Fidel Castro: Concetto di Rivoluzione

Revolución
Es sentido del momento histórico;
es cambiar todo lo que debe ser cambiado;
es igualdad y libertad plenas;
es ser tratado y tratar a los demás como seres humanos;
es emanciparnos por nosotros mismos y con nuestros propios esfuerzos;
es desafiar poderosas fuerzas dominantes dentro y fuera del ámbito social y nacional;
es defender valores en los que se cree al precio de cualquier sacrificio;
es modestia, desinterés, altruismo, solidaridad y heroísmo;
es luchar con audacia, inteligencia y realismo;
es no mentir jamás ni violar principios éticos;
es convicción profunda de que no existe fuerza en el mundo capaz de aplastar la fuerza de la verdad y las ideas.
Revolución es unidad, es independencia, es luchar por nuestros sueños de justicia para Cuba y para el mundo, que es la base de nuestro patriotismo, nuestro socialismo y nuestro internacionalismo.

Fidel Castro Ruz (1ro de mayo del 2000)

16.8.11

LA REPRESSIONE POLIZIESCA NEL CAPITALISMO E NEL SOCIALISMO

LA REPRESSIONE POLIZIESCA NEL CAPITALISMO E NEL SOCIALISMO


In questi giorni mi trovo su una spiaggia ad ovest dell’Avana dove da parecchi giorni è in atto un’ispezione da parte di vari organismi statali per reprimere interventi urbanistici che violano le norme edilizie ed ambientali. Si tratta della costruzione di ville con accesso diretto al mare da parte di personaggi che ostentano la loro ricchezza non sempre di provenienza certa. Gli organi di polizia e di ispezione stanno verificando tutta la documentazione inerente alla proprietà, all’acquisto, ai permessi per costruire ed alla provenienza dei materiali per la costruzione. Al termine degli accertamenti gli organismi legali emetteranno i loro verdetti rispetto alle varie situazioni. Si vocifera di sequestri, abbattimenti ed approfondite indagini riguardo alla provenienza dei capitali. Ojalà, che in Cuba sia riesca ad evitare che si inizi un processo simile a quanto avvenuto nei paesi capitalisti dove l’urbanizzazione selvaggia ha prodotto danni incalcolabili!
Nel contempo il telegiornale riporta le notizie delle repressioni poliziesche in atto in Cile, in Spagna, in Inghilterra ed in altre parti dell’universo capitalista contro i cittadini che chiedono il rispetto di diritti elementari. In seguito a questi eventi mi sorgono spontanee alcune riflessioni.   
La polizia per sua natura reprime, succede in tutto il mondo, in tutte le epoche ed in qualsiasi sistema politico, questo è indiscutibile. La questione è: chi e cosa reprime la polizia?
Da quanto esposto sopra si può facilmente dedurre che nel sistema capitalista, sfido chiunque a dimostrare il contrario, la polizia reprime i cittadini che reclamano i propri diritti in contrapposizione agli interessi dei grandi capitali.
Nel sistema socialista, e sfido nuovamente chiunque a sostenere il contrario, la polizia reprime chi, per interesse particolare, opera contro gli interessi dei cittadini.
Se ne deduce che per i cittadini il sistema repressivo può essere un fedele alleato oppure un crudele nemico, a seconda del sistema politico. Ai cittadini la scelta del sistema più conveniente….
Se non ci fosse la potente campagna mediatica al servizio dei grandi capitali per distorcere la realtà a vantaggio dei loro interessi, non ci sarebbero dubbi su quale sistema politico conviene alla stragrande maggioranza dei cittadini.
Se non ci fosse l’imponente campagna mediatica al servizio degli interessi di pochi ed i vigliacchi che per quattro soldi (ma se sono fedeli al capo fino alla sfacciataggine i soldi diventano tanti, vedi Feltri, Belpietro & company) si vendono a questi cialtroni contribuendo in maniera decisiva ad affossare i diritti dei loro concittadini….

5.8.11



DAL KOSOVO A BENGASI: I CRIMINI DELLA “DEMOCRAZIA”
Foto tratta da L'Ernesto.it
Dal Kosovo a Bengasi la linea aggressiva adottata dall’imperialismo statunitense negli ultimi decenni è molto chiara anche se i media imperiali sanno bene come nascondere la verità ed indirizzare l’interesse delle masse verso il futile ed il dilettevole per distogliere l’attenzione dai crimini orrendi di cui si stanno macchiando.
Attualmente il Kosovo, antica provincia della ex  Repubblica di Yugoslavia, è una terra occupata dalle forze imperialiste guidate dagli Stati Uniti ed è governata da una mafia al servizio degli interessi della borghesia e dei grandi capitali transazionali. Dodici anni fa le forze armate della NATO bombardarono per 78 giorni e 78 notti la Yugoslavia facendo sì che i dirigenti di quel paese barbaramente aggredito, di fronte a tanti civili morti decidessero di accettare le condizioni imposte degli aggressori, ponendo così fine alla resistenza popolare che non intendeva accettare nessun compromesso con gli invasori. Una straordinaria campagna di manipolazione mediatica senza precedenti era riuscita ad evitare che si potesse raggiungere un accordo in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, un accordo che potesse impedire agli Stati Uniti di dare l’ordine di attaccare il paese balcanico.
Più di 2 000 civili morti, decine di migliaia di feriti, la distruzione di ospedali, asili infantili, fabbriche, abitazioni, edifici pubblici, stazioni radio e televisive, ambasciate ed altro, fu il più immediato risultato di quell’azione barbarica che portò alla disintegrazione della Yugoslavia socialista, un raro esempio di sovranità, indipendenza e fratellanza tra popoli di culture e religioni diverse.
Ricordare alcuni dei tremendi fatti conseguenti all’aggressione selvaggia dei paesi fascio-nazisti che la stampa borghese, di destra e di sinistra, si ostina a definire “democratici”, aiuta ad evitare che il tempo offuschi la memoria e le coscienze. Il Danubio, fiume vitale per quella regione dell’Europa Centrale, fu infestato con l’uranio impoverito dei 31 000 ordigni lanciati dagli aggressori. Il mondo cominciò a conoscere il termine “effetti collaterali” quando il 30 maggio del 1999, la NATO bombardò un ponte a sud di Belgrado ammazzando 11 civili e ferendone altri 40. Sempre a sud di Belgrado venne bombardata la città mineraria di Aleksinac mentre 55 persone che viaggiavano su un treno furono uccise a Grodelika Klisura. Il 14 aprile dello stesso anno la NATO bombardò una carovana di profughi nella regione di Djakovica lasciando 75 morti; il 28 dello stesso mese fu aggredita una zona residenziale di Surdulica con la conseguenza di 20 morti e numerosi feriti. Altri 47 civili che transitavano su un autocarro vennero assassinati a causa del bombardamento del ponte di Luzane mentre il 7 maggio una bomba a grappolo venne lanciata sul centro della città di Nis lasciando 15 morti e 70 feriti. L’otto maggio l’aviazione degli aggressori bombardò l’Ambasciata della Cina ammazzando tre giornalisti cinesi e ferendo 20 persone tra diplomatici e lavoratori di quella nazione. Il primo di giugno del 1999 venne bombardato un centro geriatrico della periferia di Belgrado, furono 20 gli anziani massacrati dalla follia criminale dei paesi capitalisti. Dopo queste barbarie le autorità jugoslave cedettero alle richieste di Washington permettendo agli strateghi nordamericani di indirizzare i propri istinti bestiali verso il Kosovo e di organizzare la caccia all’allora presidente jugoslavo, Slobodan Milosevic, che venne trascinato davanti al Tribunale Internazionale dell’Aia, creato su misura per gli interessi USA, dove si difese senza avvocati e stava dimostrando tutt’altra verità di quella che i media occidentali avevano diffuso. Dal Tribunale dell’Aia Slobodan Milosevic uscì solo dopo essere deceduto per cause mai accertate ma facilmente immaginabili…. In Kosovo venne imposta la “democrazia” e si installo alla guida del nuovo stato, Hasim Thachi, capo mafioso di una rete criminale e sospetto trafficante di organi e droga. Ancora una volta l’imperialismo ricorse alla peggior feccia dell’umanità per sottomettere un popolo ai propri voleri. Credo non sia il caso di riportare i nomi dei governanti italiani che parteciparono a questi orrori, dovrebbero essere ben noti a tutte le persone dotate di umanità e memoria storica. Per aiutare i più smemorati dirò soltanto che in quel periodo l’Italia non era governata da Berlusconi, fascisti e leghisti ma dal centrosinistra….
Da oltre quattro mesi i criminali fascio-nazisti che governano i paesi capitalisti della famigerata NATO, stanno aggredendo la Libia, i dirigenti di quel paese hanno deciso, con l’appoggio dell’esercito e della maggioranza della popolazione, di resistere e di non fare nessuna concessione agli aggressori, convinti che solo con la lotta di resistenza sia possibile difendere la verità e salvaguardare la sovranità di un popolo. Gli strateghi dell’imperialismo americano ed europeo hanno pensato di convertire la città di Bengasi in una specie di Kosovo libico ed hanno installato, armato e finanziato un cosiddetto Consiglio Nazionale dell’opposizione e sembra non vogliano rendersi conto che il Colonnello Gheddafi gode del sostegno popolare e militare, di quello delle tribù e della stragrande maggioranza dei giovani e che non intende arrendersi ne fare alcuna concessione alle pretese degli Stati Uniti. Per capire chi siano i “valorosi” oppositori di Gheddafi e quali i valori che li guidano, basta sapere che proprio in questi giorni il loro capo è stato assassinato in seguito a contrasti interni….
Le manovre militari dell’impero stanno massacrando la popolazione libica, le strutture pubbliche, civili e militari di quel paese vittima delle pretese arroganti di chi intende dominare l’intero pianeta con il terrore. L’intenzione è quella di sfinire la popolazione, catturare Gheddafi e portarlo davanti al loro Tribunale dell’Aia dal quale, come Milosevic, ne uscirebbe solo morto. A chi non ha mai perso la capacità di guardare in faccia la realtà, questo piano non stupisce, è solo la conferma di una strategia mostruosa in atto da molto tempo, quello che lascia esterrefatti è l’indifferenza! Sembra che operazioni simili vengano ormai accettate come normalità, o peggio, come una necessità. La codardia di popoli incoscienti ed ormai incapaci di leggere gli eventi, sembra essere l’alleato perfetto per continuare tranquillamente a massacrare innocenti in ogni angolo del pianeta per appropriarsi di tutto quanto necessitano i ricchi per estendere sempre più il loro criminale dominio. La speranza, ultima a morire, è che la resistenza di Gheddafi abbia successo e riesca a turbare il sonno tranquillo dei sudditi incoscienti dell’Occidente opulente. O meglio, ex-opulente, perché a furia di concentrare sempre più la ricchezza in poche sporche mani, l’opulenza si sta trasformando rapidamente in povertà dilagante.

Banes 31-7-2011

22.7.11

CHI PUO’ AMMAZZARE UN ANGELO?




Il cantautore argentino Facundo Cabral si definiva “serenamente anarchico” e sosteneva di essere “un narratore di storie, viaggi, sogni e incubi”. In un’intervista al programma radiofonico Viva la Radio, Cabral disse che non avrebbe mai pensato di arrivare alla terza età ed incontrare tanta pace. I suoi 74 anni li aveva compiuti lo scorso 22 maggio, dopo che nel 2010 aveva subito ben quattro interventi chirurgici in seguito ad un cancro che da alcuni anni lo tormentava. Aveva bisogno di aiuto per muoversi ed aveva subito un abbassamento della vista ma tutto questo non gli impediva di continuare a scrivere e cantare le sue canzoni in diversi scenari in giro per il mondo. “Quello che io faccio è agitare, incendiare la sala perché se ne vadano pieni di calore”, disse recentemente, ed aggiunse: “Per questo quando salgo sul palco quello che cerco di fare è contagiare la gente con l’amore per la vita, spingerla perché si animi a vivere, perché se hai paura la vita non esiste. La paura è l’antitesi dell’amore, l’amore è coraggio”. Il successo come artista arrivò nel 1970 con il brano No soy de aquì, no soy de allà, dove diceva: “non ho età ne avvenire, essere felice è il mio colore e la mia identità”. Spiegava Facundo Cabral, che uno decide di essere felice, qualsiasi sia la circostanza in cui si trova a vivere. Diceva di conoscere una formula efficace per raggiungerla, quella di ascoltare il cuore prima che intervenga la testa, che sempre ti mette in conflitto. “La testa fa sempre domande perché mai impara, il cuore sa una sola cosa e la mette in atto, che è amare; per questo sono condannato alla felicità”. Nel 1996 l’UNESCO lo dichiarò Messaggero di Pace per la sua opera di cantautore, poeta e scrittore.
Il 9 luglio scorso Facundo Cabral si stava dirigendo verso l’Aeroporto La Aurora, a sud di Ciudad Guatemala, per volare verso il Nicaragua dove era atteso per dei concerti. Per strada, in quel paese che rappresenta l’essenza della follia capitalista, Facundo Cabral incontrò la furia di sicari armati che scaricarono tutta la loro follia contro l’auto su cui viaggiava in compagnia dell’impresario teatrale che lo aveva contrattato. Non era lui la vittima destinata, non poteva essere lui. Nemmeno nell’inferno capitalista che distrugge ogni valore si può arrivare a tanto! Chi può ammazzare un angelo?

20.7.11

Lo stato capitalista, la farsa elettorale e l’unica soluzione possibile.


Lo stato capitalista, la farsa elettorale e l’unica soluzione possibile.

Lo Stato capitalista è lo strumento formidabile con il quale la borghesia sottomette i popoli, esattamente come succedeva ai tempi dello schiavismo. Un tempo i padroni si chiamavano con il loro nome, PADRONI per l’appunto, ora ci dicono che “lo schiavismo è stato abolito” ed i padroni si chiamano IMPRENDITORI! Che è una maniera elegante per gabbare gli sprovveduti. Infatti ora le borghesie criminali dominano come mai e sfruttano i popoli grazie all’aiuto incondizionato degli stati capitalisti che legalizzano e difendono lo sfruttamento degli uomini a favore del capitale. Quando c’era il padrone gli sfruttati erano in grado di individuare la persona che li sfruttava e potevano in qualche modo difendersi, ribellarsi, quando non addirittura vendicarsi, ora l’imprenditore è quasi sempre anonimo, invisibile e quindi invulnerabile, spesso addirittura osannato da sudditi ignari. Comprendere questo semplice meccanismo dovrebbe bastare a far ribellare intere generazioni di sfruttati ma… culi, tette, palloni d’oro e la sempre efficace mistura di sesso, droga & rock ‘n roll riescono a rimbecillire giovani e non più giovani, perfino ex e neo-comunisti…. Se non ci credete leggete Impero, il libro scritto da Toni Negri e Michael Hardt, due personaggi sconcertati e sconcertanti che hanno l’ardore di definirsi comunisti, e vi renderete conto di come il pensiero imperial-borghese dominante sappia devastare le menti dei propri sudditi.

La farsa elettorale e l’unica soluzione possibile.
Le elezioni politiche in Italia ed in tutti i paesi capitalisti, hanno valenza zero. Infatti nel capitalismo il vincitore, di qualsiasi colore esso sia, è solo un ragioniere che deve apporre la propria firma a decisioni prese da una sequenza impressionante di poteri criminali che non hanno precedenti nella storia dell’umanità. In primo luogo le decisioni le prendono le organizzazioni dei potentati economici transazionali, tipo il Club Bildenberg ed altre diavolerie simili che riuniscono la peggior feccia dell’umanità, quindi le varie organizzazioni internazionali tipo Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, WTO, ecc., poi il Governo imperialista di Washington, in seguito la NATO, poi l’Europa ed infine il nostro Governo al quale non resta altro compito che reprimere eventuali oppositori che sono sopravvissuti alla manipolazione mediatica, alla propaganda cosiddetta democratica ed a culi e tette somministrati a colazione, pranzo e cena. Malgrado tutto questo c’è ancora chi si spende per “sconfiggere Berlusconi”. Come se Prodi non avesse approvato tutto quanto serviva agli interessi dell’imperialismo! Qualcuno ora spera in Vendola, se non ci tocca Montezemolo o Tronchetti Provera, non sapendo che non potrà cambiare una virgola che vada contro agli interressi della borghesia nostrana ed internazionale. Ma se pure al Presidente del paese sede dell’impero, gli Stai Uniti d’America, non resta altro da fare che mettere la firma su quanto decidono i padroni dei capitali! A tutti i presidenti dei paesi capitalisti, oltre alla repressione, tocca solo il compito di difendere la borghesia fascista ed amministrare la povertà dilagante.
Chiarito questo, l’unica cosa che è possibile fare è non sprecare inutilmente le energie in stupide ed inutili campagne elettorali ed utilizzarle piuttosto per liberare il mondo da questa immondizia criminale…. Con qualsiasi mezzo! Solo un mondo libero dai nazisti senza scrupoli che ci dominano può salvare l’uomo dalla tremenda schiavitù in cui è precipitato. Troppi cervelli sono stati espropriati della facoltà intellettiva, compreso quello di Toni Negri, troppi animi sono stati annichiliti, bisogna agire il più presto possibile. Molti a questo punto si domandano come fare, quali soluzioni adottare…. Ce n’è solo una: eliminare lo stato capitalista. Eliminare lo stato capitalista significa annientare la borghesia criminale! Perché lo stato capitalista è l’unica arma efficace che possiede, senza quello la borghesia crolla perché i capitali perdono il loro valore e diventano quello che realmente sono: carta straccia!
Bisogna agire al più presto perché mentre noi viviamo sulle nuvole altri popoli muovono passi da gigante e ben presto ci troveremo relegati in fondo alle classifiche del benessere! Da anni si vede chiaramente quali sono gli stati emergenti, in Asia, in Sudamerica, perfino in Africa, mentre l’Europa continua testardamente a fare gli interessi dell’imperialismo! Davvero pensiamo che il futuro ci sorriderà se continuiamo a farci portatori di un sistema oppressivo, ingiusto e devastante che elegge periodicamente a rappresentarci delle macchiette ridicole come Berlusconi, Prodi, Aznar, Blair, Cameroon, Sarkozy, ecc.? Macchiette che sono espressione di una società gravemente malata, uomini che sembrano usciti dalla fantasia di uno scrittore in vena di ironia ma che sono lo specchio della nostra società in declino che ha perso ogni etica, uomini incoscienti ed ignoranti che si avventurano in stupide ed orrende guerre contro popoli inermi facendo pagare ai più deboli i costi di queste barbarie messe in atto solo per obbedire agli interessi del grande capitale. Cina, Brasile, Venezuela, Bolivia, Ecuador, India, Sudafrica e perfino il Vietnam distrutto dall’aggressione nazi-capitalista, stanno portando ogni anno milioni di persone dalla povertà al benessere, stanno mettendo in pratica uno sviluppo tecnologico sempre più rispettoso dell’ambiente e stanno sviluppando un progresso basato su una sempre maggior giustizia ed equità sociale, paesi, questi, che hanno deciso di mettere i capitali al servizio dei popoli e non il contrario. Di loro è il futuro, l’Europa o cambia o finirà miseramente la sua avventura spaccandosi tra nazioni che intendono salvaguardare la propria dignità ed altre, tra cui sicuramente l’Italia, che finiranno per distruggere irreparabilmente il proprio futuro. Quanto all’impero USA, la sua fine è già cominciata, anche se Toni Negri e Michael Hardt non se ne accorgeranno, e prima di dissolversi continuerà disperatamente a spargere distruzione e morte in ogni angolo del pianeta.

15.7.11

LA VERGOGNA DELLA BORGHESIA CIALTRONA


LA VERGOGNA DELLA BORGHESIA CIALTRONA

Un fatto recente mi ha distolto dalla tranquillità dell’auto-esilio avanero per riportarmi al disgusto della realtà italiana. Dall’ex belpaese mi avvertono che l’Agenzia delle Entrate si è fatta viva per chiedermi il pagamento di 1700 Euro riguardanti la denuncia dei redditi del 2007 e relative multe, interessi, ecc. Il Fisco, tanto generoso con miliardari, ladri e truffatori, si accanisce contro la pensione che all’epoca cominciai a percepire dopo oltre 40 anni di duro lavoro e che ammontava all’enorme cifra di 688 Euro al mese….
La favolosa pensione è frutto di una vita di duro lavoro che mi ha visto costretto a sacrificare la giovinezza per sopperire ad eventi luttuosi che hanno sconvolto l’esistenza della mia famiglia abbandonata a se stessa da istituzioni nate dalla gloriosa lotta di Liberazione ma finite ben presto nelle mani avide di chi quella lotta l’ha solo osservata da agiati luoghi di svago dove l’unico impegno era quello di prepararsi a goderne i frutti al momento opportuno. Non è da ora che sostengo che tutte le disgrazie del nostro paese sono iniziate proprio quando, terminata l’eroica lotta per liberarci dagli occupanti stranieri e nostrani, i partigiani vennero convinti a deporre le armi. Fu l’inizio della riconsegna dell’Italia nelle mani avide della borghesia cialtrona di ogni colore e che il colore lo cambia allegramente a seconda delle convenienze del momento. Quella situazione di profondo disagio in cui mi venni a trovare, fu anche l’inizio della presa di coscienza politica e la decisine di impegnarmi per dare il mio contributo alla costruzione di una società veramente libera e giusta dove il lavoro fosse la base per costruire il benessere di tutti e le istituzioni democratiche divenissero per tutti garanzia di giustizia, pace e prosperità. Mi resi subito conto che gli ostacoli per raggiungere gli obiettivi desiderati stavano proprio in quelle istituzioni nate dal sangue eroico di chi non volle piegarsi agli oppressori, istituzioni che, nate con le migliori intenzioni e pensate da persone rette ed oneste, vennero rapidamente utilizzate dai soliti noti per gabbare nuovamente il popolo italiano convinto che si stesse costruendo il sol dell’avvenire. Non formato da alcun tipo di ideologia ma forgiato dai valori etici che la mia famiglia seppe inculcarmi fin dalla nascita, anche se attratto dal pensiero libertario e da figure straordinarie come Malatesta e Bakunin, individuai nel Partito Comunista Italiano lo strumento più utile per combattere lo strapotere delle aristocrazie e della borghesia padrona che si stavano appropriando della ricchezza prodotta dal lavoro degli umili e degli onesti. Vennero anni di duro lavoro e di grande impegno sociale che mi portarono ad assumere incarichi politici ed amministrativi, anni in cui non era difficile incontrare persone che si dedicavano alla politica per puro spirito di servizio. Erano anni di grandi speranze, finiti purtroppo malamente prima che si raggiungessero gli obiettivi previsti. Infatti le destre reazionarie sostenute dalla borghesia, non stettero con le mani in mano ed a colpi di stragi, repressione e disinformazione di massa, riuscirono a creare quel clima di confusione che annichilì le lotte di lavoratori e studenti che avevano caratterizzato gli anni ‘60 e ‘70 e ci portò verso i tragici anni ottanta dove si illusero gli italiani di aver raggiunto il benessere, si sperperarono le ricchezze prodotte dal lavoro e si sconfisse ogni democratica resistenza al dominio della borghesia. Il Partito Comunista Italiano malgrado tutto seppe resistere, anche per mezzo di poco edificanti compromessi più o meno storici, alle aggressioni interne ed esterne, seppe sopravvivere alle strategie liquidatorie dell’imperialismo yankee che non riuscì a mettere in pratica i propri scopi come era invece riuscito in quasi tutti gli angoli del pianeta dove sconfisse definitivamente le grandi organizzazioni progressiste. Ma se non ci riuscì per via diretta, raggiunse alla fine il proprio scopo sfruttando ingenuità e cialtronerie dei nuovi dirigenti del PCI che, abbandonato il loro compito di difendere gli interessi dei lavoratori, preferirono amicizie influenti e più redditizie. Furono infatti i dirigenti ad estinguere quell’enorme ed indispensabile patrimonio di cultura progressista e di lotta proletaria che aveva prodotto il più grande Partito Comunista dell’Occidente.
L’occasione ghiotta si presentò quando altrettanti dirigenti sconsiderati liquidarono un altro grande punto di riferimento delle organizzazioni progressiste mondiali, l’Unione Sovietica. Ci raccontarono che l’URSS era implosa a causa dell’insostenibilità della sua economia pianificata. Ma un attento osservatore degli eventi che voglia scoprire cosa si nasconde dietro i fatti, al di là di come l’informazione borghese li vuole rappresentare, non poteva non rendersi conto di cosa veramente fosse accaduto. Come diavolo potevano farci credere che il paese che all’inizio del secolo scorso era considerato il più povero del mondo, che aveva sconfitto il nazismo a costo di enormi sacrifici umani ed economici e che in pochi decenni era diventata la seconda potenza mondiale (seconda solo perché le misure si prendono con il metro del capitalismo….) fosse un fallimento dal punto di vista economico???? Portare un popolo di centinaia di milioni di persone dall’indigenza al benessere diffuso, secondo la “stampa democratica” e gli stessi dirigenti comunisti italiani, era un fallimento!!!! Secondo loro la caduta dell’URSS era dovuta anche alla richiesta di democrazia che cresceva nel paese. Io non vidi nessun sollevamento popolare, non vidi piazze stracolme di manifestanti che chiedevano democrazia, non vidi in quegli anni manifestazioni come si vedevano invece nei paesi capitalisti in preda ad una delle solite e ricorrenti crisi. Vidi tutt’altro che richieste popolari di democrazia, vidi piuttosto il Parlamento sovietico preso a cannonate da coloro che poi si spartirono le immense ricchezze di quel grande paese che seppe unire per molti decenni popoli e culture tanto diverse e seppe creare prosperità economica e crescita culturale e valoriale. Non fu difficile vedere dietro il crollo dell’URSS gli appetiti interni ed esterni di oligarchie vecchie e nuove, lo testimoniarono la rapida comparsa in quei territori ed in quelle città dei famigerati simboli dell’imperialismo americano: la Coca Cola ed i Mc Donald’s, solo per citarne alcuni, e la privatizzazione selvaggia di tutto quanto prodotto dal lavoro di milioni di persone che finirono rapidamente in balia dello sfruttamento capitalista senza nessuna protezione da parte dello stato. Vidi mettere in pratica tutto quanto le potenti oligarchie internazionali avevano sempre desiderato. Non fu difficile capire che gli interessi dell’imperialismo americano e di dirigenti sovietici senza scrupoli convergevano, che CIA e KGB stavano dietro questa colossale truffa. Dopo avere sfruttato l’ingenuità di Gorbaciov e la figura ingigantita di un dirigente devastato dall’alcol, il nuovo imperatore russo divenne un certo Putin che altri non era che lo stratega del KGB….
Ma tutto questo i dirigenti del PCI non lo capirono, o meglio, fecero finta di non capirlo e convinsero milioni di militanti della necessità di porre fine a quella straordinaria esperienza che aveva portato i lavoratori italiani ad essere tra i più tutelati del mondo, secondi solo a poche altre realtà ora scomparse od in via di estinzione. Parlo della Germania, che si stava ricostruendo dopo la terribile avventura nazista, e dei paesi baltici, anche questi ormai in preda agli appetiti del capitalismo imperialista ed a tutti i mali che questo porta con se.
Ma se per milioni di lavoratori italiani questi eventi rappresentarono una vera tragedia, iniziò infatti da lì la rapina di tutto quanto conquistato a costo di dure lotte, lo stesso non è successo ai dirigenti del PCI che ora vantano barche milionarie dove distrarsi con i loro nuovi referenti di alto rango e riposarsi dalle loro immani fatiche, ed appartamenti newyorchesi da regalare alle loro figlie che studiano nelle braccia dell’impero come si fa a gabellare i popoli.
E’ così che siamo arrivati a voraci Agenzie delle Entrate che si vogliono appropriare, per foraggiare liquidazioni milionarie e vili regalie, di misere pensioni che non arrivano a coprire nemmeno le più elementari necessità di sopravvivenza, pensioni elargite dopo lunghi decenni di rapine contributive. Basterebbe fare i nomi di chi ha diretto le istituzioni finanziarie del nostro paese in questi ultimi tempi per renderci conto dell’inevitabilità della situazione in cui ci troviamo. Come si può pensare che chi arriva a dirigere il più importante Ministero economico per sottrarsi al giudizio del fisco, possa essere in grado di formulare politiche di giustizia ed equità sociale? Quando presunte democrazie arrivano a simili aberrazioni senza che nessuno si opponga veramente, il destino di quei popoli è irrimediabilmente segnato e solo chi sopravvivrà alla tragedia finale potrà rendersi conto della ridicola sprovvedutezza che ha reso possibile il compiersi del dramma. Ma non ci sarà più tempo per rimediare, altri popoli avranno preso in mano i destini del pianeta ed ai nostri discendenti non resterà che un nuovo tragico medio evo da espiare.
Non so se pagherò i 1700 Euro che i cialtroni che ci dominano intendono rapinarmi, non ho gli strumenti necessari per oppormi al loro strapotere ma nemmeno possiedo le risorse economiche per soddisfare i loro appetiti. Al massimo posso rinunciare ad una pizza che una volta all’anno, rinunciando ad altre necessità indispensabili, io e mia moglie ci concediamo. Sono 17 Euro che risparmio e che posso devolvere all’Agenzia delle Entrate perché li giri ai milionari. Se avrò lunga vita in cent’anni riuscirò a saldare la rapina, in alternativa c’è una sola soluzione: un’adeguata pensione che mi permetta di soddisfare le mie necessità ed i loro appetiti insaziabili.
Ho creduto per tanti anni che l’onestà, il lavoro e l’impegno avrebbero portato ad un mondo di pace e di giustizia, ho sempre rispettato le istituzioni ed onorato gli impegni anche a costo di negare ai miei figli necessità irrinunciabili pur di non venire meno ai miei doveri di cittadino onesto, ho versato i contributi necessari a garantire a me ed a mia moglie una vecchiaia serena, per parecchi anni ho versato contributi multipli in quanto per soddisfare le necessità della famiglia una sola attività non bastava. Ho fatto contemporaneamente, per più anni, l’artigiano, l’insegnante ed il libero professionista e quando lamentavo che non potevo continuare a lavorare tanto per vedermi sottrarre quasi tutto da tasse e contributi, mi si rispondeva che alla fine della mia carriera lavorativa avrei percepito una pensione da nababbo. La pensione d’oro però tardò ad arrivare, io la rincorrevo e loro continuavano a spostare l’asticella dell’età pensionabile sempre più in alto, quando, stanco e sconfortato vidi finalmente arrivare il primo assegno quasi non ci credevo. Ci ho creduto quando lessi la cifra, una miseria! Mi dissero che erano cambiate le regole e tutto quanto versato, o quasi, non era più cumulabile, mi toccava una pensione relativa ai versamenti degli ultimi anni, quando avevo ormai tirato i remi in barca ed i versamenti contributivi si erano ridotti al minimo. E tutta la fortuna versata per tanti decenni? Andati perduti, per soddisfare gli appetiti insaziabili dei cialtroni che hanno divorato tutto quanto il lavoro onesto ha prodotto. Cambiare le regole in modo unilaterale ed a partita in corso dovrebbe essere qualcosa che ha poco a che vedere con una democrazia, ma servi del potere lautamente ricompensati ci spiegano in tutte le lingue che pagare le pensioni di vecchiaia non è più sostenibile. Uno di questi tanti cialtroni l’ho sempre impresso nella mia memoria, si chiama Capezzone e lo ricordo quando quasi ancora in fasce faceva il rivoluzionario e quando poco più che adolescente stava già in Parlamento. Ora me lo ritrovo a fare il portavoce del governo formato da quell’accozzaglia di fascisti, nazisti, razzisti, cialtroni ed ignoranti di cui perfino Gianfranco Fini si rifiuta di far parte. Non manca giorno che il nostro eroe ci spieghi, con quella faccia di bronzo che ha, che pagare le pensioni agli anziani significa negarle ai giovani!!!!! E col ca….volo che qualcuno di coloro che fingono di opporsi a questi svergognati provi a ribattergli! Nemmeno quelli che ancora si chiamano comunisti provano a spiegargli che le pensioni degli anziani non vanno pagate con i contributi dei giovani ma che, almeno per quanto riguarda quelli che hanno lavorato veramente, vanno pagate con i fondi già versati da loro stessi a costo di enormi sacrifici e rinunce. Spero di incontrare un giorno Capezzone, o uno dei tanti figli di buona donna come lui, per spiegargli a modo mio che non me la sta raccontando giusta e che farebbe bene a guadagnarsi da vivere in maniera più dignitosa….
Ora che la pensione d’oro che i cialtroni di destra e di “sinistra” che si sono succeduti al governo dell’Italia in questi ultimi decenni, mi concedono, dovrebbe bastare a sopperire alle esigenze che le stesse statistiche governative certificano pari ad almeno tre volte l’importo che ricevo. Tre mesi di quella miseria dovrei pure utilizzarli per pagare le sanzioni che i servi sciocchi dei padroni, con la loro Agenzia delle Entrate, pretendono. Devo pagare semplicemente perché, invece di morire di fame o chiedere la carità, per vivere decentemente ho continuato a lavorare pagando altre tasse e contributi, senza però, nel 2007, restituire loro parte della misera pensione maturata dopo aver versato oneri che, se fatti fruttare con speculazioni finanziarie come fanno lor signori, al posto di una pensione da miseria mi ritroverei con rendite da nababbo.
In poche parole, mi danno una pensione che non serve a coprire che la terza parte delle necessità più essenziali, mi costringono a continuare a lavorare per vivere, a pagare ulteriori tasse e contributi e, visto che sono riuscito a sopravvivere, rivogliono indietro la pensione.
Questa mia condizione non è sicuramente unica, è la stessa di milioni di persone oneste che hanno fatto la fortuna del nostro paese, quella fortuna che, come avvenuto nell’ex Unione Sovietica, la sfacciataggine di cialtroni senza vergogna vuole spartirsi fino all’ultimo centesimo. Quello che fa più rabbia è il fatto che, mentre il sottoscritto non ha ancora abdicato alla capacità di analizzare la realtà ed individuare cause e responsabilità ben precise, la stragrande maggioranza dei gabbati, confusa da culi e tetti televisivi e da palloni d’oro vero, ha perso ogni capacità di capire e di indignarsi e crede che la causa di tutto questo siano i comunisti. E quello che rende ancora più grottesca la situazione è che i comunisti non ci sono più, alcuni velleitari si ostinano a definirsi tali ed a presentarsi alle elezioni anche se sono di più i partiti comunisti dei voti che raccolgono. A volte entro nei loro siti, nei loro blog, nei loro profili di Facebook, e ne esco desolato. A parte alcune lodevoli eccezioni, leggo cose allucinanti che con la lotta al capitalismo vorace, all’imperialismo criminale ed alla costruzione di una società socialista, comunista sarebbe pretendere troppo, non hanno assolutamente nulla a che vedere. Sono sempre più convinto che questo paese in mano ad una borghesia sfacciata, vile, incolta e spesso feroce, sia in declino più di altri che stanno sulla nostra stessa barca. Paesi, quelli occidentali, che alternano governi di destra e di “sinistra” sempre più compromessi con gli interessi della borghesia parassitaria. Che vengano chiamati reazionari o progressisti, poco importa, fanno sempre e comunque gli interessi dei ricchi e mai quelli dei lavoratori e degli onesti, ne sanno qualcosa i giovani spagnoli che scendono in piazza contro il governo socialista che aiuta i ricchi e si dimentica del 40 per cento di giovani disoccupati. La crisi del sistema capitalista oramai è sempre più evidente anche se i media dei padroni  con i mercenari al loro servizio fanno di tutto per nasconderla. Ora, per cercare di rimanere a galla, si è intrapresa l’orribile strada dell’aggressione armata contro popoli indifesi, colpevoli solo di vivere in territori strategicamente importanti per le mire di dominio dell’imperialismo criminale. L’imperialismo di cui prima eravamo solo stupidi servi, ora lo cavalchiamo direttamente nella speranza di sopravvivere ma la risposta dei popoli aggrediti ha già cominciato a farsi sentire e sarà sempre più violenta. Il futuro che stiamo costruendo per i nostri figli e nipoti è un futuro allucinante e senza speranza, un futuro che li vedrà impotenti con due armi puntate alle tempie, quella del capitalismo aggressore e quella del terrorismo disperato. E pensare che con le tecnologie di cui disponiamo si potrebbe vivere serenamente, in pace ed in equilibrio con la natura, ma tutto questo viene vanificato dalla concentrazione delle ricchezze in mano a dei banditi e dalla stupidità di mercenari e servi sciocchi dei padroni .
Dopo questa mia denuncia, ho già avuto più esperienze in tal senso, sono certo che i cialtroni sopra menzionati non tarderanno a scatenare tutta la loro potenza mediatica atta a diffamare chiunque osi opporsi al loro dominio, non tarderanno ad usare le istituzioni nate per tutelare i cittadini per aggredire con la solita inaudita violenza chi si ribella alle sopraffazioni dei potenti.
In un passato poco lontano i massimi rappresentanti delle istituzioni hanno aggredito quanto di più caro sono riuscito a costruire in un’intera vita di lavoro e di sacrifici, ma questa è un’altra storia, una storia sbagliata, una storia di mafie e connivenze che agiscono nel nord del paese dove si dice che la mafia non esiste, che operano all’interno delle stesse istituzioni nate per proteggere gli onesti e contrastare i prepotenti, istituzioni che invece servono a proteggere i potenti  dalla rabbia degli onesti. Ma questa è un’altra storia, dicevo, una storia che descrive la tristezza del nostro paese passato dall’orgoglio della Liberazione alla schiavitù della sottomissione e difesa degli interessi dell’imperialismo becero e criminale. Una storia che racconterò prima o poi, anzi, la racconterò presto perché sia nota a tutti coloro che si illudono che l’Italia possa avere ancora un futuro con questo sistema che l’ha già condannata al declino irreversibile, una storia che sia di monito a chi, come il Presidente Napolitano e qualche altra anima bella, crede ancora, o finge di credere, che in Italia esita una democrazia da difendere. La democrazia si difende solo se le istituzioni sono gestite da coloro che prima di tutto sanno rinunciare ai propri interessi personali per il bene comune, non se finiscono in mani macchiate dal sangue degli sfruttati e degli innocenti. Eleggere alla Presidenza del Consiglio persone come Silvio Berlusconi è il peggior insulto che si possa fare alle istituzioni, alla democrazia ed all’intelligenza. Un popolo che si è macchiato di tali vergogne è irrimediabilmente condannato alla disperazione, anche perché non si vedono credibili vie d’uscita, cadesse il nuovo duce arriverebbe qualcun altro della stessa stirpe di mascalzoni, un qualsiasi Cordero di Montezemolo, Tronchetti Provera o qualche legaiolo del momento. In alternativa qualcuno spera nel ritorno di Romani Prodi…. Poveri noi!!!!
Persino i mitici “paesi delle banane” latinoamericani si stanno ribellando a tali scempi per sperare ancora in un futuro, ma l’Italia no, sembra abbia rinunciato definitivamente ad avere un futuro, ribellarsi non è roba per gente invasata da miti ridicoli, droghe ed ignoranza.
Non sono un seguace di Beppe Grillo, non credo che un comico milionario possa risollevare un paese sconfitto e dilaniato, serve ben altro, ma il suo VAFFANCULO! È quanto di meglio sia stato prodotto in questi decenni tristi e disperati. Chiudo quindi con un mio personale vaffanculo rivolto ai cialtroni di cui sopra ma anche a tutti quelli che non hanno più il coraggio di ribellarsi.

P.S. Cubavision e Telesur mi informano proprio oggi che il Senato italiano ha approvato le misure “necessarie” per salvare l’Italia dalla bancarotta, 112 milioni di Euro da prelevare con i soliti mezzi vili dalle tasche dei più deboli. Greci e spagnoli sono scesi in piazza ed hanno affrontato coraggiosamente la repressione delle forze dell’ordine al servizio dei banditi che dominano l’economia di quei paesi, temo che in Italia ci si limiterà a finti scontri televisivi della solita politica spettacolo. Se anche questa volta si rimarrà inermi di fronte a tale scempio e non si avrà ilo coraggio di togliere di torno con ogni mezzo i BANDITI di ogni colore…. VAFFANCULO a tutti gli italiani!!!!

22.2.11

Viva i ribelli arabi! Senza se e senza ma?


Nei paesi del nord Africa e del Golfo le rivolte stanno sconvolgendo gli equilibri politici di quell'area così determinante per l'occcidente cosiddetto democratico. Le cronache dei giornalisti al soldo della borghesia ladrona occidentale ci raccontano che in Libia la situazione è ormai sfociata in guerra civile. E giù con giudizi affrettati e tranciati con l'accetta senza il minimo di umiltà necessaria per cercare di capire quello che veramente sta succedendo e quali sono le logiche sottintese a questi avvenimenti.
Ma non sono solo i giornalisti venduti ai loro padroni a sparare spropositi di ogni tipo, lo fanno pure coloro che si schierano contro il capitalismo imperialista e inneggiano alla rivoluzione socialista, sono con "le masse in rivolta senza se e senza ma" ma non hanno la minima idea di chi stia veramente dietro ai "ribelli". Tutti a sostegno delle "masse in rivolta" senza rendersi conto che c'è il rischio di fare poi delle brutte scoperte, e troppo tardi, così come succede quasi sempre. Anche i fascisti marciarono su Roma.... Visto che i "giornalisti di professione continueranno a fare il loro lavoro di informazione di comodo, sarebbe il caso che coloro che pretendono di difendere veramente i diritti umani fossero quantomeno un po' più cauti e cercassero di non cadere vittima delle mistificazioni dell'informazione borghese. Questi signori che tando fanno per i loro interessi e nulla per quelli della collettività, sono gli stessi che a Gheddafi hanno affidato banche, imprese,squadre di calcio, hanno interessi enormi in quell'area, ecc. e gli hanno pure assegnato una laurea Honoris causa. Anche Ceusescu era "il più democratico leader dei paesi dell'est", lo dicevano gli stessi che pochi giorni dopo esultavano per la sua fucilazione in diretta televisiva. Cerchiamo di essere rivoluzionari veri non stupidi e superficiali, magari cercando di rispondere alla domanda più ovvia: chi c'è dietro le rivolte in atto in quei paesi? E quali sono gli interessi dell'imperialismo in quell'area e, sopratutto, che ruolo stanno interpretando le intelligence dell'occidente imperialista, aggressivo e bellicoso?

4.1.11

Isabel Monal e l'attualità del socialismo

Ecco un'interessante intervista alla studiosa marxista Isabel Monal.

“Socialismo del XXI secolo? Attenti a non fare confusione”

Di sottoosservazione

imagesIsabel Monal è tra le più autorevoli studiose marxiste e organizzatrici di cultura dell’America Latina. Cubana, dirige la rivista internazionale “Marx Ahora”, presentata il 7 maggio dello scorso anno all’Avana nel corso della “IV Conferenza Internazionale sull’opera di Karl Marx e le sfide del XXI secolo”, promosso dall’Istituto di Filosofia con la partecipazione di studiosi da tutto il mondo. Tra i molti testi interessanti pubblicati nella rivista, segnaliamo i quasi sconosciuti “Arabeschi filosofici” di Bucharin, tre importanti documenti dei popoli indigeni americani, un lungo saggio sull’economia della perestroika e altri approfondimenti sull’imperialismo, su Hegel, Marx, Freud, Gramsci, Althusser, sulla mercificazione della cultura e tanti altri.

Ti chiedo, anzitutto, di spiegare al lettore italiano l’origine della rivista da te diretta “Marx Ahora” e la funzione che essa svolge nel dibattito teorico e politico a Cuba e in America Latina.
La rivista “Marx Ahora” è stata concepita nei primi anni ’90 e il primo numero è uscito nel ’96. Era un momento economicamente molto difficile per la rivoluzione cubana e non era facile trovare la forma migliore per fare uscire la rivista. Era chiaramente un progetto di rivista marxista in un momento di egemonia neoliberale e conservatrice su scala mondiale. Abbiamo pensato molto a quale titolo dare alla rivista. Pensavamo che forse era meglio un titolo più vicino alla linea della lotta nazionale cubana e latinoamericana. L’altra opzione era un riferimento a Marx e al marxismo. Finalmente abbiamo deciso per il riferimento a Marx, non al marxismo, anche se si tratta evidentemente di una rivista marxista che pubblica diverse tendenze della ricerca marxista. Ma volevamo fare un riferimento diretto a Marx, il curatore della concezione, del metodo di tutto il movimento per l’emancipazione sociale dell’uomo. Abbiamo anche pensato che doveva essere una rivista di un Marx della contemporaneità, del mondo di oggi, con i problemi di oggi. Poi è venuta questa idea di “Ahora” che in spagnolo è un’espressione forte, bella, è meglio di “hoy” perché “ahora” ha il significato di un impulso, di un’urgenza. Non è solo un riferimento al tempo, all’epoca, ma è anche un riferimento all’urgenza di agire, all’attualizzazione del marxismo, del suo sviluppo, del suo arricchimento. Abbiamo anche convenuto che doveva essere una rivista teorica, nel senso più ampio del termine: filosofia, economia, teoria politica, ecc. E poi la dimensione internazionale, perché se vogliamo una rivista di qualità abbiamo bisogno di una prospettiva di teorici, di accademici, di politici che esprimano diverse tendenze, diverse concezioni. Anche questa è una ricchezza per la qualità teorica. La rivista esce due volte l’anno perché l’allestimento è complesso in quanto abbiamo bisogno di fare molte traduzioni. Abbiamo pubblicato diversi autori italiani, figure importanti del marxismo italiano di oggi e anche della tradizione e siamo molto orgogliosi di questa linea.

L’America Latina esprime oggi una vitalità sociale e politica che attraversa quasi tutti i paesi, inclusa Cuba. Questa vitalità sembrerebbe prefigurare una forte ripresa della prospettiva socialista. Al contempo, emergono differenze, anche profonde, tra i diversi paesi del subcontinente. Vuoi spiegare lo scenario presente di quello che molti definiscono “il socialismo del secolo XXI”?
In questa vitalità troviamo una diversità di sviluppi, di tendenze, di processi. Si trovano cambiamenti molto moderati, come per esempio in Uruguay. Esiste poi il problema di Lula che non può fare molte cose, anche se pensiamo che avrebbe potuto fare di più. Io difendo Lula, ma c’è una certa disillusione. Poi si trovano altre tendenze rivoluzionarie che sono arrivate al governo ma non al potere. Chavez, che è un vero rivoluzionario e che ha portato avanti un processo di radicalizzazione della rivoluzione. C’è l’esperienza importantissima della Bolivia in cui è la prima volta che è presente al governo un presidente indio. Nel secolo XIX abbiamo avuto in Messico Benito Juarez – un grande uomo d’America che ammiro molto – ma era espressione del movimento liberale. Mentre Evo Morales è espressione del movimento indigeno che è divenuto protagonista del movimento sociale con un progetto nazionale e questo è importantissimo per l’America Latina. Perché prima le ribellioni indiane erano circoscritte, mentre ora il movimento indigeno boliviano si presenta come prospettiva nazionale e internazionale. Questo è veramente straordinario perché mostra che se hai una politica intelligente il movimento indigeno può avere un ruolo nazionale e continentale. Poi c’è l’esperienza dell’Ecuador con un presidente molto bravo che sta aprendo un dialogo con i partiti e con il movimento indigeno dell’Ecuador, anche se non è un processo così radicale come in Venezuela o in Bolivia. Non parlo del Cile che continua ad essere pienamente neoliberale. Ognuna di queste esperienze è diversa dall’altra, perché le tradizioni sono diverse, i rapporti di classe non sono gli stessi, il livello della coscienza di classe, la maturità politica non sono le stesse. Ogni processo sarà diverso dall’altro e ha bisogno di flessibilità. Troviamo anche molte difficoltà e gravi pericoli. Evo Morales sarà capace di controllare una situazione così complessa? Aspettiamo, non è sicuro. Anche il processo venezuelano è diventato molto complicato. Le rivoluzioni sono fatte di uomini, di classi sociali, di popoli diversi che possono sbagliare. Non possiamo quindi essere completamente sicuri che l’esito di questi processi rivoluzionari divenga permanente, si stabilizzi. Ma una cosa è chiara: l’America Latina non sarà più quella di prima. L’imperialismo statunitense e le oligarchie non potranno più fare quel che facevano prima. Questo è chiarissimo. Tu parlavi del “socialismo del secolo XXI”. Io e molte persone che in America Latina lavoriamo su questi temi pensiamo che ci sia molta confusione, che gli scritti su tale questione non siano seri. Dirigenti del movimento indigenista dell’Ecuador, ad esempio, hanno la stessa percezione. Non hanno fiducia in questo concetto, non lo considerano chiaro. Uno di questi dirigenti mi diceva: “Isabel, prima i marxisti mi parlavano del socialismo e io potevo capire cosa voleva dire perché noi abbiamo la proprietà comune della terra. Ma questo socialismo del secolo XXI? Perché del secolo XXI?”. Certo se pensiamo di conseguire il socialismo nelle nuove condizioni del XXI secolo, questa è un’altra cosa: è possibile parlare di socialismo nelle condizioni del secolo XXI, tenendo presenti tutte le cose fatte nel secolo scorso, gli errori, le persecuzioni. Con tutto ciò, con la nuova realtà del mondo, sì, si può parlare di socialismo nel secolo XXI. Ma socialismo del secolo XXI è anche legato all’idea del computer-socialismo che mi sembra una concezione molto debole, è legato all’influenza della scuola scozzese, la scuola di Bremen, di Arno e il suo computer socialismo. Non sono d’accordo che la democrazia del socialismo sia solo partecipativa, ha bisogno di essere sociale. Cosa voglio dire: l’analfabeta, l’illetterato può partecipare ma continua ad essere emarginato. Vogliamo il socialismo partecipativo e sociale insieme. Chi ha teorizzato questo socialismo del XXI secolo sostiene che la legge del valore non esiste più perché ci sono i computer! Questa è l’incomprensione totale della concezione marxista dell’economia politica.

Qual è il ruolo di Cuba all’interno di questa ripresa della sinistra e dei movimenti sociali in America Latina? Che funzione svolge oggi Cuba, che ruolo ha, anche sul piano della riflessione teorica, all’interno di questa ripresa della sinistra latinoamericana?
Il più grande contributo di Cuba è di esistere, di essere là e questo è riconosciuto da tutte le forze progressiste. Perché Cuba ha resistito, ha dimostrato che era possibile arrivare al socialismo, con tutte le difficoltà che abbiamo. Che è possibile resistere all’imperialismo se si fa in una maniera intelligente, con l’unità del popolo, difendendo i propri principi. Questo è stato uno stimolo morale, politico, ideologico per tutte le forze progressiste e socialiste dell’America Latina. Perché bisogna considerare che la fine delle terribili dittature in America Latina è stata segnata da una specie di illusionismo, con democrazie di tipo borghese. Si pensava che con la democrazia avremmo risolto la questione sociale, in un contesto che vedeva a livello mondiale la fine del socialismo reale e l’avanzata del capitalismo neoliberale come sola e unica alternativa. E l’America Latina è precipitata in una notte terribile: un’enorme povertà, la privatizzazione di tutto, le ricchezze naturali sfruttate e rapinate. Abbiamo adesso questo risveglio del continente e la rivoluzione cubana era là con il suo messaggio di possibilità. Questa è la prima cosa. Fidel Castro è una figura prestigiosa nel mondo e in America Latina, con una forza enorme. Anche persone che non sono né socialiste né marxiste ammirano la lotta, l’intelligenza, la flessibilità di Fidel Castro che non ha mai avuto una concezione marxista settaria o dogmatica. C’è stata l’apertura ai cattolici, agli indigeni, a tutte queste diversità. La rivoluzione cubana ha avuto sempre questa apertura. Un’apertura dentro i principi socialisti. Non ha mai negato i principi. Perché si trovano persone aperte che dimenticano i principi. No, i principi non si dimenticano e la gente apprezza queste cose. Per uomini come Evo Morales o Chavez e molti altri la rivoluzione cubana con la sua apertura, con il grande sentimento di umanità molto forte che è presente nel popolo cubano, è stata un insegnamento, una lezione. Sempre in una prospettiva di internazionalismo e di solidarietà. Questi sono i principali contributi di Cuba. Mentre il pensiero della rivoluzione, il nesso tra il sociale e il nazionale-rivoluzionario sono molto importanti nelle condizioni dell’America Latina e possono essere utilizzati, certo senza copiare, da altri movimenti.

In che modo le forze politiche sempre meno numerose della sinistra anticapitalista europea potrebbero trarre ispirazione dall’esperienza latinoamericana?
Mio caro amico, questa è una domanda molto difficile. Non ho una risposta per questo. Si può dire che per noi rivoluzionari e marxisti latinoamericani quello che è successo con la sinistra, il marxismo, socialisti e comunisti in Europa, è un’enorme preoccupazione. Io sono fortemente internazionalista, certo sono latinoamericana, ma quello che è successo in Europa è anche parte di me, non è una cosa estranea, lontana. Ho anche vissuto in Europa, in Germania e in Francia. Visito periodicamente l’Europa. Probabilmente si sono fatti molti sbagli, ma la mia conoscenza non è sufficiente per dire quali e non voglio improvvisare. Ho la speranza che le forze di sinistra in molti paesi europei facciano una critica e un’autocritica profonda e si sviluppino in un cammino vicino ai lavoratori, ai movimenti popolari europei. E’ certo che ogni situazione è diversa e non si può tradurre meccanicamente. Bisogna ritrovare la capacità di rappresentare, come la sinistra europea ha fatto nel passato, le forze popolari, le sue aspettative, le sue speranze, i suoi bisogni.

Donatello Santarone

http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=05/08/2009

6.12.10

Capitalismo fuorilegge?

Dal sito Movimento Anticapitalista per il Socialismo

Capitalismo fuorilegge?

Stiammo assistendo a degli eventi che se non fossero tragici rasenterebbero la comicità. Il capitalismo ha miseramente fallito dopo che si era illuso di aver sconfitto il comunismo, ma proprio questa presunta vittoria ha mostrato tutti i limiti e l'insosteniblità del sistema. Infatti senza più una forte opposizione interna il capitalismo ha potuto svilupparsi in tutta la sua essenza ed il risultato è che si sta assistendo alla sua autodistruzione. In questi anni si sono infatti accumulate ricchezze vergognose mentre si è assistito al totale abbandono delle classi più povere ed all'impoverimento del ceto medio. La parte ridicola della questione è che ci troviamo di fronte ad un maldestro tentativo di uscire dalla crisi attuando le stesse misure che l'hanno causata. I governi dei paesi occidentali che si trovano ad affrontare difficoltà economiche di proprzioni gigantesche, anzichè attuare misure atte a redistribuire il reddito per far ripartire l'economia, stanno iniettando montagne di denaro a sostegno delle istituzioni economiche e finanziare che hanno generato la crisi addosandone i costi alle classi a reddito fisso che sono notoriamente le più povere. In questa maniera non si fa che alimentare la spirale che ha portato alla situazione attuale.
Se entriamo nel merito delle questioni che riguardano il nostro paese ci si può rendere conto dell'insostenibilità del sistema che premia esclusivamente i prepotenti, gli arroganti, i furbi e le mafie di ogni tipo che da nord a sud impongono il loro volere sull' economia e sulla vita dei cittadini. Stiamo assistendo ad una ridicola contesa tra i banditi che stanno al governo, tra chi ne esce dalla porta per cercare di rientrare dalla finestra e chi utilizza i potenti mezzi di informazione che ha a disposizione per cercare di nascondere la tragica realtà che stiamo vivendo. Dulcis in fundo, abbiamo un'opposizione che non è in grado di raccogliere il disagio dei cittadini e di indirizzarlo verso soluzioni alternative, un'opposizione che nemmeno si sogna di criticare il sistema ma che vorrebbe solamente approfittare della situazione per sostituirsi agli attuali governanti.
Ma è proprio il sistema che è andato in crisi, e la prossima crisi sarà ancora peggiore! Il capitalismo non può trovare soluzioni all'interno di se stesso in quanto sistema criminale che sta distruggendo il pianeta e schiavizzando gli individui. Perchè è proprio questa la realtà che ci circonda, stiamo viverndo tempi cupi, la dittatura del capitale ha ridotto l'uomo in condizioni di vita inaccettabili e lo costringe a subire ogni tipo di sopruso. Per potere accedere ad un posto di lavoro che non è più tutelato e che viene retribuito con salari da miseria assoluta, un lavoratore deve rinunciare alla sua dignità.
Il capitalismo e l'imperialismo stanno mettendo a ferro e fuoco il pianeta, si stanno consumando inesorabilmente le risorse e si impongono condizioni di vita peggiori dei tempi dello schiavismo. Le condizioni di vita disumane sono in continuo aumento, sopratutto nei paesi ricchi che non vogliono sentire ragioni e vorrebbero continuare a dominare il mondo per assecondare i propri interessi mentre al suo interno le diseguaglianze aumentano in maniera esponenziale. Ma le condizioni di vita sono ancora più disumane in quei paesi che continuano ad accettare le imposizioni dei paesi ricchi a causa di governanti indecenti che per i loro tornaconti personali non disdegnano di sacrificare i loro popoli agli interessi del moderno schiavismo. L'altra faccia della medaglia è rappresentata dai paesi in via di sviluppo che hanno deciso di intraprendere percorsi autonomi o che, ancora meglio, hanno scelto la strada dell'integrazione regionale e del libero scambio tra paesi che vogliono vivere in amicizia scambiandosi conoscenze ed esperienze.
Da qualsiasi angolatura lo si voglia esaminare il capitalismo non può che essere considerato come un sistema violento, autoritario, ingiusto e criminale. Da quì non può che sorgere una domanda: ma è ancora possibile accettare che questo sistema possa continuare ad agire indisturbato? Non è ancora giunta l'ora perchè venga processato, condannato e messo al bando? Ne va del futuro del pianeta e degli esseri che lo popolano.

L'unica alternativa al capitalismo imperialista rimane il socialismo, un socialismo moderno che tenga conto della storia e della cultura di ogni popolo ma che coniughi libertà, giustizia, uguaglianza e fratellanza tra i popoli.

13.11.10

Liberata Aung San Suu Kyi: Evviva! Però....


Oggi Aung San Suu Kyi, la birmana Premio Nobel per la pace, è stata rimessa in libertà dopo che venne incarcerata in occasione delle recenti elezioni. Quando una persona viene fatta uscire dal carcere c'è sempre di che rallegrarci, è ovvio, però prima di parlare di democrazia a sproposito conviene addentrarsi meglio nella questione. Un osservatore attento potrebbe scoprire delle vertità molto diverse da quelle fornite dai media che impazzano per la liberazione della ricca signora ma ignorano allegramente che le carceri di tutto il mondo sono piene di poveracci finiti dentro per motivi politici o per motivi molto meno pericolosi di quelli che hanno portato in carcere la presunta rappresentante della democrazia nella Birmania diventata Repubblica dell'Unione di Myanmar dopo che per decenni l'etnia dominante aveva imposto il nome di Birmania a tutte le minoranze etniche. Io non ho mai amato le giunte militari al potere, di qualunque colore siano, però ho imparato a diffidare dei nostri media che troppo spesso usano la parola democrazia a spropopsito ed al solo scopo di distinguere i "buoni" servitori degli interessi imperialisti dai "cattivi"oppositori che magari difendono la sovranità nazionale e la dignità dei loro popoli. A me non sfugge il fatto che troppo precipitosamente i nostri media hanno accostato la Premio Nobel nientemeno che a Nelson Mandela senza chiedersi quali veri interessi stiano dietro all'appoggio incondizionato ad Aung San Suu Kyi. Non ci dicono per esempio che il Myanmar galleggia su immnesi giacimenti di petrolio e di gas e che è questo l'unico vero motivo del sostegno incondizionato alla Premio Nobel ed ai monaci buddisti che si oppongono ai militari al potere ma che altri non sono che rappresentanti dell'imperialismo che vorrebbe riportare la Birmania sotto la propria influenza dopo che le guerre popolari guidate dal Partito Comunista Birmano, poi reso fuorilegge, liberarono il paese dall'occupazione giapponese e dal colonialismo britannico.

La storia della Birmania è molto complessa e non può assolutamente essere ristretta tra i militari al potere e la signora San Suu Kyi che altri non è che la rappresentate birmana degli interessi imperiali. Ed è proprio il fatto di difendere questi interessi che portò Aung San Suu Kyi a ricevere il Nobel per la Pace, un classico dell'istuzione svedese che con le sue avventuruose scelte sta diventando sempre meno credibile. Io penso che se questa "vittima" dovesse prendere il potere decine di migliaia di birmani, o molti di più, sparirebbero nel totale silenzio dei media "democratici". E' successo praticamente in tutte le parti del mondo a cui è stata "regalata" la nostra democrazia. Prima usavano le dittature militari fasciste, ora, visto che quelle non durano per sempre, sono passati a metodi più raffinati ma non meno crudeli. Vi ricorda niente l'Honduras, l'Iraq, l'Afganistan, la ex Jugoslavia e le innumerevoli "rivoluzioni" colorate, solo per citare i più noti?

Felicità per la liberazione di Aung San Suu Kyi, però non glorifichiamola, è solo la rappresentante dell'imperialismo non la rappresentante della democrazia birmana. Non cadiamo nelle trappole dei padroni del mondo, please, agli Usa non sta a cuore la democrazia, tutt'altro, a loro stanno a cuore esclusivamente le ricchezze dei paesi da "democratizzare", la democrazia è altro che farsi sottomettere dai grandi capitali e dai loro eserciti che distruggono paesi e popoli. Se prima l'impero imponeva le sue leggi con le dittature militari e fasciste, visto che quelle alla lunga non durano ora hanno cambiato strategia e ricorrono alle rivoluzioni colorate. Che cavolo c'entrano in Birmania le magliette a sostegno della Premio Nobel con scritte in inglese? E' spiacevole sostenerlo ma bisgna dire che per fortuna i militari birmani resistono all'aggressione dei grandi interessi imperiali! A me non piacciano i militari, sia chiaro, però meglio loro che i Marines e la finta democrazia....

8.11.10

ANSIA. Le Niùs della settimana


Ho deciso di pubblicare le Niùs commentate con cadenza settimanale. Farlo tutti i giorni è lavoro da professinisti visto che l'indecenza cresce, cresce, cresce....

Settimana dall'1 all'8 settembre

Blitz all’alba a Brescia, sgomberato presidio (Lavoratori immigrati chiedono di essere regolarizzati ma il nostro governo li fa aggredire dalla poliza. Altrimenti come farebbero a dire che gli immigrati sono tutti delinquenti?)

Fini sfida il premier: Dimettiti (guerra finta tra fasci veri)

Trovato cadavere della torinese scomparsa (l’assassinio come espressione della nostra cultura????)

Califano: sono povero, chiedo sussidio (ma va ‘ffanculo!)

Camusso: Maroni ascolti gli immigrati bresciani (sì li ascolta, con i manganelli della polizia)

Nucleare, treno scorie giunto in Germania (prossimamente anche da noi, potevamo restare indietro?)

In Polonia la statua del Cristo più alto del mondo (ci mancava proprio, dopo Stalin, Gesù. Dalla padella alla brace….)

Veneto sott’acqua (il Governatore ex Ministro Zaia accusa le istituzioni… Ma lui non stava nel Governo del fare? Sì del far finta di fare….)

Bondi: Dimissioni se fossi responsabile (allora che aspetti cortigiano, che il monarca dia la colpa ai comunisti? E’ che tu sei stato pure comunista, non puoi cavartela….)

Elezioni in Birmania, Obama e la Clinton parlano di brogli (Ma se devono ancora iniziare…. Patetici rappresentanti di una patetica democrazia!!)

Reality, il Grande Fratello compie dieci anni ( e vogliono pure festeggiare????)

Cina prima potenza mondiale, Usa secondi (per ora, fra qualche anno gli Usa saranno il nuovo Terzo Mondo. Fare la guerra costa….)

Il 30 % dei bambini ha problemi di sonno (fiutano il futuro…. Glie lo diciamo che quando c’era il comunismo si dormiva benissimo?)

20 anni di confessioni e messe ma non era prete (come Berlusconi, 20 anni al governo ma non è un politico….)

Robot, ecco quelli da compagnia (no comment….)

Non trova crocchette di pollo, aggredisce inserviente (c’è fame e fame….)

Bertolaso va in pensione (700 Euro al mese?)

Irak: Al Maliki resta premier (Ha preso meno del 10 % dei voti ma è un “democratico”…. Le farse non finiscono mai)

Russia: grave giornalista aggredito (è la democrazia capitalista signori!)

Romani: risorse da gara sulle frequenze (l’informazione all’asta….)

Papa: mai nominare nome di Dio invano (appunto….)

Bologna: Accoltella genitori nel sonno (dacci oggi la nostra strage famigliare quotidiana….)

La Russa: questa notte dormirò (ma che ce ne frega!)

Afghanistan: Zapatero visita militari (era meglio il contrario….)

Papa in Spagna accolto dai reali (inutili incontri tra persone inutili….)

Berlusconi non apre conferenza famiglia (ci mancherebbe pure questa!)

Ruby: Berlusconi è un galantuomo (se lo dice lei….)

Fiat: Chrysler, utile sale a 239 milioni ( e Marchionne vuole pagare ancora meno gli operai. Stronzo!!! La sua fortuna è che la maggioranza degli operai non si iscrive alla Fiom, preferisce farsi prendere per il culo!)

5.11.10

SORPRESA! I PAESI DELL'EST RIMPIANGONO IL COMUNISMO


Il miracolo della democrazia capitalista sembra si stia rivelando per quel che è: un bufala. I paesi dell'Est Europa che venivano dalle illusioni successive alla caduta del cosidetto socialismo reale, si stanno scontrando con la dura realtà che sta facendo cadere qualsiasi entusiasmo per un futuro migliore. Seppure siano passati pochi anni e l'illusione sia ancora accattivante, la maggioranza dei cittadini di quei paesi sta addirittura rimpiangendo il comunismo! Lo dice un'inchiesta seria patrocinata nientemeno che dall'IICMER (Istituto per l'Investigazione dei Crimini del Comunismo e della Memoria dell'Esilio Rumeno) quindi una fonte non tacciabile di parteggiare per il comunismo. Secondo il sondaggio, molto articolato, alla domanda se si sta meglio ora o quando c'era il comunismo, la risposta è stata sorprendente, infatti il 61 per cento degli intervistati ha risposto senza esitazioni che era meglio il comunismo!!!!!
Analoghe inchieste in altri paesi dell'ex Comecon hanno confermato questa tendenza. In Ungheria la percentuale sale addirittura al 72 % mentre in Ucraina e Bulgaria è al 62 %. In Russia, Lituania e Slovacchia è attorno al 45% mentre sotto il 40 % troviamo solo la cattolicissima Polonia (35) e la Repubblica Ceca (39). Se si tiene conto dei molti incerti la percentuale di chi si dichiara contento per l'arrivo del capitalismo è veramente ridicola. Se i popoli che hanno sperimentato i due sistemi si esprimono in questi termini credo che sia il caso di fare una seria riflessione, in particolare la dovrebbe fare la nostra sinistra che insiste testarda a difendere la scelta liberale. E di conseguenza continua a perdere consensi....
E' ora di cambiare veramente, dare una decisa spallata alle false illusioni, ai monarchi ed ai loro cortigiani ed impulsare una vera lotta per la costruzione dell'unica società a misura d'uomo che si sia conosciuta in epoca moderna: il SOCIALISMO!

Avanti popolo, alla riscossa,
rispolveriamo la bandiera rossa!

23.10.10

ANSIA-Le Niùs di oggi.


Immondizia!!!!
Anche oggi, che triste vivere nell'impero.

-Napoli, cresce immondizia nelle strade (Si aspetta il nuovo miracolo del Premier, per ora ha mandato Bertolaso a preparare la scena....)
-Sarah, chiuse strade a turisti (e se chiudessimo i giornalisti?)
-Lodo Alfano, Berlusconi chiederà ritiro (Se Napolitano avesse più coraggio....)
-Crisi, Epifani, 5 mila posti persi (Posti di lavoro, perchè posti di comando non ne perdono nemmeno uno!)
-Pensionati, canone Rai rateizzabile (Ma andate a fare in c...!)
-Rifiuti, scontro UE-Bertolaso (Farebbe meglio ad incontrare i manifestanti....)
-Sesto Fiorentino, sconmtro tar auto, grave bambino (Ne succedono a migliai tutti i giorni.... ma quì sarà coinvolto qualche immigrato....)
-Scuola Adro, il sindaco: quale legge avrei violato? ( Sicuramente quella della decenza!)
-Denise, martedì riprende il processo (Lo sa, lo sa, Vespa lo sa!)
-Bologna, operaio ucciso in cantiere A14 (Speriamo sia l'unico per oggi, sarebbe un record)
-Haitì, epidemia di colera, 200 i morti (Tranquilli, ci pensano i Marines....)
-Rifiuti, guerriglia a Terzigno (Anche voi, tarnquilli, ci pensa l'unto del Signore....)
-Wikileaks, 4000 documenti (Spiegano la guerra di pace in Irak?)
-Roma, ucciso da vicino dopo lite (Perchè, c'e chi prima uccide e litiga poi?)

Per oggi basta così, è pure sabato....

21.10.10

ANSIA. Le Niùs della giornata

E' solo un antipasto degli eventi che allietano la vita dei paesi "democratici". E la giornata non è ancora finita....

-Rifiuti, sale la tensione. Bruciato il tricolore (Già sentita....)
-Taxista aggredito resta in coma profondo
-Sarah uccisa in garage (per oggi, aspettiamo domani e Porta a Porta....)
-50 intossicati a Milano (Magari fossero solo 50....)
-Haitì, oltre 50 morti per dissenteria (compagni di sventura, ci fanno sentire meno soli)
-Italease, Faenza condannato a 7 anni (Andrà in prigione? Macchè, è mica un poveraccio e le prigioni nei paradisi fiscali non le hanno ancora fatte....)
-Berlusconi cita Report (Mica si può parlare impunemente dei suoi affari nei paradisi fiscali! E lasciatelo lavorare per favore!)
-L'Agicom diffida il TG1 per forti squilibri a favore della maggioranza (domani B citerà l'Agicom?)
-P3, Marra si è dimesso dalla Magistratura (andrà a fare il manovale? Noooooo!)
-Piazza Loggia, il Pm chiede 4 ergastoli (alla fine assolvono sempre, i servitori del potere mica si condannano)
-Schianto sul Grande Raccordo Anulare, morti 4 ventenni (No comment)
-'Ndrangheta, tre arresti in Lombardia (Tra i quali un sindaco, se diciamo che è di centrodestra abbiamo il 90% delle probabilità di indovinare....)
-'Ndrangheta, arrestato responsabile attentato PG a Reggio (Pareggio nord-sud....)
-IOR, il Tribunale del Riesame conferma il sequestro di 23 milioni (Affari e Chiesa....)
-Agrigento, anziani coniugi sgozzati in casa. Forse una rapina (O forse delitto in famiglia? Anche quì abbiamo buone probabilità di indovinare!)
-Fisco, Tremonti: tassare i BOT (Ma non era il governo che abbassava le tasse? Sì, le loro!)
-Campania, sindaco vieta minigonne e scollature (Il Medio Evo è già quì)
-Canadà, shok, colonnello killer in lingerie (Sempre per sentirsi meno soli....)
-Cade in porcilaia, donna uccisa da maiale (Lui la pena di morte ce l'aveva già....)
-Pediatri, l'80% dei bambini non gioca più all'aria aperta (Se togliamo zingari e senzatetto la percentuale sale al 100%. Solo Berlusconi ha una percentuale più alta....)

Per oggi ci fermiamo quì, basta e ne avanza per dire che questa "democrazia" non ci garba....

29.9.10

Noam Chomsky: Le 10 strategie della manipolazione mediatica



Il grande pensatore nordamericano Noam Chomsky spiega quali sono le strategie messe in atto dai media dei padroni per manipolare l'informazione. Le riporto quì sotto insiem alla bella vignetta apparsa sulle pagine di INFORMAZIONE LIBERA

Le 10 strategie della manipolazione mediatica

DI NOAM CHOMSKYvisionesalternativas.com

1 - La strategia della distrazione.

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione.

Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 - La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 - La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.

Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….

7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...

9 - Rafforzare il senso di colpa.

Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.

Negli ultimi 50’anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

12.7.10

Margherita Zorzi: Cantare il lavoro



E’ appena uscito per i caratteri dell’Editrice Zona, Cantare il lavoro-Mestieri e dintorni nella canzone d’autore, scritto da Margherita Zorzi, giovane veronese che si interessa di logica matematica e scienze quantistiche. Autrice di numerosi testi di carattere scientifico, Margherita Zorzi ha anche una grande passione per la letteratura, storia dell’arte, canzone d’autore e canzone politica. Dopo aver pubblicato nel 2008, sempre per l’Editrice Zona, Fausto Amodei-Canzoni di satira e di rivolta, ora esce con questo gradevolissimo lavoro frutto del suo amore per la canzone d’autore soprattutto quando questa coniuga l’arte con l’impegno sociale e politico.
Il tema del lavoro è stato trattato da centinaia di autori in ogni latitudine del pianeta, questo lavoro, per questione di spazio, si limita a raccontare una parte della canzone italiana, dagli anni ’50 ai nostri tempi, anche se non manca un accenno ai grandi autori, soprattutto francesi ed americani, che hanno scritto e cantato il lavoro, la fatica e le lotte per l’emancipazione dei lavoratori. Joe Hill, Whoody Gutrie, Peete Seeger, George Brassens, Jaques Brel e Victor Jara sono sicuramente da considerare una sicura fonte di ispirazione per chiunque voglia affrontare il tema del lavoro.
Per questo libro la giovane scrittrice si avvale dei consigli musicali dell’esperto Enrico De Angelis e della matita di Sergio Staino per la bella copertina, collaborazioni che danno ancora maggior pregio al suo lavoro che, come dice la contro-copertina, volge lo sguardo “ai canti sociali che delle vite raccontano fatica, disagi, addii, tristezze, guidandoci in un viaggio diverso, là dove le cose sono da cambiare, da migliorare, e dove, a volte, il prezzo è troppo alto”.
E come non essere d’accordo con l’autrice quando sostiene: “Possibile che siamo talmente ignoranti di passato e assuefatti di presente che non ci accorgiamo che bisogna ancora lottare per il futuro?”
E’ questo un libro da leggere tutto d’un fiato, per poi tornare a rileggerlo ogni volta che sentiamo il richiamo all’impegno per le tante cose da cambiare in questi tempi troppo tristi per chi aspira ad un mondo più giusto ed a misura d’uomo.
Questa lettura servirà a  coloro che hanno vissuto le grandi lotte del dopoguerra per dare dignità al lavoro ma che la convulsa realtà attuale troppo spesso porta ad affievolire la memoria storica, e servirà soprattutto alle nuove generazioni alle quali, salvo rare eccezioni, di come si è arrivati a questi tempi bui nessuno glie lo ha mai spiegato. Perché senza memoria e senza conoscenza si diventa facili vittime degli avvoltoi che divorano le nostre esistenze per perseguire i loro criminali piani di dominio sulle nostre vite. Il fenomeno dell’ascesa berlusconiana è un chiaro ed evidente esempio di quanto siano efficaci le tecniche di distrazione di massa per dominare i popoli e portare a termine politiche di sfruttamento sempre più occulte ed efficaci.
A nome di tutti coloro che ritengono necessario mantenere alta la guardia e resistere all’aggressione violenta dei potenti che oggi come sempre stanno portando avanti politiche di sfruttamento inaccettabili, voglio ringraziare Margherita Zorzi per questo suo eccellente lavoro al servizio della causa dei lavoratori e della dignità dell’uomo.
Grazie Marghi.