Fidel Castro: Concetto di Rivoluzione

Revolución
Es sentido del momento histórico;
es cambiar todo lo que debe ser cambiado;
es igualdad y libertad plenas;
es ser tratado y tratar a los demás como seres humanos;
es emanciparnos por nosotros mismos y con nuestros propios esfuerzos;
es desafiar poderosas fuerzas dominantes dentro y fuera del ámbito social y nacional;
es defender valores en los que se cree al precio de cualquier sacrificio;
es modestia, desinterés, altruismo, solidaridad y heroísmo;
es luchar con audacia, inteligencia y realismo;
es no mentir jamás ni violar principios éticos;
es convicción profunda de que no existe fuerza en el mundo capaz de aplastar la fuerza de la verdad y las ideas.
Revolución es unidad, es independencia, es luchar por nuestros sueños de justicia para Cuba y para el mundo, que es la base de nuestro patriotismo, nuestro socialismo y nuestro internacionalismo.

Fidel Castro Ruz (1ro de mayo del 2000)

3.6.10

UNA SANA RIVOLUZIONE

La grave crisi che ci troviamo a dover affrontare non è solamente economica ma riguarda molti ambiti tra i quali il sociale, la cultura e l’ambientale. Per uscirne i dirigenti dei paesi capitalisti che l’hanno generata stanno agendo con misure che utilizzano come rimedi gli stessi metodi che l’hanno generata. Da noi in particolare, i mezzi di informazione, compresi quelli della stessa “opposizione”, stanno riempiendo pagine di giornali e spazi televisivi in estenuanti e ridicoli dibattiti per dirci che il governo sta lavorando bene, si però Tremonti fa meglio di Berlusconi, ma Fini sta giocando bene le sue carte, la Lega è quella che ne trae i maggiori benefici.... e via con stupidaggini simili che servono solo a creare consenso verso una classe dirigente che nel suo complesso meriterebbe la condanna a morte (io sono profondamente contrario alla pena di morte e pure all’ergastolo, ma quando ci vuole ci vuole….). Dopo avere sfruttato le classi lavoratrici fino all’osso ed averle spogliate di ogni loro diritto, coloro che si sono arricchiti sfruttando, evadendo le tasse, portando i capitali all’estero per poi rimpatriali con tanto di premio e anonimato, ora che arriva il conto da pagare stanno lavorando alacremente per farlo pagare a chi non c’entra un benemerito fico secco con le ruberie dei politici, degli amministratori, degli apparati di potere e dei cosiddetti imprenditori coraggiosi che l’unico coraggio che hanno dimostrato è stato quello di sfruttare i più deboli e le connivenze dei politici per arraffare tutto quanto c’era da arraffare. Ora gli italiani, qualcuno che ben li conosce a suo tempo non a caso li definì popolo bue, discutono se le misure che si stanno prendendo sono troppo pesanti o troppo leggere, colpiscono di più gli elettori di destra o di sinistra (come se ci fossero dubbi in proposito….) e via con menate simili. Ma come si fa, dico io, ad essere così imbecilli????? Non abbiamo NIENTE DA PAGARE!!!!!! Abbiamo soltanto DA CHIEDERE!!!!! Chiedere che ci venga restituito il maltolto, chiedere che i responsabili di questo disastro vengano perseguiti con ogni mezzo CHE NON SIANO QUELLI ISTITUZIONALI perché quelli sono parte del sistema che ha creato questa situazione. Avete mai visto i responsabili del depauperamento del nostro patrimonio finire in galera? Credete davvero che le caste si auto-condannino? Credete che politici, potenti e magistrati si facciano la guerra tra loro? Al limite litigano per spartirsi la torta ma niente più! Che fare allora? L’unica cosa che risolverà definitivamente la questione: FARCI GIUSTIZIA DA NOI!!!!! Tutti insieme, tutti coloro che per decenni hanno lavorato duro per costruire un paese migliore, che hanno sacrificato i propri interessi personali per costruire una società giusta e solidale per lasciarla in eredità ai nostri figli, tutti coloro che si sentono traditi e che non ci stanno a lasciare il nostro paese in balia di sciacalli, ladri e puttanieri.

Come fare tutto questo? Con quella che potrebbe chiamarsi UNA SANA RIVOLUZIONE!

Una RIVOLUZIONE che azzeri lo status quo per dare inizio ad una nuova epoca basata su valori etici e morali che impediscano il ritorno della barbarie dei tempi che stiamo vivendo. Una Rivoluzione SANA perché fondata sulle idee e non sulla violenza, perché sia VERA, niente a che fare con le finte “rivoluzioni colorate” messe a punto negli uffici di Washington per sottomettere i popoli ai loro sporchi interessi. Una rivoluzione vera che affondi le sue radici nei grandi movimenti popolari che storicamente hanno portato alla liberazione dei popoli ed alle conquiste dei lavoratori, una rivoluzione scevra dalle stupide e velleitarie illusioni di quattro fanatici che pretendevano di erigersi a capipopolo consumando efferati delitti che sono serviti al potere per rafforzarsi ancora di più. Una rivoluzione che si liberi dall’appartenenza a mille movimenti e partitini che portano solo a stupide divisioni anziché cercare quell’unità dei lavoratori e dei popoli che miri ad obiettivi alti, chiari e semplici: AUTOGESTIONE prima di tutto, assenza dei PADRONI, un’ECONOMIA SOCIALE che veda tutti lavorare per il BENE COMUNE apportando ognuno le proprie capacità e conoscenze e ricevendo in cambio IL GIUSTO COMPENSO senza la speculazione di chicchessia, salvaguardia dell’AMBIENTE, tutela delle DIVERSITA’ e delle CULTURE di ogni etnia che dovranno sentirsi legate da una FRATELLANZA sopranazionale che porti al DIALOGO, alla CONOSCENZA RECIPROCA nel rispetto delle autonomie e delle diversità.

Per questo è giunto il momento di dire BASTA! E’ giunto il momento di agire in prima persona iniziando dal rifiuto di ascoltare le ragioni dei pennivendoli e dei lacchè dei padroni, rifiutiamo l’informazione del potere, appropriamoci dei media, dei mezzi di produzione, occupiamo le fabbriche, le imprese pubbliche e nazionalizziamo quelle private che hanno speculato con la complicità dei politici, costruiamo una società di uguali che operi nell’interesse di tutti, riappropriamoci del maltolto e ridistribuiamo le ricchezze. Autegestiamoci e diamo inizio finalmente ad UNA SANA RIVOLUZIONE!

27.5.10

TUTTI SULLA STESSA BARCA?


Dopo aver negato la crisi ed averci assicurato che l’Italia andava a gonfie vele, dopo aver cancellato tutte le misure prese dal precedente governo per scovare chi non paga le tasse, vedi per esempio la rintracciabilità dei pagamenti, dopo monologhi televisivi con sorrisi a 32 denti (finti), dopo aver promesso ricchezza per tutti, ora il Presidente del Consiglio, o meglio il capo della Banda del Buco, si dilegua e manda i suoi dipendenti in ogni dove a dirci che servono enormi sacrifici: SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA e dobbiamo contribuire a non farla affondare. In particolare il Ministro dell’Economia Disastrata viene riempito di elogi per il coraggio che dimostra nel farci pagare il conto delle loro menzogne.

Quanto al discorso della barca andrebbe fatta un poco di chiarezza. In questi anni di illusioni secondo la quale le magnifiche sorti del libero mercato, tanto acro anche alla nostra sinistra, ci avrebbero permesso di vivere alla grande senza tante preoccupazioni, la barca è stata occupata da svariati personaggi, Mentre alcuni si divertivano ballando e festeggiando con ostriche e champagne, altri stavano remando per muovere la barca verso i paradisi promessi, chi remava è stato retribuito con salari da fame, contratti a termine, lavoro interinale e altre menate simili quando non lavoro nero, e di approdi verso lidi paradisiaci nemmeno l’ombra, alla fine della carriera ai più fortunati e toccata una pensione che li obbliga a lavorare più di prima per poter sopravvivere. Oppure emigrare in Moldova con la badante….

Ben diversa la sorte dei padroni della barca, tra feste e balli sono approdati in tutti i paradisi fiscali dai nomi pittoreschi. Chi sa dove sono le Isole Caiman che ricordano più il caveau di una banca che un lido di approdo? Questi signori che hanno rapinato il lavoro degli italiani si sono visti premiati dal Governo del Fare, del fare gli interessi dei ricchi s’intende, che ha elogiato la loro solerzia nel fare rientrare gratis in Italia le ingenti somme sottratte al fisco, con tanto di anonimato per evitare sputi in faccia da parte di qualche cittadino indignato sopravvissuto alle balle fantasiose dei nostri media. Salvo poi utilizzare quegli stessi capitali per continuare il ciclo di arricchimento illecito a discapito della collettività.

Una fatto che sembra uscito dalla fervida fantasia di uno scrittore umorista sta a dimostrare la realtà in cui viviamo. Il panfilo di Flavio Briatore, uno dei tanti personaggi che hanno saccheggiato il lavoro degli italiani, è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza per accertamenti in quanto sospettato di contrabbando. Ovviamente la barca su cui dovremmo trovarci tutti non batteva bandiera italiana, credo proprio delle Caiman, ed a bordo ci stava la povera mogliettina, certa Gregoracci Elisabetta, famosa diva di niente, ed il figlio Nathan Falco, oltre alla servitù ed ai rematori. Mentre di loro nessuno se ne importa, la povera signora balza alle cronache dei giornali, è disperata, “da quando siamo stati costretti ad abbandonare il nostro yacht il piccolo Nathan Falco piange spesso, non è più tranquillo e sereno come prima”, “sente la mancanza della sua cameretta bianca, dei suoi spazi, che lo hanno protetto fin dai primi giorni”. Essere abituati alla vita da yacht e doverci rinunciare deve essere un trauma tremendo anche per uno che si chiama Falco….

Non rimane che una speranza, quella che il Governo del Fare si prenda a cuore la situazione di questa parte d’Italia che soffre, che nella manovra in corso il buon Giulio Tremonti trovi il modo di infilarci la soluzione che permetta alla famiglia Briatore di ritrovare la propria serenità e possa continuare a veleggiare da Portofino alle Caiman, il “terribile incubo” di Falco deve terminare al più presto, non può essere il capro espiatorio di tutti coloro che stanno sulla stessa barca….

Intanto qualcuno spera che appena i Briatore rimettono piede sul panfilo, lo stesso affondi in alto mare e che si salvino solo i rematori e la servitù. Sarebbe un buon inizio, dicono, per ripulire l’Italia dalle scorie che l’hanno devastata….

14.5.10

Intervista a ADOLF HITLER


Piergiorgio Odifreddi è un matematico, logico e saggista, i suoi scritti, oltre che di matematica, si occupano di divulgazione scientifica, storia della scienza, filosofia, politica, religione, esegesi (comprensione del significato dei testi), filologia (studio delle parole) e saggistica varia.
Si ispira liberamente all'insegnamento e alle posizioni di Bertrand Russell e Noam Chomsky. In particolare, ha ripetutamente manifestato la sua opposizione alle politiche statunitense e israeliana, vedasi Non siamo tutti americani e La dannata Terra Santa.

Come ha accennato in un'intervista, ritiene che il "sedicente" sistema democratico, basato sull'elezione periodica di delegati ai quali viene assegnato un mandato generale in bianco per alcuni anni, sia ormai anacronistico e non adeguato né alla complessità della società moderna, né alla sua velocità di cambiamento.

Di Odifreddi mi piace molto questa sua affermazione:
Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato e la vita più degna di essere vissuta. Che ciascuno porti dunque il suo contributo, grande o piccino, affinché questo succeda, per la maggior gloria dello Spirito Umano.

Il suo Il matematico impertinente, contiene la controversa Intervista a Hitler che riporto quì sotto. E' sicuramente un testo che fa riflettere sulla realtà in cui viviamo, molto in contrasto con il pensiero dominante nel nostro sedicente "occidente democratico".

Intervista a
ADOLF HITLER

Piergiorgio Odifreddi

Gennaio 2005

Adolf Hitler nacque in Austria il 20 aprile 1889, e dedicò la sua vita alla realizzazione del piano politico esposto nel 1924 nel Mein Kampf, "La mia battaglia'', scritto in prigione dopo un fallito tentativo di colpo di stato. Il suo regno di terrore potè iniziare legalmente nel 1933, grazie al 44% dei voti del Partito Nazionalsocialista, e all'8 % del Partito Nazionalista (20,5 milioni in tutto), ottenuti alle elezioni: a dimostrazione del paradosso che un dittatore può anche arrivare al potere democraticamente.

L'espansione del Terzo Reich iniziò nel 1938 con l'annessione dell'Austria, e raggiunse al suo massimo un'estensione da Capo Nord al Sahara, e dalla Normandia al Caspio. La contrazione iniziò nel 1942 con le sconfitte di Stalingrado e di El Alamein, e si concluse il 9 maggio 1945 con l'entrata dei russi a Berlino. Poco prima, il 30 aprile, Hitler si era ucciso con un colpo di pistola nel suo bunker.

Sessant'anni dopo, mentre nel mondo si sta organizzando un Quarto Reich che va dagli Stati Uniti al Mediterraneo, abbiamo parlato del Terzo col sanguinario vegetariano che l'ha comandato per dodici anni.

Fürer, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il suo nome è diventato sinonimo del male. Cosa ne pensa?

La storia è sempre stata scritta dai vincitori, e il bene è ciò che sta dalla loro parte. Se avessimo vinto noi, sinonimo del male sarebbe diventati i nomi di Churchill o di Roosevelt.

Non crede che ci siano motivazioni oggettive, oltre alla sconfitta? Stalin la guerra l'ha vinta, eppure anche il suo nome è diventato sinonimo del male.

Milioni di persone non l'hanno pensata così, su Stalin, prima e dopo la guerra: quanti russi hanno pianto, quando è morto? Temo che lei non sappia molto nè dello stalinismo, nè del nazismo, a parte ciò che le ammanniscono i Ministeri della Propaganda, del suo paese e di quello che lo comanda.

Ministeri della Propaganda? E quali sarebbero i nostri Goebbels?

Per parlarle in termini che lei può capire, se il nostro era il totalitarismo inumano del 1984 di Orwell, il vostro è oggi il totalitarismo dal volto umano del Mondo nuovo di Huxley. I suoi Ministeri della Propaganda sono dunque il cinema e la televisione: se vuole trovare i nuovi Goebbels, li cerchi fra gli Spielberg e gli Zeffirelli, o fra i Murdoch e i Berlusconi.

Cosa voleva insinuare, fra l'altro, con quel "paese che ci comanda''? Che l'Italia sarebbe una colonia degli Stati Uniti?

E non lo è, forse? Da quando siete stati occupati, nel 1944, non vi siete più liberati. A tutt'oggi ci sono 125 basi e 35.000 truppe statunitensi in Italia: è indipendenza questa? In Germania, poi, stiamo ancora peggio. Quella che voi chiamate liberazione, fu soltanto la sostituzione di un'occupazione militare a un'altra, meno esibita ma non meno effettiva.

Non vorrà negare, però, che il nazismo si è macchiato di crimini contro l'umanità mai visti prima.

Ah, sì? E quali?

Anzitutto, lo sterminio di sei milioni di ebrei.

Non dica cretinate. Il mio modello per la soluzione del problema ebraico è stato il modo in cui gli Stati Uniti avevano risolto l'analogo problema indiano: un genocidio sistematico e scientifico dei diciotto milioni di nativi che vivevano nell'America del Nord. Quanti indiani rimangono negli Stati Uniti, oggi? Qualche centinaio, mantenuti in riserve come i bisonti. E quanti ebrei rimangono invece, al mondo? Milioni, e hanno addirittura uno stato tutto per loro: il quale, tra l'altro, sta mostrando di aver imparato la nostra lezione sul come trattare le minoranze etniche.

Lei è proprio un senza Dio!

Senza il Dio degli ebrei, magari. Ma avevamo il vostro: non è forse stato Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, a dire che "tutti gli assassini dell'Olocausto erano cristiani, e il sistema nazista non comparve dal nulla, ma ebbe profonde radici in una tradizione inseparabile dal passato dell'Europa cristiana''? Non senza motivo le mie SS portavano scritto Gott mit uns sulla fibbia della cintura.

La Chiesa non la pensa certo così!

Ma se, da quando Rolf Hochhuth ha rotto l'incantesimo con Il vicario nel 1963, non si fa che parlare del silenzio di Pio XII nei confronti di quello che voi chiamate Olocausto! E poi, lei non ha certo letto il mio Mein Kampf, che immagino non sia facile da trovare nelle vostre librerie: se l'avesse fatto, ricorderebbe però che il progetto per il trionfo del nazismo era modellato sulla tenace adesione ai dogmi e sulla fanatica intolleranza che hanno caratterizzato il passato della Chiesa cattolica.

In ogni caso, basterebbe a condannarvi il disprezzo per la vita umana di civili innocenti che avete dimostrato durante la guerra.

Questa la vada a raccontare agli abitanti di Amburgo e di Dresda, sui quali avete riversato le "tempeste di fuoco'' che ne hanno ucciso un milione. O a quelli di Hiroshima e Nagasaki, trecentomila dei quali sono stati inceneriti da due bombe atomiche: nessuna propaganda può cancellare il fatto che i "cattivi'' nazisti non hanno costruito queste armi di distruzione di massa, mentre i "buoni'' Stati Uniti le hanno non solo costruite, ma usate!

Almeno, non vorrà negare la sua aberrante politica eugenetica.

Perchè mai dovrei negarla? Era un mezzo per ottenere la purezza della razza. Ma non capisco cosa ci trovi di aberrante: la mia legge del 1933, per la prevenzione dei difetti ereditari, era esplicitamente basata sul modello statunitense di Harry Laughlin, al quale noi demmo per questo motivo una laurea ad honorem nel 1936 a Heidelberg. Lo sa, lei, che la prima legge per la sterilizzazione di "criminali, idioti, stupratori e imbecilli'' fu promulgata nel 1907 dall'Indiana? Che fu poi imitata da una trentina di stati americani, e dichiarata costituzionale nel 1927 dalla Corta Suprema? Che negli anni '30 furono sterilizzati 60.000 individui negli Stati Uniti, metà dei quali nella sola California? E che negli anni '50, dopo la guerra, furono castrati 50.000 omosessuali?

Non vorrà dire che gli Stati Uniti, il melting pot, sono un paese razzista!

Lei è proprio un ingenuo! Secondo lei, contro cosa manifestava Martin Luther King, ancora negli anni '60? E chi scrisse Il passaggio della Grande Razza nel 1916?

Chi?

Madison Grant, amico di Theodore Roosevelt. Quando il libro fu tradotto in tedesco, gli mandai una lettera entusiasta, di cui lui fu molto compiaciuto. E a proposito di Roosevelt, non dimentichi che Pierre van der Berghe, studioso della razza, l'ha messo insieme a me e a Hendrik Verwoerd, l'artefice dell'apartheid sudafricano, nella Trinità del Razzismo del Novecento.

Di questo passo, arriverà a dire che gli Stati Uniti furono anche un paese nazista!

Gli Stati Uniti non possono aver seguito il nazismo, perchè l'hanno preceduto e ispirato. In fondo, volevamo entrambi una cosa sola: come cantavano le mie SS, Morgen die ganze Welt. Purtroppo il mondo era quasi tutto nelle mani delle potenze coloniali, e bisognava toglierglielo con la forza. Il "male'' di cui ci hanno accusati era tutto qui: voler fare a loro ciò che essi avevano fatto ad altri. Noi abbiamo fallito, ma gli Stati Uniti stanno portando a termine quello che era il nostro vero progetto: il dominio globale (militare, politico ed economico) del pianeta.

E' questa, dunque, l'eredità del nazismo?

L'ha già dichiarato Otto Dietrich zur Linde, il giorno prima della sua esecuzione, nell'intervista rilasciata all'argentino Borges, poi pubblicata col titolo Deutsches Requiem: il nazismo era un'ideologia così ben congegnata, che l'unico modo per sconfiggerla era di abbracciarla. Noi volevamo che la violenza dominasse il mondo, e il nostro scopo è stato pienamente raggiunto. Non abbiamo vissuto e non siamo morti invano.

1.5.10

BONANNI VERGOGNOSO, DA ROSARNO ATTACCA CUBA

Ho appena seguito in tv la manifestazione sindacale per il primo Maggio di Rosarno ed ho ascoltato il segretario della CISL, Bonanni, affermare dal palco che a Cuba i sindacalisti vengono arrestati!!!!!! Peccato che e a Cuba NON E' MAI STATO ARRESTATO NESSUNO PER ATTIVITA’ SINDACALI ma al contrario lì il sindacato è talmente forte che il Ministro del lavoro viene designato dai lavoratori stessi! In fondo niente di nuovo, la CISL si è sempre distinta per attaccare qualsiasi manifestazione di autentico sindacalismo antipadronale, quello che fa specie è che questa sparata Bonanni l'abbia fatta proprio nel mezzo di una furiosa campagna anticubana in atto in questi giorni e finanziata direttamente dal Governo Usa che ha stanziato centinaia di milioni di dollari a questo fine. Con affermazioni simili si potrebbe indurre qualche malizioso a pensare che parte di quei dollari potrebbe avere preso strade strane…. Se poi uno sa che la CISL nacque nel dopoguerra da una scissione della CGIL ponendo così fine all'unità sindacale e dando inizio alle divisioni dei lavoratori a tutto vantaggio del padronato, i dubbi si fanno ancora più consistenti…. E l’asservimento della CISL al padronato, che più che ad un sindacato assomiglia ad un’agenzia di collocamento, è più che nota, tanto che molti continuano a chiamarlo il sindacato dei padroni.

Per questo la sparata di Bonanni non mi ha colto di sorpresa, mi ha sorpreso però che quanto detto sia passato nel più assoluto silenzio! Mi aspettavo che i lavoratori presenti lo cacciassero a calci in culo, invece niente. Dov'è finita la coscienza politica dei lavoratori? Prevedo tempi ancora più bui....

17.4.10

REPORTERS SENZA VERGOGNA!

Che la nostra informazione sia deformata ed al servizio dei padroni proprietari dei media che utilizzano questi mezzi per il proprio tornaconto, è un dato che tutti dovrebbero ormai dare per scontato. Proprio per combattere le loro menzogne ho dato vita a questo blog. I nostri giornalisti "democratici" sono sempre più inginocchiati davanti ai loro padroni e se qualcuno, io l'ho fatto più volte, scrive loro la propria indignazione per il comportamento da codardi e per aver completamente abbandonato ogni valore morale ed il rispetto dell'etica professionale, nemmeno ti rispondono. Ho provato pure ad insultarli per provocare la loro reazione ma niente, silenzio assoluto!Alcuni giorni fa ho ascoltato la rubrica che Enrico Vaime tiene su La7 durante la trasmissione Omnibus. Vaime è una persona che rispetto e proprio per questo mi sono ancora di più indignato quando ho visto che si stava accodando alla vergognosa campagna mediatica anticubana messa in atto in questi giorni sotto l'abile regia del governo USA che ha stanziato anche quest'anno una cifra da capogiro per finanziare simili nefandezze. Ovviamente ho subito preso foglio e matita, o meglio pc e tastiera, ed ho subito scritto quello che penso all'indirizzo di posta di Enrico Vaime. Ancora una volta nessuna risposta, ho rimandato il messaggio, niente!
Che dire? Faccia tosta pure lui!!!!!
Riporto quì sotto il testo della mail
Egregio Enrico Vaime,
questa mattina ho ascoltato la sua rubrica a Omnibus, lo faccio spesso in quanto apprezzo molto le sue opinioni e l'intelleginza con cui commenta fatti ed eventi dei nostri giorni. Però già in passato alcune sue affermazioni al riguardo di Cuba mi hanno lasciato abbastanza perplesso, mi sono chiesto come sia possibile che un osservatore attento come lei possa cadere vittima di
stupidi luoghi comuni e false propagande messe in giro dalla poderosa macchina propagandista al servizio dei potenti che dominano il pianeta per screditare coloro che non intendono sottomettersi al loro criminale dominio. Noti bene, lo chiamo criminale a ragion veduta perchè dovrebbe essere chiaro come l'acqua che questi paladini della libertà e dei diritti umani sono i responsabili della situazione drammatica in cui ci troviamo a vivere in questa epoca che ci vede
vitttima di una visione unipolare dei rapporti internazionali e che sta causando un incredibile ed inaccettabile mattanza in ogni angolo del pianeta dove la sete di dominio sta mettendo in atto aggressioni di una crudeltà inaudita che nemmeno il nazismo è riuscito a tanto. Le aggressioni
imperialiste, scusi il termine caduto in disuso ma mai così attuale, a cui stiamo assistendo sono qualcosa che tutte le persone ancora dotate di un minimo di umanità dovrebbero ripudiare e combattere in trutti i modi, sia per i gravi crimini che vengono commessi sia per le ragioni addotte per poterli perpretare, ragioni che sfidano l'intelligenza delle persone ma che, proprio perchè portate avanti da una campagna mediatica senza precedenti, riescono a condizionare le
coscienze di grandi masse di cittadini.
Ritornando alla questione cubana, anche il sottoscritto, militante della sinistra fin dalla gioventù, è rimasto vittima dei luoghi comuni che vogliono mettere in cattiva luce l'esperienza rivoluzionaria di quel popolo e che è servita, a destra come a sinistra, a far credere che solo la nostra "democrazia" possa essere un sistema che garantisca giustizia e rispetto dei diritti umani. E come questa democrazia difenda i diritti dei cittadini è sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere la tragicità della realtà in cui viviamo. Anch'io sono cresciuto con la convinzione che sull'isola caraibica ci fosse un regime dittatoriale che nega i più elementari diritti umani e che i
cubani fossero vittima di un sistema oppressivo e repressivo. Poi la vita mi ha portato a dover conoscere da vicino il "mostro", ho iniziato a passare parte dell'anno in quel paese ed in quel sistema e, non lo nego, non è stato facile trovarmi a vivere in una situazione completamente estranea alla mia formazione "democratica" e progressista. I primi tempi mi sembrava veramente di vivere in un paese dove mancavano tutte quelle certezze che mi ero costruito in tanti anni di militanza "impegnata", i giornali, la televisione e le radio cubane mi sembravano all'opposto di quello che credevo fosse il vero scopo dei mezzi di informazione "democratici".
Senza farla troppo lunga, ora che sono passati alcuni decenni e che ho scelto Cuba come mia seconda patria dove vivo buona parte dei miei giorni, posso dire esattamente il contrario. Quando torno in Italia non mi riesce più di leggere un giornale, di guardare la tv, salvo rare eccezioni tra cui Omnibus, e di ascoltare la radio. Lo giuro che quando lo faccio diventa un vero strazio, quello che leggo, che ascolto e che vedo mi sembra semplicemente allucinante, si dicono cose incredibili, si raccontano fatti che rispondono solo agli interessi degli editori e MAI corrispondono alla realtà ed ogni volta che ritorno trovo un paese sempre più imbarbarito ed impoverito, o meglio, più
ricco per pochi e più povero per molti. Per non parlare della povertà spirituale e della scomparsa di ogni valore etico e morale. E che strazio scoprire che ogni giorno ci sono genitori che ammazzano figli e figli che ammazzano genitori, che i delitti in famiglia hanno ormai superato in quantiutà quelli che avvengono, e non sono pochi, fuori dalle mura domestiche.
Di fronte a questa realtà angosciante mi diventa sempre più difficile riadattarmi alla vita del paese dove sono nato e cresciuto, specialmente dopo mesi trascorsi in un paese pacifico dove il lavoro non è sfruttamento, dove non ci sono padroni, dove l'allegria e la gioia di vivere la fanno da padroni, dove l'amore per i propri simili è sacrosanto, dove l'ambiente, gli anziani ed i bambini sono considerati un patrimonio da tutelare più di ogni altra cosa, dove non esiste una religione di stato ma qualsiasi culto viene esercitato liberamente, dove sport e cultura sono pratica quotidiana di tutti e non di qualche elite, e via umanizzando. Tutto questo non potrebbe avvenire in un sistema come quello che artatamente si vuole descrivere, la presunta mancanza di democrazia non potrebbe produrre tanto amore e tanta solidarietà umana.
Dopo queste premesse vorrei invitarla ad approfondire i temi che ha trattato nella sua rubrica, si informi sul fenomeno delle "fughe", si renderà conto chi e perchè lo ha generato e quali sono gli intenti dei criminali che speculano su tragedie generate da personaggi senza scrupoli che difendono interessi criminali, si darà conto di come il governo cubano abbia messo in atto tutti
gli strumenti possibili perchè i cittadini cubani possano lasciare l'isola senza essere costretti a rischiare la vita su mezzi di fortuna, capirà perchè un cubano che decide di emigrare viene additato come uno che "fugge" mentre se lo fa un qualsiasi cittadino di un'altro paese del Terzo Mondo, molti dei quali vittime di vere dittature di cui non si parla, va semplicemente a "cercare una vita migliore". Si accorgerà che l'emigrazione cubana è in stragrande maggioranza la stessa di quella di altri popoli, solamente viene propagandata ad arte da gentaglia al servizio del potente vicino del nord, e si accorgerà che emigrano molti più haitiani, messicani, giamaicani, dominicani, ecc. che cubani ma che questo non viene detto. Scoprirà che mentre l'emigrazione generalmente viene repressa brutalmente dalle autorità e dalle polizie imbarbarite dei paesi "ricchi", quella cubana viene incentivata per usarla come arma propagandistica. Si informi sulla realtà che sta dietro ai presunti "dissidenti", perchè e a chi obbediscono quelli che la stragrande maggioranza
dei cittadini cubani non esitano a definirli con il loro nome, cioè MERCENARI. Provi ad entrare nel merito dei veri motivi per cui alcuni di questi "eroi" si trovano in carcere e provi a chiedersi perchè alcuni di loro preferiscono finire sulle prime pagine dei nostri giornali e delle nostre televisioni invece di candidarsi alle elezioni. A Cuba non ci sono i partiti che candidano i loro prediletti ma si può candidare chiunque e quando qualche dissidente lo ha fatto, è successo recentemente, ha raccolto la bellezza di 5 voti, nemmeno quelli dei suoi famigliari. Provi caro Vaime ad informarsi sulle cosidette Dame in bianco, quelle che cercarono maldestramente di imparentarsi con le Damas de Plaza de Mayo argentine le quali si sono affrettate a prendere perentoriamente le distanze da quelle signore nullafacenti, ingioiellate e mantenute dai proventi che il governo Usa mette generosamente a disposizione di chi in ogni maniera si presta a denigrare il governo cubano, uno dei pochi al mondo determinato a non inginocchiarsi agli interessi imperiali. Le Damas de Plaza de Mayo le hanno definite "complici dei responsabili dell'uccisione dei nostri figli e dei nostri nipoti". Provi ad andare OLTRE I LUOGHI COMUNI e si informi di COME e PERCHE' è morto il presunto dissidente Orlando Zapata Tamayo e chi sono i veri responsabili del suo SUICIDIO. Ci sono documenti incontrovertibili che dimostrano come la famiglia del povero Zapata Tamayo abbia seguito ed apprezzato l'abnegazione con cui le autorità cubane ed i medici abbiano tentato con ogni mezzo di salvargli la vita e di come invece le organizzazioni criminali di Miami pretendessero che la madre del poveretto si decidesse a rilasciare la dichiarazione "pattuita" invece di andare ad assistere il figlio morente. Provi a fare il paragone tra quanto avviene REALMENTE a Cuba e quello che succede nelle nostre carceri e nei nostri ospedali (Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Federico Aldrovandi, solo per citarne alcuni noti, ed i pestaggi di Genova e quelli che avvengono quotidianamente in ogni parte del mondo "democratico" le dicono niente?). Ben diverso il comportamento della polizia cubana in quella che viene propagandata come la repressione delle Damas en Blanco. In realtà si sono fatte intervenire DELLE POLIZIOTTE per creare un cordone di sicurezza a protezione di queste disgraziate che rischiavano di finire vittime della rabbia dei cittadfini cubani stufi delle loro sceneggiate al servizio ed al soldo dei nemici del loro paese. Le donne poliziotto le hanno caricate su un pulman e riportate a casa loro, che diversità con le scene di violenza poliziesca che siamo abituati a vedere nelle nostre città, eppure si continua a distinguere le nostre forze dell'ordine "democratiche" dalla polizia repressiva cubana!!!!!
So che non è facile, in questo mondo inondato dalla sporca propaganda dei mezzi di informazione totalmente in mano ai ricchi ed al servizio dei loro interessi, risalire alle realtà dei fatti e vederli per quelli che sono e non per come ci vengono fatti vedere, ma per fortuna ci sono anche dei canali di informazione alternativi che permettono di capire meglio la realtà che ci circonda superando quei CONVINCIMENTI E QUEI LUOGHI COMUNI che stravolgono la realtà. Per esempio su You Tube, che pure censura video pubblicati da intellettuali cubani, si possono trovare testimonianze che raccontano la realtà dei fatti, confrontandoli con la propaganda anticubana qualsiasi persona dotata di buon senso e scevra da condizionamenti ideologici può rendersi conto dove stanno i torti e dove le ragioni.
Smettiamola di fare i paladini "della più grande democrazia" che porta morte, distruzione e disperazione ovunque e di criminalizzare chi mette a disposizione le proprie risorse per aiutare gli ultimi, quelli a cui vengono negati anche i più elementari diritti umani quali una casa, un lavoro, l'istruzione e le cure mediche. Provi caro Vaime a mettere in discussione le sue certezze, ne trarrà grande giovamento, mi creda.
Con stima ed un poco di amarezza.
Elio Bonomi

12.4.10

Nazim Hikmet: Io sono comunista



Dedico queste frasi del poeta turco, Nazim Hikmet, a tutti i miei amici comunisti.


Io sono comunista
Perché non vedo una economia migliore nel mondo che il comunismo.
Io sono comunista
Perché soffro nel vedere le persone soffrire.
Io sono comunista
Perché credo fermamente nell’utopia d’una società giusta.
Io sono comunista
Perché ognuno deve avere ciò di cui ha bisogno e dare ciò che può.
Io sono comunista
Perché credo fermamente che la felicità dell’uomo sia nella solidarietà.
Io sono comunista
Perché credo che tutte le persone abbiano diritto a una casa, alla salute, all’istruzione, ad un lavoro dignitoso, alla pensione.
Io sono comunista
Perché non credo in nessun dio.
Io sono comunista
Perché nessuno ha ancora trovato un’idea migliore.
Io sono comunista
Perché credo negli esseri umani.
Io sono comunista
Perché spero che un giorno tutta l’umanità sia comunista.
Io sono comunista
Perché molte delle persone migliori del mondo erano e sono comuniste.
Io sono comunista
Perché detesto l’ipocrisia e amo la verità.
Io sono comunista
Perché non c’è nessuna distinzione tra me e gli altri.
Io sono comunista
Perché sono contro il libero mercato.
Io sono comunista
Perché desidero lottare tutta la vita per il bene dell’umanità.
Io sono comunista
Perché il popolo unito non sarà mai vinto.
Io sono comunista
Perché si può sbagliare, ma non fino al punto di essere capitalista.
Io sono comunista
Perché amo la vita e lotto al suo fianco.
Io sono comunista
Perché troppe poche persone sono comuniste.
Io sono comunista
Perché c’è chi dice di essere comunista e non lo è.
Io sono comunista
Perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo esiste perché non c’è il comunismo.
Io sono comunista
Perché la mia mente e il mio cuore sono comunisti.
Io sono comunista
Perché mi critico tutti i giorni.
Io sono comunista
Perché la cooperazione tra i popoli è l’unica via di pace tra gli uomini.
Io sono comunista
Perché la responsabilità di tanta miseria nell’umanità è di tutti coloro che non sono comunisti.
Io sono comunista
Perché non voglio potere personale, voglio il potere del popolo.
Io sono comunista
Perché nessuno è mai riuscito a convincermi di non esserlo.

( NAZIM HIKMET)

10.4.10

Appello urgente per Narciso Isa Conde

Di seguito pubblico l'appello dell'amica Annalisa Melandri al Presidente dellaRepubblica Dominicana, Leonel Fernandez, perchè si attivi per salvaguardare l'incolumità di Narciso Isa Conde e della sua famiglia, vittime di un piano criminale dell'imperialismo colombiano statunitense volto teso alla sua eliminazione fisica.


Il seguente appello verrà consegnato alla sede diplomatica della Repubblica Dominicana in Italia.
Al presidente della Repubblica Dominicana Leonel Fernández
Appello dall’Italia al Presidente della Repubblica Dominicana Leonel Fernández affinché si attivi per proteggere l’incolumità di Narciso Isa Conde e della sua famiglia e perché impedisca la realizzazione del piano criminale colombiano-statunitense volto all’eliminazione del noto dirigente comunista dominicano.
Narciso Isa Conde, intellettuale e dirigente della sinistra rivoluzionaria dominicana, già Segretario Generale del Partito Comunista Dominicano, figura storica nel suo paese nella lotta contro l’imperialismo statunitense, ha partecipato attivamente nel 1965 alla Rivoluzione di Aprile che aveva l’intento di riportare al governo il presidente legittimo Juan Bosch, deposto da un colpo di Stato realizzato con l’intervento degli Stati Uniti a soli sette mesi dalla sua elezione. Isa Conde ha sofferto per questa attiva partecipazione alla liberazione del suo paese il carcere, la persecuzione e l’esilio.
Egli, sempre coerente nel suo costante impegno rivoluzionario caratterizzato dalla solidarietà internazionalista verso i movimenti di liberazione dei popoli oppressi, non ha mai discriminato nessuna forma di lotta, incluso quella del popolo colombiano. Attualmente fa parte della presidenza collettiva del Movimento Continentale Bolivariano e da anni si batte per una soluzione politica e negoziata del conflitto contrapposta alla soluzione militare di “sicurezza democratica” perseguita dal governo di Álvaro Uribe. Egli inoltre da tempo denuncia i crimini e le violenze che impunemente vengono commesse in Colombia dai paramilitari e dallo stesso esercito colombiano.
Per questo è oggetto attualmente di una campagna di diffamazione basata su falsità e montata con l’appoggio dei media filogovernativi. Recentemente Álvaro Uribe lo ha definito “leader terrorista”.
Narciso Isa Conde continua oggi a denunciare piani criminali per attentare alla sua vita organizzati dal governo di Álvaro Uribe Vélez e dai suoi apparati militari e paramilitari in combutta con la Cia.
E’ già stato oggetto a Santo Domingo di due attentati che soltanto per il sangue freddo degli uomini della sua scorta, e per la folla presente in quel momento, fortunatamente non sono riusciti. Nel mese di maggio dello scorso anno, sua moglie, mentre si trovava nell’aeroporto di Miami in transito verso altra destinazione, è stata fermata e ammanettata dalle autorità statunitensi e obbligata a ritornare nel suo paese applicandole le norme più restrittive delle leggi migratorie in quanto parente di un “sostenitore del terrorismo”. Il divieto di transito negli Stati Uniti è stato esteso anche ai figli di Isa Conde.
Sappiamo che lo stesso Presidente Leonel Fernández è già al corrente di questi fatti e ha assicurato che avrebbe fatto il possibile per chiarire le circostanze in cui sono avvenuti.
Secondo le denunce dello stesso Isa Conde, , già rese pubbliche alla stampa, in tali piani criminali vi sarebbero coinvolti una diplomatica di nazionalità colombiano-statunitense di cognome Arena, funzionaria dell’ambasciata degli Stati Uniti in Repubblica Dominicana, l’addetto militare dell’ambasciata colombiana e il generale Mario Montoya attualmente ambasciatore colombiano in Repubblica Dominicana (sul quale pendono gravissime accuse di collusione con i paramilitari nella realizzazione del massacro di San José de Apartadó ed altri).
Chiediamo pertanto al Presidente Fernández, attraverso la rappresentanza diplomatica della Repubblica Dominicana in Italia:
  • che adotti misure valide sia a livello nazionale che internazionale volte alla protezione della vita di Narciso Isa Conde,
  • che intraprenda indagini serie ed accurate sulle denunce emesse dallo stesso Isa Conde e che le renda note quanto prima,
  • che si attivi presso le autorità statunitensi per chiarire e risolvere la posizione migratoria di lui e della sua famiglia e che venga pertanto assicurato loro il diritto a viaggiare e agli spostamenti.
L’ambiguità che fino a questo momento ha caratterizzato l’agire rispetto a quanto sopra del Presidente Leonel Fernández non può essere tollerata con l’impegno che un governo deve mettere rispetto alla protezione della vita di tutti suoi cittadini dall’arroganza, violenza e prepotenza di potenze straniere.
Noi firmatari del suddetto appello confermiamo il nostro incondizionato appoggio a Narciso Isa Conde e alla sua famiglia e speriamo nella realizzazione di una massiccia campagna internazionale per la difesa della vita di tutti/e i/le militanti dell’America latina e del mondo minacciati/e dalla mano criminale del regime colombiano presieduto da Álvaro Uribe Vélez e patrocinato dai falchi del Washington.
Per sottoscrivere l’appello: annalisamelandri@yahoo.it

8.4.10

Aggressione ai blog, non molliamo!



Negli ultimi mesi i miei due blog vengono sommersi da un'incredibile quantità di spam, i fascisti quando sono impossibilitati a far valere le loro tesi ricorrono a questi metodi per privare le persone libere dei propri spazi. Ma non ci arrenderemo MAI alle lore prepotenze, ci vuole ben altro per privarci delle nostre idee.
I tentativi di imbrigliare la rete, insieme a molte altre cause tra le quali il dilagare di Facebook e Twitter vari, ha messo in crisi il mondo dei blog. Io ritengo che questi spazi vadano salvaguardati ad ogni costo, voler inglobare le idee nell'immondezzaio della rete è un'operazione utile solo a chi vuole continuare a detenere il potere dell'informazione, vale la pena continuare a lottare per far circolare le idee, io non mi farò sicuramente imtimidire e nel limite del possibile continuerò a dare il mio modesto contributo per contrastare la spazzatura mediatica che ci sommerge.
Hasta siempre!

18.3.10

Cuba: il suicidio di un "dissidente"


Sulla questione della morte di Orlando Zapata Tamayo pubblico uno scritto dell'analista politico argentino Attilio Boròn apparso sul sito Archivio Cubano. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla realtà dei fatti e sulla funzione dei mezzi di informazione "democratica" credo che trovi motivo di riflessione. A presto un altra interessante riflessione di Salim Lamrani sullo stesso argomento.

Cuba: il suicidio di un "dissidente"

Atilio Borón

Dimostrando per l'ennesima volta la sua proverbiale mancanza di scrupoli, El País di Madrid ha informato l'opinione pubblica, nell'edizione digitale del 27 febbraio, che

"La dissidenza cubana continua a mobilitarsi per la morte del prigioniero di coscienza Orlando Zapata Tamayo".

Questa è una informazione totalmente falsa, la cui intenzione non è altro che quella di portare acqua al mulino della costante campagna di attacchi e aggressioni contro la Rivoluzione cubana, alimentando quindi i pregiudizi della maggior parte dei lettori del giornale che non sempre hanno il tempo, la possibilità o l'interesse di corroborare la veridicità delle notizie che ricevono dai grandi mezzi di comunicazione.

Per fortuna, una nota pubblicata dal prestigioso intellettuale cubano Enrique Ubieta Gómez ci permette di fare luce su questo penoso episodio e di smontare la bugia ordita dal giornale madrileno (http://www.archivocubano.org/varia/zapata.html).

Nella nota si dimostra che il cosiddetto "prigioniero di coscienza" non era tale; proprio per questo non è mai apparso nella lista dei "prigionieri politici" elaborata dalla ormai sciolta Commissione dei Diritti Umani dell'ONU nel 2003, rimpiazzata — a causa dei suoi vizi e della sua manifesta arbitrarietà a servizio degli interessi degli Stati Uniti — dal Consiglio dei Diritti Umani. Come è possibile che un "prigioniero di coscienza" la cui identificazione con il progetto politico lo ha portato ad immolarsi per non tradire le sue idee, sia passato inosservato davanti agli occhi attenti della Commissione?

La risposta è semplicissima: Zapata Tamayo, ci dice Ubieta Gómez, era un detenuto comune i cui problemi con la giustizia sono iniziati nel 1988, ossia, quindici anni prima della stesura della famosa lista. Nella sua lunga carriera delittuosa è stato processato per "violazione di domicilio" (1993), "lesioni meno gravi" (2000), "truffa" (2000), "lesioni e possesso di arma bianca" (2000: ferite e frattura del cranio con un machete ai danni di una persona), "alterazione dell'ordine" e "disordini pubblici" (2002); come si può notare nessun capo di accusa ha a che vedere con la protesta politica, al contrario sono tutti delitti comuni.

In un momento di generosità, la giustizia cubana ha disposto che Zapata venisse liberato in libertà provvisoria il 9 marzo del 2003. Pochi giorni dopo tornò a delinquere e viene quindi nuovamente arrestato e condannato a tre anni di galera. Questa volta, però, la sentenza viene aumentata a causa della condotta aggressiva all'interno del penitenziario. Ed è proprio in questo preciso momento in cui avviene la sua miracolosa metamorfosi: il malvivente, più volte arrestato per numerosissimi delitti comuni, diventa un cittadino che decide di consacrare la sua vita alla promozione della "libertà" e della "democrazia" a Cuba. Astutamente reclutato dai settori della "dissidenza politica" cubana, sempre più desiderosa di avere un martire nelle sue magre file, lo incitò irresponsabilmente e con totale disprezzo della sua persona a portare a termine uno sciopero della fame fino alla fine, chissà in cambio di quali promesse che il tempo sicuramente non tarderà a chiarire.

Il caso di questa vittima è molto istruttivo per capire la moralità di coloro che lottano per "cambiare il regime" a Cuba; ma anche l'etica dei mezzi di informazione come El País e simili, che mettono il loro immenso potere mediatico, di formazione e deformazione delle coscienze, al servizio delle cause più ignobili. Ad esempio, nessuno dice che la disgraziata vita del suicida è stata visibilmente manipolata dalla "dissidenza" e dai loro mandanti che pretendono di far passare come "detenuto di coscienza" una persona che altro non era che un delinquente comune. Ovviamente mettono a tacere che la sedicente "dissidenza politica" è in realtà tutt'altro: il cavallo di Troia dell'anelata restaurazione della dominazione imperialista a Cuba.

Vengono chiamati "dissidenti" coloro che sono stati filmati mentre ricevevano ingenti somme di denaro all'interno della Sezione di Interesse degli Stati Uniti a L'Avana, per il finanziamento delle attività sovversive ai danni della Costituzione e delle leggi della Repubblica. Ossia, per lavorare insieme al governo di un paese che da circa mezzo secolo ha dichiarato guerra a Cuba, che mantiene contro l'isola un blocco economico criminale condannato all'unanimità dalla comunità internazionale e che ha messo in atto più di seicento tentativi di omicidio del leader della Rivoluzione cubana.

Come reagirebbe Washington se oggi sorprendesse un gruppo di cittadini, nell'Ambasciata dell'Afghanistan a Washington, che ricevono grosse somme di denaro, macchinari per la comunicazione e consigli pratici su come rovesciare il Governo degli Stati Uniti? El País riterrebbe questi sovversivi dei "dissidenti politici" o dei traditori della patria?

Inoltre, diversamente da quanto avvenuto con i mercenari cubani, la cosa più probabile è che gli statunitensi sarebbero stati immediatamente giudicati e accusati dell'infame delitto di tradimento della patria a causa della loro palese e antipatriottica collaborazione con una potenza nemica. Per molto meno di quanto descritto, la "democrazia statunitense" ha messo sulla sedia elettrica, nel 1953, i coniugi Julius ed Ethel Rosenberg, dopo un processo (come quello attuale contro i 5) che è stato una vera e propria beffa giudiziaria.

Niente di tutto ciò avviene a Cuba. E ovviamente l'opinione pubblica mondiale non viene informata a proposito. Nell'isola caraibica non esistono carceri segrete, legalizzazione della tortura, spostamenti di prigionieri per poi essere torturati in paesi terzi, desaparecidos, voli illegali, detenzioni arbitrarie senza processi e altre pratiche che invece vengono quotidianamente adottate nelle prigioni statunitensi e messe a tacere dalla "stampa seria" la cui missione è di informare. Per la stampa dell'impero, come El País, tutto ciò sono semplici minuzie senza importanza. Gli affari sono affari e se bisogna mentire, si mente mille volte con la certezza che le dà l'impunità conferitale dall'impotenza, dalla credulità e dall'apatia dei suoi lettori, addormentati dalla propaganda e diligentemente disinformati e abbruttiti dai grandi mezzi di comunicazione.

In un brillante passaggio de Il diciotto Brumario di Luigi Bonaparte, Marx diceva che, prima di diventare orfana, nella controrivoluzione bonapartista i quadri e gli eroi provenivano dal lumpenproletariato di Parigi. La stessa cosa avviene nei nostri giorni con gli autoproclamati leaders delle libertà e della democrazia a Cuba e con i loro complici della "stampa seria" internazionale. Quindi, se è necessario dire che Barabba era Gesù Cristo, si dice. E se c'è bisogno di dire che Zapata Tamayo era un "prigioniero di coscienza" si dice anche questo, senza nessun problema.

28.2.10

AI SERVI SCIOCCHI DELL’IMPERIALISMO BARBARO E CRIMINALE

Stupidi e svergognati provocatori, servi sciocchi dell’imperialismo più becero ed ottuso, continuano ad aggredire volgarmente questo blog costringendomi a cestinare le loro “eroiche imprese” ed a moderare i commenti. E’ di questi giorni la notizia della morte in carcere di Orlando Zapata Tamayo, triste vittima dell’insaziabile desiderio del capitalismo più reazionario di denigrare Cuba in ogni modo, costi quel che costi. Ovviamente i decerebrati di cui sopra si sono affrettati ad inondare il sito con la loro pretesa di “informare” i lettori della brutalità del sistema carcerario cubano, classica menzogna per sostenere la quale non ci  si arresta nemmeno di fronte alle tragedie che colpiscono un essere umano.
Voglio ripetere ancora una volta che questo sito NON E’ DEDICATO A CUBA ma vuole essere UNO STRUMENTO PER COMBATTERE LE MENZOGNE DELL’IMPERO, perciò NON SI FARà MAI PORTAVOCE DELLA VILE PROPAGANDA ANTICBUANA tanto squallida e volgare come falsa e criminale. Alle questioni di Cuba, la mia seconda patria, ho dedicato un sito apposito, VIVA CUBA! nel quale racconto LA MIA CUBA, quella di cui sono testimone diretto e che vivo in prima persona. Su quel sito che dedico con amore a tutto il popolo cubano, all’affetto con cui mi hanno accolto nella loro comunità (un po’ diverso da come noi accogliamo i cosiddetti “extracomunitari”), alla loro cultura ed alla loro bellissima storia, grande esempio di emancipazione di un popolo. Però non mi astengo assolutamente dall’affrontare temi politici, alla triste morte di Orlando Zapata Tamayo ho appena dedicato uno scritto che credo sia utile a coloro che vogliono andare oltre i più volgari luoghi comuni e la criminale propaganda messa in atto con straordinari mezzi di diffusione di massa dall’imperialismo barbaro e senza scrupoli.

4.2.10

C’ERA UNA VOLTA, FORSE DOMANI?



C’era una volta un grande partito di massa che rappresentava TUTTI i lavoratori e gli intellettuali che si riconoscevano in un progetto progressista volto a costruire una società più giusta, più libera e più umana. Una società che ripudiava le barbarie del capitalismo e dell’imperialismo e che vedeva nel sistema socialista la possibilità di costruire un mondo nuovo dove l’uomo, il suo ambiente e la qualità della vita fossero i veri interessi da perseguire. Quel partito si chiamava Partito Comunista Italiano ed era organizzato in Federazioni regionali, provinciali e Sezioni dislocate in tutto il territorio nazionale e sui posti di lavoro ed aveva un suo giornale, fondato da Antonio Gramsci e si chiamava, guarda caso, l’Unità. Questo era il NOSTRO giornale, il giornale d TUTTI, lavoratori, autonomi, intellettuali ed artisti che si riconoscevano in questo grande progetto collettivo.
Anch’io, seppure tendenzialmente refrattario e più incline al pensiero libertario ed all’agnosticismo, mi sentivo coinvolto in questo progetto che faceva sentire partecipi TUTTI. Certamente non mancarono errori, ma si riusciva sempre a superarli ed a trovare una sintesi che coinvolgeva tutti coloro che erano disposti a lottare per un mondo migliore ed a pagarne il prezzo, un prezzo che a volte si colorava di sangue. Questo partito seppe resistere a tutti i tentativi messi in atto dalle oligarchie nostrane ed internazionali, abilmente orchestrate dai servizi segreti dell’imperialismo per metterlo fuori gioco, e divenne il più grande partito comunista dell’occidente. Ogni tentativo di distruggerlo veniva abilmente smascherato e finiva sempre per ritorcersi contro coloro che lo mettevano in atto e più veniva aggredito più cresceva, al punto tale che finì per diventare addirittura il primo partito italiano. Sembrava che niente e nessuno avrebbe potuto fermare la sua crescita, nemmeno bombe e stragi messe in atto da vili criminali che non intendevano perdere il loro potere. Ma ad un osservatore attento non poteva sfuggire il pericolo che veniva dall’interno, un pericolo che aveva due facce, quella del RIFORMISMO e quella del MASSIMALISMO.
Poi venne l’improvvisa morte di Enrico Berlinguer, il dirigente più amato da tutti i progressisti, quello che pose con forza la QUESTIONE MORALE. E vennero gli anni ottanta, il craxismo e l’illusione che fossimo diventati tutti ricchi. Anche qualche dirigente del PCI cedette all’illusione, si cominciò a parlare di riformismo, nacque la corrente che più riformista non si può, la corrente MIGLIORISTA, uno dei fondatori fu l’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quello che manda le lettere di scuse alla famiglia Craxi per “la durezza” con cui venne giudicato il latitante di Hamammed e si dimentica di mandarle alle vere vittime dell’ingiustizia. La corrente Migliorista fu quella che vide tra le sue fila coloro che furono coinvolti nella grande abbuffata in atto nel paese, quella delle corruzioni senza precedenti nemmeno nel paese più corrotto dell’occidente. Poi, come se non bastasse, venne pure la caduta dell’Unione Sovietica a dare il colpo di grazia.
Anziché analizzare i fatti nella sua realtà, come si sarebbe fatto un decennio prima, i NUOVI DIRIGENTI RIFORMISTI preferirono cedere a soluzioni di comodo, credettero, o finsero di credere, che la caduta dell’URSS fosse dovuta alla sua insostenibilità politica ed economica. Anche qui un osservatore attento, anche grazie alle profonde analisi della questione sovietica che all’interno del PCI non erano certamente mancate, avrebbe potuto facilmente scoprire che proprio in quegli anni l’economia dei paesi socialisti godeva migliore salute di quella capitalista, alle prese quest’ultima, con una profonda crisi che si cercò di nascondere gonfiando a dismisura il debito pubblico. All’attento osservatore non poteva sfuggire che in realtà lo sgretolamento dell’URSS era dovuto al fatto che le mire di chi voleva mettere le mani sul più grande patrimonio pubblico del pianeta, coincidevano con quelle di chi all’interno della stessa Unione Sovietica perseguiva lo stesso fine. E come andarono realmente le cose lo dimostrarono i fatti, basta saperli leggere senza paraocchi. La caduta dell’Unione Sovietica avvenne a causa di un cambiamento “democratico” o fu un COLPO DI STATO? Fu o no bombardato il Parlamento sovietico? Chi divenne padrone delle immense ricchezze pubbliche dell’ex URSS dopo aver sfruttato l’incapacità di Gorbaciov di guidare il paese verso nuove mete e la spregiudicatezza di Eltsin, utile idiota ed ubriacone? Da dove venivano i nuovi dirigenti dell’ex superpotenza? Che faceva Putin prima di diventare Presidente della Russia? Com’è che anche lì iniziarono a comparire i Mc Donald’s e compagnia bella? La risposta è nel vento, direbbe qualcuno….
Ma come dicevo, i NUOVI DIRIGENTI del PCI che presero in mano le redini del partito, preferirono vedere un’altra realtà e riuscirono nell’impresa che non era riuscita nemmeno alla potentissima CIA, quella capace di determinare gli eventi in ogni angolo del pianeta, URSS compresa, e che solo con Cuba, Vietnam, Cina e PCI vide fallire i suoi progetti. I giovani dirigenti comunisti, allora si definivano tali i vari Veltroni, D’Alema, Occhetto, Fassino e compagni, cominciarono a pensare che un partito cosi radicato nelle masse e nel territorio era TROPPO PESANTE!!!!!! In realtà pesante lo era, ma solo per il fatto che un partito così strutturato, democratico e radicato tra la gente e nel territorio, intralciava i loro progetti di potere. Infatti cominciarono a snellirlo fino a farlo scomparire e trascinarono buona parte dei militanti, quelli che non si resero conto di ciò che stava succedendo e quelli che credevano che pur di BATTERE IL NEMICO andava bene tutto, in un progetto che invertiva letteralmente gli obiettivi dell’ormai ex PCI. Un immenso patrimonio storico di lotte e di conquiste venne gettato dalla finestra per non farlo rientrare più. Ed il nemico non era più lo stesso, non era più il capitalismo, il nemico prese il volto di un imprenditore corrotto e corruttore, politicamente insignificante ma che, insieme ad uno sfaccendato e ridicolo scansafatiche del varesotto, venne convenientemente sopravvalutato per indicarlo come un pericolo per la “democrazia”. E lo sopravvalutarono a tal punto che finì per diventarlo veramente! La mente dei dirigenti di quello che era rimasto del partito si annebbiò tanto da far sì che di colpo il socialismo diventò improponibile. Fatti i dovuti abiuri si decise che il capitalismo era l’unico sistema possibile, andava solo migliorato ed era a questo che loro stavano lavorando in alleanza con le forze illuminate del capitalismo nostrano ed internazionale. Ma non si fermarono qui, decisero addirittura che l’aggressione imperialista era lo strumento ideale per portare la “pace nel mondo”. Non a caso fu il primo governo di “sinistra” quello che per la prima volta nel dopoguerra trascinò l’Italia in un’impresa bellica. Per “portare la pace” nella disgraziata ex Jugoslavia straziata dal disastro perpetrato da chi pianificò la sua disintegrazione, si decise di partecipare ad un’aggressione violenta con l’utilizzo di armi di distruzione di massa per bombardare città, villaggi ed inermi cittadini di quel paese che fino alla caduta del comunismo insegnò al mondo come si poteva vivere in pace ed armonia malgrado le diversità etniche e religiose.
Fu così che il più grande partito comunista dell’occidente, speranza e faro per milioni di persone che credevano nella possibilità di un futuro migliore e più giusto, venne distrutto dai suoi stessi dirigenti e da coloro che pensarono di approfittare della situazione per soddisfare la loro sete di potere. Iniziò una disastrosa rincorsa a fare affari, a coltivare il proprio orticello, a conquistare posti di potere, a spartirsi poltrone e visibilità mediatica dimenticandosi completamente di milioni e milioni di esseri umani che per decenni lottarono duramente per realizzare un SOGNO COMUNE. Come conseguenza i lavoratori si trovarono abbandonati a se stessi e videro sfumare giorno dopo giorno le conquiste conseguite a duro prezzo in tanti anni di lotte, i giovani vennero lasciati in balia degli eventi e degli illusionisti, molti di loro ora vestono giacca e cravatta, sognano ville e Mercedes, odiano chi porta turbanti o cose simili, i negri ed i comunisti credendoli i responsabili dei loro sogni infranti anziché rendersi conto che sono vittime di illusioni di massa artatamente diffuse da chi sa approfittare della loro assoluta mancanza di coscienza politica.
E addio anche al NOSTRO giornale, ora l’Unità non è più di NESSUNO, anzi, ha un padrone e risponde solo a lui. Intanto i giornalisti che si oppongono al berlusconismo trionfante e devastante fanno a gara a fondare il LORO giornale personale. Dopo il “vecchio” Manifesto fondato dagli epurati degli anni 70, ogni “penna” minimamente decente si è fatto il SUO giornale personale. Piero Sansonetti ha fondato L’altro ma avrebbe fatto meglio a chiamarlo Il mio, visto che lo legge solo lui; Paolo Flores D’Arcais ha il SUO Micro Mega; Marco Travaglio e soci il LORO Fatto Quotidiano, Giulietto Chiesa il SUO progetto chiamato Megachip, Massimo D’Alema e Giuliano Amato il LORO Italiani-europei, e potrei continuare a lungo ma mi fermo per evitare imprecisioni visto che non seguo queste lodevoli ma inefficaci avventure senza futuro. Segnalo solo che non vanno dimenticate nemmeno le performances letterarie. Come quelle di Gianpaolo Pansa, passato dagli scontri televisivi al limite dello scontro fisico con i vari dissidenti alla Giuliano Ferrara, il re dei voltagabbana, alla denigrazione dei partigiani ed alla difesa del sangue dei fascisti vittime della loro disumana violenza e vinti dalla storia. O quella di Ferdinando Adornato, che dalla sinistra comunista ingraiana è passato, dopo avere scritto il suo capolavoro non a caso titolato “Oltre la sinistra” e successiva sequenza di fallimenti, alla corte di Berlusconi che prima sfrutta abilmente la situazione e lo annovera alla schiera dei suoi portavoce e poi, capita la sua inconsistenza, lo abbandona a se stesso. Anche qui la lista è lunghissima ma la risparmio per evitare il tormento a chi legge.
E quelli che si opposero ai riformisti che liquidarono il PCI? Solo due emblematici esempi. Fausto Bertinotti, convinto massimalista, rifiuta la svolta di Occhetto e diventa segretario di Rifondazione Comunista. All’inizio ottiene molti consensi poi entra nel primo Governo Prodi che vede per la prima volta dei comunisti al governo, ma lui lo fa presto cadere, Rifondazione si spezza in due e la sua leadership è messa in discussione. Nel suo secondo Governo, Prodi lo mette in condizioni di non nuocere affidandogli la Presidenza della Camera. Lui prende la cosa molto sul serio, al punto di finire in conflitto con se stesso, Dopo aver sostenuto di credere che la proprietà privata andasse abolita, dichiarò che la parola comunista era impronunciabile. Che il segretario di un partito comunista dichiarasse impronunciabile la parola comunista non è mai successo in nessuna parte ed in nessuna epoca, poteva succedere solo nell’Italia dei nostri tempi. La confusione generata dal nostro fece si che, seppure la sinistra alternativa al PD si presentasse unita, nelle elezioni politiche del 2008 non riuscì a far eleggere nemmeno un parlamentare. Dopo il disastro elettorale Bertinotti si assume le sue “responsabilità” e si dimette da ogni incarico per diventare un “semplice militante”. Finalmente uno che se ne và! Almeno a parole, perché nel frattempo si è dato da fare per dare vita al SUO giornale, la rivista “Alternative per il socialismo”. Tanto per tenersi in gioco….
Altro caso emblematico, quello di “Tex” Willer Bordon. Sindaco comunista del suo paese natale diventa poi parlamentare PCI e PDS, prima di dedicarsi alla ricerca di un suo glorioso futuro. Da dirigente comunista pensa di iscriversi contemporaneamente al Partito Radicale poi, con il sopracitato Adornato e l’infelice Mariotto Segni, fonda Alleanza Democratica, un fallimento rapido ed assoluto. Per i suoi straordinari meriti Massimo D’Alema lo promuove Ministro del suo Governo, caduto il quale viene confermato Ministro anche del Governo Amato che seguì. Finita questa esperienza il nostro Tex lascia il PDS e segue Di Pietro nell’Italia dei Valori, poi fa parte de I Democratici che finiscono per confluire nella Margherita. Quando la Margherita ed i DS danno vita al Partito Democratico lui per protesta fonda l’Unione Democratica che dopo pochi mesi confluisce con i Liberal Democratici di Lamberto Dini. Un bell’’esempio di lucidità e coerenza politica, non c’è che dire! Infatti il 16 gennaio del 2008, data del suo compleanno, si dimette da senatore sostenendo che “ il mio non è un atto di rassegnazione, ne tantomeno un gesto aventiniano, ma un atto forte di testimonianza di chi sente il dovere di difendere le istituzioni dalla deriva di sfiducia che investe la classe politica”. Più faccia tosta di così…. In realtà è che ha combinato tanto di quei casini che nessuno lo cagava più nemmeno nel parlamento più ridicolo e voltagabbana della storia.
Chiudo l’elenco, che per essere trattato a dovere avrebbe bisogno di migliaia di pagine, con Sandro Bondi. Chiamato ravanello perché “rosso fuori e bianco dentro”, Bondi è un cattolico che fin da giovane milita nella Federazione Giovanile Comunista Italiana e diventa Segretario della Lunigiana. Nel 1990 è sindaco comunista di Fivizzano, suo paese natale, ma la sua giunta viene rovesciata dai socialisti che si alleano con la Democrazia Cristiana. Lui invece di prendersela con chi gli ha voltato le spalle decide di voltare le sue al PCI e dopo poco lo si trova tra le file berlusconiane dove ovviamente viene premiato per il coraggio e la coerenza dimostrati. Da portavoce di Berlusconi, a Ministro dei Beni Culturali il passo è breve, chi meglio di lui può far parte di un governo formato da avvocati del premier, zoccole e facce toste? La sua infinita abnegazione a difendere le cause del cavaliere è nota a tutti tanto riesce ad essere ridicolo nella sua ostinata difesa dell’indifendibile, Chissà quante buone facce a cattivo gioco gli toccherà fare prima di essere relegato tra le schiere degli inservibili….
E dove sono finiti gli intellettuali e gli artisti che si riconoscevano in quel grande progetto di TUTTI affondato dai dirigenti politici? In gran parte anche loro, vista la mala parata, sono rimasti alla finestra a vedere che succedeva prima di rifluire nel privato a coltivare il proprio conto in banca e, salvo pochi casi, non hanno più aperto bocca per paura di rovinarsi la carriera. Ma lasciamo perdere, attori, attrici, cantanti, salottieri e ballerine, sarebbe troppo lungo raccontarne le gesta, vediamo invece alcuni di quelli che sono diventati popolari grazie alla televisione, soprattutto la Terza Rete, quella che in qualche maniera sentivamo NOSTRA. Anche qui si ripete quanto successo con la carta stampata, ognuno PER SE’. Santoro per la sua strada con il SUO Anno zero; Giovanni Flores per i fatti suoi con il SUO Ballarò; Serena Dandini con il SUO pur pregevole Parla con me, segue un suo percorso individuale; che dire di Gad Lerner che da La7 si perde in vibranti masturbazioni mentali con il SUO L’infedele? TUTTI SPARSI DISORDINATAMENTE, ognuno in difesa di se stesso SENZA UNO STRACCIO DI PROGETTO COMUNE!!!!!!!!
Questi pochi esempi servono a far capire il perché la sinistra è finita in merda, e senza possibilità di rinascita se non ci si rende conto che piuttosto che prendersela con Berlusconi, che finirà presto vittima di se stesso e delle sue esagerate manie di potere, sarebbe il caso di contestare in ogni luogo e con ogni mezzo i responsabili della distruzione delle nostre lotte, dei nostri sacrifici e dei nostri sogni. E non sarà l’attuale SINISTRA ALTERNATIVA a ridarci la speranza di poter uscire dal tunnel in cui ci hanno cacciato. Anche in quell’area il caos è totale, una infinità di partiti e di movimenti l’un contro l’altro armati per cercare di sopravvivere ognuno ai danni dell’altro, malgrado dicano tutti di volere l’unità dei comunisti. Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra e Libertà, Sinistra critica, Partito Comunista del Lavoratori, Comunisti-Sinistra popolare e non so quanti altri, meno noti ma sicuramente numerosi. Per non dimenticare le migliaia di Associazioni, ognuna con un SUO progetto da difendere, dai bambini del Biafra alle vittime di Chernobyl, dall’ecologia ambientalista all’ecologia della mente, e via andare. Poi le varie Fondazioni, Leghe, Unioni, Corporazioni e chi ne ha più ne metta.
Quello che salta all’occhio è che ormai ognuno agisce a nome personale, TUTTI IN ORDINE SPARSO a difendere il proprio posticino con il proprio giornalino, con la propria canzoncina, con il proprio spettacolino, nella propria associazioncina, con il proprio partitino ma con l’assoluta mancanza di UN PROGETTO COMUNE che unisca tutti quelli che vogliono veramente combattere le cause che annichiliscono la nostra società. Una società polverizzata senza nemmeno un accenno, salvo poche eccezioni, a quelli che sono i veri responsabili delle tragedie che ognuno dice di voler combattere. Ma sono veramente così stupidi da non rendersene conto oppure fingono di non capire che è IL SISTEMA che genera tutti questi orrori? A che serve prendersela con un papa se morto quello se ne fa subito un altro? A che serve prendersela con chi caccia le balene in estinzione se è il sistema capitalista che crea questi orrori? Condannati quei responsabili ne arrivano subito degli altri. Lo stesso vale per i politici, tolto Bush arriva Obama, bello, elegante, affascinante oratore, peccato che faccia tanto male almeno quanto ne ha fatto Bush…. Per non parlare di Berlusconi, è stato più volte sconfitto, ma chi ne ha preso il posto ha continuato ad infierire sui più deboli, magari meno sfacciatamente, ma ha continuato l’opera demolitrice perché IL SISTEMA ERA SEMPRE LO STESSO, INGIUSTO! Facciamo pure che la statuina arrivata sul suo muso non a caso al momento giusto per salvargli la faccia, lo avesse invece definitivamente tolto di torno, che cosa sarebbe cambiato? Il sistema avrebbe trovato immediatamente il suo successore e non sarebbe cambiato niente. Morto un papa….
E qui mi fermo, lascio a chi legge trarre le proprie conclusioni, solo alcune ovvie raccomandazioni: lasciamo perdere chi si finge difensore dei deboli ma che in realtà non fa altro che coltivare il proprio orticello per miseri interessi personali, torniamo piuttosto a quell’UNITA’ PERDUTA, quel PROGETTO COMUNE che sappia individuare con chiarezza quelli che sono i VERI MOSTRI da combattere. Solo un grande partito, o altro nome se la parola partito suona indigesta, che sappia individuare nel CAPITALISMO e nell’IMPERIALISMO le vere cause delle immani sofferenze inflitte all’umanità potrà riuscire a sovvertire la tendenza alla devastazione planetaria. Solo il SOCIALISMO potrà salvare l’uomo e l’ambiente in cui vive dalla distruzione in atto. Ovviamente non un socialismo monolitico ma un sistema sociale che faccia tesoro delle esperienze passate e che sappia trarre lezione dagli errori commessi e sappia radicarsi nelle culture dei vari popoli. Insomma UN RITORNO AL FUTURO.
Perché IL FUTURO DELL’UOMO SARA’ SOCIALISTA O NON SARA’.

P.S.
Ho scritto questo per far capire che questo blog, seppure colpevolmente trascurato dal sottoscritto, non ha perso il lume della ragione e continuerà ed essere una spina nel fianco per tutti i cialtroni che intendono ingannarci per perseguire i loro vili progetti di dominio sugli altri uomini, anche quelli che continuano a gabellarci dicendosi di sinistra ma che perseguono obiettivi ben diversi da quelli che una vera sinistra dovrebbe perseguire.
L’aver messo la foto di Fidel Castro in testa a questo blog ha fatto arrossire parecchi suoi lettori (alcuni si sono addirittura arrabbiati), quelli che credono alle balle dei finti progressisti che vorrebbero far credere che il lider della Revoluciòn sia un pericoloso dittatore e continuano a definire gli Stati Uniti d’America come “la più grande democrazia” fingendo di non sapere che quella “grande democrazia” è responsabile di crimini inauditi contro l’umanità, crimini iniziati lo stesso giorno in cui sono nati e che continuano impunemente giorno dopo giorno.
Perciò chiudo con il concetto di Rivoluzione che Fidel Castro ha espresso durante un suo memorabile discorso in Plaza de la Revoluciòn il Primo Maggio 2000 davanti a milioni di cubani. Ovviamente lo scrivo in spagnolo, perché tradurlo significherebbe tradirlo.

Revolución

Es sentido del momento histórico;
es cambiar todo lo que debe ser cambiado;
es igualdad y libertad plenas;
es ser tratado y tratar a los demás como seres humanos;
es emanciparnos por nosotros mismos y con nuestros propios esfuerzos;
es desafiar poderosas fuerzas dominantes dentro y fuera del ámbito social y nacional;
es defender valores en los que se cree al precio de cualquier sacrificio;
es modestia, desinterés, altruismo, solidaridad y heroísmo;
es luchar con audacia, inteligencia y realismo;
es no mentir jamás ni violar principios éticos;
es convicción profunda de que no existe fuerza en el mundo capaz de aplastar la fuerza de la verdad y las ideas.
Revolución es unidad, es independencia, es luchar por nuestros sueños de justicia para Cuba y para el mundo, que es la base de nuestro patriotismo, nuestro socialismo y nuestro internacionalismo.

Fidel Castro Ruz (1ro de mayo del 2000)