CORPOROCRAZIA
Seppure molti delusi pensavano il contrario, la rielezione di Barak Obama alla presidenza degli Stati Uniti non è stata una sorpresa per gli osservatori più attenti. Malgrado il suo primo mandato sia stato tutt’altro che brillante in quanto non ha saputo mantenere le promesse di cambiamento e non sia riuscito a portare il paese fuori dalla crisi, la campagna elettorale del candidato democratico ha trovato un forte alleato nel suo impreparato e vanitoso antagonista e nel conflitto interno al partito repubblicano. Il presidente uscente ha invece saputo sfruttare al massimo le debolezze del suo avversario e soprattutto ha saputo mettere in campo una minuziosa campagna propagandistica curata fin nei minimi particolari, ha intensificato gli sforzi negli stati chiave dove si sarebbe deciso l’esito finale lasciando a Mitt Romney gli stati dove i repubblicani avrebbero comunque sicuramente vinto ed ha cercato di attirare a se la maggioranza dei voti degli afrodiscendenti, dei latini, dei giovani e delle donne.
Con o senza sorpresa, finalmente la più lunga e costosa campagna elettorale della storia è terminata, non se ne poteva più, soprattutto non ne potevano pù coloro che sanno bene che questo ridicolo spettacolo non sarebbe servito a niente. Barak Obama governerà per altri quattro anni il paese più ricco e più genocida della storia ma per quanto ha dimostrato nel precedente mandato non c’è di che rallegrarsi e tantomeno sperare che venga qualcosa di buono, soprattutto riguardo alla politica estera dove ha domostrato assoluta continuità con i suoi predecessori. E merita un prossimo commento specifico il capitolo riguardante la politica aggressiva e genocida verso Cuba che contrariamente alle promesse di cambiare rotta ha addirittura rincrudescito. Proprio oggi alle Nazioni Uniti il Cancelliere cubano, Bruno Rodriguez Parrilla ha scaldato gli animi con una relazione impeccabile che illustra senza possibilità di smentite la politica crudele, illegale e genocida che Obama ha condotto in questo suoi primi quattro anni tutt’altro che gloriosi.
Tornando al risultato delle elezioni presidenziali, il primo presidente nero ha vinto anche se ha deluso ed ha spento la luce che aveva acceso nella campagna del 2008, ha vinto perchè ha saputo mantenere un delicato equilibrio tra le forze che cercano di recuperare il potere industriale ed i settori della finanza che vogliono incrementare il loro dominio sulle ricchezze del pianeta. Per raggiungere questo obbiettivo non ha esitato a riversare fiumi di denaro nelle casse delle banche che hanno il compito di finanziare le operazioni dei primi ed ha rinforzato ulteriormente l’enorme apparato militare che garantisce le pretese dei secondi. Tutto questo a discapito della stragrande maggioranza della popolazione del paese, ancora per poco, più ricco del mondo.
A questo punto verrebbe da chiedersi perché malgrado la delusione la maggioranza degli elettori statunitensi che si sono recati alle urne ha votato ancora per lui. Lo hanno votato semplicemente perché Obama rappresenta il male minore, perché se avesse vinto Romney ed i repubblicani sarebbe stato ancora peggio. Tutto questo dimostra l’assoluta mancanza di alternative in un paese costruito apposta per i furfanti assetati di potere e per un popolo formato in maggioranza da stupidi illusi dove la possibilità di prendere coscienza della tragica realtà viene annichilità o relegata a impotenti minoranze. Un paese che continua a voler far credere di essere l’unica vera democrazia mentre in realtà non concede nessuna possibiltà di alternativa al dominio delle corporazioni. Non di democrazia si tratta dunque ma di CORPOROCRAZIA, quella stessa che sta ormai imperando in quella parte del mondo che ipocritamente si continua a chiamare “libero e democratico”. Questo sistema ipocrita si è ormai irrimediabilmente involuto in un circolo vizioso senza fine che ha portato verso avventure belliche catastrofiche ed ha ridotto enormemente il benessere dei cittadini.
Piuttosto che soffermarci sul ridicolo, arcaico e fraudolento sistema elettorale che questa campagna ha ancora una volta messo in evidenza, vale la pena cercare di capire se ci sono delle posibilità che la decadente potenza nordamericana ed i suoi alleati possano o meno uscire dal baratro in cui si sono cacciati per difendere gli interessi di pochi.
Non se ne uscirà se si continuerà a coltivare il culto del mercato e del consumo, se si insisterà ad investire in avventure militari disastrose sotto tutti i punti di vista e si continuerà a rimanere in balia delle corporazioni. I paesi ricchi, o ex tali, si salveranno solo se metteranno in atto quello che hanno sempre combattuto, cioè se diveteranno delle vere democrazie, se gli stati ed i governi torneranno in mano ai cittadini ed opereranno veramente per tutelare i diritti di tutti e sapranno guidare l’economia verso l’interesse dell’intera collettività. Per mettere fine al culto del mercato e del consumo ed alla corporocrazia servono vere democrazie popolari che non possono che assumere forme socialiste.
Forse i tempi non sono ancora maturi, forse le potenti propagande mediatiche riusciranno ancora per molto tempo a tenere i popoli all’oscuro, ma questo non potrà durare all’infinito anche perché nel frattempo altre potenze con ben altre culture ed obbiettivi si stanno facendo largo nel panorama internazionale. La Cina, seconda potenza economica mondiale, non investe un centisimo in avventure belliche e proprio in questi giorni sta celebrando il Congresso del Partito Comunista che mette all’ordine del giorno la crescita economica nel rispetto dell’ambiente e prevede il raddoppio del potere d’acquisto dei cittadini da qui al 2020.
L’egemonia USA è irrimediabilmente avviata verso il declino ed il mondo unipoplare creatosi dopo l’implosione dell’Unione Sovietica è già storia di ieri, a Barak Obama non resta che scegliere tra due alternative: continuare come ha fatto fino ad ora e passare alla storia come un presidente assolutamente ininfluente, oppure prendere coscienza della drammatica condizione in cui si trova il suo paese e delle conseguenze catastrofiche a cui è destinato se non ci sarà una svolta sostanziale sia in politica interna che in politica estera. La svolta necessaria richiede però un coraggio che fino ad oggi Obama ha dimostrato di non avere, richiede l’ardire di sapere dire basta all’egemonia delle corporazioni e dell’enorme apparato militare e poliziesco che dominano incontrastate il paese praticamente dalla sua nascita. Se è vero che se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare, la scelta di Obama è già segnata e quello che ci attende saranno altri quattro anni di assoluta continuità delle politiche scellerate a cui siamo abituati, continuità che non potrà che portare al collasso economico, politico e sociale di quello che per tanto tempo ci è sato presentato come “il sogno americano”.
Peccato che il sogno da troppo tempo si è trasformato in un drammatico incubo, e non solo per i cittadini statunitensi ma bensì per gli abitanti dell’intero pianeta.
25.10.12
FIDEL CASTRO IN FIN DI VITA. MA RESUSCITA UN’ALTRA VOLTA.
FIDEL CASTRO IN FIN DI VITA. MA
RESUSCITA UN’ALTRA VOLTA.
Basta una assenza di pochi
giorni dai giornali e dalla tv perché la poderosa propaganda mediatica
dell’imperialismo si scateni per
sostenere per l’ennesima volta l’imminente morte del Lider della Revolucion,
Fidel Castro, forse il più grande ostacolo della storia alle mire planetarie delle
oligarchie borghesi e dei capitali trasnazionali. A parte che Fidel Castro pure
da morto continuerà per mezzo della sua imensa opera la sua incessante lotta
per un mondo migliore, più libero e giusto, la sua fine continua ad essere solo
un desiderio dei potenti e la sua dipartita, che pure avverrà prima o poi visto che è un comune mortale che si avvia verso i novant'anni, sarà decisa esclusivamente da
fattori naturali che nulla hanno a che vedere con i desideri dei cialtroni che
da più di mezzo secolo oltre che a desiderarla la sua morte hanno cercato in
mille e più occasioni di provocarla.
In risposta alla campagna
mediatica montata dalla stampa borghese che parlava di un fantomatico medico
venezuelano che lo dava in fin di vita, c’è stata prima un’intervista
rilasciata dall’ex Vice Prtesidente venezuelano Elìas Jaua che ha sostenuto un
incontro con il Lider della Revoluciòn e che parlava di un Comandante en Jefe
in ottimo stato di salute, il tutto confermato dia dipendenti dell’Hotel
Internacional sede dell’incontro, poi un articolo dello stesso Fidel apparso
sui periodici nazionali ed un servizio della tv cubana, dove il grande Lider si
scusa di dover sottrarre tempo e spazio alle necessità di stampa e tv,
ridicolizza i suoi detrattori e dimostra, con la lucidità che sempre lo ha
caratterizzato, di stare ben al di sopra della cialtroneria dell’informazione
suppostamente democratica. Nel servizio Fidel Castro appare in una foto con Elìas Jaua ed in seguito nel suo giardino mentre osserva le sue
piante, discute con i suoi assistenti e legge il Granma del giorno precedente.
Ovviamente per i media democratici le foto sono manipolate e la verità della
sua morte viene ancora una volta taciuta al popolo cubano che soffre le
conseguenze del dispotico regime castrista…. E tutto questo nei giorni in cui
per l’ennesima volta il popolo cubano ha dato al mondo un’altra lezione di
democrazia partecipando in massa, 92%, alle elezioni dei propri rappresentanti
all’Assemblea Municipale.
Se non fosse per le
conseguenze tragiche delle manipolazioni mediatiche dell’informazione in mano
ai padroni, ci sarebbe semplicemente da ridere di fronte a questa ennesima
ridicola dimostrazione di cialtroneria ma la questione è troppo seria per
riderci sopra. Non solo seria, tragica direi. Com’è possibile che enormi
maggioranze di cittadini dei paesi capitalisti continuino a credere alle
corbellerie dell’informazione che continuano a chiamare democratica? Com’è
possibile che la maggioranza di coloro che un tempo militavano nei partiti
della sinistra, si organizzavano in sidacati, difendevano con durissime lotte i
propri diritti, siano diventati così idioti da farsi abbindolare da simile
grossolaneria?
La risposta sta ancora una
volta nel tradimento dei dirigenti di quella che una volta era la sinistra
europea, nella loro sete di potere che li ha portati a rinnegare gli ideali ed
i valori dei lavoratori per spartirsi il potere con le oligarchie nazionali e le
lobby trasnazionali. Le masse lavoratrici si sono sentite abbandonate a se
stesse, traditi dalla sinistra che da tempo li rappresentava alcuni si sono
arresi, altri hanno cercato in avventurieri improvvisati gli improbabili leader
di una nuova opposizione all’insaziabile fame di denaro dei padroni di ieri e
di oggi, alcuni hanno addirittura cercato riparo sotto l’ala protettiva della
destra, molti cercano un dio che non c’è ed alcuni seguono le peripezie dei
leader dell’ex sinistra nella speranza di briciole di potere. Io sono emigrato
a Cuba, cercando un altro Egitto…. e a Cuba ho trovato una
Revoluciòn che combatte, resiste e continua a ribellarsi ai potenti che
dominano il pianeta. Aggredita e vituperata da blocchi esterni e squali interni,
non ha fatto quanto voluto ma tutto quanto ha potuto, magari è un po stanca ma
sempre viva e vegeta. Come il suo Comandante che sempre dato per morto continua
a vivere.
Hasta la Victoria Siempre!
19.7.12
Governo: Non abbiamo i soldi per i servizi pubblici

Fino agli anni 60 non si pagavano praticamente tasse (esisteva l'IGE del 4% che quasi tutti evadevano) e lo Stato aveva "i soldi" per far fronte alle sue prerogative di erogare servizi ai cittadini, com'è possibile che oggi che tassano anche l'aria che respiriamo "non ci sono i soldi"? Semplice, lo Stato ha derogato alle sue funzioni diventando una mafia al servizio dei ricchi! Ha privatizzato tutto (leggi: regalato agli amici i suoi gioielli che garantivano lavoro ben retribuito e gli introiti necessari per il suo funzionamento), ha imposto tasse e balzelli che stanno riducendo sul lastrico le famiglie ed ha tagliato tutti i servizi ai cittadini. Tutto questo ad opera della peggior classe politica della storia, al punto che la famosa Repubblica delle Banane al confronto è un gioiello di società.
Non ci restano alternative: scacciare tutti i politici coinvolti ed i loro protetti, chiedere la restituzione di TUTTO il maltolto ed iniziare la ricostruzione del paese su basi solide, socialiste, dove lo Stato torni a svolgere le sue funzioni. Se non saremo in grado di fare questo con la massima celerità il destino del popolo italiano sarà un triste destino. E l'Italia purtroppo non è la sola a vivere questa situazione disperata, l'intero sistema capitalista sta dimostrando il suo fallimento e cerca disperatamente di sopravvivere mettendo in atto con sempre maggior frequenza i crimini dell'imperialismo che abbiamo sotto gli occhi.
http://www.rainews.rai.it/it/news.php?newsid=167373
http://www.rainews.rai.it/it/news.php?newsid=167373
13.7.12
MICHEL MARTONE, VICEMINISTRO PRODIGIO
MICHEL MARTONE, VICEMINISTRO PRODIGIO

Stasera su La 7 alla trasmissione In Onda, era presente il viceministro al Lavoro Michel Martone. Martone a guardarlo sembra Gramsci, ad ascoltarlo sembra il suo contrario. Questo rampollo di buona famiglia, suo padre è un noto magistrato, è passato alle cronache per aver bruciato le tappe, si è laureato alla Sapienza, è professore ordinario di Diritto del Lavoro, insegna all'Università di Teramo, alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e alla Luiss di Roma, scrive su Il Riformista, Il Sole 24 Ore ed altre riviste, ha scritto libri sulla new economy e sul lavoro oltre ad innumerevoli altre attività elencate sul suo sito. Ora, a soli 38 anni, fa pure il viceministro.
Ascoltandolo parlare con aggressività ed osservando la sua faccia impassibile, si ha una sensazione di vuoto, di insofferenza verso una persona che da la sensazione di essere il risultato di un esperimento scientifico. Ed uno pensa che il nome Michel non sia dovuto al fatto di essere nato a Nizza ma piuttosto alla conseguenza di essere stato concepito con il preciso scopo di fare carriera, di diventare un leader. A me ricorda molto Bush figlio, nato per fare il Presidente degli Stati Uniti e che per fare contenti chi l'ha generato non poteva che diventare un ubriacone, con le conseguenze che tutto il mondo ha sperimentato.
Martone è aggressivo, parla in maniera convulsa e come va di moda di questi tempi non lascia spazio alla controparte, in questo caso il serafico ex segretario CGIL ed ora parlamentare europeo Sergio Cofferati, dice molte cose ma è difficile capire il senso del suo discorso, mette insieme luoghi comuni e nozionismi aridi e vuoti con l'intento di "far vedere" che la sa lunga. Ma questo "ragazzo prodigio" più lo ascolti più ti lascia perplesso ed invece che tentare di seguire il suo discorso contorto non puoi fare altro che cercare di chiederti perché il giovanotto stia buttando al vento la sua vita. A me la risposta è venuta ricordando una puntata delle Invasioni Barbariche in cui conobbi per la prima volta questo giovane carrierista che con il suo atteggiamento di sapientone stava promuovendo se stesso sostenendo che che l'Italia era un paese praticamente sparito dalla competizione internazionale perché a suo giudizio i giovani italiani ci impiegavano troppo a laurearsi e non erano in grado di competere con la concorrenza straniera. Ospite della trasmissione c'era Drupi, un ex idraulico diventato cantante che ebbe un discreto successo negli anni 70 con brani come Sereno è, Piccola e fragile, Sambariò, ecc. Il serafico ex idraulico, spaparanzato sulla poltrona, gli disse: Ma se a 50 anni starai ancora a correre come quando ne avevi 30, quando te la godi la vita?».
Ecco, a mio parere bruciare le tappe significa bruciare la vita! Poi se uno diventa Ministro, o anche solo vice, oltre la sua rischia di bruciare anche quella degli altri. A questo punto non ci resta che sperare in un governo di bamboccioni....
15.11.11
C’E’ BEN POCO DA FESTEGGIARE!!!!
C’E’ BEN POCO DA FESTEGGIARE!!!!
Berlusconi si dimette ed i cittadini “liberati” brindano in piazza per festeggiare il tanto sospirato evento. Cosa ci sia da festeggiare è un mistero per i pochi ancora rimasti a giudicare con sana obiettività la realtà italiana. La rinuncia di Berlusconi non sana assolutamente i mali che hanno portato in pochi decenni il nostro paese verso il baratro, le cause vengono da lontano ed il compito che sta per assumersi Mario Monti è tutt’altro che quello di affrontare e combattere questi mali.
Monti è un economista funzionale al sistema finanziario internazionale, quel sistema liberista e neoliberale che è la principale causa del malessere economico e sociale che caratterizza questi tempi tristi che ci tocca vivere. Suo compito sarà quello di mettere in pratica i tagli richiesti dall’Europa per recuperare la credibilità dell’Italia. Di nuovo il popolo italiano sarà chiamato a versare lacrime e sangue per risanare i bilanci mentre Berlusconi non è affatto intenzionato ad uscire di scena, anzi, prima di salire al Colle per presentare le sue dimissioni ha costretto il parlamento ad approvare i 39 punti che aveva concordato con l’Unione Europea che chiede misure draconiane per evitare la bancarotta.
Quello che nessuno dice è che la bancarotta è già avvenuta, i lavoratori ed i pensionati italiani sono in bancarotta da molto tempo e nessuno sembra essersene accorto. Non se n’è accorto il segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, che per dare il suo sostegno all’ex commissario europeo chiede che “tra le riforme deve esserci quella della riduzione dei parlamentari”. Questa sì che sarà la soluzione definitiva dei mali del paese! Per non parlare di Pierferdinando Casini, il leader del Terzo Polo chiede che Monti abbia “tempo per arrivare fino alla fine della legislatura”! E Di Pietro pretende che il nuovo Governo dia garanzie che venga cambiata la legge elettorale. Mentre Bossi starà a guardare per decidere cosa è più conveniente fare per soddisfare gli appetiti della Lega, i massimi dirigenti dei nostri partiti pensano che si uscirà dalla catastrofica situazione con una nuova legge elettorale, con la riduzione dei parlamentari e con Monti a capo del governo fino al 2013! Ottime prospettive per il popolo italiano! Popolo che dimostra tutta la sua lungimiranza con un sostegno, secondo il sondaggio commissionato da Ballarò, quasi plebiscitario al nuovo Primo Ministro incaricato di fare macelleria sociale, per quel poco che ancora rimane da macellare.
Sintetizzando si può dire che il popolo festeggia il fatto che colui che intendeva tagliare entrambe le palle agli italiani se ne va per far posto ad uno che dice che potrebbe restituirne una se si è disposti a pagarne il prezzo. Meglio di niente? Chi avrebbe pensato solo pochi decenni fa che un popolo che con l’impegno e la lotta era riuscito a conquistare uno stato sociale tra i più avanzati del mondo avrebbe finito per perdere tutto senza praticamente alzare la voce? Mistero? Niente affatto, solo ovvia conseguenza delle scelte scellerate di pseudo dirigenti succeduti a quei prestigiosi leader della sinistra italiana che furono artefici delle grandi conquiste del dopoguerra, e merito dello strapotere dei mass-media “democratici” regalati alla borghesia padronale ed ai grandi capitali internazionali che investono ingenti somme di denaro per lobotomizzare i cittadini.
Intanto il contesto internazionale che accompagna i tristi eventi nostrani è tutt’altro che roseo, la situazione italiana è solo l’iceberg di quella crisi internazionale di cui tutti parlano anche se nessuno spiega quali sono le reali cause che hanno portato il pianeta terra ad essere lo scenario di una situazione drammatica al punto tale che molti studiosi pensano che l’umanità sia ormai prossima alla fine della sua avventura.
I recenti avvenimenti culminati con il linciaggio di Gheddafi, lo sgozzamento del figlio e la feroce aggressione al popolo libico, hanno posto fine alla rivoluzione che fece della Libia un popolo sovrano non sottomesso agli appetiti imperiali, avvenimenti che sono stati tenuti nascosti o completamente deformati dai maggiordomi dell’informazione internazionale al servizio degli appetiti dei potenti che terrorizzano il pianeta. Il video della crudele esecuzione del leader libico forno diffusi da Al Jazeera non dalla CNN, Reuters, Deutsche Welle, TVE, Fox News e BBC. Questi hanno obbedito al mandato di trasmettere poetiche e tenere immagini dei Freedom Fighters. Gli Usa ed i loro accoliti, prima incassarono i milioni di dollari con gli affari che l’imprudente Gheddafi facilitò, poi, con un finale degno di un’opera wagneriana, hanno preso il sangue del suo popolo, della sua famiglia e di lui stesso per farla finita con l’indipendenza, la sovranità e l’esempio di una rivoluzione che ha portato la Libia ad essere il paese più progredito dell’area, per sfruttare i facili guadagni derivati dallo sfruttamento del petrolio.
Chi ancora ha conservato la capacità di analizzare gli eventi può facilmente rendersi conto che in realtà i più prestigiosi mezzi di informazione altro non fanno che esibire un’accurata messa in scena che vuole convincere che i mostruosi crimini che da troppo tempo l’imperialismo egemone commette in ogni angolo del pianeta, altro non sono che interventi tesi a portare pace e democrazia nei “paesi canaglia”. E guarda caso i “paesi canaglia” altri non sono che quelli che intendono portare avanti un progetto autonomo che nasce e si sviluppa nel loro contesto politico, religioso, geografico e culturale.
Ciò che preoccupa è che i popoli del mondo nella loro quasi totalità tacciono di fronte a tali mostruosi crimini contro popolazioni inermi e leader scomodi. Se in passato ci fu qualche anelito di disapprovazione, ora sembra che l’omologazione stia facilitando il compito all’imperialismo devastante che sta riducendo in povertà persino i propri cittadini. Il silenzio di fronte alla tragedia del popolo libico, del loro leader e della sua famiglia, altro non fa che fortificare il gioco macabro dell’imperialismo, in pratica una cambiale in bianco perché continui ad ammazzare, distruggere e sottomettere come e quando conviene.
Tornando al tema italiano, qual’è la lezione che i nostri politici hanno tratto da questi recenti eventi? La destra fino a ieri al governo che ha partecipato direttamente al linciaggio del popolo libico non può che gongolare per il “successo” dell’operazione, questo è scontato, meno scontato è il fatto che l’opposizione di sinistra abbia accettato questi eventi con scandalosa e superficiale disinvoltura. La sinistra italiana che sinistra non è più, ha completamente abbandonato ogni anelito di opposizione al dominio dei grandi capitali sovranazionali con sede negli USA, la parola imperialismo non fa più parte del suo vocabolario e di organizzare la resistenza alle vergognose aggressioni della borghesia padrona, altro vocabolo dimenticato, nemmeno a parlarne. Come può chi da decenni insegue con perseveranza il sogno borghese farsi portavoce dei bisogni degli sfruttati? Se il tentativo di Mario Monti dovesse fallire, non capiterà per causa della sinistra ma semmai perché Berlusconi ed i suoi accoliti non sosterranno l’ex commissario UE se anche solo lontanamente cercherà di toccare gli interessi del Cavaliere. In questo caso ci aspettano elezioni anticipate dove la speranza più stimolante è che il centrosinistra candidi a capo del governo Niki Vendola. Quello che subito dopo il linciaggio di Gheddafi e del popolo libico si è affrettato a dire che ora tocca a Cuba!!!!
Sbaglio o pecco di pessimismo se sostengo ce con queste premesse il futuro dell’Italia è irrimediabilmente segnato?
Altro che festeggiamenti!!!!!! Serve subito una seria riflessione sui tempi che stiamo vivendo, sulla funzione dell’informazione, sui valori che vengono diffusi e sulle vere cause del disastro in cui siamo precipitati, cause ben diverse da quelle che vorrebbero farci credere i vari Berlusconi, Monti, ex sinistri e borghesie di ogni colore. Al popolo italiano non resta che riappropriarsi della sua capacità di analisi critica per poter elaborare strategie capaci di ridarci la dignità perduta, strategie che non possono che partire dall’azzeramento dell’attuale classe dirigente incapace, inefficiente, collusa e sconfitta nei fatti. Senza inventarsi leader che non esistono, personaggi che pretendono erigersi a capipopolo senza averne la minima consistenza. La fonte a cui attingere sta nel recupero di quei valori e quella grande cultura che furono frutto di grandi lotte di popolo, di organizzazioni di massa che basavano la loro forza sull’impegno quotidiano delle collettività, impegno collettivo che solo può combattere lo strapotere dei potenti di turno, che siano i Berlusconi in prima persona che i Monti al loro servizio.
Spero che i festeggianti buttino lo champagne e cerchino dentro di sé eventuali risorse dimenticate, che si liberino del soffocante condizionamento dei media e delle farse di ciarlatani che fingono di battersi per valori di cui non hanno più nemmeno il ricordo. Se questo non avviene lo champagne diventerà un letale veleno.
La Habana, 15, novembre 2011
8.11.11
UN CONSIGLIO DI CARLOS FONSECA
Oggi, il giorno dopo la contundente vittoria di Daniel Ortega e del Frente Sandinista de Liberaciòn Nacional alle elezioni presidenziali in Nicaragua, ricorre l’anniversario della morte di Carlos Fonseca, vittima della feroce dittatura di Somoza. Per ricordarlo ricorro a questa sua frase che ritengo molto adatta all’attuale situazione politica italiana.
“Non si tratta di ottenere semplicemente un cambio di uomini al potere, bensì di un cambio di sistema, lo smantellamento della classe sfruttatrice e la vittoria delle classi sfruttate”.
Meditare, per evitare che la caduta di Berlusconi si riveli del tutto inutile. La storia dovrebbe insegnare….
31.8.11
Rete di Intellettuali ed Artisti in Difesa dell’Umanità
Rete di Intellettuali ed Artisti in Difesa dell’Umanità
La Rete di Intellettuali ed Artisti in Difesa dell’Umanità è un progetto nato per contrastare la barbarie dell’aggressione imperiale dei grandi capitali e le menzogne dell’informazione al suo servizio. Aderiscono intellettuali ed artisti di 52 paesi e culture diverse che non intendono stare in silenzio di fronte a questa criminale violenza che i potenti stanno infliggendo ai popoli del pianeta.
Questo progetto è conseguenza del mandato dell’Assemblea Plenaria dell’Incontro Mondiale di Intellettuali ed Artisti in difesa dell’Umanità, che ha avuto luogo il 6 dicembre 2004 a Caracas, Venezuela.
La Rete "In Difesa dell’Umanità" si oppone all’imperialismo ed alle sue politiche neoliberali, alla guerra ed al terrorismo (quando questo non viene confuso con la lotta dei popoli per la propria indipendenza ed autonomia), ai progetti di uniformare la società e la cultura ed alla monopolizzazione del sapere. Appoggia le lotte dei popoli del mondo, è solidale con i processi di cambio sociale, sostiene la diversità culturale ed i diritti culturali, promuove campagne di solidarietà e diffonde tra i suoi membri appelli e denunce, sostenendo con il massimo impegno queste cause.
Attualmente la Rete ha sezioni nei seguenti paesi: Messico, Venezuela, Cuba, Colombia, Argentina, Chile, Ecuador, Bolivia, Nicaragua, Repubblica Domenicana, Brasile, Canada, Stati Uniti, Spagna, Belgio, Francia, Germania, Portogallo e Italia.
La Rete è sostenuta da scrittori, artisti, accademici, professionisti di tutte le discipline, studenti, movimenti sociali, mezzi di stampa alternativi e tutti quelli che si sentono compromessi con la causa dell’umanità.
Dal suo inizio il movimento può contare con l’appoggio attivo dei Premi Nobel Gabriel García Márquez, Adolfo Pérez Esquivel, Rigoberta Menchú, Nadine Gordimer e José Saramago, così come intellettuali ed artisti di grande statura come Noam Chomsky, Ernesto Cardenal, Eduardo Galeano, Theotonio Dos Santos, Harry Belafonte, Danny Glover, Ahmed ben Bella, Ignacio Ramonet, Richard Gott, Pablo González Casanova, Ramsey Clark, Samir Amin, Tarik Ali, Amina Baraka, James Petras, Atilio Borón, Luís Britto García, Ramón Palomares, Gustavo Pereira, tra i tanti. In poche parole il meglio della cultura progressista mondiale. Ovviamente brillano per assenza, salvo pochissime eccezioni, personalità di rilievo della cultura ed artisti europei, compromessi, anche quando si dichiarano progressisti, con le politiche capitaliste, borghesi e riformiste che tanto utili sono ai padroni del mondo. A loro, anche quando predicano il contrario, stanno più a cuore i conti in banca che le sorti dell’umanità….
L’incontro di Caracas ha dato corpo a 10 tavoli di lavoro che trattano i seguenti temi:
· In difesa del Nostro Pianeta
· In difesa dell’Integrazione dei Popoli
· In difesa di un’ Economia Emancipatrice
· In difesa della Sovranità e la Legalità Internazionale
· In difesa dell’Unità nella Diversità e la Cultura
· In difesa della Partecipazione Popolare
· In difesa della Verità e della Pluralità informativa
· In difesa della Conoscenza
· In difesa della Pace
· In difesa della Memoria
Missione della Rete di Intellettuali ed Artisti in Difesa dell’Umanità è quella di creare, fortificare e mantenere un sistema internazionale di informazione e comunicazione interattiva tra intellettuali ed artisti, lavoratrici e lavoratori, movimenti sociali, comunità organizzate, istituzioni pubbliche e private, organizzazioni civile e qualsiasi altro tipo di gruppo di lavoro o di associazioni preoccupate per la difesa cosciente, attiva e globale della vita, la diversità culturale, la pace, la libertà, l’uguaglianza e la sovranità dei popoli. Lavora inoltre per la costruzione collettiva di un altro mondo possibile ed imprescindibile per la realizzazione piena dell’umanità. Appoggia e promuove tutti quegli ideali, movimenti sociali ed azioni che hanno luogo nel mondo in difesa dell’umanità, partecipa e contribuisce nell’appoggiare tutte le manifestazioni di lotta contro l’egemonia del capitale ed appoggia tutte le forme di lotta contro la dominazione politica, economica, culturale e militare dell’imperialismo. (La parola imperialismo, anche se è scomparsa totalmente dal dibattito politico europeo e suscita ribrezzo a qualche anima nobile, non è mai stata attuale come ora. Infatti le nefandezze che si stanno commettendo in suo nome non hanno precedenti, per furore, crudeltà, intensità e globalizzazione, nella storia dell’umanità! Nemmeno Hitler riuscì a tanto….)
Come si può vedere si tratta di un impegno totale da parte delle personalità più rappresentative della cultura e dell’arte, un impegno che sa individuare le cause dei mali che affliggono questi nostri tempi dominati dal capitale e dai personaggi più crudeli e feroci che agiscono anonimamente tramite il potere dei loro denari calpestando ogni valore umano ed aggredendo intere popolazioni colpevoli solo di voler difendere la propria cultura e la propria autonomia ed indipendenza. Un impegno che merita il sostegno di tutte le donne e gli uomini di buona volontà che non intendono rimanere indifferenti di fronte allo scempio ed all’orrore che ci circonda, che non smettono di indignarsi nel sapersi governati da personaggi indecenti come Berlusconi, Sarkozy, Cameron, per non parlare dei predecessori Aznar, Blair, Bush e persino dei “sinistri” Zapatero, Prodi, D’Alema, Veltroni e l’attuale Presidente USA, Barak Obama, speranza delusa che mette in evidenza l’assoluta sottomissione del potere politico agli interessi dei grandi capitali internazionali.
Quindi un invito a tutti ad entrare in contatto attraverso internet con questa Rete delle Reti ed i magnifici personaggi che la sostengono.
Ovviamente questo invito è rivolto a coloro che hanno capito che i “moderni Stati democratici” si stanno sempre più rivelando per quello che sono: un’Agenzia delle Entrate che raccoglie fondi dai lavoratori dipendenti ed autonomi, liberi professionisti, ecc., per darli ai ricchi che li impiegano per le atrocità a cui stiamo assistendo da troppo tempo, Stati a cui rimane solo l’onere di gestire la povertà. Per coloro che invece continuano a credere alle favole, che si sono fatti convincere, per fare un esempio, che Fidel Castro è stato un crudele dittatore e che gli Sati Uniti sono, per dirla con la “sinistra” italiana, “la più grande democrazia”, l’invito è di continuare a farsi fottere….
Buona navigazione a tutti.
16.8.11
LA REPRESSIONE POLIZIESCA NEL CAPITALISMO E NEL SOCIALISMO
LA REPRESSIONE POLIZIESCA NEL CAPITALISMO E NEL SOCIALISMO
In questi giorni mi trovo su una spiaggia ad ovest dell’Avana dove da parecchi giorni è in atto un’ispezione da parte di vari organismi statali per reprimere interventi urbanistici che violano le norme edilizie ed ambientali. Si tratta della costruzione di ville con accesso diretto al mare da parte di personaggi che ostentano la loro ricchezza non sempre di provenienza certa. Gli organi di polizia e di ispezione stanno verificando tutta la documentazione inerente alla proprietà, all’acquisto, ai permessi per costruire ed alla provenienza dei materiali per la costruzione. Al termine degli accertamenti gli organismi legali emetteranno i loro verdetti rispetto alle varie situazioni. Si vocifera di sequestri, abbattimenti ed approfondite indagini riguardo alla provenienza dei capitali. Ojalà, che in Cuba sia riesca ad evitare che si inizi un processo simile a quanto avvenuto nei paesi capitalisti dove l’urbanizzazione selvaggia ha prodotto danni incalcolabili!
Nel contempo il telegiornale riporta le notizie delle repressioni poliziesche in atto in Cile, in Spagna, in Inghilterra ed in altre parti dell’universo capitalista contro i cittadini che chiedono il rispetto di diritti elementari. In seguito a questi eventi mi sorgono spontanee alcune riflessioni.
La polizia per sua natura reprime, succede in tutto il mondo, in tutte le epoche ed in qualsiasi sistema politico, questo è indiscutibile. La questione è: chi e cosa reprime la polizia?
Da quanto esposto sopra si può facilmente dedurre che nel sistema capitalista, sfido chiunque a dimostrare il contrario, la polizia reprime i cittadini che reclamano i propri diritti in contrapposizione agli interessi dei grandi capitali.
Nel sistema socialista, e sfido nuovamente chiunque a sostenere il contrario, la polizia reprime chi, per interesse particolare, opera contro gli interessi dei cittadini.
Se ne deduce che per i cittadini il sistema repressivo può essere un fedele alleato oppure un crudele nemico, a seconda del sistema politico. Ai cittadini la scelta del sistema più conveniente….
Se non ci fosse la potente campagna mediatica al servizio dei grandi capitali per distorcere la realtà a vantaggio dei loro interessi, non ci sarebbero dubbi su quale sistema politico conviene alla stragrande maggioranza dei cittadini.
Se non ci fosse l’imponente campagna mediatica al servizio degli interessi di pochi ed i vigliacchi che per quattro soldi (ma se sono fedeli al capo fino alla sfacciataggine i soldi diventano tanti, vedi Feltri, Belpietro & company) si vendono a questi cialtroni contribuendo in maniera decisiva ad affossare i diritti dei loro concittadini….
5.8.11
DAL KOSOVO A BENGASI: I CRIMINI DELLA “DEMOCRAZIA”
Foto tratta da L'Ernesto.it
Dal Kosovo a Bengasi la linea aggressiva adottata dall’imperialismo statunitense negli ultimi decenni è molto chiara anche se i media imperiali sanno bene come nascondere la verità ed indirizzare l’interesse delle masse verso il futile ed il dilettevole per distogliere l’attenzione dai crimini orrendi di cui si stanno macchiando.
Attualmente il Kosovo, antica provincia della ex Repubblica di Yugoslavia, è una terra occupata dalle forze imperialiste guidate dagli Stati Uniti ed è governata da una mafia al servizio degli interessi della borghesia e dei grandi capitali transazionali. Dodici anni fa le forze armate della NATO bombardarono per 78 giorni e 78 notti la Yugoslavia facendo sì che i dirigenti di quel paese barbaramente aggredito, di fronte a tanti civili morti decidessero di accettare le condizioni imposte degli aggressori, ponendo così fine alla resistenza popolare che non intendeva accettare nessun compromesso con gli invasori. Una straordinaria campagna di manipolazione mediatica senza precedenti era riuscita ad evitare che si potesse raggiungere un accordo in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, un accordo che potesse impedire agli Stati Uniti di dare l’ordine di attaccare il paese balcanico.
Più di 2 000 civili morti, decine di migliaia di feriti, la distruzione di ospedali, asili infantili, fabbriche, abitazioni, edifici pubblici, stazioni radio e televisive, ambasciate ed altro, fu il più immediato risultato di quell’azione barbarica che portò alla disintegrazione della Yugoslavia socialista, un raro esempio di sovranità, indipendenza e fratellanza tra popoli di culture e religioni diverse.
Ricordare alcuni dei tremendi fatti conseguenti all’aggressione selvaggia dei paesi fascio-nazisti che la stampa borghese, di destra e di sinistra, si ostina a definire “democratici”, aiuta ad evitare che il tempo offuschi la memoria e le coscienze. Il Danubio, fiume vitale per quella regione dell’Europa Centrale, fu infestato con l’uranio impoverito dei 31 000 ordigni lanciati dagli aggressori. Il mondo cominciò a conoscere il termine “effetti collaterali” quando il 30 maggio del 1999, la NATO bombardò un ponte a sud di Belgrado ammazzando 11 civili e ferendone altri 40. Sempre a sud di Belgrado venne bombardata la città mineraria di Aleksinac mentre 55 persone che viaggiavano su un treno furono uccise a Grodelika Klisura. Il 14 aprile dello stesso anno la NATO bombardò una carovana di profughi nella regione di Djakovica lasciando 75 morti; il 28 dello stesso mese fu aggredita una zona residenziale di Surdulica con la conseguenza di 20 morti e numerosi feriti. Altri 47 civili che transitavano su un autocarro vennero assassinati a causa del bombardamento del ponte di Luzane mentre il 7 maggio una bomba a grappolo venne lanciata sul centro della città di Nis lasciando 15 morti e 70 feriti. L’otto maggio l’aviazione degli aggressori bombardò l’Ambasciata della Cina ammazzando tre giornalisti cinesi e ferendo 20 persone tra diplomatici e lavoratori di quella nazione. Il primo di giugno del 1999 venne bombardato un centro geriatrico della periferia di Belgrado, furono 20 gli anziani massacrati dalla follia criminale dei paesi capitalisti. Dopo queste barbarie le autorità jugoslave cedettero alle richieste di Washington permettendo agli strateghi nordamericani di indirizzare i propri istinti bestiali verso il Kosovo e di organizzare la caccia all’allora presidente jugoslavo, Slobodan Milosevic, che venne trascinato davanti al Tribunale Internazionale dell’Aia, creato su misura per gli interessi USA, dove si difese senza avvocati e stava dimostrando tutt’altra verità di quella che i media occidentali avevano diffuso. Dal Tribunale dell’Aia Slobodan Milosevic uscì solo dopo essere deceduto per cause mai accertate ma facilmente immaginabili…. In Kosovo venne imposta la “democrazia” e si installo alla guida del nuovo stato, Hasim Thachi, capo mafioso di una rete criminale e sospetto trafficante di organi e droga. Ancora una volta l’imperialismo ricorse alla peggior feccia dell’umanità per sottomettere un popolo ai propri voleri. Credo non sia il caso di riportare i nomi dei governanti italiani che parteciparono a questi orrori, dovrebbero essere ben noti a tutte le persone dotate di umanità e memoria storica. Per aiutare i più smemorati dirò soltanto che in quel periodo l’Italia non era governata da Berlusconi, fascisti e leghisti ma dal centrosinistra….
Da oltre quattro mesi i criminali fascio-nazisti che governano i paesi capitalisti della famigerata NATO, stanno aggredendo la Libia, i dirigenti di quel paese hanno deciso, con l’appoggio dell’esercito e della maggioranza della popolazione, di resistere e di non fare nessuna concessione agli aggressori, convinti che solo con la lotta di resistenza sia possibile difendere la verità e salvaguardare la sovranità di un popolo. Gli strateghi dell’imperialismo americano ed europeo hanno pensato di convertire la città di Bengasi in una specie di Kosovo libico ed hanno installato, armato e finanziato un cosiddetto Consiglio Nazionale dell’opposizione e sembra non vogliano rendersi conto che il Colonnello Gheddafi gode del sostegno popolare e militare, di quello delle tribù e della stragrande maggioranza dei giovani e che non intende arrendersi ne fare alcuna concessione alle pretese degli Stati Uniti. Per capire chi siano i “valorosi” oppositori di Gheddafi e quali i valori che li guidano, basta sapere che proprio in questi giorni il loro capo è stato assassinato in seguito a contrasti interni….
Le manovre militari dell’impero stanno massacrando la popolazione libica, le strutture pubbliche, civili e militari di quel paese vittima delle pretese arroganti di chi intende dominare l’intero pianeta con il terrore. L’intenzione è quella di sfinire la popolazione, catturare Gheddafi e portarlo davanti al loro Tribunale dell’Aia dal quale, come Milosevic, ne uscirebbe solo morto. A chi non ha mai perso la capacità di guardare in faccia la realtà, questo piano non stupisce, è solo la conferma di una strategia mostruosa in atto da molto tempo, quello che lascia esterrefatti è l’indifferenza! Sembra che operazioni simili vengano ormai accettate come normalità, o peggio, come una necessità. La codardia di popoli incoscienti ed ormai incapaci di leggere gli eventi, sembra essere l’alleato perfetto per continuare tranquillamente a massacrare innocenti in ogni angolo del pianeta per appropriarsi di tutto quanto necessitano i ricchi per estendere sempre più il loro criminale dominio. La speranza, ultima a morire, è che la resistenza di Gheddafi abbia successo e riesca a turbare il sonno tranquillo dei sudditi incoscienti dell’Occidente opulente. O meglio, ex-opulente, perché a furia di concentrare sempre più la ricchezza in poche sporche mani, l’opulenza si sta trasformando rapidamente in povertà dilagante.
Banes 31-7-2011
22.7.11
CHI PUO’ AMMAZZARE UN ANGELO?
Il cantautore argentino Facundo Cabral si definiva “serenamente anarchico” e sosteneva di essere “un narratore di storie, viaggi, sogni e incubi”. In un’intervista al programma radiofonico Viva la Radio, Cabral disse che non avrebbe mai pensato di arrivare alla terza età ed incontrare tanta pace. I suoi 74 anni li aveva compiuti lo scorso 22 maggio, dopo che nel 2010 aveva subito ben quattro interventi chirurgici in seguito ad un cancro che da alcuni anni lo tormentava. Aveva bisogno di aiuto per muoversi ed aveva subito un abbassamento della vista ma tutto questo non gli impediva di continuare a scrivere e cantare le sue canzoni in diversi scenari in giro per il mondo. “Quello che io faccio è agitare, incendiare la sala perché se ne vadano pieni di calore”, disse recentemente, ed aggiunse: “Per questo quando salgo sul palco quello che cerco di fare è contagiare la gente con l’amore per la vita, spingerla perché si animi a vivere, perché se hai paura la vita non esiste. La paura è l’antitesi dell’amore, l’amore è coraggio”. Il successo come artista arrivò nel 1970 con il brano No soy de aquì, no soy de allà, dove diceva: “non ho età ne avvenire, essere felice è il mio colore e la mia identità”. Spiegava Facundo Cabral, che uno decide di essere felice, qualsiasi sia la circostanza in cui si trova a vivere. Diceva di conoscere una formula efficace per raggiungerla, quella di ascoltare il cuore prima che intervenga la testa, che sempre ti mette in conflitto. “La testa fa sempre domande perché mai impara, il cuore sa una sola cosa e la mette in atto, che è amare; per questo sono condannato alla felicità”. Nel 1996 l’UNESCO lo dichiarò Messaggero di Pace per la sua opera di cantautore, poeta e scrittore.
Il 9 luglio scorso Facundo Cabral si stava dirigendo verso l’Aeroporto La Aurora, a sud di Ciudad Guatemala, per volare verso il Nicaragua dove era atteso per dei concerti. Per strada, in quel paese che rappresenta l’essenza della follia capitalista, Facundo Cabral incontrò la furia di sicari armati che scaricarono tutta la loro follia contro l’auto su cui viaggiava in compagnia dell’impresario teatrale che lo aveva contrattato. Non era lui la vittima destinata, non poteva essere lui. Nemmeno nell’inferno capitalista che distrugge ogni valore si può arrivare a tanto! Chi può ammazzare un angelo?
20.7.11
Lo stato capitalista, la farsa elettorale e l’unica soluzione possibile.
Lo stato capitalista, la farsa elettorale e l’unica soluzione possibile.
Lo Stato capitalista è lo strumento formidabile con il quale la borghesia sottomette i popoli, esattamente come succedeva ai tempi dello schiavismo. Un tempo i padroni si chiamavano con il loro nome, PADRONI per l’appunto, ora ci dicono che “lo schiavismo è stato abolito” ed i padroni si chiamano IMPRENDITORI! Che è una maniera elegante per gabbare gli sprovveduti. Infatti ora le borghesie criminali dominano come mai e sfruttano i popoli grazie all’aiuto incondizionato degli stati capitalisti che legalizzano e difendono lo sfruttamento degli uomini a favore del capitale. Quando c’era il padrone gli sfruttati erano in grado di individuare la persona che li sfruttava e potevano in qualche modo difendersi, ribellarsi, quando non addirittura vendicarsi, ora l’imprenditore è quasi sempre anonimo, invisibile e quindi invulnerabile, spesso addirittura osannato da sudditi ignari. Comprendere questo semplice meccanismo dovrebbe bastare a far ribellare intere generazioni di sfruttati ma… culi, tette, palloni d’oro e la sempre efficace mistura di sesso, droga & rock ‘n roll riescono a rimbecillire giovani e non più giovani, perfino ex e neo-comunisti…. Se non ci credete leggete Impero, il libro scritto da Toni Negri e Michael Hardt, due personaggi sconcertati e sconcertanti che hanno l’ardore di definirsi comunisti, e vi renderete conto di come il pensiero imperial-borghese dominante sappia devastare le menti dei propri sudditi.
La farsa elettorale e l’unica soluzione possibile.
Le elezioni politiche in Italia ed in tutti i paesi capitalisti, hanno valenza zero. Infatti nel capitalismo il vincitore, di qualsiasi colore esso sia, è solo un ragioniere che deve apporre la propria firma a decisioni prese da una sequenza impressionante di poteri criminali che non hanno precedenti nella storia dell’umanità. In primo luogo le decisioni le prendono le organizzazioni dei potentati economici transazionali, tipo il Club Bildenberg ed altre diavolerie simili che riuniscono la peggior feccia dell’umanità, quindi le varie organizzazioni internazionali tipo Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, WTO, ecc., poi il Governo imperialista di Washington, in seguito la NATO, poi l’Europa ed infine il nostro Governo al quale non resta altro compito che reprimere eventuali oppositori che sono sopravvissuti alla manipolazione mediatica, alla propaganda cosiddetta democratica ed a culi e tette somministrati a colazione, pranzo e cena. Malgrado tutto questo c’è ancora chi si spende per “sconfiggere Berlusconi”. Come se Prodi non avesse approvato tutto quanto serviva agli interessi dell’imperialismo! Qualcuno ora spera in Vendola, se non ci tocca Montezemolo o Tronchetti Provera, non sapendo che non potrà cambiare una virgola che vada contro agli interressi della borghesia nostrana ed internazionale. Ma se pure al Presidente del paese sede dell’impero, gli Stai Uniti d’America, non resta altro da fare che mettere la firma su quanto decidono i padroni dei capitali! A tutti i presidenti dei paesi capitalisti, oltre alla repressione, tocca solo il compito di difendere la borghesia fascista ed amministrare la povertà dilagante.
Chiarito questo, l’unica cosa che è possibile fare è non sprecare inutilmente le energie in stupide ed inutili campagne elettorali ed utilizzarle piuttosto per liberare il mondo da questa immondizia criminale…. Con qualsiasi mezzo! Solo un mondo libero dai nazisti senza scrupoli che ci dominano può salvare l’uomo dalla tremenda schiavitù in cui è precipitato. Troppi cervelli sono stati espropriati della facoltà intellettiva, compreso quello di Toni Negri, troppi animi sono stati annichiliti, bisogna agire il più presto possibile. Molti a questo punto si domandano come fare, quali soluzioni adottare…. Ce n’è solo una: eliminare lo stato capitalista. Eliminare lo stato capitalista significa annientare la borghesia criminale! Perché lo stato capitalista è l’unica arma efficace che possiede, senza quello la borghesia crolla perché i capitali perdono il loro valore e diventano quello che realmente sono: carta straccia!
Bisogna agire al più presto perché mentre noi viviamo sulle nuvole altri popoli muovono passi da gigante e ben presto ci troveremo relegati in fondo alle classifiche del benessere! Da anni si vede chiaramente quali sono gli stati emergenti, in Asia, in Sudamerica, perfino in Africa, mentre l’Europa continua testardamente a fare gli interessi dell’imperialismo! Davvero pensiamo che il futuro ci sorriderà se continuiamo a farci portatori di un sistema oppressivo, ingiusto e devastante che elegge periodicamente a rappresentarci delle macchiette ridicole come Berlusconi, Prodi, Aznar, Blair, Cameroon, Sarkozy, ecc.? Macchiette che sono espressione di una società gravemente malata, uomini che sembrano usciti dalla fantasia di uno scrittore in vena di ironia ma che sono lo specchio della nostra società in declino che ha perso ogni etica, uomini incoscienti ed ignoranti che si avventurano in stupide ed orrende guerre contro popoli inermi facendo pagare ai più deboli i costi di queste barbarie messe in atto solo per obbedire agli interessi del grande capitale. Cina, Brasile, Venezuela, Bolivia, Ecuador, India, Sudafrica e perfino il Vietnam distrutto dall’aggressione nazi-capitalista, stanno portando ogni anno milioni di persone dalla povertà al benessere, stanno mettendo in pratica uno sviluppo tecnologico sempre più rispettoso dell’ambiente e stanno sviluppando un progresso basato su una sempre maggior giustizia ed equità sociale, paesi, questi, che hanno deciso di mettere i capitali al servizio dei popoli e non il contrario. Di loro è il futuro, l’Europa o cambia o finirà miseramente la sua avventura spaccandosi tra nazioni che intendono salvaguardare la propria dignità ed altre, tra cui sicuramente l’Italia, che finiranno per distruggere irreparabilmente il proprio futuro. Quanto all’impero USA, la sua fine è già cominciata, anche se Toni Negri e Michael Hardt non se ne accorgeranno, e prima di dissolversi continuerà disperatamente a spargere distruzione e morte in ogni angolo del pianeta.
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