Fidel Castro: Concetto di Rivoluzione

Revolución
Es sentido del momento histórico;
es cambiar todo lo que debe ser cambiado;
es igualdad y libertad plenas;
es ser tratado y tratar a los demás como seres humanos;
es emanciparnos por nosotros mismos y con nuestros propios esfuerzos;
es desafiar poderosas fuerzas dominantes dentro y fuera del ámbito social y nacional;
es defender valores en los que se cree al precio de cualquier sacrificio;
es modestia, desinterés, altruismo, solidaridad y heroísmo;
es luchar con audacia, inteligencia y realismo;
es no mentir jamás ni violar principios éticos;
es convicción profunda de que no existe fuerza en el mundo capaz de aplastar la fuerza de la verdad y las ideas.
Revolución es unidad, es independencia, es luchar por nuestros sueños de justicia para Cuba y para el mundo, que es la base de nuestro patriotismo, nuestro socialismo y nuestro internacionalismo.

Fidel Castro Ruz (1ro de mayo del 2000)

7.9.08

ANCH'IO TI RICORDERO'


Tre anni fa cia ha lasciati Sergio Endrigo, un cantautore che ha scritto canzoni indimenticabili, un poeta, un amante della libertà, un artista impegnato per il progresso che ha dedicato canzoni inimitabili ai bambini, un uomo colto, schivo e generoso, il contrario dello schifoso show business che pervade questo mondo ridotto ad un vomitevole supermercato che impone con la guerra e la violenza le leggi del mercato e soffoca qualsiasi tentativo di dare dignità all'esistenza. Io lo ricorderò questa sera con una serata in musica che insieme ad alcuni amici dedicheremo all'indimenticabile cantautore istriano e con il testo di questa sua bellissima canzone dedicata al Che dopo la notizia della sua uccisione da parte degli schifosi servi dell'imperialismo criminale.


ANCH'IO TI RICORDERO'

Era mezzogiorno e prigioniero
Aspettavi che si fermasse il mondo
Fuori c’era il sole e caldi odori
E parole antiche di soldati
Forse vedevi la tua gente
Cuba viva sotto il sole
La sierra che ti ha visto vincitore

Addio addio
Chi mai ti scorderà
Addio addio
Anch’io ti ricorderò

Era mezzogiorno in piena notte
E gli uomini di buona volontà
Tutti si guardarono negli occhi
Poi ognuno andò per la sua strada
E’ troppo tardi per partire
Troppo tardi per morire
Siamo troppo grassi comandante
Addio addio
Chi mai ti scorderà
Addio addio
Anch’io ti ricorderò

Era mezzogiorno e tu non c’eri
Un bambino piangeva nel silenzio
Fuori c’era il sole e caldi odori
E parole antiche di soldati
Oggi ti ricorda la tua gente
Cuba viva sotto il sole
La sierra che ti ha visto vincitore
Addio addio
Chi mai ti scorderà
Addio addio
Anch’io ti ricorderò

Testo: Sergio Endrigo
Musica: Sergio Endrigo
Edizione: Fonit Cetra Music Publishing S.r.l.

6.9.08

Carne da cannone per il mercato


Carne da cannone per il mercato


Mentre nel mondo la libera informazione in mano ai potenti ci informa in maniera pressoché identica, pur con diverse visioni, da destra, dal centro e da sinistra, di come vanno le cose nel mondo, un “dittatore feroce e sanguinario” continua ad illuminare le menti libere sulla realtà che ci circonda.
L’8 agosto in Cina si sono aperti i giochi olimpici mentre “casualmente” lo stesso giorno, le truppe georgiane lanciavano il loro attacco alla Repubblica Autonoma dell’Ossezia del Sud. Questa casualità è sfuggita ai nostri grandi giornalisti difensori delle libertà, ma non è sfuggita a colui che ha dedicato l’intera sua esistenza a svelare i misfatti dei criminali che per secoli hanno imposto il loro dominio sul pianeta e che continuano, con l’avvallo della “libera informazione”, a perpretare crimini orribili pur di continuare ad imporre ed allargare il proprio dominio sull’umanità.
Come ben si sa Fidel Castro Ruz ha ufficialmente rinunciato a gestire il potere a Cuba a causa delle sue condizioni fisiche che lo rendono impossibilitato a reggere le funzioni di Presidente del paese, ma non ha rinunciato ad utilizzare la sua raffinata intelligenza e quei valori etici e morali che gli hanno permesso di essere indiscutibilmente una costante spina nel fianco dei potentati economici, militari e politici reazionari che non a caso si sono sprecati come non mai a diffondere un’immagine totalmente distorta della figura del leader della Rivoluzione cubana che è così diventato un criminale dittatore agli occhi delle masse confuse dai mezzi di informazione al servizio dei potenti, mentre viene considerato un raro esempio di saggezza e coerenza etica da coloro che hanno saputo liberarsi dalle manipolazioni dell’informazione ufficiale “libera e democratica”. Non a caso tra questi ultimi figurano numerosi Premi Nobel e personaggi di cultura internazionalmente riconosciuti.
Nella più recente delle sue famose riflessioni, anche se praticamente sconosciute o manipolate nel “libero occidente”, apparsa su Cuba Debate, Fidel Castro scrive a proposito dei fatti dell’Ossezia con il titolo: Carne da cannone per il mercato. La riflessione del Comandante è dedicata agli eventi in Ossezia del Sud dove per l’ennesima volta centinaia di cittadini innocenti sono stati sacrificati a causa delle mire espansionistiche degli interessi dei potenti capeggiati dal governo degli Stati Uniti e dai loro potenti apparati strategici. In attesa che il mondo si svegli e decida di porre fine agli scempi e processare per crimini di guerra i responsabili di crimini indescrivibili che hanno visto TUTTI i presidenti degli Usa responsabili nel condividere ed organizzare crimini vergognosi, proprio in questi giorni cade l’anniversario di Hiroshima e Nagasaki, traduco la riflessione di Fidel castro con la certezza che servirà a chi la legge per farsi un’opinione un poco diversa da quella che i mezzi d’informazione tradizionale cercano di inculcarci. Con tutti i limiti delle mie scarse qualità di traduttore, il senso del ragionamento del Comandante non può essere più chiaro talmente evidenti sono le sue considerazioni.

Carne de cañon para el mercado
A volte alcuni governanti disconoscono i dati concreti, per questo ci è apparso molto opportuno il messaggio di Raùl che ha chiarito la posizione di Cuba. Abbonderò su alcuni aspetti che non possono essere approfonditi in una dichiarazione precisa e breve.
Il governo delle Georgia non avrebbe mai lanciato le sue forze armate contro la capitale della Repubblica autonoma dell’Ossezia del Sud all’alba dell’ 8 agosto, per quella che ha definito la ristabilizzazione dell’ordine costituzionale, senza aver prima concertato l’evento con Bush, il quale nel passato mese di aprile a Bucarest assicurò il suo appoggio al presidente Saakashvili per l’ingresso della Georgia nella NATO, che equivale ad un pugnale affilato che si intende infilare nel cuore della Russia. Molti Stati europei che appartengono a questa organizzazione militare si preoccupano seriamente per la manipolazione irresponsabile del tema delle nazionalità, pieno di potenziali conflitti, che nella stessa Gran Bretagna possono dar luogo alla disintegrazione del Regno Unito. La Yugoslavia venne dissolta per questa via, gli sforzi di Tito per evitarlo vennero vanificati dopo la sua morte.
Che necessità c’erano per accendere la miccia della polveriera del Caucaso? Quante volte andrà la brocca all’acqua prima di rompersi? La Russia continua ad essere una poderosa potenza nucleare. Possiede migliaia di armi di questo tipo. D’altra parte devo ricordare che l’economia occidentale esportò illegalmente da questo paese più di 500 mila milioni di dollari. Se la Russia non rappresenta più il fantasma del comunismo, se non ci sono più le oltre 400 piattaforme nucleari puntate contro gli obiettivi militari e strategici europei smantellate dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica, perché la si vuole accerchiare con uno scudo nucleare? Pure il vecchio continente ha bisogno di pace.
Le truppe russe che si trovavano in Ossezia del Sud erano impiegate in una missione di pace riconosciuta internazionalmente, non sparavano contro nessuno.
Perché la Georgia escogitò l’ 8 agosto, data dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici di Pechino, per occupare Tsjinvali, la capitale della repubblica autonoma? Questo giorno quattro miliardi di persone in tutto il pianeta presenziarono davanti alla televisione al meraviglioso spettacolo con il quale la China inaugurò questi giochi. Solo il popolo degli Stati Uniti non ha potuto sfruttare in questa giornata la trasmissione in diretta della stimolante festa di amicizia tra tutti i popoli del mondo che lì venne inscenata. Il monopolio sui diritti di trasmissione sono stati acquisiti da un canale televisivo mediante il pagamento di 900 milioni di dollari per ottenere il massimo beneficio commerciale per ogni minuto di trasmissione. Le imprese concorrenti si presero la rivincita divulgando in quelle ore le notizie della guerra in Ossezia, che non erano esclusiva di nessuno. Il rischio di un serio conflitto minacciava il mondo.
Bush ha potuto godersi lo spettacolo come invitato ufficiale. Tuttavia domenica 10, due giorni e mezzo dopo, lo si vedeva agitare bandiere, fingendo di essere alfiere della pace e pronto a dilettarsi con le vittorie dei magnifici atleti nordamericani, quello che i suoi occhi, abituati a manipolare tutto, vedevano come simbolo del potere e superiorità del suo impero. Nei suoi momenti di ozio, teneva lunghe conversazioni con i funzionari subordinati in Washington, minacciava la Russia e incoraggiava discorsi umilianti per questo paese, del rappresentante degli Stati Uniti nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Alcuni dei paesi che formavano il campo socialista o parte della stessa URSS, oggi agiscono come protettorati degli stati Uniti. I loro Governi, spinti da un odio irresponsabile contro la Russia, come la Polonia e la Repubblica Ceca, si allineano in posizioni di totale appoggio a Bush ed all’attacco a sorpresa contro l’Ossezia del Sud da parte di Saakashvili, un avventuriero con una strana storia che, dalla natia Tblisi, capitale del suo paese, lo ha portato a laurearsi avvocato in una università di Kiev, a realizzare corsi post diploma a Strasburgo, New York e Washington. Esercita la professione a New York e si presenta come un georgiano occidentalizzato, ambizioso ed opportunista. Ritornò al suo paese appoggiato dagli yankee per pescare nel fiume torbido della disintegrazione dell’Unione Sovietica. Venne eletto Presidente della Georgia nel gennaio del 2004.
Questo paese, dopo Stati Uniti e Gran Bretagna, è quello che più soldati ha inviato nell’avventura bellica in Iraq, e non lo fa precisamente per spirito internazionalista. Quando Cuba, quasi due decenni fa, inviò centinaia di migliaia di combattenti a lottare per l’indipendenza e contro il colonialismo e l’hapartheid in Africa, non cercò combustibile, materie prime ne plusvalenze; erano volontari. Così si forgiò l’acciaio dei nostri principi. Che fanno in Iraq i soldati georgiani se non appoggiare una guerra che è costata a questo popolo centinaia di migliaia di vittime e milioni di danneggiati? Che ideali vanno a difendere lì? E’ logico che i cittadini dell’Ossezia del Sud non desiderino essere inviati come soldati a combattere in Iraq o altri luoghi del pianeta al servizio dell’imperialismo.
Saakashvili dal canto suo mai si sarebbe lanciato nell’avventura di inviare l’esercito georgiano in Ossezia del Sud, dove si scontrerebbe con le truppe russe piazzate lì come forza di pace. Non si può giocare con la guerra nucleare ne premiare la somministrazione di carne da cannone per il mercato.
Questa riflessione era già stata elaborata quando Bush parlò alle 5 e 30 p.m., ora di Cuba. Niente smentisce quello che qui si analizza; solamente che la guerra mediatica degli Stati Uniti è oggi più intensa che mai. E’ la solita manovra predisegnata che non inganna nessuno.
I russi hanno dichiarato con assoluta chiarezza che il ritiro degli invasori al punto di partenza è l’unica soluzione decorosa possibile.
Volesse il cielo i Giochi Olimpici possono continuare senza essere interrotti da una gravissima crisi. La partita di pallavolo femminile contro un’ottima compagine statunitense è stata fenomenale, ed il baseball non è ancora iniziato.

Fidel Castro Ruz

7.7.08

A MEMORIA VIVA-Filippine anni 50-60. Civilizzazione con l'aiuto di Dio


A MEMORIA VIVA
(la memoria corta è un’arma micidiale in mano all’Impero)

Riprendo la pubblicazione di eventi che purtroppo non fanno parte della nostra memoria storica malgrado l'impressionante analogia con quanto successo anche in Italia durante la seconda guerra mondiale e quanto sta succedendo ora in vari paesi del pianeta.
FILIPPINE ANNI 50-60. CIVILIZZAZIONE CON L’AIUTO DI DIO

Nel 1898 dopo che un’azione congiunta degli Stati Uniti e degli abitanti locali cacciò gli occupanti spagnoli dalle Filippine, il Presidente degli States, William Mc Kinley, passò le notti a percorrere i corridoi e le stanze della Casa Bianca chiedendosi quale fosse la cosa migliore da fare per il popolo filippino, non trovando soluzioni si lasciò cadere in ginocchio e chiese a Dio di illuminarlo ed arrivò alla conclusione che con l’aiuto di Dio avrebbe fatto del suo meglio per aiutare i fratelli filippini a sollevarsi dalle loro condizioni, civilizzandoli e cristianizzandoli visto che anche per loro Cristo morì sulla croce. Questo svelò il Presidente in un suo discorso, quello che non disse fu se Dio fosse d’accordo anche sull’impiego dell’esercito per ucciderli, bruciare i loro villaggi, sottoporli a tortura e gettare le basi per uno sfruttamento economico che avrebbe portato quel popolo a perdere qualsiasi autonomia ed indipendenza. Forse Cristo avrebbe fatto meglio a non morire sulla croce anche per i fratelli filippini....
Gli spagnoli furono costretti a “cedere” le isole agli Stati Uniti per venti milioni di dollari ma i filippini, che avevano già proclamato una propria repubblica indipendente, non gradirono e si sentirono umiliati ad essere trattati come un pezzo di terreno disabitato. La questione fu risolta mandando parecchie decine di migliaia di soldati americani a far accettare alle popolazioni le nuove condizioni. Ebbe così inizio la creazione di una nuova colonia americana nelle Filippine.
Durante la seconda guerra mondiale i soldati americani sbarcarono nuovamente nelle Filippine per dare la caccia ai giapponesi e trovarono un movimento nazionalista che collaborò con loro per lo stesso fine, ovviamente gli Stati Uniti non si fecero sfuggire l’occasione per utilizzare i nazionalisti contro i giapponesi per poi combatterli per eliminarli quando questi pretesero di voler governare la propria terra. L’Esercito Popolare Contro il Giappone, Hukbalahap in lingua locale, venne disarmato dai soldati yankee, i governi locali creati dagli Huk vennero rimossi, i loro leader vennero arrestati ed imprigionati insieme con gli esponenti del Partito Comunista Filippino che aveva costituito brigate partigiane, e diedero vita alle Forze Armate degli Stati Uniti per l’Estremo Oriente facendo uso di filippini che avevano collaborato con i giapponesi. Fu così che instaurarono nelle Filippine la “democrazia”, cioè un regno del terrore contro gli Huk ed i comunisti.
Gli Huk, che si costituirono nel 1942 per combattere l’invasione giapponese, avevano in programma due profonde riforme per dare impulso all’economia e risollevare gli isolani dalla loro arretratezza, dall’analfabetismo, dalla miseria e dalle malattie causate dalla povertà. La prima era la riforma agraria, indispensabile per un popolo sostanzialmente agricolo, la seconda l’industrializzazione per modernizzare il paese. Queste riforme cozzavano però contro gli interessi delle imprese americane che vedevano minati i propri interessi ed il loro dominio sull’economia. Per mantenere lo status quo, vennero addestrati decine di migliaia di filippini con lo scopo di “mantenere l’ordine interno e non certo per la difesa da minacce esterne” confessò candidamente un generale ad una commissione del Congresso.
Nell’aprile del 1946 gli Huk decisero di deporre le armi per partecipare alle elezioni nazionali all’interno di Alleanza Democratica, gruppo composto da contadini di ispirazione liberale e socialista. Agli eletti dell’Alleanza venne però impedito di partecipare alla vita politica dopo che furono pretestuosamente accusati di avere influenzato il voto esercitando delle coercizioni. Anche qui siamo di fronte alle solite strategie di manipolazione di cui gli americani sono maestri inimitabili. In conseguenza a questo fatto il Governo riuscì a far passare, con la maggioranza di soli due voti, un trattato commerciale tra le Filippine e gli Stati Uniti che concedeva a questi ultimi enormi concessioni e privilegi. Nei mesi successivi ebbe inizio una crudele repressione da parte dei militari, della polizia e delle squadre di vigilantes dei latifondisti. Molti contadini vennero uccisi, altri imprigionati, torturati e fatti sparire, interi villaggi distrutti. Agli Huk ed agli altri oppositori non rimase altro da fare che riprendere le armi.
Nel 1947 fu firmato un accordo che concedeva agli Stati Uniti le aree per la costruzione di 23 basi militari e l’impunità per i crimini commessi dai soldati.

Riferimenti: Il libro nero degli Stati Uniti di W. Blum - Fazi Editore

28.6.08

Auguri Nelson Rolihlahla Mandela


Compie novant'anni il 18 luglio e oggi a Londra lo hanno festeggiatto come si merita. Nelson Rolihlahla Mandela non va in pensione e dice che ha ancora molto da fare. Non ci resta che augurargli altri decenni di candeline, è uno dei pochi politici ad essere indispensabili all'umanità. Persone come lui e Fidel Castro pur essendo ancora in vita fanno già parte della leggenda e temo che non sarà facile trovare simili personalità in futuro.
Ah, che sbadato! Ho dimenticato Bush, Blair, Aznar e lo psiconano, possiamo stare tranquilli....

27.5.08

Basta alternanza, Berlusconi for ever


Dopo avere assistito ad una campagna elettorale scellerata che ha portato la sinistra prima a dividersi e poi ad incassare una sonora sconfitta, pensavo che avesse inizio un serio dibattito per mettere in campo strategie utili per limitare i danni che inevitabilmente la destra al potere arrecherà al nostro Paese. Pensavo ad accese discussioni ed a confronti tra proposte concrete per reagire alla disfatta, che si cercassero nuove vie da percorrere che facilitassero il ritorno della sinistra ad essere protagonista sullo scenario politico nazionale ed internazionale, un protagonismo che cercasse di coinvolgere nuovamente ampi strati di popolazione per un'opposizione dura contro questa destra ed il suo ridicolo governo. Che si cercasse di trovare il modo per rendere a questo governo una vita più breve possibile. Come si fece dopo la prima vittoria di Berlusconi, che infatti ebbe vita breve. Speravo in una qualche trovata simile alla famosa "cena" alla casa romana di Bossi, operazione che D'Alema seppe condurre con maestria e che ebbe come risultato la fine del primo governo Berlusconi.


Niente di tutto questo! Mentre la sinistra "radicale" tace e piange la perdita delle poltrone parlamentari, e non trova altro di meglio che preoccuparsi delle sorti di Annamaria Franzoni, la sinistra riformista continua imperterrita sulla strada che l'ha condotta ad una sconfitta di dimensioni storiche. Vogliono dimostrare ad ogni costo la validità della loro strategia con un atteggiamento tanto buonista da non voler disturbare il manovratore, anzi, massima collaborazione, per il bene del Paese. Che sostenere la destra fosse un bene non l'avevo ancora capito, ma visto quanto successo negli ultimi decenni, la cosa poteva essere prevedibile. Ormai possiamo aspettarci di tutto.


Però alcuni giorni fa ho ascoltato parole che non mi sarei mai aspettato di ascoltare. Le ha pronunciate il leader del Partito Democratico, quello che ha avuto il coraggio di affrontare il nemico da solo, perchè bisognava farla finita con la sinistra dei no, con i no non si governa il Paese, bisogna essere comprensivi, capire le ansie di chi in questi anni ha guadagnato l'inverosimile sulle pelle dei lavoratori e che non può vivere nell'angosciosa attesa che qualche disturbatore bolscevico si possa opporre alle loro strategie di conquista del "mercato". Da bravo leader buonista, pacato e sereno, il buon Uolter è riuscito a superarsi. Dopo avere elencato quanto sia vantaggioso per il Paese questo nuovo clima di collaborazione tra maggioranza fascista e minoranza imbecille, il nostro ha detto quello che nessuno si aspettava, nemmeno l'amico Berlusconi. Secondo Veltroni si è sottovalutato il fatto che in Italia da quando e sceso in campo il Cavaliere lo scontro tra le due fazioni che non si sono riconusciute reciprocamente ha fatto si che chi ha governato alle elezioni precedenti sia sempre stato sconfitto ed anche questa anomalia non ha sicuramente fatto bene al Paese, e grazie alle scelte del PD questo no succederà più........ Ascoltando una frase simile sono sobbalzato sulla sedia e mi sono allertato in attesa che Uolter si correggesse. Macchè!!!! il nostro ha continuato imperterrito il suo ragionamento accompagnato dal suo immancabile sorriso tranquillizzante. Nessuna correzione! Veltroni VUOLE CHE ALLA FINE DEL MANDATO BERLUSCONI VENGA RICONFERMATO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! PER IL BENE DEL PAESE....


Ho pensato, ingenuamente, che questa affermazione avrebbe sollevato un putiferio, giornali di sinistra scatenati contro l'ultima fesseria veltroniana, e giornali di destra euforici e pieni di commenti ironici. Ma niente! la nuova idea di Uolter è passata praticamente inosservata, come se fosse logica, come se fosse ormai dato per scontato che non potrà che essere così.

Ho finito il pezzo..... non so più che dire.... sicuramente aumenterò i tempi della mia permanenza all'estero....

14.5.08

CACCIA ALLA VOLPE




Ieri a Roma ho visto i primi effetti del nuovo sindaco che ha recentemente reso omaggio ai partigiani (qualcuno dice che a lui i partigiani morti sono sempre piaciuti), polizia a sirene spiegate e facce colorate correre a nascondersi nel Tevere con in spalla i loro sacchi di mercanzia da vendere sui marciapiedi.... Mi sono vergognato di appartenere a questo popolo di razzisti e non posso non pensare ai milioni di emigranti italiani che il secolo scorso hanno lasciato il nostro Paese in cerca di fortuna. Ma siamo un popolo con la memoria troppo corta per capire gli eventi, non a caso affidiamo il futuro dell'Italia ai fascisti.

2.5.08

A MEMORIA VIVA (Grecia 1947-anni 50)


A MEMORIA VIVA
(la memoria corta è un’arma micidiale in mano all’Impero)

GRECIA 1947-PRIMI ANNI 50. LA CULLA DELLA DEMOCRAZIA DIVENTA STATO CLIENTE

L’Esercito Popolare di Liberazione, ELAS, venne fondato nel 1942 dal Partito Comunista Greco per dare inizio alla lotta di liberazione dall’occupante tedesco che aveva messo in fuga i britannici nel 1941. L’ELAS ed il suo braccio politico EAM, rappresentavano tutti gli orientamenti politici di sinistra e tra i suoi numerosi iscritti, arrivò a contarne tra uno e due milioni su una popolazione di sette milioni, vi erano pure molti sacerdoti e persino qualche vescovo. All’inizio del conflitto Churchill aveva definito l’ELAS “una valorosa formazione di guerriglieri” ed i sostenitori dell’ELAS accolsero gli inglesi che tornarono nella Grecia ormai liberata dalla lotta partigiana, con cartelli tipo “Diamo il benvenuto al coraggioso Esercito britannico”. Gli eroici partigiani greci nell’entusiasmo della vittoria non si resero conto con chi avevano a che fare, i militari britannici non persero tempo ad instaurare un governo composto da monarchici, collaborazionisti e conservatori di ogni tipo. Il nuovo esercito e la polizia greca vennero messi sotto il controllo di questi elementi e dopo poco tempo i membri dell’ELAS\EAM finirono morti o imprigionati. Le intenzioni dei partigiani di modificare l’arrugginito stile di vita della vecchia guardia greca, di creare comunità governate dagli stessi abitanti, di istruire gli analfabeti e di creare battaglioni di donne e casalinghe che uscivano per la prima volta dal controllo dei loro mariti, ebbe vita breve, Winston Churchill pensò immediatamente che quello non doveva essere l’ordine sociale adatto ad una nazione considerata il proprio giardino di casa e, con l’aiuto dell’attenta regia USA, mise in atto una spietata caccia a quelli che aveva poco prima definito “valorosi guerriglieri”. Gli scontri tra l’esercito britannico ed i partigiani colsero di sorpresa la sinistra di tutta Europa, ancora impegnata nella lotta di liberazione dal nazi-fascismo. Le forze britanniche si allearono a quelli che avevano combattuto contro l’ELAS durante la guerra, gli stessi che erano stati collaboratori o combattenti con i fascisti ed i tedeschi. All’inizio del 1945 l’ELAS fu costretta a firmare un armistizio che in pratica fu una resa alla poderosa armata britannica sostenuta dall’Aviazione e dalla Marina degli Stati Uniti. Anche in questo caso l’Unione Sovietica non intervenne a sostenere i partigiani greci perché impegnata in una difficile impresa di ricostruzione dopo una guerra che aveva stremato l’intera popolazione sovietica. Loro la guerra al nazismo l’avevano fatta veramente lasciando sul campo milioni morti, non si erano limitati alla propaganda ed a liberazioni già avvenute con il sangue dei partigiani, come avevano invece fatto i difensori della “democrazia”....
Quelle che seguì fu una lunga serie di governi andati al potere sotto la regia britannica ed americana, tutti governi corrotti che continuarono a terrorizzare gli esponenti della sinistra fino a torturarli nei campi di prigionia situati sulle isole, intanto le miserie del popolo greco continuavano ad attendere soluzioni.
Alla fine del 1946 quelli che erano rimasti dei guerriglieri di sinistra, si rifugiarono sulle colline per rilanciare una nuova fase della guerra civile. Erano ormai in gioco la loro sopravvivenza e gli ideali per i quali avevano combattuto e che la collaudata strategia doppiogiochista degli americani e degli inglesi avevano resi vani.
In seguito gli inglesi si ritrovarono in grosse difficoltà a sostenere le spese per mantenere il controllo sulla Grecia a causa degli sforzi che stavano sostenendo per la ricostruzione del dopoguerra. Informarono gli alleati americani della situazione e fu così che inevitabilmente il compito di difendere “la democrazia” greca passò in mani Usa. Chiamarono l’incaricato di affari greco a Washington e lo informarono che il suo governo doveva chiedere l’aiuto degli Stati Uniti, così nessuno avrebbe potuto accusare il governo americano di intervento in una nazione straniera. Venne anche chiesto all’incaricato greco che il suo governo avrebbe dovuto rimuovere tutti quei dirigenti che per qualsiasi ragione si fossero opposti al raggiungimento degli obiettivi prefissati. I governanti di Washington sapevano benissimo che il loro governo-cliente era talmente avido di denaro ed irrispettoso dei diritti umani che non avrebbe opposto alcuna resistenza. Fu per questo che il governo greco venne definito “democratico” mentre gli oppositori che lottavano per la dignità della loro patria furono considerati come sempre dei “terroristi”. Le alchimie politiche dei governanti americani avevano prodotto un nuovo miracolo “democratico”. Dall’altra parte l’Unione Sovietica si disinteressò totalmente delle sorti dei “compagni” greci, convinti che la loro rivolta non avrebbe mai potuto avere successo, o forse più verosimilmente era la conseguenza degli accordi del dopoguerra tra sovietici ed Alleati.
Le forze armate greche stavano in piedi solo grazie all’aiuto americano che li rifornivano di tutto, comprese le uniformi ed i viveri. Cacciabombardieri, squadroni da trasporto, piste di atterraggio, bombe al napalm, fucili anticarro, unità navali, ferrovie, strade, ponti, materiali di equipaggiamento furono i risultati di un investimento che superò il miliardo di dollari, una cifra da capogiro per l’epoca. Venne inoltre creata una “riserva segreta dell’esercito” formata in gran parte dagli ex membri della sicurezza nazista e tutte le decisioni sui piani di battaglia furono prese dai militari americani che non accettarono nessuna indecisione od obiezione. Intere popolazioni furono sradicate dai loro territori d’origine per eliminare fonti di reclutamento ai guerriglieri e minare le loro basi operative, la stessa tattica che sarebbe stata utilizzata anche in Vietnam.
La resistenza dei combattenti greci durò per tre anni durante i quali vennero sottoposti a terribili sofferenze con perdite che ammontavano a parecchie decine di migliaia di unità e nell’ottobre del 1949, di fronte all’impossibilità di ottenere risultati contro una forza tanto poderosa, annunciarono il cessate il fuoco. Era la fine della guerra civile, gli Stati Uniti avevano conquistato il dominio sulla Grecia. Negli anni successivi si susseguirono un’infinità di governi, tutti formati da personaggi scelti dagli Stati Uniti. Nel 1947 venne deciso un ulteriore giro di vite ai danni dei dissidenti, il risultato fu l’arresto di 4.000 persone in una sola settimana. Un membro dell’EAM fu condannato a 18 mesi di reclusione semplicemente per aver definito il capo dei rappresentanti americani un “ufficiale di un paese straniero”! All’inizio degli anni 50 la Grecia era totalmente sotto controllo americano al punto da inviare un contingente militare in Corea. Quando, nel 1964, andò al potere un governo che pretendeva di essere realmente sovrano, gli Stati Uniti e le falangi greche estirparono rapidamente quest’eresia. Questa sarà un’altra storia da raccontare per dimostrare i reali intenti di coloro che vorrebbero farsi passare come i paladini della democrazia, ma dubito che tutto questo possa interessare i dirigenti della nostra sinistra che ben conoscono questi fatti anche perché a suo tempo li denunciarono. Ma ora i piani di questi vili personaggi, salvo rarissime eccezioni, prevedono che quella americana sia la più grande democrazia del mondo.... Fino a quando coloro che aspirano ad un mondo libero e giusto saranno disposti a tollerare questo oltraggio?

Riferimenti: Il libro nero degli Stati Uniti di W. Blum - Fazi Editore

12.4.08

La campagna mediatica anticinese


La mancanza di tempo mi ha impedito di dedicare un post ad un'argomento molto attuale: la campagna mediatica contro la Cina. Ritego comunque che fare della controinformazione su questo tema sia molto importante, per questo pubbloco un articolo di Ezio Bonsignore, apparso alcuni giorni fa sul sito Pagine di Difesa, che condivido in molte sue parti. Lo pubblico quì sotto invitando i lettori a leggere il mio post pubblicato qualche tempo fa (http://wwwmondolibero.blogspot.com/2008/02/memoria-viva-cina-1945-anni-60.html) che dimostra come la questione parta da molto lontano.


Paradossi dell’era moderna, la campagna razzista contro la Cina
Ezio Bonsignore, 8 aprile 2008
Quando tutta questa faccenda del boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino (peraltro più esattamente definibile come campagna del “Dàgli ai Cinesi!”) ha cominciato a prendere forma verso la fine dell’anno scorso, in Italia come altrove, facendo inizialmente leva su pretesti abbastanza balzani e marginali (tipo la pessima qualità di certi giocattoli di produzione cinese, per intenderci), sembrava facile giudicare il tutto come del semplice “rumore di fondo”, ad opera dei vari gruppi e gruppuscoli di lunatici e rompiscatole assortiti, che sono immancabilmente pronti a cercare di rovinare qualsiasi grande festa dell’umanità, in nome dei loro oscuri pregiudizi e balzane ideologie. Sembrava facile, e difatti ci sono cascato anch’io.
Ma invece, ci troviamo di fronte a qualcosa di profondamente diverso: una grande campagna accuratamente pianificata e organizzata, che adesso ha trovato il suo tema principale (la liberazione del Tibet) e sta spiegandosi in tutta la sua forza, e che con tutta evidenza dispone di mezzi virtualmente illimitati. Una campagna del genere deve - prima di ogni altra cosa - essere capita nella sua sua natura e nei suoi scopi.
Mi sembra addirittura lapalissiano osservare che il vero obiettivo di questa campagna non consiste certo nel liberare il Tibet e nemmeno nel fare pressioni su Pechino, perchè cambi le sue politiche in fatto di rispetto dei diritti umani, in Tibet come altrove. L’obiettivo dell’attacco mediatico e propagandistico alla Cina consiste invece proprio nell’attacco alla Cina in sé, per scopi che cercheremo di analizzare di seguito. Il Tibet è solo una conveniente pedina. Ritengo, anzi, che si sarebbe certo preferito giocare il ben più consistente pedone di Taiwan, se non fosse che le recenti elezioni parlamentari e presidenziali a Taiwan hanno riportato al potere il Kuomintang e con esso una dichiarata politica di riavvicinamento alla Cina.
Dal momento che l’attacco alla Cina viene condotto con mezzi propagandistici, questi meritano una particolare attenzione. In effetti, l'aspetto più sconcertante - e per certi versi allarmante - di quanto sta accadendo è costituito dalla allucinante dimostrazione della straordinaria facilità con cui l'opinione pubblica occidentale, che si vorrebbe in larga parte costituita da persone raziocinanti e in grado di farsi un'idea sufficientemente precisa del mondo che le circorda, si lasci in realtà condizionare, manipolare e sfruttare ad opera di campagne propagandistiche, purchè queste siano condotte con grande decisione e senza risparmio di mezzi.
La cosa grave è che oggi vediamo come questo condizionamento e manipolazione funzionino non solo quando si tratta di rifilare alla gente delle favolette circa le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein o i catastrofici orrori del riscaldamento globale (cose queste che fanno leva su timori diffusi anche se in larga parte irrazionali). No, condizionamento e manipolazione funzionano invece benissimo anche quando si tratta - per dirla tutta - di suscitare l'odio razziale contro un ben preciso nemico etnico anche in persone, che a freddo riterrebbero loro stesse assolutamente incapaci di esprimere sentimenti del genere.
Perchè di odio razziale e culturale contro i Cinesi si tratta, e non di una puerile infatuazione per il lamaismo tibetano come forma di governo (tra l'altro, forse la forma di governo più stupidamente reazionaria, retrograda e oppressiva che si possa immaginare, visto che non si basa nemmeno sul pretesto di un "mandato del cielo" ad opera di un Dio immanente). Questo è dimostrato dal fatto che in discussioni su questo soggetto negli ambienti più vari continuano a venire a galla critiche violente non tanto contro la politica del governo cinese in Tibet, ma proprio contro i Cinesi in quanto tali (le loro abitudini alimentari, le loro strutture sociali, la loro presenza in Italia, i loro successi commerciali, la qualità della loro produzione industriale e così via). Insomma, bisogna boicottare le Olimpiadi non per liberare il Tibet, ma perchè i cinesi mangiano cani e gatti, stanno invadendo il mondo con prodotti a basso costo, non sembrano disposti ad adottare immediatamente le forme politiche e di organizzazione del lavoro che piacciono a noi, impestano le nostre città con le loro Chinatown, eccetera eccetera. Insomma, sono brutti, sporchi e cattivi.
Mi è anche capitato di leggere qualcuno che si è addirittura permesso di definire ripetutamente i cinesi Han come "iene". A parte l'abissale stupidità di generalizzazioni del genere, questo signore (uso il termine con una certa qual riluttanza) sembra non sapere che in Italia l'uso di epiteti razziali denigratori è severamente proibito per legge, e dei termini anche molto meno offensivi applicati a ebrei, negri, zingari, kosovari, marocchini o una qualsiasi delle altre etnìe che ci onorano della loro presenza gli farebbero passare dei bruttissimi guai. Ma si vede che nei confronti dei cinesi è invece caccia libera.
Quanti ancor oggi si chiedono "come sia stato possibile" suscitare artificialmente nei tedeschi - forse il popolo più civile ed educato d'Europa - il disprezzo e poi l'odio nei confronti degli ebrei, non devono far altro che tenere d'occhio questa campagna per la liberazione del Tibet. Tra l'altro, dà veramente i brividi vedere come molti degli argomenti anti-cinesi, utilizzati a piene mani, siano appunto estremamente simili - se non identici - a quelli formulati dai nazisti in chiave anti-ebraica. E c’è il peso eccessivo dei cinesi nella economia mondiale, le loro strutture sociali e religiose incomprensibili e aliene, il loro modo ripugnante e inumano di preparare il cibo, il pericolo rappresentato dalla presenza di comunità chiuse e non integrate nelle nostre città, e così via. Ci manca solo che si cominci a parlare di "musi gialli dagli occhi storti", e poi il quadro è completo.
Se la cosa riguardasse solo individui di un certo livello intellettuale e morale, sarebbe già abbastanza grave. Ma adesso stanno scendendo nell’arena anche i grossi calibri, cioè certi grandi mezzi di comunicazione di massa, sempre attentissimi a fiutare il vento che tira, e a seguirlo prontamente quando non riescono a guidarlo. Tanto per dire, lo Spiegel è appena uscito con una bella copertina, che ritrae i cinque anelli olimpici in filo spinato sullo sfondo di una foto di gruppo della dirigenza cinese. Copertina che fa il paio perfetto con quella famosa che venne a suo tempo dedicata all'Italia e che ritraeva una pistola posata su un piatto di spaghetti (nel caso possa interessare, all'epoca lo scopo della manovra consisteva nel dirottare il turismo tedesco dall'Italia verso altre località, giudicate più in linea con certi interessi).
Eppure la gente sembra non capire. Tanti, troppi sono entusiasticamente disposti ad agitarsi, dimostrare, scrivere, berciare contro la Cina e i cinesi, esattamente come i loro nonni appendevano cartelli "Qui non vogliamo ebrei!" all'ingresso dei loro paesi e le loro nonnine cucivano tutte giulive i cappucci del KKK. Si direbbe quasi che tante persone, che hanno imparato (spesso a loro spese) come nelle nostre società sia strettamente proibito esprimere giudizi sprezzanti e offensivi nei confronti di qualsiasi diversità etnica, religiosa o sessuale, siano sollevate dal poter finalmente urlare tutto il loro livore contro un diverso, che è stato ufficialmente designato come cattivo, soprattutto poi visto che si può anche farlo, sotto il pretesto della difesa dei diritti umani e magari sentendosi impegnati in una nobile causa fianco a fianco con qualche attore di Hollywood. Si vede che certi odi sonnecchiano proprio appena sotto la nostra superficiale vernice di civiltà.
Fatta questa piccola introspezione, rimarrebbe da capire quali siano gli scopi ultimi della manovra: i fini cui essa mira. E’ stata fatta l'ipotesi che si voglia punire la Cina per il suo successo economico e industriale. Questa analisi mi sembra però riduttiva e semplicistica. Non si monta una campagna di questo livello per una questione di ripicca del genere, o almeno non solo per essa.
All'estremo opposto, separare il Tibet dalla Cina porterebbe senza dubbio degli enormi vantaggi strategici, almeno per certi paesi occidentali. La Cina verrebbe tagliata fuori dalla riserve di petrolio e gas naturale in Asia Centrale e in Myanmar e dovrebbe quindi accettare di rifornirsi tramite oleodotti e gasdotti che passerebbero attraverso il territorio di un paese, se non dichiaratamente ostile certo non amico, e in ogni caso legato a doppio filo agli Stati Uniti. Però, l'assoluta irrealizzabilità di ogni progetto che miri a raggiungere questo obiettivo - e gli enormi rischi che esso comporterebbe - dovrebbero apparire evidente anche a un neocon Americano in fase di grave ebbrezza strategica. La Cina di oggi non è la Jugoslavia e non si può seriamente pensare di farla a pezzi per ritagliarsi un Kosovo-Tibet dove fa comodo.
E’ forse possibile che si punti a far fallire le Olimpiadi allo scopo di indebolire la tenuta interna della dirigenza cinese tramite la perdita di faccia che ne seguirebbe. Questo, non tanto in vista di uno scopo pratico immediato, ma semplicemente perchè indebolire la dirigenza cinese rientra comunque tra gli interessi degli Stati Uniti e di alcuni altri Paesi occidentali.
Personalmente, mi sto sempre più convincendo che si tratti di un gigantesco ricatto. Questo, sopratutto a causa dell'atteggiamento estremamente prudente e moderato sinora tenuto da due personaggi assolutamente chiave come George W. Bush e il primo ministro britannico Gordon Brown, che pur non essendo un secondo Tony Blair rimane strettamente legato alle direttive strategiche di Washington. Un atteggiamento del genere, da parte di persone e di governi che non hanno esitato a formulare e avvallare le più vergognose menzogne e calunnie nel perseguimento dei loro obiettivi strategici e che di norma sono sin troppo pronti a etichettare come il Male in senso biblico chiunque si metta loro di traverso, è spiegabile solo immaginando che essi in realtà intendano NON boicottare le Olimpiadi in ultima analisi. Naturalmente, in cambio di qualcosa.
Cosa potrebbe essere questo qualcosa? Ecco una domanda interessante. Forse certe rassicurazioni circa le politiche che la Cina intende seguire in termini di manovra finanziarie o sui cambi. Diciamo, un impegno cinese a non cercare di disfarsi anche di parte delle loro mostruose riserve in dollari e buoni del Tesoro americano, che sono ormai l’unica cosa che tenga in piedi il carcassone dell’economia americana. Oppure, se vogliamo pensare a qualcosa di molto più sinistro, un impegno a non opporsi troppo duramente a un attacco americano contro l'Iran.
La Cina ha finora risposto agli attacchi in modo ampiamente prevedibile, e perciò quasi certamente previsto e quindi tale da fare il gioco dei promotori della campagna. Una linea di chiusura e rifiuto totale circa il Tibet, mentre per quanto riguarda l’opinione pubblica interna si è passati da un primo (futile) tentativo di nascondere quanto sta avvenendo, alla mobilitazione dell’orgoglio nazionale e del risentimento per le pesanti interferenze in affari interni della nazione cinese. Tutto questo viene prontamente utilizzato per ribadire come i cinesi siano, appunto: brutti, sporchi e cattivi.
Sia che la mia ipotesi del ricatto sia esatta e che la Cina abbia deciso di non cedere a nessun costo, o sia che l’atteggiamento di Pechino sia dovuto ad altre ragioni, al punto in cui sono arrivate le cose sembra molto improbabile che la campagna possa esaurirsi pacificamente prima dell’inizio delle Olimpiadi. I governi occidentali si troveranno quindi di fronte a un difficile dilemma: partecipare ai giochi (cosa che le loro opinioni pubbliche, artificialmente imbottite di odio anti-cinese, non capirebbero nè accetterebbero) oppure boicottare (il che irriterebbe profondamente la Cina ma senza portare alcun reale vantaggio politico o strategico).
Paradossalmente, e a parte il Tibet di cui beninteso non importa assolutamente nulla a nessuno, la Cina potrebbe forse uscirne meglio di chiunque altro. A giudicare da quello che sappiamo del rapido evolversi dell’atteggiamento dell’opinione pubblica cinese, anche un fallimento totale delle Olimpiadi non porterebbe a una totale perdita di faccia del gruppo dirigente, come qualcuno forse sperava, bensì a una vampata di orgoglio nazionalista e xenofobico che potrebbe essere utilmente sfruttata.
Se messa davvero alle strette, la Cina potrebbe essere lei stessa a prendere delle iniziative estreme: cancellare le Olimpiadi, oppure negare il visto d’ingresso agli atleti americani, in quanto rappresentati di una nazione, che ha brutalmente invaso e sta tuttora occupando uno stato sovrano e indipendente.
Tempi interessanti.

7.3.08

Ma c'entra l'Eta col Biafra?


Oggi è stato assassinato Isaias Carrasco, un uomo di 42 anni, ex rappresentante comunale del Psoe. Tre spari davanti a casa, a Mondragon, sotto gli occhi di moglie e figlia. Un crimine orrendo, attribuito all'ETA, organizzazione separatista basca che da quasi quarant'anni è in lotta contro lo stato spagnolo per ottenere l'indipendenza del Paese Basco.

Dopo aver chiarito che in nessun modo è mia intenzione giustificare simili orrendi atti criminali, sulla questione della violenza vorrei invitare ad approfondire meglio la questione. Limitandosi alla condanna di atti violenti come questi si corre il rischio di dimenticare altre orrende violenze che inesorabilmente stanno portando l'umanità verso una situazione insostenibile. Nel mondo ogni giorni a causa della violenza ci sono un numero incredibile di vittime che, chissà perchè, non riempiono le pagine dei nostri giornali. A me sorge il dubbio, lo pensavo già ai tempi delle BR, che certi fatti, orrendi ma non meno di molti altri, servano proprio a distrarre l'opinione pubblica da altre tremende violenze che quotidianamente colpiscono migliaia di persone. Pensare alla moglie ed alla figlia della persona ammazzata sotto i loro occhi è veramente qualcosa che colpisce ed addolora atrocemente, ma io non posso fare a meno di pensare che sono tante le persone che ogni giorno piangono i loro cari vittime di violenze artatamente tenute nascoste o relegate tra i tanti fatti del giorno, tra un'esternazione di Berlusconi o la caviglia slogata di un calciatore del Milan. E tra l'assassino che ha sparato alla nuca del giovane spagnolo e le altre migliaia di assassini che con uguale, se non peggiore freddezza, commettono atroci crimini, non riesco proprio a trovare grosse differenze. Ammazzare per la causa dell'ETA mi sembra semplicemente un atto di criminale demenza, ma dovrebbe suscitare lo stesso orrore invadere paesi per portare la "democrazia", far saltare in aria un intero villaggio per colpire un sospetto "terrorista" o sganciare bombe da un "democratico" aereo americano magari partito dalla base militare di Vicenza (da ingrandire perchè le necessità aumentano), ammazzare "guerriglieri" colombiani, far morire di fame, di sete, di malattia, milioni di bambini colpevoli di essere nati in un paese che detiene le materie prime che servono ai paesi democratici per il proprio "sviluppo", assassinare poveri cristi messicani che cercano di scavalcare un muro costruito per dividere la loro terra da quella che già gli venne sottratta per annetterla all'impero, sterminare popoli indigeni che ostacolano l'avanzata della "civiltà", far morire lavoratori speculando sulla loro necessità di portare a casa un salario "a qualsiasi costo" per poter sopravvivere. E si potrebbe andare avanti all'infinito.

La morale di quanto scritto è che vorrei cercare di far capire che sarebbe imperdonabile che un fatto esacrabile come quello avvenuto oggi nella Spagna che si trova alla vigilia di una votazione molto importante per l'avvenire non solo del popolo spagnolo, serva a far dimenticare tutto il resto. Anche perchè il sottoscritto è sempre stato convinto che certi accadimenti non avvengano per caso, in un determinato giorno ed in un determitato luogo. E che la stampa "democratica" e "libera", quella cioè che ha un padrone con interessi ben definiti da difendere, utilizzi questi avvenimenti per scopi meno nobili di quello che vorrebbero farci credere, è un'altra mia ostinata convinzione.

23.2.08

AMEMORIA VIVA (Italia 1947-48)

LA MEMORIA CORTA E' UN'ARMA MICIDIALE IN MANO DELL'IMPERO


Continuo a pubblicare un riassunto delle nefandezze dell'Impero che ci hanno accompagnato in questo dopoguerra e che i nostri media si guardano bene dal ricordare.

ITALIA 1947-48. LE ARMI POLITICO-ECONOMICHE USA PUNTATE CONTRO IL POPOLO ITALIANO


In vista delle elezioni del 1948 il Partito Comunista ed il Partito Socialista costituirono il Fronte Democratico Popolare per evitare quello che successe due anni prima in seno alla Costituente quando pur avendo ottenuto più voti e più seggi della Democrazia Cristiana, ottennero meno ministeri in quanto sostennero candidati diversi. L’operazione era sicuramente vincente e fu dimostrato dalle elezioni amministrative di Pescara del mese di febbraio dove i due partiti già in maggioranza aumentarono di oltre il dieci per cento i propri consensi. Il clima creatosi dopo la liberazione dal fascismo era quello di un forte entusiasmo rinnovatore che vedeva nel Partito Comunista la guida per i cambiamenti sociali, politici e culturali che la stragrande maggioranza del popolo italiano si aspettava. Questa situazione mise in allarme l’amministrazione Truman che non poteva accettare che l’Italia sfuggisse ai loro interessi. Che il pensiero di Marx finisse per governare il bel paese era del tutto inaccettabile.
Fu così che le potenti armi economiche e politiche degli Usa vennero puntate contro il popolo italiano. Tutta l’esperienza yankee nell’arte di manipolare l’opinione pubblica ed il caravanserraglio hollywoodiano, vennero scatenati sul nuovo target di mercato.
Si iniziò con la decisione di negare agli italiani appartenenti al Partito Comunista, ed il semplice voto era ritenuto atto di appartenenza, la possibilità di emigrare ed anche semplicemente entrare, negli Stati Uniti. Questa regola durò per molti decenni, praticamente fino all’auto-eliminazione del Partito Comunista, ed il sottoscritto ne è testimone visto che verso la metà degli anni settanta mi venne negato il visto di ingresso. Quegli stramaledetti cialtroni fascisti, democratici o repubblicani che siano, avevano paura che uno impegnato nelle battaglie per democratizzare il nostro sfortunato pese, rappresentasse un pericolo! Certo che hanno una bella idea di democrazia.... E se penso che i leader della nostra sinistra continuano a definirli il paese più democratico del mondo, mi spiego perché dalle grandi lotte per la democrazia siano passati all’amicizia con i palazzinari....
In secondo luogo si fece in modo che il dibattito elettorale si spostasse dai grandi temi che interessavano il paese, quali la riforma agraria, l’economia e le enormi disparità tra ricchi e poveri, verso lo scontro tra “democrazia” e “comunismo”. Malgrado il fatto che durante la guerra di liberazione i comunisti fossero stati il gruppo politico più attivo, pagando con il sangue la repressione fascista, e che la destra presentasse tra le proprie fila collaborazionisti, monarchici, ed esponenti dichiaratamente fascisti, lo scontro venne ricondotto alla solita lotta del bene contro il male, la “democrazia” contro il “comunismo”. Si diede inizio ad una grande campagna di menzogne che esaltava lo stile di vita americano e denigrava quello sovietico. Questa campagna fu talmente efficace che ancora oggi il mito americano continua a mietere le sue vittime mentre l’era sovietica viene vista, anche a sinistra, come un‘era buia e da dimenticare, dando una visione totalmente sviata di quell’esperienza che ha segnato il più grande cambiamento della storia dell’umanità, con i suoi grandi successi e pure i suoi fallimenti ed i suoi orrori. Questa tremenda propaganda è risultata fatale al nostro paese al quale venne imposto uno scontro artefatto tra valori che non erano i suoi. Un paese che usciva disperatamente da una guerra e dalla tremenda esperienza fascista aveva bisogno di ritrovare la propria identità, la propria cultura ed i propri valori. Furono in molti nella sinistra ad accorgersi della tragedia che ci stava travolgendo e cercarono inutilmente di spiegare che si sentivano semplicemente italiani e non russi o americani ma lo strapotere mediatico degli avversari risultò invincibile.
In quel periodo il primo ministro, il democristiano Alcide De Gasperi, si recò varie volte negli Stati Uniti e ad ogni rientro eseguiva gli ordini ricevuti con rimpasti di governo che vedevano sempre diminuire il numero e l’importanza dei ministri della sinistra. In cambio arrivarono i prestiti americani che, come ebbe a dire il primo ministro francese Ramadier “Ad ogni prestito che riceviamo se ne va un piccolo pezzo della nostra indipendenza”.
Fu durante questa campagna che per la prima volta la Cia venne autorizzata a condurre operazioni politiche di propaganda e paramilitari. La mastodontica mobilitazione di risorse servì a portare avanti un’incredibile quantità di iniziative.
Si organizzò una massiccia campagna di lettere scritte dagli emigranti italiani in America che mettevano in guardia parenti ed amici dal pericolo di una vittoria comunista che avrebbe portato l’Italia a sottomettersi ad una potenza straniera ed a perdere gli aiuti provenienti dall’America. La dominazione russa avrebbe portato alla distruzione della religione e della Chiesa, alla disgregazione della famiglia, alla perdita della casa e della terra, e via di questo passo fino alla favola dei russi che mangiavano i bambini che incredibilmente fece presa su molti strati della popolazione;
Il dipartimento di Stato intervenne massicciamente per rafforzare gli ammonimenti contenuti nelle lettere, foraggiando lautamente in quei mesi le richieste del governo italiano e minacciando l’interruzione dei flussi nel caso di vittoria della sinistra. Forse fu anche per questo che il segretario di Stato George Marshall venne insignito del Premio Nobel per la pace nel 1953....
Si diede inizio ad una serie di trasmissioni radiofoniche a cui partecipavano cittadini americani famosi, tutti uniti dallo spirito di salvare il popolo italiano dal comunismo, dall’ateismo e dal caos. Dissero che con la dittatura comunista gli impianti industriali sarebbero stati smantellati e portati in Russia e milioni di operai sarebbero stati deportati e costretti ai lavori forzati. Le trasmissioni vennero sempre più intensificate e personaggi celebri come Frank Sinatra e Gary Cooper mandavano quotidianamente i loro messaggi per influenzare il voto degli italiani. Perfino dei sindacalisti furono ingaggiati per invitare ad evitare che l’Italia diventasse “un paese totalitario nemico”. E pensare che all’epoca negli Stati Uniti i cittadini di colore non avevano ancora raggiunto nemmeno lo status di seconda classe....
I rappresentanti americani in Italia organizzarono manifestazioni destinate alle fasce più povere della società italiana con distribuzione di opuscoli che ricordavano gli “aiuti” americani all’Italia e fecero uso di documentari e film che vendevano lo stile di vita americano. Particolarmente efficace fu il film holliwoodiano Ninotchka che ironizzava sulla vita in Russia e fece celebre la frase di un operaio che dopo le elezioni disse “abbiamo perso per colpa di Ninotchka”;
Il Presidente Truman arrivò a minacciare l’uso della forza e durante la campagna elettorale si videro spesso navi da guerra americane e britanniche gettare l’ancora nei porti italiani;
Un Treno dell’Amicizia girò per tutti gli Stati Uniti a raccogliere doni e poi attraversò l’Italia per distribuirli;
Il Governo degli Stati Uniti si dichiarò favorevole all’istituzione di un protettorato italiano in alcune delle sue ex colonie. Era una proposta inaccettabile per il mondo del dopoguerra ma servì a stimolare sogni di grandezza;
Al premier De Gasperi fu inviato un “Manifesto della pace per gli italiani amanti delle libertà” firmato da autorevoli esponenti politici americani, che venne opportunamente diffuso dalla stampa che per l’82 per cento era nelle mani della destra;
Un cablogramma firmato da 200 leader sindacali di origine italiana che invitavano i lavoratori ad opporsi al comunismo, venne inviato a 23 quotidiani italiani. Allo stesso tempo venne concesso un lauto finanziamento alle organizzazioni sindacali che si dichiaravano anticomuniste. Anche la Cia si mosse in tal senso dopo che già alcuni anni prima, allora si chiamava ancora OSS, collaborò con ambienti mafiosi per impedire il controllo del Partito Comunista sulle organizzazioni dei lavoratori;
Ingenti finanziamenti vennero elargiti dalla Cia ai partiti di centro,e vennero stampati degli opuscoli che parlavano di presunte attività sovversive dei comunisti e si fecero scandalose rivelazioni sulla vita personale e sull’orientamento sessuale dei candidati comunisti, alcuni dei quali vennero marchiati come ex-fascisti;
Pochi giorni prima delle elezioni vennero concessi all’Italia numerosi finanziamenti come “aiuti provvisori”, tra questi 31 milioni di dollari in lingotti d’oro come risarcimento per l’oro rubato dai nazisti;
Lo sbarco di navi piene di cibo aumentavano sempre più con l’avvicinarsi delle elezioni e le cerimonie erano comprensive di discorso da parte dell’ambasciatore americano. Contemporaneamente in tutta Italia venne affisso un manifesto che diceva “Il pane che mangiamo è per il 40 per cento farina italiana e per il 60 per cento farina americana inviata gratuitamente;
Il 15 aprile fu dichiarato “Giornata dell’Italia libera” dai simpatizzanti americani;
L’Ambasciatore americano dichiarò che il popolo americano stava salvando l’Italia dalla fame, dal caos e dalla dominazione straniera. Forse stava già pensando dove installare nuove basi americane in Italia.

Quello che colpisce di questa triste faccenda che ha umiliato profondamente il popolo italiano, è che negli Stati Uniti furono veramente poche le voci che si alzarono per denunciare questa infamia e che l’Unione Sovietica fece poco o niente per sostenere la sinistra italiana messa ko dall’intervento americano. La spiegazione la si potrebbe trovare in una lettera del Cominform indirizzata a Tito in cui gli jugoslavi vennero accusati di voler coinvolgere i sovietici in uno scontro con le potenze occidentali. Un passo della lettera dice che “dovrebbe essere chiaro che l’Urss non è in grado, dopo una guerra così dura, di iniziarne un’altra”.
Quando lo show chiuse i battenti i democristiani vinsero le elezioni con il 48 per cento dei voti mentre la sinistra raccolse solo un’umiliante 31 per cento. Lo straordinario investimento statunitense aveva prodotto i suoi frutti e le conseguenze le abbiamo viste. La Democrazia Cristiana si installò al potere e vi rimase per oltre quarant’anni, le necessarie riforme furono rinviate a mai, la sinistra venne messa definitivamente fuori gioco, la cultura-spazzatura americana ha preso il sopravvento e la divisione della società italiana tra buoni e cattivi, ricchi e poveri, destra e sinistra si sono talmente radicate che nemmeno il crollo della prima repubblica è riuscito a scalfirle. E’ bastato che un Cavaliere si ricordasse “come fecero gli americani” che tutto è tornato come prima. Se poi nei dirigenti di sinistra ha avuto il sopravvento prima la vigliaccheria, con la paura di finire come in Cile, poi la cialtroneria, con l’abbandono a se stesse delle classi subalterne e l’abbraccio incondizionato all’economia di mercato, allora i giochi sono subito fatti.
Arrivederci alla prossima guerra di liberazione, speriamo definitiva. Gli errori, se non si scordano, dovrebbero insegnare che le armi non vanno mai consegnate, sopratutto a chi sparla di “democrazia”....

Riferimenti: Il libro nero degli Stati Uniti di W. Blum - Fazi Editore

18.2.08

EFFETTI COLLATERALI DELLA GRANDE DEMOCRAZIA


ESPLOSIONE DI DEMOCRAZIA

Purtroppo ieri è stata una triste giornata per i sostenitori dei “miracoli” del capitalismo, l’ennesima strage in un college americano, se non fosse tragica, sarebbe persino ridicola, in quella "grande democrazia", vista la frequenza con cui si ripetono questi fatti, andare a scuola significa rischiare la vita. L'intelligenza dovrebbe aiutare a capire che quel sistema economico-politico tanto caldeggiato a destra come a sinistra, sta mostrando tutta la sua tragica realtà: l'economia dei paesi ricchi è un fallimento totale, basti pensare che in Italia un lavoratore va al lavoro per portarsi a casa una media di 44 euro al giorno che non sono sufficienti alla sua sopravvivenza e che per fare questo rischia seriamente di perdere la vita, succede in media a tre lavoratori al giorno. Ma il fallimento non è solo economico perché questo sistema criminale che i nostri media, di destra e di “sinistra” sostengono a spada tratta, produce conseguenze sociali inaccettabili, la tragedia di ieri, ormai diventata una prassi, è solo una parte del disastro che questo sistema produce, basterebbe pensare all'incredibile numero di omicidi che avvengono quotidianamente, ultimamente addirittura sempre più spesso all’interno dell'ambito familiare. Se uno ha la fortuna di sopravvivere a scuola, sul lavoro oppure in strada, deve sperare di uscire indenne dalle mura domestiche! Per fortuna che i dirigenti dei paesi democratici ci offrono un'interessante alternativa: andare in guerra! Lì il rischio di non portare a casa la pelle è molto minore che rimanere in famiglia, andare a scuola, al lavoro o semplicemente passeggiare per strada. Lì gli unici che rischiano sono i cittadini inermi dei paesi dove andiamo a portare la pace, la “democrazia”, la civiltà e le meraviglie del libero mercato. Se poi uno è proprio sfigato e ci lascia le penne pure lì, almeno la salma viene ricevuta con gli onori di Stato. La differenza non è poco.....
Stranamente coloro che giornalmente ci raccontano le meraviglie prodotte dal capitalismo a loro tanto caro, tacciono. Che siano impegnati insieme a Gordiano Lupi a raccogliere fondi per liberare lo studente cubano "incarcerato" dal regime castrista?. Si, quello che ha "osato" fare delle domande al Presidente del parlamento cubano e che mentre in Italia si raccolgono fondi per "liberarlo" dalla galera spiegava tranquillamente in televisione la sua meraviglia per essere finito su tutti i media "democratici" per aver fatto quello che a Cuba è una normale prassi, cioè incontrare i dirigenti politici e dibattere con loro.
Poveri cubani, quanta strada devono ancora fare per arrivare alla libertà! Finché non avranno decine di televisioni dove i politici possono raccontare al popolo le loro prodezze, finché andranno a lavorare senza che almeno qualche decina di loro ci lasci la pelle ogni giorno, finché quando ci sono dei dissapori in famiglia si separano civilmente anziché ammazzarsi, finché andranno a scuola a studiare senza regolare i conti con la pistola, finché continueranno a mandare in giro per il mondo medici e maestri anziché soldati che bombardano villaggi pacifici magari quando si sta celebrando un matrimonio, finché continueranno su questa strada per loro la democrazia rimarrà solo una chimera. Pensiamo alla fortuna che abbiamo avuto noi italiani, se invece di seguire l'esempio americano avessimo seguito quello cubano per chi raccoglierebbe i fondi Gordiano Lupi? A proposito, ma i fondi che ha raccolto, saranno tantissimi perché conosciamo benissimo la generosità del popolo italiano, sopratutto quello valtellinese dove si edita il giornale dove il nostro eroe rende edotti gli italiani sui crimini di Fidel, a cosa gli serviranno ora che il giovane cubano ha detto che non solo non ha avuto nessun problema con la polizia ma che lui e gli altri studenti artefici del “misfatto” sono convinti sostenitori del socialismo e che sono impegnati per fortificarlo, non per abbatterlo?

11.2.08

A memoria viva (Cina 1945-anni 60)

LA MEMORIA CORTA E' UN'ARMA MICIDIALE IN MANO DELL'IMPERO


Dopo l'intervallo dedicato all'inizio della campagna elettorale, continuo a pubblicare un riassunto delle nefandezze dell'Impero che ci hanno accompagnato in questo dopoguerra e che i nostri media si guardano bene dal ricordare.

CINA 1945-ANNI SESSANTA. IL COMUNISMO E’ IL VERO AVVERSARIO

I comunisti cinesi in lotta contro la decadente tirannia dei Chang, operarono a stretto contatto con gli americani in guerra contro il Giappone, e fornirono loro molte informazioni sugli occupanti giapponesi, ma subito dopo la firma del trattato di resa dei giapponesi, gli americani iniziarono ad usare i soldati nipponici contro i comunisti che stavano occupando le grandi città cinesi con il sostegno del popolo stanco delle angherie del generale Chang Kai-shek e dei suoi seguaci nazionalisti. Chang venne ritenuto l’alleato ideale per evitare che i comunisti, fino a ieri utili collaboratori, prendessero in mano le sorti della Cina. L’intervento degli americani ottenne risultati drammatici in quanto prolungò per altri tre anni una guerra civile che i comunisti avevano ormai vinto. Il numero di vittime tra combattenti e civili fu notevole, come drammatiche furono le conseguenze sociali ed economiche di quell’inutile spargimento di sangue. Un marine scrisse al parlamentare della sua città di essersi trovato a far saltare in aria senza pietà un villaggio cinese senza sapere “quante persone innocenti fossero state massacrate” mentre i comunisti continuavano a soccorrere e curare i soldati americani credendoli ancora loro alleati. Il mito dell’America affascinava ancora e ci volle del tempo prima che i contadini cinesi si rendessero conto della realtà. Gli Usa giustificarono la loro presenza in Cina con il fatto che dovevano ancora disarmare e rimpatriare i soldati giapponesi mentre in realtà li stavano utilizzando contro gli uomini di Mao Tse-tung e Chou En-lai. Un tenente dei marines scrisse che non riusciva a spiegarsi perché si trovasse lì per disarmare i giapponesi mentre stava sorvegliando una linea ferroviaria insieme ad un giapponese armato. Gli Stati Uniti si proposero a livello internazionale come mediatori tra i comunisti e Chang, mentre stavano combattendo al fianco di quest’ultimo. Se il tentativo fosse riuscito la storia della Cina sarebbe stata ben diversa, la mediazione degli Usa avrebbe prodotto i risultati di sempre: un governo fantoccio che in breve tempo avrebbe estromesso dal potere tutti coloro che si sarebbero opposti alla sottomissione egli interessi americani ma, come disse lo storico D.F. Fleming “Non si può pensare di unire un’oligarchia morente con una rivoluzione nascente”.
Nel 1949, malgrado l’investimento americano a sostegno dei nazionalisti avesse ormai raggiunto i due miliardi di dollari, la dinastia di Chang era ormai allo sbando grazie all’ostilità del popolo cinese che non sopportava più la sua crudeltà, la tirannia e la corruzione dilagante mentre le aree conquistate dai comunisti rappresentavano modelli di onestà, progresso e giustizia sociale. Intere divisioni armate di Chang Kai-shek passarono con i comunisti mentre il generale e le sue corti si rifugiarono sull’isola di Taiwan, o Formosa, costringendo gli isolani a sottoporsi ai loro voleri. Oltre 28.000 persone vennero massacrate. Mentre Chou En-lai chiese agli Usa un trattato di amicizia, questi ultimi continuarono con le incursioni in territorio cinese ed attentarono più volte alla vita dello stesso Chou.
La Cia iniziò immediatamente ad organizzare i soldati nazionalisti rifugiati in Birmania e durante i primi anni cinquanta ci furono diverse incursioni in territorio cinese. Nell’aprile del 1951 migliaia di soldati nazionalisti, accompagnati dai consiglieri della Cia e sostenuti dall’aviazione americana, penetrarono il confine ma vennero respinti dai soldati comunisti in meno di una settimana. Le truppe nazionaliste vennero integrate da forze giunte da Taiwan e da uomini reclutati tra le tribù birmane, vennero trasportate ingenti quantità di armi pesanti americane e furono spiegate alcune squadriglie aeree della Cia. Le incursioni continuarono ed alla fine del 1952 Taiwan affermò di avere ucciso 41.000 soldati comunisti e di averne ferito altri 3.000. Nel frattempo gli agenti della Cia ed i soldati nazionalisti si dedicarono al redditizio traffico di droga in quello che venne chiamato il Triangolo d’Oro.
Nel novembre del 1952 due agenti della Cia vennero abbattuti dai cinesi, fatti prigionieri e condannati a lunghe pene di detenzione. Il dipartimento di Stato Usa rilasciò dichiarazioni indignate ed affermò che i due erano impiegati civili della sede giapponese del dipartimento di Stato in volo dalla Corea al Giappone, di non sapere come avessero potuto finire in mano ai comunisti e che questa era “un’ulteriore prova dell’assoluto disprezzo del regime comunista cinese per le consuetudini del diritto internazionale universalmente accettate”. Uno dei prigionieri venne rilasciato nel dicembre del 1971, poco prima del famoso viaggio di Nixon in Cina, l’altro nel marzo del 1973 dopo che lo stesso Nixon aveva pubblicamente riconosciuto la sua appartenenza alla Cia. Ovviamente la nostra stampa “libera e democratica” ci rivelò che l’ammissione del Presidente americano non rispondeva alla realtà ma era frutto del suo sentimento umanitario per liberare il prigioniero innocente. Avevano già allora la faccia come il culo.... I cinesi sostennero che fino ad allora le loro forze di sicurezza avevano ucciso 106 agenti americani mentre 124 erano stati catturati.
Il programma della Cia per rovesciare il Governo di Pechino fu mantenuto attivo almeno fino al 1960 ma i voli degli U-2 , dei droni e di altri tipi di velivoli, continuarono fino al 1971, anno in cui il segretario di Stato Henry Kissinger fece la sua prima visita a Pechino. Furono diversi gli aerei abbattuti e la Cina continuò a registrare la violazione del proprio spazio aereo.
Malgrado i continui fallimenti la Cia non rinunciò a cercare nuovi modi per destabilizzare la rivoluzione cinese. Uno di questi fu l’utilizzo della questione tibetana. I cinesi avanzavano pretese su questo territorio da almeno duecento anni e gli Stati Uniti avevano sempre sostenuto di non opporsi a quella che avevano sempre ritenuto un’aspirazione legittima. Dopo la vittoria dei comunisti Washington cominciò a cambiare opinione. A metà degli anni cinquanta la Cia iniziò a reclutare esuli tibetani, tra di loro anche i membri della guardia personale del Dalai Lama ed altri che avevano partecipato ad azioni di guerriglia contro i comunisti che avevano imposto dei profondi cambiamenti in quello che era ancora un paese dove prevalevano servitù e schiavitù. I prescelti vennero addestrati alle tattiche paramilitari sulle montagne del Colorado, ad una quota simile a quella della loro terra. Completato l’addestramento vennero infiltrati in Tibet dove si dedicarono a ad attività di sabotaggio, distruzione di strade, interruzione di linee di comunicazione ed assalti a contingenti comunisti. In poche parole quelli che, a meno che siano effettuati dagli Usa o da personaggi a loro fedeli, normalmente vengono definiti atti di terrorismo, il tutto appoggiato da aerei della Cia e da mercenari assoldati allo scopo.
I cinesi denunciarono che durante la guerra in Corea numerosi aerei americani compirono numerosi bombardamenti e mitragliamenti in territorio cinese, provocando la morte di numerosi civili e la distruzione di case ed infrastrutture. C’era poi la questione delle armi batteriologiche che gli americani utilizzarono sia in Corea che in Cina. A seguito delle denunce del Governo cinese, venne nominata una commissione scientifica composta da svedesi, francesi, britannici, italiani, brasiliani e sovietici che alla fine del loro lavoro stilarono un rapporto in cui sostenevano che i popoli della Corea e della Cina furono effettivamente sottoposti alle armi batteriologiche delle forze armate degli Stati uniti e che alcuni di questi sistemi erano l’evoluzione degli armamenti impiegati dai giapponesi durante l’invasione della Cina. In pratica gli americani catturarono gli scienziati giapponesi responsabili del programma utilizzato contro la Cina, si fecero dare le necessarie informazioni scientifiche, le integrarono con le loro conoscenze e le utilizzarono.... contro la Cina! Le armi batteriologiche fanno male, ma se “democratizzate” servono a combattere il male.... Tali armi benefiche, e forse anche benedette, vennero utilizzate in più situazioni, basta pensare alle operazioni condotte contro Cuba e contro l’Iraq dell’ex amico Saddam. E se pensiamo che i nostri soldati furono inviati a sostenere le operazioni “umanitarie” americane in Iraq, che il Governo di “sinistra” fu tra i promotori dei bombardamenti sull’ex Jugoslavia e stiamo ancora portando il nostro “aiuto umanitario” in Afganistan, non possiamo che vergognarci della nostra appartenenza.

Riferimenti: Il libro nero degli Stati Uniti di W. Blum - Fazi Editore

9.2.08

VOTARE O NON VOTARE? QUESTO E’ IL DILEMMA!


Come uomo di sinistra ho sempre pensato che l’astensione dal voto significhi fare un bel regalo alla destra ma questa volta il desiderio di astenermi è veramente elevato. Ho sempre lottato fin da giovanissimo per la libertà, la giustizia e l'uguaglianza, trovando nel PCI il partito che con più convinzione portava avanti questi valori. Il PCI era un partito composto da dirigenti capaci e competenti, di alto spessore culturale e moralmente credibili, poi vennero i fatti del Cile e si pensò al compromesso storico. Non mi piacque molto che davanti alla criminale aggressione dell’impero ad un popolo che aveva scelto liberamente un Presidente socialista, si sia deciso di scendere a patti con il nemico piuttosto che sostenere che ci si sarebbe opposti con tutti i mezzi se un evento simile avesse interessato il nostro Paese. Poi cadde l’Unione Sovietica ed i dirigenti del più grande Partito Comunista dell’occidente che ha saputo resistere per quasi un secolo ad ogni tipo di aggressione, decisero di fare loro quello che i potentissimi avversari non erano riusciti a fare e sciolsero il PCI. Visto che le critiche verso l’esperienza sovietica erano uno dei pilastri del dibattito interno al PCI, non era il caso di sentirsi ancora più autorizzati a proseguire verso la strada della costruzione di una società socialista diversa da quell’esperienza, condannabile sotto alcuni aspetti ma anche portatrice di gloriose conquiste per i lavoratori non solo sovietici?
Quella scelta non l’avevo capita, l’ho capita più tardi quando mi sono accorto che i dirigenti dell’ex-PCI hanno sperperato l’enorme patrimonio di cultura e di lotte a favore dei più deboli, per dedicarsi a coltivare amicizie tra i potenti, hanno abiurato il socialismo ed abbracciata la più ben redditizia filosofia del mercato. Gli interessi dei lavoratori, dei giovani, degli studenti e di tutti coloro che speravano in un futuro migliore, vennero abbandonati definitivamente, la conferma la troviamo nei salari e nelle pensioni da fame, nei servizi non più elargiti dallo Stato e nella barbarie in cui è precipitata la nostra società, sempre più simile a quella della “grande democrazia” americana. Infatti anche da noi si iniziano a fare stragi nelle scuole, i figli ammazzano i genitori e viceversa, sportivi, attori e vip vari, vengono idolatrati ed usati per addormentare le coscienze, i ricchi sono sempre più ricchi e prepotenti, le galere sempre più piene di morti di fame ed i veri furfanti fanno carriera come non mai.
Con la scomparsa dei DS e la nascita del PD ho sperato che si sarebbe venuto a creare uno spazio per la nascita di un partito veramente di sinistra che vedesse nel capitalismo e nel liberismo il vero nemico e che proponesse la costruzione di una società socialista, giusta e democratica. Purtroppo non sembrano queste le intenzioni dei politici di quell’area indaffarati nei loro giochetti di potere. Poi la caduta del Governo Prodi, ovvia, visto che per vincere le elezioni ha fatto salire sul suo carro personaggi come Mastella e Dini che dei problemi del popolo italiano non glie ne può fregare di meno (in un articolo postato in tempi non sospetti avevo segnalato questi personaggi come i veri pericoli per la tenuta del Governo). Un Governo che delle classi più deboli, sempre più impoverite da decenni di recessione del potere di acquisto dei salari che ha impoverito pure le classi medie ad esclusivo vantaggio di chi è già troppo ricco, non se ne è fatto assolutamente carico, se non con ridicoli concessioni nell’ormai consolidata tesi che per aiutare i meno abbienti bisogna dare di più a chi ha gia troppo, se le loro tavole sono più ricche ci saranno più briciole per gli affamati....
Con la caduta di Prodi non ci resta che aspettare il ritorno di Berlusconi, dei fascisti, dei nazi-leghisti, dei paraculo bigotti e dei soliti ladroni. Tutto questo non può che rafforzare la convinzione che l’astensione di massa sia l’unico modo per mandare un forte segnale di dissenso.
Poi la decisione di Veltroni di correre da solo per lasciare definitivamente alle spalle un quindicennio di ingovernabilità e di mala politica. Il Partito Democratico è quanto di più distante ci possa essere dalle mie convinzioni politiche però mi sto convincendo che questa sia l’unica possibilità di dare una svolta decisiva alla politica, la sconfitta di Berlusconi e di tutto quello che rappresenta potrebbe aprire una nuova stagione politica. La mossa di Veltroni può veramente rimettere in discussione il risultato delle elezioni e scombinare i giochi ormai fatti che vedrebbero il sicuro ritorno del più volte autoassolto Cavaliere e dei suoi compari. Se le destre si presentano con tutti quei partiti e quelle facce che siamo abituati a vedere, Veltroni rischia veramente di essere un’attrazione per i molti che si sono stufati di questo spettacolo indegno. Se il Berlusca risponde correndo pure lui da solo, credo che non riuscirà a spuntarla contro Veltroni, malgrado la sua abilità nel proporre la propria immagine, l’enorme differenza di credibilità favorirebbe il sindaco di Roma. Io credo che alla fine il duce di Arcore farà delle finte rivoluzioni che non cambieranno assolutamente nulla nel disastrato panorama della destra ma cercherà come al solito di mischiare le carte per imbrogliare gli italiani come sempre, ma se Veltroni riuscirà a tenere alto il livello del confronto ed a smascherare con chiarezza i giochi del pagliaccio di Arcore, il risultato potrebbe anche essere sorprendente. Ed io potrei rivedere la mia intenzione di non voto, se capitalismo deve essere, che almeno sia efficiente e migliore dello schifo a cui stiamo assistendo ed è innegabile che Veltroni a Roma ha dato un fortissimo impulso per cambiare una situazione decisamente degradata. In attesa che qualcuno si decida a fare l’unica proposta che possa far uscire definitivamente l’Italia, e non solo, dal tunnel in cui si trova, cioè la costruzione di una società alternativa basata sui grandi valori che la sinistra ha sempre portato avanti, magari facendo tesoro degli errori commessi. Ed invece di gettare le armi ed abbracciare la vile strada del “libero mercato”, è proprio su questi errori che dovrebbero confrontarsi coloro che credono nell’unico progetto in grado di salvare l’umanità dalla catastrofe sempre più vicina. Mai come ora il socialismo rappresenta veramente il “sol dell’avvenir”.

3.2.08

A memoria viva

LA MEMORIA CORTA E' UN'ARMA MICIDIALE IN MANO ALL'IMPERO



La memoria storica rappresenta un’importantissimo strumento per leggere l’attualità, non a caso il nostro sistema mediatico è impegnato ad offuscare il ricordo degli avvenimenti che hanno permesso ai potenti di estendere il proprio dominio in ogni angolo del pianeta. L’utilità di tenere viva la memoria diventa di enorme importanza. E' pertanto molto utile divulgare la conoscenza di quei fatti che i nostri media si guardano bene dal commentare, se non per stravolgere artatamente la verità ad esclusivo ed unico vantaggio dei potentati economici che investono capitali astronomici per condizionare il pensiero delle masse in modo da rendere più facili i loro progetti di totale dominio del pianeta.
Dopo la caduta del muro di Berlino gli spazi di intervento della più grande potenza imperiale che la storia ricordi si sono fatti ancora più ampi, la caduta del blocco sovietico ha permesso al Governo Usa di intervenire anche in quelle aree che durante il periodo della guerra fredda orbitavano sotto l’influenza sovietica. Gli eventi succedutesi in questi ultimi due decenni nei Paesi dell’Est ed in altre aree del mondo sarebbero più facilmente capibili se si conoscesse la verità sugli accadimenti che hanno condizionato la storia più recente.
Le strategie messe in atto dai governi degli Stati Uniti si basano sempre sulla propaganda finalizzata a creare un nemico cattivo e pericoloso da combattere, creato il nemico si passa alla seconda fase, quella della sua distruzione. L’ultima fase è quella del controllo del territorio e delle persone che lo abitano. Se in questo secolo appena iniziato il nemico è rappresentato dal fondamentalismo islamico, il secolo scorso i nemici erano i rossi. Ancora non era nata l’Unione Sovietica che già i mezzi d’informazione americani e quelli del ”mondo libero” si scatenavano per imprimere nella mente dei cittadini l’immagine dei comunisti russi come dei maniaci criminali. Queste semplici strategie si sono rivelate infallibili nel fare accettare ai cittadini americani l’enorme cifra investita per il costosissimo apparato militare, la sconfitta del nemico minaccioso non ha prezzo.
La politica imperiale degli Usa ha trovato una forte resistenza all’interno dei Paesi ricchi fino alla fine degli anni settanta quando la repressione dei movimenti di protesta e di opposizione ha avuto definitivamente ragione a causa della resa della sinistra istituzionale che ha preferito imboccare un cammino che la portasse alla conquista del potere senza dover cambiare assolutamente nulla del sistema sociale, politico ed economico imperante. La rinuncia della sinistra a portare avanti le grandi battaglie di libertà, indipendenza, giustizia, che hanno caratterizzato la storia del movimento progressista è risultata determinante al fine di sconfiggere i movimenti che si opponevano alla devastante politica di dominazione statunitense. La sinistra istituzionale italiana in particolare dovrebbe spiegarci come fa a definire gli Usa la più grande democrazia del mondo dopo che l’intervento economico, politico e propagandistico americano è risultato decisivo per evitare che il Fronte progressista potesse governare il Paese dopo la lotta di Liberazione. Bisogna veramente avere la memoria molto corta per non ricordarsi nemmeno dell’incredibile ondata propagandistica che condizionò il pensiero di milioni di italiani e che continua ad essere dominante anche ai giorni nostri. I comunisti sono sempre brutti, sporchi e cattivi anche se non ci sono più.
La nostra sinistra dovrebbe anche spiegarci come fa a definire l’Italia un Paese libero vista la presenza sul nostro territorio di marines e basi militari americane piene di armi atomiche e di chissà quali altre diavolerie. Perché il più grande Partito Comunista d’occidente che ha fatto suo il motto “fuori la Nato dall’Italia, fuori l’Italia dalla Nato” è stato fatto fuori lui stesso dagli stessi suoi dirigenti che ora piuttosto che essere giudicati per il sostegno dato alle lotte dei lavoratori contro i potenti vengono giudicati per i loro intrallazzi con i potenti? E ci raccontano la favola della Nato, anche ora che il “nemico rosso” non c’è più. Se la Nato fosse veramente quello che ci raccontano dovrebbero esserci altrettanti basi militari, armi e soldati italiani anche negli Usa. Anche il più ingenuo pantalone non dovrebbe faticare a rendersi conto che la Nato è semplicemente una scusa per “legalizzare” il dominio politico e militare degli Usa su tutti i territori dei Paesi che fanno parte di questa scandalosa coalizione responsabile di feroci e criminali invasioni di Paesi definiti “canaglia” solamente per il fatto che non intendono sottomettersi totalmente agli interessi americani.
Se gli Stati Uniti avessero veramente a cuore la democrazia, la libertà ed il benessere dei cittadini di tutto il mondo, dovrebbero intervenire a sostegno dei ribelli che lottano per uscire dalla loro condizione di povertà e schiavitù, invece la storia ci insegna che i loro interventi sono tutti ed esclusivamente a sostegno delle più vili tirannie del mondo colpevoli di indicibili misfatti contro i loro stessi popoli. I leader americani parlano frequentemente di libertà e democrazia mentre sostengono politicamente le peggiori dittature del pianeta. Le restrizioni delle libertà civili avvenute nell’ex blocco comunista impallidiscono al confronto delle innumerevoli Auschwitz del “mondo libero”.
Chou en Lai, allora premier cinese, ebbe a dire che “Una delle più belle cose del popolo americano è che non ha nemmeno un briciolo di memoria storica”. Offuscare la memoria storica ad un popolo è un’impresa veramente ardua, ma se riesce vuol dire avere ottenuto il completo dominio, e negli Usa purtroppo l’impresa è riuscita, i metodi propagandistici americani si sono dimostrati veramente insuperabili, peccato che a farne le spese siano miliardi di persone indifese. Nel 1979, a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island, un giornalista intervistò le persone momentaneamente ospitate in uno stadio di hockey e scoprì che nessuno di loro aveva mai sentito parlare di Hiroshima. Nel 1982 un giudice rimase di stucco quando scoprì che nessuno dei cinquanta candidati per la giuria di un processo per omicidio che avrebbe potuto decidere una condanna a morte, aveva mai sentito parlare di Hitler! Nel Paese più democratico del mondo sembrano esistere molte lacune dal punto di vista dell’informazione.... Per l’oligarchia che a Washington si occupa di politica estera tutto questo non sorprende, non soltanto è una bella cosa ma addirittura una condizione sine qua non.
Non è difficile poter sostenere che negli Stati uniti esiste un severo regime di censura ideologica. La censura di fatto ha lasciato molti americani completamente all’oscuro della storia delle relazioni internazionali del loro Governo ed i direttori dei grandi mezzi di informazione non sarebbero diventati tali se non fossero stati tutti condotti per mano attraverso lo stesso tunnel di contraddizioni storiche e non fossero emersi dal nulla con la stessa memoria selettiva e la stessa consapevolezza limitata. Una situazione molto simile si sta verificando anche nel nostro Pese ed in tutti quelli dell’occidente “democratico”.

Capire le strategie messe in atto dal Governo Usa per imporre a tutto il pianeta il proprio dominio e la salvaguardia di quelli che vengono chiamati “gli interessi degli Stati Uniti”, serve a spiegare e rendere evidente la verità sui fatti della storia recente. La divulgazione delle nefandezze commesse dagli apparati politico-militari degli Usa in giro per il mondo è sicuramente un atto che può contribuire a tenere viva la memoria.

Queste mie considerazioni sono frutto della recente lettura di un libro che Noam Chomsky ha definito “Senza alcun paragone il miglior libro al mondo sugli interventi americani” mentre Gore Vidal dice che “Leggerlo è una goduria immensa” ed Oliver Stone afferma “L’ho regalato a molti miei amici perché gettasse nuova luce sulla loro idea della politica americana”. Si tratta de Il libro nero degli Stati Uniti che contrariamente al Libro nero del comunismo, contiene verità inconfutabili e non è il misero testo propagandistico tanto caro a Berlusconi ed a tutte le destre. L’autore è William Blum, ex funzionario del Dipartimento di Stato Usa che lasciò l’incarico nel 1967 per protesta contro l’invasione americana in Vietnam. Da allora si è dedicato alla ricerca di tutte le documentazioni riguardanti gli interventi americani in tutte le parti del mondo.

Invitando tutti a leggere questo testo, che contrariamente al Libro nero del comunismo sempre in bella vista in tutte le nostre librerie non viene ugualmente propagandato, ho deciso di pubblicare su questo blog una sintesi del suo contenuto che illustra le vicende degli interventi americani dal primo dopoguerra fino alla fine del secolo scorso. Quello che sta avvenendo oggi dovrebbe essere noto a tutti. O no?

1.11.07

L'ipocrisia del Partito Democratico


Ecco perchè non potrò mai aderire al Partito Democratico. L'ipocrisia su cui si fonda questo partito nato solo per mire di potere, viene ben evidenziata da questo articolo apparso sul bolg di Gennaro Carotenuto. http://www.gennarocarotenuto.it/


Caro Veltroni, ma sei sicuro che Berlinguer fosse dello stesso partito di Pol Pot?

Per l'ex comunista Walter Veltroni nazismo e comunismo sono la stessa cosa. Veltroni lo dice con appena un velato giro di parole alla presentazione del libro di Cristina Comencini, "l'illusione del bene". Veltroni, nel suo linguaggio alla melassa, finge di non sapere molte cose che invece conosce benissimo. Finge di non sapere che il nazismo fu solo genocidio e sterminio perchè fin dal Mein Kampf nacque per quello. Finge di non sapere (e ainda mais) che non solo il comunismo fu soprattutto molte altre cose, la stragrande maggioranza delle quali hanno contribuito a diminuire lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo in questo pianeta, ma che la sua semplificazione alla categoria di genocidio si attaglia perfettamente tanto al nazismo come alla liberaldemocrazia. Come definire altrimenti (è un esempio di una lunga lista) il genocidio di un milione e mezzo di comunisti indonesiani ordito e protetto da un simpatico signore di nome Henry Kissinger?
Così Veltroni si iscrive d'ufficio alla lista di quelli che firmerebbero la proposta di legge presentata da Luca Volontè dell'UDC che chiede l'introduzione nei nostri codici del reato di "apologia del comunismo". Per fortuna la pensa all'opposto il neodemocristiano (e come lui milioni di italiani per bene, anche quelli che non sono mai stati comunisti) Gianfranco Rotondi che ha rispedito al mittente la proposta di Volontè con un ineccepibile "il comunismo italiano non ci ha negato la libertà, ma ce l'ha portata col sangue dei partigiani".
Mi domando se c'era bisogno che tra i due il capo del partito democratico Walter Veltroni si schierasse di fatto con Volontè contro Rotondi. Ci sono molte maniere per dire che quello che ha fatto il comunista Pol Pot in Cambogia è un crimine inenarrabile e ingiustificabile. Veltroni ha scelto l'unica forma storicamente infondata, semplificatoria e riduzionista. Ha scelto la chiacchiera da bar del "so' tutti uguali" e ha scelto (da tempo) di saltare il fosso del "pensiero unico". Orecchiante di storia, applica a suo uso e consumo la teoria dei totalitarismi per dimostrare che quest'ordine sociale è l'unico possibile visto che sceglie di salvare dal mazzo e non accomunare i campi di concentramento delle dittature capitaliste a quelli delle dittature comuniste.
Veltroni, quando ha bisogno di sedare i mal di pancia dei suoi e fare un po' di album di famiglia, suole richiamarsi ad Enrico Berlinguer (nella foto con Fidel Castro, e non è un caso). Ma a meno di non fare rivoltare Berlinguer nella tomba non può spogliarlo del suo essere stato per tutta la vita un comunista. Dovendo interpretare il pensiero di Veltroni dovremmo concludere che se Berlinguer è uguale a Castro e questo è uguale a Pol Pot che è uguale a Hitler allora Berlinguer è uguale a Hitler. Del resto se il neoconservatore Daniel Pipes equipara il socialista Salvador Allende a Hitler, perchè non si dovrebbe equiparargli anche il comunista Enrico Berlinguer? Grande è la confusione sotto il cielo del pensiero unico!
Umilmente suggerisco a Veltroni (che sicuramente non si riconoscerebbe in questa equazione) due cose: in primo luogo di evitare che a forza di semplificazioni il suo "pensiero unico" non diventi troppo "pensiero debole" per trasformarsi infine in una sorta di "non pensiero". In secondo luogo suggerisco al fondatore del Partito Democratico di farsi fare da Gianfranco Rotondi una lezioncina su chi abbia fondato la nostra democrazia. Non smette di sorprendere (ma è sempre più comune) che debba essere qualcuno che comunista non è mai stato, Rotondi, chi scrive, o chiunque sia intellettualmente onesto, a ricordare agli ex-comunisti, che forse intellettualmente onesti non sono, l'ABC della nostra storia.