16.8.11
LA REPRESSIONE POLIZIESCA NEL CAPITALISMO E NEL SOCIALISMO
5.8.11
22.7.11
CHI PUO’ AMMAZZARE UN ANGELO?
Il cantautore argentino Facundo Cabral si definiva “serenamente anarchico” e sosteneva di essere “un narratore di storie, viaggi, sogni e incubi”. In un’intervista al programma radiofonico Viva la Radio, Cabral disse che non avrebbe mai pensato di arrivare alla terza età ed incontrare tanta pace. I suoi 74 anni li aveva compiuti lo scorso 22 maggio, dopo che nel 2010 aveva subito ben quattro interventi chirurgici in seguito ad un cancro che da alcuni anni lo tormentava. Aveva bisogno di aiuto per muoversi ed aveva subito un abbassamento della vista ma tutto questo non gli impediva di continuare a scrivere e cantare le sue canzoni in diversi scenari in giro per il mondo. “Quello che io faccio è agitare, incendiare la sala perché se ne vadano pieni di calore”, disse recentemente, ed aggiunse: “Per questo quando salgo sul palco quello che cerco di fare è contagiare la gente con l’amore per la vita, spingerla perché si animi a vivere, perché se hai paura la vita non esiste. La paura è l’antitesi dell’amore, l’amore è coraggio”. Il successo come artista arrivò nel 1970 con il brano No soy de aquì, no soy de allà, dove diceva: “non ho età ne avvenire, essere felice è il mio colore e la mia identità”. Spiegava Facundo Cabral, che uno decide di essere felice, qualsiasi sia la circostanza in cui si trova a vivere. Diceva di conoscere una formula efficace per raggiungerla, quella di ascoltare il cuore prima che intervenga la testa, che sempre ti mette in conflitto. “La testa fa sempre domande perché mai impara, il cuore sa una sola cosa e la mette in atto, che è amare; per questo sono condannato alla felicità”. Nel 1996 l’UNESCO lo dichiarò Messaggero di Pace per la sua opera di cantautore, poeta e scrittore.
Il 9 luglio scorso Facundo Cabral si stava dirigendo verso l’Aeroporto La Aurora, a sud di Ciudad Guatemala, per volare verso il Nicaragua dove era atteso per dei concerti. Per strada, in quel paese che rappresenta l’essenza della follia capitalista, Facundo Cabral incontrò la furia di sicari armati che scaricarono tutta la loro follia contro l’auto su cui viaggiava in compagnia dell’impresario teatrale che lo aveva contrattato. Non era lui la vittima destinata, non poteva essere lui. Nemmeno nell’inferno capitalista che distrugge ogni valore si può arrivare a tanto! Chi può ammazzare un angelo?
20.7.11
Lo stato capitalista, la farsa elettorale e l’unica soluzione possibile.
15.7.11
LA VERGOGNA DELLA BORGHESIA CIALTRONA
22.2.11
Viva i ribelli arabi! Senza se e senza ma?

4.1.11
Isabel Monal e l'attualità del socialismo
Ecco un'interessante intervista alla studiosa marxista Isabel Monal.
“Socialismo del XXI secolo? Attenti a non fare confusione”
Di sottoosservazioneIsabel Monal è tra le più autorevoli studiose marxiste e organizzatrici di cultura dell’America Latina. Cubana, dirige la rivista internazionale “Marx Ahora”, presentata il 7 maggio dello scorso anno all’Avana nel corso della “IV Conferenza Internazionale sull’opera di Karl Marx e le sfide del XXI secolo”, promosso dall’Istituto di Filosofia con la partecipazione di studiosi da tutto il mondo. Tra i molti testi interessanti pubblicati nella rivista, segnaliamo i quasi sconosciuti “Arabeschi filosofici” di Bucharin, tre importanti documenti dei popoli indigeni americani, un lungo saggio sull’economia della perestroika e altri approfondimenti sull’imperialismo, su Hegel, Marx, Freud, Gramsci, Althusser, sulla mercificazione della cultura e tanti altri.
Ti chiedo, anzitutto, di spiegare al lettore italiano l’origine della rivista da te diretta “Marx Ahora” e la funzione che essa svolge nel dibattito teorico e politico a Cuba e in America Latina.
La rivista “Marx Ahora” è stata concepita nei primi anni ’90 e il primo numero è uscito nel ’96. Era un momento economicamente molto difficile per la rivoluzione cubana e non era facile trovare la forma migliore per fare uscire la rivista. Era chiaramente un progetto di rivista marxista in un momento di egemonia neoliberale e conservatrice su scala mondiale. Abbiamo pensato molto a quale titolo dare alla rivista. Pensavamo che forse era meglio un titolo più vicino alla linea della lotta nazionale cubana e latinoamericana. L’altra opzione era un riferimento a Marx e al marxismo. Finalmente abbiamo deciso per il riferimento a Marx, non al marxismo, anche se si tratta evidentemente di una rivista marxista che pubblica diverse tendenze della ricerca marxista. Ma volevamo fare un riferimento diretto a Marx, il curatore della concezione, del metodo di tutto il movimento per l’emancipazione sociale dell’uomo. Abbiamo anche pensato che doveva essere una rivista di un Marx della contemporaneità, del mondo di oggi, con i problemi di oggi. Poi è venuta questa idea di “Ahora” che in spagnolo è un’espressione forte, bella, è meglio di “hoy” perché “ahora” ha il significato di un impulso, di un’urgenza. Non è solo un riferimento al tempo, all’epoca, ma è anche un riferimento all’urgenza di agire, all’attualizzazione del marxismo, del suo sviluppo, del suo arricchimento. Abbiamo anche convenuto che doveva essere una rivista teorica, nel senso più ampio del termine: filosofia, economia, teoria politica, ecc. E poi la dimensione internazionale, perché se vogliamo una rivista di qualità abbiamo bisogno di una prospettiva di teorici, di accademici, di politici che esprimano diverse tendenze, diverse concezioni. Anche questa è una ricchezza per la qualità teorica. La rivista esce due volte l’anno perché l’allestimento è complesso in quanto abbiamo bisogno di fare molte traduzioni. Abbiamo pubblicato diversi autori italiani, figure importanti del marxismo italiano di oggi e anche della tradizione e siamo molto orgogliosi di questa linea.
L’America Latina esprime oggi una vitalità sociale e politica che attraversa quasi tutti i paesi, inclusa Cuba. Questa vitalità sembrerebbe prefigurare una forte ripresa della prospettiva socialista. Al contempo, emergono differenze, anche profonde, tra i diversi paesi del subcontinente. Vuoi spiegare lo scenario presente di quello che molti definiscono “il socialismo del secolo XXI”?
In questa vitalità troviamo una diversità di sviluppi, di tendenze, di processi. Si trovano cambiamenti molto moderati, come per esempio in Uruguay. Esiste poi il problema di Lula che non può fare molte cose, anche se pensiamo che avrebbe potuto fare di più. Io difendo Lula, ma c’è una certa disillusione. Poi si trovano altre tendenze rivoluzionarie che sono arrivate al governo ma non al potere. Chavez, che è un vero rivoluzionario e che ha portato avanti un processo di radicalizzazione della rivoluzione. C’è l’esperienza importantissima della Bolivia in cui è la prima volta che è presente al governo un presidente indio. Nel secolo XIX abbiamo avuto in Messico Benito Juarez – un grande uomo d’America che ammiro molto – ma era espressione del movimento liberale. Mentre Evo Morales è espressione del movimento indigeno che è divenuto protagonista del movimento sociale con un progetto nazionale e questo è importantissimo per l’America Latina. Perché prima le ribellioni indiane erano circoscritte, mentre ora il movimento indigeno boliviano si presenta come prospettiva nazionale e internazionale. Questo è veramente straordinario perché mostra che se hai una politica intelligente il movimento indigeno può avere un ruolo nazionale e continentale. Poi c’è l’esperienza dell’Ecuador con un presidente molto bravo che sta aprendo un dialogo con i partiti e con il movimento indigeno dell’Ecuador, anche se non è un processo così radicale come in Venezuela o in Bolivia. Non parlo del Cile che continua ad essere pienamente neoliberale. Ognuna di queste esperienze è diversa dall’altra, perché le tradizioni sono diverse, i rapporti di classe non sono gli stessi, il livello della coscienza di classe, la maturità politica non sono le stesse. Ogni processo sarà diverso dall’altro e ha bisogno di flessibilità. Troviamo anche molte difficoltà e gravi pericoli. Evo Morales sarà capace di controllare una situazione così complessa? Aspettiamo, non è sicuro. Anche il processo venezuelano è diventato molto complicato. Le rivoluzioni sono fatte di uomini, di classi sociali, di popoli diversi che possono sbagliare. Non possiamo quindi essere completamente sicuri che l’esito di questi processi rivoluzionari divenga permanente, si stabilizzi. Ma una cosa è chiara: l’America Latina non sarà più quella di prima. L’imperialismo statunitense e le oligarchie non potranno più fare quel che facevano prima. Questo è chiarissimo. Tu parlavi del “socialismo del secolo XXI”. Io e molte persone che in America Latina lavoriamo su questi temi pensiamo che ci sia molta confusione, che gli scritti su tale questione non siano seri. Dirigenti del movimento indigenista dell’Ecuador, ad esempio, hanno la stessa percezione. Non hanno fiducia in questo concetto, non lo considerano chiaro. Uno di questi dirigenti mi diceva: “Isabel, prima i marxisti mi parlavano del socialismo e io potevo capire cosa voleva dire perché noi abbiamo la proprietà comune della terra. Ma questo socialismo del secolo XXI? Perché del secolo XXI?”. Certo se pensiamo di conseguire il socialismo nelle nuove condizioni del XXI secolo, questa è un’altra cosa: è possibile parlare di socialismo nelle condizioni del secolo XXI, tenendo presenti tutte le cose fatte nel secolo scorso, gli errori, le persecuzioni. Con tutto ciò, con la nuova realtà del mondo, sì, si può parlare di socialismo nel secolo XXI. Ma socialismo del secolo XXI è anche legato all’idea del computer-socialismo che mi sembra una concezione molto debole, è legato all’influenza della scuola scozzese, la scuola di Bremen, di Arno e il suo computer socialismo. Non sono d’accordo che la democrazia del socialismo sia solo partecipativa, ha bisogno di essere sociale. Cosa voglio dire: l’analfabeta, l’illetterato può partecipare ma continua ad essere emarginato. Vogliamo il socialismo partecipativo e sociale insieme. Chi ha teorizzato questo socialismo del XXI secolo sostiene che la legge del valore non esiste più perché ci sono i computer! Questa è l’incomprensione totale della concezione marxista dell’economia politica.
Qual è il ruolo di Cuba all’interno di questa ripresa della sinistra e dei movimenti sociali in America Latina? Che funzione svolge oggi Cuba, che ruolo ha, anche sul piano della riflessione teorica, all’interno di questa ripresa della sinistra latinoamericana?
Il più grande contributo di Cuba è di esistere, di essere là e questo è riconosciuto da tutte le forze progressiste. Perché Cuba ha resistito, ha dimostrato che era possibile arrivare al socialismo, con tutte le difficoltà che abbiamo. Che è possibile resistere all’imperialismo se si fa in una maniera intelligente, con l’unità del popolo, difendendo i propri principi. Questo è stato uno stimolo morale, politico, ideologico per tutte le forze progressiste e socialiste dell’America Latina. Perché bisogna considerare che la fine delle terribili dittature in America Latina è stata segnata da una specie di illusionismo, con democrazie di tipo borghese. Si pensava che con la democrazia avremmo risolto la questione sociale, in un contesto che vedeva a livello mondiale la fine del socialismo reale e l’avanzata del capitalismo neoliberale come sola e unica alternativa. E l’America Latina è precipitata in una notte terribile: un’enorme povertà, la privatizzazione di tutto, le ricchezze naturali sfruttate e rapinate. Abbiamo adesso questo risveglio del continente e la rivoluzione cubana era là con il suo messaggio di possibilità. Questa è la prima cosa. Fidel Castro è una figura prestigiosa nel mondo e in America Latina, con una forza enorme. Anche persone che non sono né socialiste né marxiste ammirano la lotta, l’intelligenza, la flessibilità di Fidel Castro che non ha mai avuto una concezione marxista settaria o dogmatica. C’è stata l’apertura ai cattolici, agli indigeni, a tutte queste diversità. La rivoluzione cubana ha avuto sempre questa apertura. Un’apertura dentro i principi socialisti. Non ha mai negato i principi. Perché si trovano persone aperte che dimenticano i principi. No, i principi non si dimenticano e la gente apprezza queste cose. Per uomini come Evo Morales o Chavez e molti altri la rivoluzione cubana con la sua apertura, con il grande sentimento di umanità molto forte che è presente nel popolo cubano, è stata un insegnamento, una lezione. Sempre in una prospettiva di internazionalismo e di solidarietà. Questi sono i principali contributi di Cuba. Mentre il pensiero della rivoluzione, il nesso tra il sociale e il nazionale-rivoluzionario sono molto importanti nelle condizioni dell’America Latina e possono essere utilizzati, certo senza copiare, da altri movimenti.
In che modo le forze politiche sempre meno numerose della sinistra anticapitalista europea potrebbero trarre ispirazione dall’esperienza latinoamericana?
Mio caro amico, questa è una domanda molto difficile. Non ho una risposta per questo. Si può dire che per noi rivoluzionari e marxisti latinoamericani quello che è successo con la sinistra, il marxismo, socialisti e comunisti in Europa, è un’enorme preoccupazione. Io sono fortemente internazionalista, certo sono latinoamericana, ma quello che è successo in Europa è anche parte di me, non è una cosa estranea, lontana. Ho anche vissuto in Europa, in Germania e in Francia. Visito periodicamente l’Europa. Probabilmente si sono fatti molti sbagli, ma la mia conoscenza non è sufficiente per dire quali e non voglio improvvisare. Ho la speranza che le forze di sinistra in molti paesi europei facciano una critica e un’autocritica profonda e si sviluppino in un cammino vicino ai lavoratori, ai movimenti popolari europei. E’ certo che ogni situazione è diversa e non si può tradurre meccanicamente. Bisogna ritrovare la capacità di rappresentare, come la sinistra europea ha fatto nel passato, le forze popolari, le sue aspettative, le sue speranze, i suoi bisogni.
Donatello Santarone
http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=05/08/2009
6.12.10
Capitalismo fuorilegge?
Dal sito Movimento Anticapitalista per il Socialismo
Capitalismo fuorilegge?
Se entriamo nel merito delle questioni che riguardano il nostro paese ci si può rendere conto dell'insostenibilità del sistema che premia esclusivamente i prepotenti, gli arroganti, i furbi e le mafie di ogni tipo che da nord a sud impongono il loro volere sull' economia e sulla vita dei cittadini. Stiamo assistendo ad una ridicola contesa tra i banditi che stanno al governo, tra chi ne esce dalla porta per cercare di rientrare dalla finestra e chi utilizza i potenti mezzi di informazione che ha a disposizione per cercare di nascondere la tragica realtà che stiamo vivendo. Dulcis in fundo, abbiamo un'opposizione che non è in grado di raccogliere il disagio dei cittadini e di indirizzarlo verso soluzioni alternative, un'opposizione che nemmeno si sogna di criticare il sistema ma che vorrebbe solamente approfittare della situazione per sostituirsi agli attuali governanti.
Ma è proprio il sistema che è andato in crisi, e la prossima crisi sarà ancora peggiore! Il capitalismo non può trovare soluzioni all'interno di se stesso in quanto sistema criminale che sta distruggendo il pianeta e schiavizzando gli individui. Perchè è proprio questa la realtà che ci circonda, stiamo viverndo tempi cupi, la dittatura del capitale ha ridotto l'uomo in condizioni di vita inaccettabili e lo costringe a subire ogni tipo di sopruso. Per potere accedere ad un posto di lavoro che non è più tutelato e che viene retribuito con salari da miseria assoluta, un lavoratore deve rinunciare alla sua dignità.
Il capitalismo e l'imperialismo stanno mettendo a ferro e fuoco il pianeta, si stanno consumando inesorabilmente le risorse e si impongono condizioni di vita peggiori dei tempi dello schiavismo. Le condizioni di vita disumane sono in continuo aumento, sopratutto nei paesi ricchi che non vogliono sentire ragioni e vorrebbero continuare a dominare il mondo per assecondare i propri interessi mentre al suo interno le diseguaglianze aumentano in maniera esponenziale. Ma le condizioni di vita sono ancora più disumane in quei paesi che continuano ad accettare le imposizioni dei paesi ricchi a causa di governanti indecenti che per i loro tornaconti personali non disdegnano di sacrificare i loro popoli agli interessi del moderno schiavismo. L'altra faccia della medaglia è rappresentata dai paesi in via di sviluppo che hanno deciso di intraprendere percorsi autonomi o che, ancora meglio, hanno scelto la strada dell'integrazione regionale e del libero scambio tra paesi che vogliono vivere in amicizia scambiandosi conoscenze ed esperienze.
Da qualsiasi angolatura lo si voglia esaminare il capitalismo non può che essere considerato come un sistema violento, autoritario, ingiusto e criminale. Da quì non può che sorgere una domanda: ma è ancora possibile accettare che questo sistema possa continuare ad agire indisturbato? Non è ancora giunta l'ora perchè venga processato, condannato e messo al bando? Ne va del futuro del pianeta e degli esseri che lo popolano.
13.11.10
Liberata Aung San Suu Kyi: Evviva! Però....

Oggi Aung San Suu Kyi, la birmana Premio Nobel per la pace, è stata rimessa in libertà dopo che venne incarcerata in occasione delle recenti elezioni. Quando una persona viene fatta uscire dal carcere c'è sempre di che rallegrarci, è ovvio, però prima di parlare di democrazia a sproposito conviene addentrarsi meglio nella questione. Un osservatore attento potrebbe scoprire delle vertità molto diverse da quelle fornite dai media che impazzano per la liberazione della ricca signora ma ignorano allegramente che le carceri di tutto il mondo sono piene di poveracci finiti dentro per motivi politici o per motivi molto meno pericolosi di quelli che hanno portato in carcere la presunta rappresentante della democrazia nella Birmania diventata Repubblica dell'Unione di Myanmar dopo che per decenni l'etnia dominante aveva imposto il nome di Birmania a tutte le minoranze etniche. Io non ho mai amato le giunte militari al potere, di qualunque colore siano, però ho imparato a diffidare dei nostri media che troppo spesso usano la parola democrazia a spropopsito ed al solo scopo di distinguere i "buoni" servitori degli interessi imperialisti dai "cattivi"oppositori che magari difendono la sovranità nazionale e la dignità dei loro popoli. A me non sfugge il fatto che troppo precipitosamente i nostri media hanno accostato la Premio Nobel nientemeno che a Nelson Mandela senza chiedersi quali veri interessi stiano dietro all'appoggio incondizionato ad Aung San Suu Kyi. Non ci dicono per esempio che il Myanmar galleggia su immnesi giacimenti di petrolio e di gas e che è questo l'unico vero motivo del sostegno incondizionato alla Premio Nobel ed ai monaci buddisti che si oppongono ai militari al potere ma che altri non sono che rappresentanti dell'imperialismo che vorrebbe riportare la Birmania sotto la propria influenza dopo che le guerre popolari guidate dal Partito Comunista Birmano, poi reso fuorilegge, liberarono il paese dall'occupazione giapponese e dal colonialismo britannico.
La storia della Birmania è molto complessa e non può assolutamente essere ristretta tra i militari al potere e la signora San Suu Kyi che altri non è che la rappresentate birmana degli interessi imperiali. Ed è proprio il fatto di difendere questi interessi che portò Aung San Suu Kyi a ricevere il Nobel per la Pace, un classico dell'istuzione svedese che con le sue avventuruose scelte sta diventando sempre meno credibile. Io penso che se questa "vittima" dovesse prendere il potere decine di migliaia di birmani, o molti di più, sparirebbero nel totale silenzio dei media "democratici". E' successo praticamente in tutte le parti del mondo a cui è stata "regalata" la nostra democrazia. Prima usavano le dittature militari fasciste, ora, visto che quelle non durano per sempre, sono passati a metodi più raffinati ma non meno crudeli. Vi ricorda niente l'Honduras, l'Iraq, l'Afganistan, la ex Jugoslavia e le innumerevoli "rivoluzioni" colorate, solo per citare i più noti?
Felicità per la liberazione di Aung San Suu Kyi, però non glorifichiamola, è solo la rappresentante dell'imperialismo non la rappresentante della democrazia birmana. Non cadiamo nelle trappole dei padroni del mondo, please, agli Usa non sta a cuore la democrazia, tutt'altro, a loro stanno a cuore esclusivamente le ricchezze dei paesi da "democratizzare", la democrazia è altro che farsi sottomettere dai grandi capitali e dai loro eserciti che distruggono paesi e popoli. Se prima l'impero imponeva le sue leggi con le dittature militari e fasciste, visto che quelle alla lunga non durano ora hanno cambiato strategia e ricorrono alle rivoluzioni colorate. Che cavolo c'entrano in Birmania le magliette a sostegno della Premio Nobel con scritte in inglese? E' spiacevole sostenerlo ma bisgna dire che per fortuna i militari birmani resistono all'aggressione dei grandi interessi imperiali! A me non piacciano i militari, sia chiaro, però meglio loro che i Marines e la finta democrazia....
8.11.10
ANSIA. Le Niùs della settimana

Ho deciso di pubblicare le Niùs commentate con cadenza settimanale. Farlo tutti i giorni è lavoro da professinisti visto che l'indecenza cresce, cresce, cresce....
Settimana dall'1 all'8 settembre
Blitz all’alba a Brescia, sgomberato presidio (Lavoratori immigrati chiedono di essere regolarizzati ma il nostro governo li fa aggredire dalla poliza. Altrimenti come farebbero a dire che gli immigrati sono tutti delinquenti?)
Fini sfida il premier: Dimettiti (guerra finta tra fasci veri)
Trovato cadavere della torinese scomparsa (l’assassinio come espressione della nostra cultura????)
Califano: sono povero, chiedo sussidio (ma va ‘ffanculo!)
Camusso: Maroni ascolti gli immigrati bresciani (sì li ascolta, con i manganelli della polizia)
Nucleare, treno scorie giunto in Germania (prossimamente anche da noi, potevamo restare indietro?)
In Polonia la statua del Cristo più alto del mondo (ci mancava proprio, dopo Stalin, Gesù. Dalla padella alla brace….)
Veneto sott’acqua (il Governatore ex Ministro Zaia accusa le istituzioni… Ma lui non stava nel Governo del fare? Sì del far finta di fare….)
Bondi: Dimissioni se fossi responsabile (allora che aspetti cortigiano, che il monarca dia la colpa ai comunisti? E’ che tu sei stato pure comunista, non puoi cavartela….)
Elezioni in Birmania, Obama e la Clinton parlano di brogli (Ma se devono ancora iniziare…. Patetici rappresentanti di una patetica democrazia!!)
Reality, il Grande Fratello compie dieci anni ( e vogliono pure festeggiare????)
Cina prima potenza mondiale, Usa secondi (per ora, fra qualche anno gli Usa saranno il nuovo Terzo Mondo. Fare la guerra costa….)
Il 30 % dei bambini ha problemi di sonno (fiutano il futuro…. Glie lo diciamo che quando c’era il comunismo si dormiva benissimo?)
20 anni di confessioni e messe ma non era prete (come Berlusconi, 20 anni al governo ma non è un politico….)
Robot, ecco quelli da compagnia (no comment….)
Non trova crocchette di pollo, aggredisce inserviente (c’è fame e fame….)
Bertolaso va in pensione (700 Euro al mese?)
Irak: Al Maliki resta premier (Ha preso meno del 10 % dei voti ma è un “democratico”…. Le farse non finiscono mai)
Russia: grave giornalista aggredito (è la democrazia capitalista signori!)
Romani: risorse da gara sulle frequenze (l’informazione all’asta….)
Papa: mai nominare nome di Dio invano (appunto….)
Bologna: Accoltella genitori nel sonno (dacci oggi la nostra strage famigliare quotidiana….)
La Russa: questa notte dormirò (ma che ce ne frega!)
Afghanistan: Zapatero visita militari (era meglio il contrario….)
Papa in Spagna accolto dai reali (inutili incontri tra persone inutili….)
Berlusconi non apre conferenza famiglia (ci mancherebbe pure questa!)
Ruby: Berlusconi è un galantuomo (se lo dice lei….)
Fiat: Chrysler, utile sale a 239 milioni ( e Marchionne vuole pagare ancora meno gli operai. Stronzo!!! La sua fortuna è che la maggioranza degli operai non si iscrive alla Fiom, preferisce farsi prendere per il culo!)
5.11.10
SORPRESA! I PAESI DELL'EST RIMPIANGONO IL COMUNISMO

Il miracolo della democrazia capitalista sembra si stia rivelando per quel che è: un bufala. I paesi dell'Est Europa che venivano dalle illusioni successive alla caduta del cosidetto socialismo reale, si stanno scontrando con la dura realtà che sta facendo cadere qualsiasi entusiasmo per un futuro migliore. Seppure siano passati pochi anni e l'illusione sia ancora accattivante, la maggioranza dei cittadini di quei paesi sta addirittura rimpiangendo il comunismo! Lo dice un'inchiesta seria patrocinata nientemeno che dall'IICMER (Istituto per l'Investigazione dei Crimini del Comunismo e della Memoria dell'Esilio Rumeno) quindi una fonte non tacciabile di parteggiare per il comunismo. Secondo il sondaggio, molto articolato, alla domanda se si sta meglio ora o quando c'era il comunismo, la risposta è stata sorprendente, infatti il 61 per cento degli intervistati ha risposto senza esitazioni che era meglio il comunismo!!!!!
Analoghe inchieste in altri paesi dell'ex Comecon hanno confermato questa tendenza. In Ungheria la percentuale sale addirittura al 72 % mentre in Ucraina e Bulgaria è al 62 %. In Russia, Lituania e Slovacchia è attorno al 45% mentre sotto il 40 % troviamo solo la cattolicissima Polonia (35) e la Repubblica Ceca (39). Se si tiene conto dei molti incerti la percentuale di chi si dichiara contento per l'arrivo del capitalismo è veramente ridicola. Se i popoli che hanno sperimentato i due sistemi si esprimono in questi termini credo che sia il caso di fare una seria riflessione, in particolare la dovrebbe fare la nostra sinistra che insiste testarda a difendere la scelta liberale. E di conseguenza continua a perdere consensi....
E' ora di cambiare veramente, dare una decisa spallata alle false illusioni, ai monarchi ed ai loro cortigiani ed impulsare una vera lotta per la costruzione dell'unica società a misura d'uomo che si sia conosciuta in epoca moderna: il SOCIALISMO!
Avanti popolo, alla riscossa,
rispolveriamo la bandiera rossa!
23.10.10
ANSIA-Le Niùs di oggi.

Immondizia!!!!
Anche oggi, che triste vivere nell'impero.
-Napoli, cresce immondizia nelle strade (Si aspetta il nuovo miracolo del Premier, per ora ha mandato Bertolaso a preparare la scena....)
-Sarah, chiuse strade a turisti (e se chiudessimo i giornalisti?)
-Lodo Alfano, Berlusconi chiederà ritiro (Se Napolitano avesse più coraggio....)
-Crisi, Epifani, 5 mila posti persi (Posti di lavoro, perchè posti di comando non ne perdono nemmeno uno!)
-Pensionati, canone Rai rateizzabile (Ma andate a fare in c...!)
-Rifiuti, scontro UE-Bertolaso (Farebbe meglio ad incontrare i manifestanti....)
-Sesto Fiorentino, sconmtro tar auto, grave bambino (Ne succedono a migliai tutti i giorni.... ma quì sarà coinvolto qualche immigrato....)
-Scuola Adro, il sindaco: quale legge avrei violato? ( Sicuramente quella della decenza!)
-Denise, martedì riprende il processo (Lo sa, lo sa, Vespa lo sa!)
-Bologna, operaio ucciso in cantiere A14 (Speriamo sia l'unico per oggi, sarebbe un record)
-Haitì, epidemia di colera, 200 i morti (Tranquilli, ci pensano i Marines....)
-Rifiuti, guerriglia a Terzigno (Anche voi, tarnquilli, ci pensa l'unto del Signore....)
-Wikileaks, 4000 documenti (Spiegano la guerra di pace in Irak?)
-Roma, ucciso da vicino dopo lite (Perchè, c'e chi prima uccide e litiga poi?)
Per oggi basta così, è pure sabato....
21.10.10
ANSIA. Le Niùs della giornata
E' solo un antipasto degli eventi che allietano la vita dei paesi "democratici". E la giornata non è ancora finita....-Rifiuti, sale la tensione. Bruciato il tricolore (Già sentita....)
-Taxista aggredito resta in coma profondo
-Sarah uccisa in garage (per oggi, aspettiamo domani e Porta a Porta....)
-50 intossicati a Milano (Magari fossero solo 50....)
-Haitì, oltre 50 morti per dissenteria (compagni di sventura, ci fanno sentire meno soli)
-Italease, Faenza condannato a 7 anni (Andrà in prigione? Macchè, è mica un poveraccio e le prigioni nei paradisi fiscali non le hanno ancora fatte....)
-Berlusconi cita Report (Mica si può parlare impunemente dei suoi affari nei paradisi fiscali! E lasciatelo lavorare per favore!)
-L'Agicom diffida il TG1 per forti squilibri a favore della maggioranza (domani B citerà l'Agicom?)
-P3, Marra si è dimesso dalla Magistratura (andrà a fare il manovale? Noooooo!)
-Piazza Loggia, il Pm chiede 4 ergastoli (alla fine assolvono sempre, i servitori del potere mica si condannano)
-Schianto sul Grande Raccordo Anulare, morti 4 ventenni (No comment)
-'Ndrangheta, tre arresti in Lombardia (Tra i quali un sindaco, se diciamo che è di centrodestra abbiamo il 90% delle probabilità di indovinare....)
-'Ndrangheta, arrestato responsabile attentato PG a Reggio (Pareggio nord-sud....)
-IOR, il Tribunale del Riesame conferma il sequestro di 23 milioni (Affari e Chiesa....)
-Agrigento, anziani coniugi sgozzati in casa. Forse una rapina (O forse delitto in famiglia? Anche quì abbiamo buone probabilità di indovinare!)
-Fisco, Tremonti: tassare i BOT (Ma non era il governo che abbassava le tasse? Sì, le loro!)
-Campania, sindaco vieta minigonne e scollature (Il Medio Evo è già quì)
-Canadà, shok, colonnello killer in lingerie (Sempre per sentirsi meno soli....)
-Cade in porcilaia, donna uccisa da maiale (Lui la pena di morte ce l'aveva già....)
-Pediatri, l'80% dei bambini non gioca più all'aria aperta (Se togliamo zingari e senzatetto la percentuale sale al 100%. Solo Berlusconi ha una percentuale più alta....)
Per oggi ci fermiamo quì, basta e ne avanza per dire che questa "democrazia" non ci garba....
29.9.10
Noam Chomsky: Le 10 strategie della manipolazione mediatica

Il grande pensatore nordamericano Noam Chomsky spiega quali sono le strategie messe in atto dai media dei padroni per manipolare l'informazione. Le riporto quì sotto insiem alla bella vignetta apparsa sulle pagine di INFORMAZIONE LIBERA
Le 10 strategie della manipolazione mediatica
DI NOAM CHOMSKYvisionesalternativas.com
1 - La strategia della distrazione.
L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione.
Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3 - La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.
4 - La strategia del differire.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.
5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).
6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.
Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….
7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.
Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).
8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...
9 - Rafforzare il senso di colpa.
Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!
10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.
Negli ultimi 50’anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.





