Fidel Castro: Concetto di Rivoluzione

Revolución
Es sentido del momento histórico;
es cambiar todo lo que debe ser cambiado;
es igualdad y libertad plenas;
es ser tratado y tratar a los demás como seres humanos;
es emanciparnos por nosotros mismos y con nuestros propios esfuerzos;
es desafiar poderosas fuerzas dominantes dentro y fuera del ámbito social y nacional;
es defender valores en los que se cree al precio de cualquier sacrificio;
es modestia, desinterés, altruismo, solidaridad y heroísmo;
es luchar con audacia, inteligencia y realismo;
es no mentir jamás ni violar principios éticos;
es convicción profunda de que no existe fuerza en el mundo capaz de aplastar la fuerza de la verdad y las ideas.
Revolución es unidad, es independencia, es luchar por nuestros sueños de justicia para Cuba y para el mundo, que es la base de nuestro patriotismo, nuestro socialismo y nuestro internacionalismo.

Fidel Castro Ruz (1ro de mayo del 2000)

14.3.13

FINALMENTE UN PAPA LATINOAMERICANO! MA PUZZA DI BEFFA.




L’elezione del nuovo Pontefice sta mandando in visibilio anche il popolo della sinistra, o quello che ne è rimasto. In rete si esulta, i miei amici di Facebook, quasi tutti di sinistra, si sentono sollevati: il Conclave ha finalmente dato voce agli sfruttati del continente latino in lotta per la seconda definitiva liberazione. Ma le cose stanno veramente così? Veramente la Chiesa ha deciso di voltare pagina e di mettersi al servizio degli ultimi?
Forse sarebbe il caso di mettere da parte l’emotività e dare spazio alla ragione. Che il Vaticano intenda veramente lasciarsi alle spalle la sua posizione di potere acquisita nei secoli non pare assolutamente plausibile, e lo è ancora meno se si legge la storia tutt’altro che brillante del neo-eletto che con i movimenti di liberazione non ha mai avuto nulla a che fare, al contrario si è sempre distinto per il suo sostegno alle oligarchie criminali che hanno messo in ginocchio quegli sfortunati paesi.
In Sudamerica da anni è in atto un vero cambio politico, economico e sociale che sta coinvolgendo sempre più le masse diseredate del Continente sotto l’impulso di politici coraggiosi che hanno sfidato le oligarchie interne e le minacce dell’imperialismo USA per mettere in atto politiche sociali includenti che non hanno precedenti nella storia latinoamericana. Ugo Chàvez, Evo Morales e Rafael Correa insieme ai più moderati, Lula da Silva, Nestor Kirchner e Cristina Fernandez, Pepe Mujica, Daniel Ortega e gli estromessi Manuel Zelaya e Fernando Lugo, hanno denunciato al mondo intero le trame imperialiste ed hanno messo in atto politiche di nazionalizzazione delle risorse che hanno dato slancio all’economia permettendo investimenti in politiche sociali fino ad ora impensabili. L’imperialismo USA ed i suoi vassalli europei, impegnati in altre latitudini, si sono resi conto troppo tardi dell’inarrestabile ascesa di Hugo Chàvez in Venezuela ed i tentativi per destabilizzarlo sono stati vanificati oltre che dalle indubbie qualità di Chàvez, anche dall’incapacità delle becere oligarchie locali. Quando si sono resi conto che la probabile dipartita, molto probabilmente provocata, del Comandante Presidente venezuelano anziché un’opportunità si sarebbe trasformata in un boomerang, agli strateghi del Pentagono non è rimasto altro che attingere all’unica risorsa a loro disposizione per domare la pulsante ribellione bolivariana che senza alcuna riverenza ha sfidato la potenza nordamericana alleandosi senza se e senza ma alla Cuba rivoluzionaria e castrista ed alle altre nazioni disubbedienti. Si è reso perciò necessaria la collaborazione della Chiesa cattolica come avvenne ai tempi della distruzione dell’Unione Sovietica e dei paesi socialisti dell’Est europeo. Per raggiungere lo scopo serviva un Papa diverso da quello sommerso dagli scandali e dai conflitti interni al Vaticano, bisognava un cambio rapido ed efficace, la destituzione di Ratzingher e l’elezione di un personaggio influente nell’area, un personaggio capace di influenzare le masse cattoliche che sostengono i governi progressisti e creare al loro interno una insanabile spaccatura che porti alla fine di quelle politiche coraggiose che stanno portando quei popoli fuori dal controllo di Washington e dei suoi alleati. Il nuovo Papa risponde perfettamente alle esigenze, la sua storia parla molto chiaro e la sua fama di “Papa dei poveri” risulterà devastante.
A questo punto non bisogna assolutamente cadere nella trappola in cui è caduta la sinistra europea ai tempi di Woytila, serve recuperare lo spirito critico e guardare in faccia la realtà anche se sembra allucinante. La Chiesa e la religione in latinoamerica hanno un potere devastante che non sarà facile da contrastare, Chàvez, Evo e Correa hanno formato milioni di combattenti per l’autonomia, l’indipendenza e la libertà ma se ne sono guardati bene dal mettere in discussione la fede religiosa di quelle popolazioni, anche se i loro governi godono di un buon sostegno popolare, non sono tali da reggere un conflitto con la devastante capacità della religione di influenzare il pensiero dei credenti. Aver portato milioni di credenti verso le idee progressiste è stato sicuramente un grande risultato, mantenerle unite quando i massimi vertici della Chiesa decidono di usare il proprio potere per discreditare il potere politico sara ancora più difficile e forse impossibile.
Trovare una strategia valida ad esorcizzare questa ingerenza sarà il duro compito dei governanti progressisti latinoamericani, ancora una volta sarà necessario uno spirito unitario che vada ben oltre le ovvie diversità ideologiche e culturali per formare un fronte sempre più unito in grado di affrontare l’aggressione. Dalla loro capacità di individuare il pericolo e di affrontarlo dipende il futuro di quei paesi e non solo, perché nel contesto internazionale in cui stiamo vivendo, l’esperienza della ribellione latinoamericana è ormai l’unica speranza che può salvare il pianeta dalla cultura di morte imposta dal capitalismo imperialista.
A tutti noi il compito di risvegliare ed allertare le menti assopite dei progressisti e dei popoli europei che necessitano come mai di una rivoluzione simile a quelle in atto in Latinoamerica.
Buon lavoro a tutti.







16.1.13

LE ALTERNATIVE ALLA CRISI

La mancanza di tempo mi impedisce di sviluppare un discorso che ritengo necessario sulle cause della crisi che stiamo vivendo e sulle posssibili soluzioni. Ho letto sul Granma, organo ufficiale del Partito Comunista Cubano del 21 dicembre scorso, questo articolo tratto dalla Fondazione Sur, l’ho trovato molto interessante, ho deciso di tradurlo e lo metto in rete perché gli interessati ne beneficino. LE ALTERNATIVE ALLA CRISI ESISTONO Le alternative non saranno rapide ne facili, però sono possibili e necessarie. La questione fondamentale consiste nel fatto se vogliamo veramente svegliarci e superare questa crisi o preferiamo continuare ad essere schiavi del sistema imposto da una minoranza. I fatti sono devastanti per due terzi dell’umanità. Nel mondo 60 mila persone muoiono ogni giorno per fame o per insufficienze vitali, mentre ogni giorno si spendono quattro mila milioni di dollari in armamenti. La ragione per la quale ogni giorno solamente la fame uccide 35 mila persone non è solo la crisi finanziaria, ma ancor più la cupidigia e l’irresponsabilità dei suoi propietari e dirigenti. Secondo quanto informa l’ONU sulllo sviluppo umano, un bambino che nasce in Norvegia ha una speranza di vita di 81,1 anni. Se nasce nella Repubblica Democratica del Congo la sua aspettativa si riduce a 48, 4 anni. I meccanismi che funzionano male nella società non sono solo i problemi economici, si pensi che ogni giorno nei mercati di cambio circolano circa quattro milioni di milioni di dollari sui quali non si pagano imposte. Esiste un grande vuoto di valori ed una concentrazione di potere in pochissime mani che permettono ai responsabili di nasconderne gli effetti reali. I direttivi finanziari del mondo priorizzano il beneficio ed il lucro alle necessità degli esseri umani. Per questo in Spagna esistono 3,1 milioni di case vuote, come dire: cento inutilizzate per ogni persona che non ha casa. Se vogliamo promuovere una società più umana, abbiamo bisogno di un altro modo di produrre e di consumare, insieme ad altri valori. Per soddisfare il livello di produzione e consumi attuali di beni e servizi abbiamo bisogno di quasi 35 Spagne. Questo stile di vita, di economia e politica è insostenibile. Un altro mondo è possibile e necessario. I cambi sociali hanno empre bisogno di educazione, forza sociale, l’impegno politico dei cittadini, idee e volontà per renderle effettive, decisione ed un progetto capace di attirare e motivare le maggioranze. L’economia imposta dagli imperi finanziari ha fatto dell’accumulazione il motore del suo progresso. La nostra società di consumo iilimitato costruisce granai sempre più grandi, non per coprire le necessità delle persone, bensì per tenerle sotto controllo. Il lucro non aggiunge anni di vita, ne vita e felicità agli anni. Senza dubbi il lucro si è convertito nel “tesoro” accarezzato da tutti. Si confonde il denaro con i valori, e la ricchezza con la felicità. Secondo l’Università di Leicester (Regno Unito) , il piccolo paese di Butan nella cordigliera dell’Himalaya, con un PIL sei volte inferiore a quello spagnolo, occupa l’ottavo posto dei paesi più felici del mondo. L’arricchimento di pochi non finisce per beneficiare tutti, come afferma il neoliberismo economico. Esistono necessità basilari, come abitazione, lavoro, salute, educazione, che devo essere sempre garantite per tutta la famiglia umana, anche se non danno maggiori benefici di altri. In una famiglia, quelli che hanno maggiori risorse non li investono a proprio vantaggio ma a favore dei membri più bisognosi. Se vogliamo il cambiamento, dobbiamo essere questo cambiamento. (Tradotto da Fundaciòn Sur)

LA PROPAGANDA MEDIATICA

LA PROPAGANDA MEDIATICA Il 9 aprile 2003 il mondo intero ha assistito commosso alla diffusione delle immagini di giubilo popolare quando la statua di Saddam Hussein venne abbattuta a Bagdad. Gli iracheni gioivano per la fine della tirannia e la riconquistata libertà. Peccato che le immagini fossero false, in reltà gli iracheni non stavano in piazza a festeggiare la democrazia generosamente regalata dagli eroici marines, al contrario, stavano nascosti per evitare le torture ed il terrore che le truppe formate da idioti giovanotti reclutati tra la miseria nordamericana, stavano portando nel paese più laico, indipendente ed autonomo dell’area mediorientale. Gli “eroici” marines che hanno acceso le nostre fantasie in migliaia di pellicole propagandistiche, eranno gli stessi che al ritorno in patria, incapaci di sopportare le conseguenze psicologiche delle loro gesta criminali, avrebbero dato vita ad una serie impressionante di suicidi. Il 10 marzo 2 000 il quotidiano USA Today pubblicò , a firma di Jack Kelly, la storia di Jaqueline, una cubana impiegata d’hotel, fuggita dal suo paese su una zattera. Secondo il raccondo del giornalista, la povera Jaqueline affogò tragicamente durante la traversata verso la libertà. In realtà la donna si chiama Yamilet Fernandez ed è tuttora viva e vegeta e fu solamente una delle tante vittime della criminale campagna mediatica messa in piedi dal governo statunitense per denigrare l’unico paese libero del latinoamerica, campagna propagandistica che è costata la vita a molti cubani e cubane caduti nelle trappole tese da coloro che violano tutti gli accordi migratori stipulati tra il governo cubano, che pretende un’emigrazione libera, legale e sicura, e quello yankee che non rispetta gli accordi, impedisce l’emigrazione legale e stimola quella illegale per poterla utilizzare per la sporca e criminale propaganda imperialista. Non importano le vite spezzate e l’enorme sofferenza inferta alle famiglie ed all’intero popolo cubano. Grazie a queste politiche criminali ed agli eroici giornalisti della “libera stampa”, le masse idiotizzate del mondo “libero” si commuovono per le vittime, vere o presunte, della “feroce dittatura castrista”. Quelli sopra esposti sono solo due episodi eclatanti della quotidiana e massiccia propaganda messa in atto da un pugno di multimilionari criminali che dominano il mondo, a cominciare dal paese più ricco del pianeta dove il potere politico, Presidente in testa, vale meno del due di picche. Le menzogne dei media al servizio degli interessi delle oligarchie nazionali ed internazionali, è una pratica inaccettabile che dovrebbe far riflettere tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’informazione e della verità. Le conseguenze di questa pratica sono tragiche e sotto gli occhi di tutti coloro che hanno conservato lun minimo di dignità e capacità critica. Si creano ad arte mostri e dittatori, si condannano intere popolazioni che vengono agredite e sottomesse agli interessi di coloro che si arricchiscono sfruttando il lavoro e le ricchezze dei popoli. Si confonde la comunicazione con l’informazione, si pubblicano articoli di adulazione a favore delle imprese e dei magnati proprietari dei media, si concentrano le testate in maniera monopolistica e si assite ad una vergognoso concubinato tra giornalisti e politici, entrambi al servizio degli stessi potentati. Con il passare del tempo la situazione si fa sempre più drammatica, se prima i giornali vendevano informazioni più o meno di parte ai lettori, ora vendono consumatori alle imprese. Non importa che le vendite calano, che i giornalisti siano sempre meno tutelati, più sfruttati e licenziati. Tra il 2 003 ed il 2 008 la diffusione mondiale dei quotidiani si è ridotta del 7,9 % in Europa e del 10,6 in America del Nord. Solo negli Stati Uniti sono scomparsi 120 giornali e si sono persi 25 mila posti di lavoro. Il Financial Times paga i suoi redattori solo tre giorni la settimana e la diffusione della stampa scritta continua a cadere ad un ritmo del 10 % all’anno. Quello che è rimasto della gloriosa stampa scritta è solamente la propaganda al servizio degli interessi di pochi, ai consumatori si vende di tutto, guerra compresa. Se vogliamo tutelare l’umanità e l’ambiente in cui viviamo, dobbiamo mettere fine alla massiccia propaganda mediatica dei padroni. Per fare questo non c’è altro modo che togliere loro gli strumenti che utilizzano: il potere politico e quello economico. Per raggiungere P.S. Sempre più frequentemente mi viene segnalato che alcuni scritti pubblicati in questo e nell’altro mio blog, Viva Cuba!, vengono riportati in altri siti, spesso senza cambiare nemmeno una virgola. Questo fa molto piacere, la rete, tra le altre cose, serve a far circolare notizie ed idee però appropriarsi del lavoro altrui è tutt’altro che edificante. Chi vule rimettere in rete questi scritti lo può fare liberamete, ovviamente un minimo di onestà intellettuale invita a riportarne la fonte.

14.11.12

HA VINTO OBAMA, E LA CORPOROCRAZIA

Seppure molti delusi pensavano il contrario, la rielezione di Barak Obama alla presidenza degli Stati Uniti non è stata una sorpresa per gli osservatori più attenti. Malgrado il suo primo mandato sia stato tutt’altro che brillante in quanto non ha saputo mantenere le promesse di cambiamento e non sia riuscito a portare il paese fuori dalla crisi, la campagna elettorale del candidato democratico ha trovato un forte alleato nel suo impreparato e vanitoso antagonista e nel conflitto interno al partito repubblicano. Il presidente uscente ha invece saputo sfruttare al massimo le debolezze del suo avversario e soprattutto ha saputo mettere in campo una minuziosa campagna propagandistica curata fin nei minimi particolari, ha intensificato gli sforzi negli stati chiave dove si sarebbe deciso l’esito finale lasciando a Mitt Romney gli stati dove i repubblicani avrebbero comunque sicuramente vinto ed ha cercato di attirare a se la maggioranza dei voti degli afrodiscendenti, dei latini, dei giovani e delle donne. Con o senza sorpresa, finalmente la più lunga e costosa campagna elettorale della storia è terminata, non se ne poteva più, soprattutto non ne potevano pù coloro che sanno bene che questo ridicolo spettacolo non sarebbe servito a niente. Barak Obama governerà per altri quattro anni il paese più ricco e più genocida della storia ma per quanto ha dimostrato nel precedente mandato non c’è di che rallegrarsi e tantomeno sperare che venga qualcosa di buono, soprattutto riguardo alla politica estera dove ha domostrato assoluta continuità con i suoi predecessori. E merita un prossimo commento specifico il capitolo riguardante la politica aggressiva e genocida verso Cuba che contrariamente alle promesse di cambiare rotta ha addirittura rincrudescito. Proprio oggi alle Nazioni Uniti il Cancelliere cubano, Bruno Rodriguez Parrilla ha scaldato gli animi con una relazione impeccabile che illustra senza possibilità di smentite la politica crudele, illegale e genocida che Obama ha condotto in questo suoi primi quattro anni tutt’altro che gloriosi. Tornando al risultato delle elezioni presidenziali, il primo presidente nero ha vinto anche se ha deluso ed ha spento la luce che aveva acceso nella campagna del 2008, ha vinto perchè ha saputo mantenere un delicato equilibrio tra le forze che cercano di recuperare il potere industriale ed i settori della finanza che vogliono incrementare il loro dominio sulle ricchezze del pianeta. Per raggiungere questo obbiettivo non ha esitato a riversare fiumi di denaro nelle casse delle banche che hanno il compito di finanziare le operazioni dei primi ed ha rinforzato ulteriormente l’enorme apparato militare che garantisce le pretese dei secondi. Tutto questo a discapito della stragrande maggioranza della popolazione del paese, ancora per poco, più ricco del mondo. A questo punto verrebbe da chiedersi perché malgrado la delusione la maggioranza degli elettori statunitensi che si sono recati alle urne ha votato ancora per lui. Lo hanno votato semplicemente perché Obama rappresenta il male minore, perché se avesse vinto Romney ed i repubblicani sarebbe stato ancora peggio. Tutto questo dimostra l’assoluta mancanza di alternative in un paese costruito apposta per i furfanti assetati di potere e per un popolo formato in maggioranza da stupidi illusi dove la possibilità di prendere coscienza della tragica realtà viene annichilità o relegata a impotenti minoranze. Un paese che continua a voler far credere di essere l’unica vera democrazia mentre in realtà non concede nessuna possibiltà di alternativa al dominio delle corporazioni. Non di democrazia si tratta dunque ma di CORPOROCRAZIA, quella stessa che sta ormai imperando in quella parte del mondo che ipocritamente si continua a chiamare “libero e democratico”. Questo sistema ipocrita si è ormai irrimediabilmente involuto in un circolo vizioso senza fine che ha portato verso avventure belliche catastrofiche ed ha ridotto enormemente il benessere dei cittadini. Piuttosto che soffermarci sul ridicolo, arcaico e fraudolento sistema elettorale che questa campagna ha ancora una volta messo in evidenza, vale la pena cercare di capire se ci sono delle posibilità che la decadente potenza nordamericana ed i suoi alleati possano o meno uscire dal baratro in cui si sono cacciati per difendere gli interessi di pochi. Non se ne uscirà se si continuerà a coltivare il culto del mercato e del consumo, se si insisterà ad investire in avventure militari disastrose sotto tutti i punti di vista e si continuerà a rimanere in balia delle corporazioni. I paesi ricchi, o ex tali, si salveranno solo se metteranno in atto quello che hanno sempre combattuto, cioè se diveteranno delle vere democrazie, se gli stati ed i governi torneranno in mano ai cittadini ed opereranno veramente per tutelare i diritti di tutti e sapranno guidare l’economia verso l’interesse dell’intera collettività. Per mettere fine al culto del mercato e del consumo ed alla corporocrazia servono vere democrazie popolari che non possono che assumere forme socialiste. Forse i tempi non sono ancora maturi, forse le potenti propagande mediatiche riusciranno ancora per molto tempo a tenere i popoli all’oscuro, ma questo non potrà durare all’infinito anche perché nel frattempo altre potenze con ben altre culture ed obbiettivi si stanno facendo largo nel panorama internazionale. La Cina, seconda potenza economica mondiale, non investe un centisimo in avventure belliche e proprio in questi giorni sta celebrando il Congresso del Partito Comunista che mette all’ordine del giorno la crescita economica nel rispetto dell’ambiente e prevede il raddoppio del potere d’acquisto dei cittadini da qui al 2020. L’egemonia USA è irrimediabilmente avviata verso il declino ed il mondo unipoplare creatosi dopo l’implosione dell’Unione Sovietica è già storia di ieri, a Barak Obama non resta che scegliere tra due alternative: continuare come ha fatto fino ad ora e passare alla storia come un presidente assolutamente ininfluente, oppure prendere coscienza della drammatica condizione in cui si trova il suo paese e delle conseguenze catastrofiche a cui è destinato se non ci sarà una svolta sostanziale sia in politica interna che in politica estera. La svolta necessaria richiede però un coraggio che fino ad oggi Obama ha dimostrato di non avere, richiede l’ardire di sapere dire basta all’egemonia delle corporazioni e dell’enorme apparato militare e poliziesco che dominano incontrastate il paese praticamente dalla sua nascita. Se è vero che se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare, la scelta di Obama è già segnata e quello che ci attende saranno altri quattro anni di assoluta continuità delle politiche scellerate a cui siamo abituati, continuità che non potrà che portare al collasso economico, politico e sociale di quello che per tanto tempo ci è sato presentato come “il sogno americano”. Peccato che il sogno da troppo tempo si è trasformato in un drammatico incubo, e non solo per i cittadini statunitensi ma bensì per gli abitanti dell’intero pianeta.

25.10.12

FIDEL CASTRO IN FIN DI VITA. MA RESUSCITA UN’ALTRA VOLTA.



FIDEL CASTRO IN FIN DI VITA. MA RESUSCITA UN’ALTRA VOLTA.

Basta una assenza di pochi giorni dai giornali e dalla tv perché la poderosa propaganda mediatica dell’imperialismo si scateni per sostenere per l’ennesima volta l’imminente morte del Lider della Revolucion, Fidel Castro, forse il più grande ostacolo della storia alle mire planetarie delle oligarchie borghesi e dei capitali trasnazionali. A parte che Fidel Castro pure da morto continuerà per mezzo della sua imensa opera la sua incessante lotta per un mondo migliore, più libero e giusto, la sua fine continua ad essere solo un desiderio dei potenti e la sua dipartita, che pure avverrà prima o poi visto che è un comune mortale che si avvia verso i novant'anni, sarà decisa esclusivamente da fattori naturali che nulla hanno a che vedere con i desideri dei cialtroni che da più di mezzo secolo oltre che a desiderarla la sua morte hanno cercato in mille e più occasioni di provocarla.
In risposta alla campagna mediatica montata dalla stampa borghese che parlava di un fantomatico medico venezuelano che lo dava in fin di vita, c’è stata prima un’intervista rilasciata dall’ex Vice Prtesidente venezuelano Elìas Jaua che ha sostenuto un incontro con il Lider della Revoluciòn e che parlava di un Comandante en Jefe in ottimo stato di salute, il tutto confermato dia dipendenti dell’Hotel Internacional sede dell’incontro, poi un articolo dello stesso Fidel apparso sui periodici nazionali ed un servizio della tv cubana, dove il grande Lider si scusa di dover sottrarre tempo e spazio alle necessità di stampa e tv, ridicolizza i suoi detrattori e dimostra, con la lucidità che sempre lo ha caratterizzato, di stare ben al di sopra della cialtroneria dell’informazione suppostamente democratica. Nel servizio Fidel Castro appare in una foto con Elìas Jaua ed in seguito nel suo giardino mentre osserva le sue piante, discute con i suoi assistenti e legge il Granma del giorno precedente. Ovviamente per i media democratici le foto sono manipolate e la verità della sua morte viene ancora una volta taciuta al popolo cubano che soffre le conseguenze del dispotico regime castrista…. E tutto questo nei giorni in cui per l’ennesima volta il popolo cubano ha dato al mondo un’altra lezione di democrazia partecipando in massa, 92%, alle elezioni dei propri rappresentanti all’Assemblea Municipale.
Se non fosse per le conseguenze tragiche delle manipolazioni mediatiche dell’informazione in mano ai padroni, ci sarebbe semplicemente da ridere di fronte a questa ennesima ridicola dimostrazione di cialtroneria ma la questione è troppo seria per riderci sopra. Non solo seria, tragica direi. Com’è possibile che enormi maggioranze di cittadini dei paesi capitalisti continuino a credere alle corbellerie dell’informazione che continuano a chiamare democratica? Com’è possibile che la maggioranza di coloro che un tempo militavano nei partiti della sinistra, si organizzavano in sidacati, difendevano con durissime lotte i propri diritti, siano diventati così idioti da farsi abbindolare da simile grossolaneria?
La risposta sta ancora una volta nel tradimento dei dirigenti di quella che una volta era la sinistra europea, nella loro sete di potere che li ha portati a rinnegare gli ideali ed i valori dei lavoratori per spartirsi il potere con le oligarchie nazionali e le lobby trasnazionali. Le masse lavoratrici si sono sentite abbandonate a se stesse, traditi dalla sinistra che da tempo li rappresentava alcuni si sono arresi, altri hanno cercato in avventurieri improvvisati gli improbabili leader di una nuova opposizione all’insaziabile fame di denaro dei padroni di ieri e di oggi, alcuni hanno addirittura cercato riparo sotto l’ala protettiva della destra, molti cercano un dio che non c’è ed alcuni seguono le peripezie dei leader dell’ex sinistra nella speranza di briciole di potere. Io sono emigrato a Cuba, cercando un altro Egitto…. e a Cuba ho trovato una Revoluciòn che combatte, resiste e continua a ribellarsi ai potenti che dominano il pianeta. Aggredita e vituperata da blocchi esterni e squali interni, non ha fatto quanto voluto ma tutto quanto ha potuto, magari è un po stanca ma sempre viva e vegeta. Come il suo Comandante che sempre dato per morto continua a vivere.
Hasta la Victoria Siempre!

19.7.12

Governo: Non abbiamo i soldi per i servizi pubblici


Fino agli anni 60 non si pagavano praticamente tasse (esisteva l'IGE del 4% che quasi tutti evadevano) e lo Stato aveva "i soldi" per far fronte alle sue prerogative di erogare servizi ai cittadini, com'è possibile che oggi che tassano anche l'aria che respiriamo "non ci sono i soldi"? Semplice, lo Stato ha derogato alle sue funzioni diventando una mafia al servizio dei ricchi! Ha privatizzato tutto (leggi: regalato agli amici i suoi gioielli che garantivano lavoro ben retribuito e gli introiti necessari per il suo funzionamento), ha imposto tasse e balzelli che stanno riducendo sul lastrico le famiglie ed ha tagliato tutti i servizi ai cittadini. Tutto questo ad opera della peggior classe politica della storia, al punto che la famosa Repubblica delle Banane al confronto è un gioiello di società.
Non ci restano alternative: scacciare tutti i politici coinvolti ed i loro protetti, chiedere la restituzione di TUTTO il maltolto ed iniziare la ricostruzione del paese su basi solide, socialiste, dove lo Stato torni a svolgere le sue funzioni. Se non saremo in grado di fare questo con la massima celerità il destino del popolo italiano sarà un triste destino. E l'Italia purtroppo non è la sola a vivere questa situazione disperata, l'intero sistema capitalista sta dimostrando il suo fallimento e cerca disperatamente di sopravvivere mettendo in atto con sempre maggior frequenza i crimini dell'imperialismo che abbiamo sotto gli occhi.
http://www.rainews.rai.it/it/news.php?newsid=167373

13.7.12

MICHEL MARTONE, VICEMINISTRO PRODIGIO

MICHEL MARTONE, VICEMINISTRO PRODIGIO



Stasera su La 7 alla trasmissione In Onda, era presente il viceministro al Lavoro Michel Martone. Martone a guardarlo sembra Gramsci, ad ascoltarlo sembra il suo contrario. Questo rampollo di buona famiglia, suo padre è un noto magistrato, è passato alle cronache per aver bruciato le tappe, si è laureato alla Sapienza, è professore ordinario di Diritto del Lavoro, insegna all'Università di Teramo, alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e alla Luiss di Roma, scrive su Il Riformista, Il Sole 24 Ore ed altre riviste, ha scritto libri sulla new economy e sul lavoro oltre ad innumerevoli altre attività elencate sul suo sito. Ora, a soli 38 anni, fa pure il viceministro.
Ascoltandolo parlare con aggressività ed osservando la sua faccia impassibile, si ha una sensazione di vuoto, di insofferenza verso una persona che da la sensazione di essere il risultato di un esperimento scientifico. Ed uno pensa che il nome Michel non sia dovuto al fatto di essere nato a Nizza ma piuttosto alla conseguenza di essere stato concepito con il preciso scopo di fare carriera, di diventare un leader. A me ricorda molto Bush figlio, nato per fare il Presidente degli Stati Uniti e che per fare contenti chi l'ha generato non poteva che diventare un ubriacone, con le conseguenze che tutto il mondo ha sperimentato.
Martone è aggressivo, parla in maniera convulsa e come va di moda di questi tempi non lascia spazio alla controparte, in questo caso il serafico ex segretario CGIL ed ora parlamentare europeo Sergio Cofferati, dice molte cose ma è difficile capire il senso del suo discorso, mette insieme luoghi comuni e nozionismi aridi e vuoti con l'intento di "far vedere" che la sa lunga. Ma questo "ragazzo prodigio" più lo ascolti più ti lascia perplesso ed invece che tentare di seguire il suo discorso contorto non puoi fare altro che cercare di chiederti perché il giovanotto stia buttando al vento la sua vita. A me la risposta è venuta ricordando una puntata delle Invasioni Barbariche in cui conobbi per la prima volta questo giovane carrierista che con il suo atteggiamento di sapientone stava promuovendo se stesso sostenendo che che l'Italia era un paese praticamente sparito dalla competizione internazionale perché a suo giudizio i giovani italiani ci impiegavano troppo a laurearsi e non erano in grado di competere con la concorrenza straniera. Ospite della trasmissione c'era Drupi, un ex idraulico diventato cantante che ebbe un discreto successo negli anni 70 con brani come Sereno è, Piccola e fragile, Sambariò, ecc. Il serafico ex idraulico, spaparanzato sulla poltrona, gli disse: Ma se a 50 anni starai ancora a correre come quando ne avevi 30, quando te la godi la vita?».
Ecco, a mio parere bruciare le tappe significa bruciare la vita! Poi se uno diventa Ministro, o anche solo vice, oltre la sua rischia di bruciare anche quella degli altri. A questo punto non ci resta che sperare in un governo di bamboccioni....

15.11.11

C’E’ BEN POCO DA FESTEGGIARE!!!!


C’E’ BEN POCO DA FESTEGGIARE!!!!

Berlusconi si dimette ed i cittadini “liberati” brindano in piazza per festeggiare il tanto sospirato evento. Cosa ci sia da festeggiare è un mistero per i pochi ancora rimasti a giudicare con sana obiettività la realtà italiana. La rinuncia di Berlusconi non sana assolutamente i mali che hanno portato in pochi decenni il nostro paese verso il baratro, le cause vengono da lontano ed il compito che sta per assumersi Mario Monti è tutt’altro che quello di affrontare e combattere questi mali.
Monti è un economista funzionale al sistema finanziario internazionale, quel sistema liberista e neoliberale che è la principale causa del malessere economico e sociale che caratterizza questi tempi tristi che ci tocca vivere. Suo compito sarà quello di mettere in pratica i tagli richiesti dall’Europa per recuperare la credibilità dell’Italia. Di nuovo il popolo italiano sarà chiamato a versare lacrime e sangue per risanare i bilanci mentre Berlusconi non è affatto intenzionato ad uscire di scena, anzi, prima di salire al Colle per presentare le sue dimissioni ha costretto il parlamento ad approvare i 39 punti che aveva concordato con l’Unione Europea che chiede misure draconiane per evitare la bancarotta.
Quello che nessuno dice è che la bancarotta è già avvenuta, i lavoratori ed i pensionati italiani sono in bancarotta da molto tempo e nessuno sembra essersene accorto. Non se n’è accorto il segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, che per dare il suo sostegno all’ex commissario europeo chiede che “tra le riforme deve esserci quella della riduzione dei parlamentari”. Questa sì che sarà la soluzione definitiva dei mali del paese! Per non parlare di Pierferdinando Casini, il leader del Terzo Polo chiede che Monti abbia “tempo per arrivare fino alla fine della legislatura”! E Di Pietro pretende che il nuovo Governo dia garanzie che venga cambiata la legge elettorale. Mentre Bossi starà a guardare per decidere cosa è più conveniente fare per soddisfare gli appetiti della Lega, i massimi dirigenti dei nostri partiti pensano che si uscirà dalla catastrofica situazione con una nuova legge elettorale, con la riduzione dei parlamentari e con Monti a capo del governo fino al 2013! Ottime prospettive per il popolo italiano! Popolo che dimostra tutta la sua lungimiranza con un sostegno, secondo il sondaggio commissionato da Ballarò, quasi plebiscitario al nuovo Primo Ministro incaricato di fare macelleria sociale, per quel poco che ancora rimane da macellare.
Sintetizzando si può dire che il popolo festeggia il fatto che colui che intendeva tagliare entrambe le palle agli italiani se ne va per far posto ad uno che dice che potrebbe restituirne una se si è disposti a pagarne il prezzo. Meglio di niente? Chi avrebbe pensato solo pochi decenni fa che un popolo che con l’impegno e la lotta era riuscito a conquistare uno stato sociale tra i più avanzati del mondo avrebbe finito per perdere tutto senza praticamente alzare la voce? Mistero? Niente affatto, solo ovvia conseguenza delle scelte scellerate di pseudo dirigenti succeduti a quei prestigiosi leader della sinistra italiana che furono artefici delle grandi conquiste del dopoguerra, e merito dello strapotere dei mass-media “democratici” regalati alla borghesia padronale ed ai grandi capitali internazionali che investono ingenti somme di denaro per lobotomizzare i cittadini.
Intanto il contesto internazionale che accompagna i tristi eventi nostrani è tutt’altro che roseo, la situazione italiana è solo l’iceberg di quella crisi internazionale di cui tutti parlano anche se nessuno spiega quali sono le reali cause che hanno portato il pianeta terra ad essere lo scenario di una situazione drammatica al punto tale che molti studiosi pensano che l’umanità sia ormai prossima alla fine della sua avventura.
I recenti avvenimenti culminati con il linciaggio di Gheddafi, lo sgozzamento del figlio e la feroce aggressione al popolo libico, hanno posto fine alla rivoluzione che fece della Libia un popolo sovrano non sottomesso agli appetiti imperiali, avvenimenti che sono stati tenuti nascosti o completamente deformati dai maggiordomi dell’informazione internazionale al servizio degli appetiti dei potenti che terrorizzano il pianeta. Il video della crudele esecuzione del leader libico forno diffusi da Al Jazeera  non dalla CNN, Reuters, Deutsche Welle, TVE, Fox News e BBC. Questi hanno obbedito al mandato di trasmettere poetiche e tenere immagini dei Freedom Fighters. Gli Usa ed i loro accoliti, prima incassarono i milioni di dollari con gli affari che l’imprudente Gheddafi facilitò, poi, con un finale degno di un’opera wagneriana, hanno preso il sangue del suo popolo, della sua famiglia e di lui stesso per farla finita con l’indipendenza, la sovranità e l’esempio di una rivoluzione che ha portato la Libia ad essere il paese più progredito dell’area, per sfruttare i facili guadagni derivati dallo sfruttamento del petrolio.
Chi ancora ha conservato la capacità di analizzare gli eventi può facilmente rendersi conto che in realtà i più prestigiosi mezzi di informazione altro non fanno che esibire un’accurata messa in scena che vuole convincere che i mostruosi crimini che da troppo tempo l’imperialismo egemone commette in ogni angolo del pianeta, altro non sono che interventi tesi a portare pace e democrazia nei “paesi canaglia”. E guarda caso i “paesi canaglia” altri non sono che quelli che intendono portare avanti un progetto autonomo che nasce e si sviluppa nel loro contesto politico, religioso, geografico e culturale.
Ciò che preoccupa è che i popoli del mondo nella loro quasi totalità tacciono di fronte a tali mostruosi crimini contro popolazioni inermi e leader scomodi. Se in passato ci fu qualche anelito di disapprovazione, ora sembra che l’omologazione stia facilitando il compito all’imperialismo devastante che sta riducendo in povertà persino i propri cittadini. Il silenzio di fronte alla tragedia del popolo libico, del loro leader e della sua famiglia, altro non fa che fortificare il gioco macabro dell’imperialismo, in pratica una cambiale in bianco perché continui ad ammazzare, distruggere e sottomettere come e quando conviene.

Tornando al tema italiano, qual’è la lezione che i nostri politici hanno tratto da questi recenti eventi? La destra fino a ieri al governo che ha partecipato direttamente al linciaggio del popolo libico non può che gongolare per il “successo” dell’operazione, questo è scontato, meno scontato è il fatto che l’opposizione di sinistra abbia accettato questi eventi con scandalosa e superficiale disinvoltura. La sinistra italiana che sinistra non è più, ha completamente abbandonato ogni anelito di opposizione al dominio dei grandi capitali sovranazionali con sede negli USA, la parola imperialismo non fa più parte del suo vocabolario e di organizzare la resistenza alle vergognose aggressioni della borghesia padrona, altro vocabolo dimenticato, nemmeno a parlarne. Come può chi da decenni insegue con perseveranza il sogno borghese farsi portavoce dei bisogni degli sfruttati? Se il tentativo di Mario Monti dovesse fallire, non capiterà per causa della sinistra ma semmai perché Berlusconi ed i suoi accoliti non sosterranno l’ex commissario UE se anche solo lontanamente cercherà di toccare gli interessi del Cavaliere. In questo caso ci aspettano elezioni anticipate dove la speranza più stimolante è che il centrosinistra candidi a capo del governo Niki Vendola. Quello che subito dopo il linciaggio di Gheddafi e del popolo libico si è affrettato a dire che ora tocca a Cuba!!!!
Sbaglio o pecco di pessimismo se sostengo ce con queste premesse il futuro dell’Italia è irrimediabilmente segnato?
Altro che festeggiamenti!!!!!! Serve subito una seria riflessione sui tempi che stiamo vivendo, sulla funzione dell’informazione, sui valori che vengono diffusi e sulle vere cause del disastro in cui siamo precipitati, cause ben diverse da quelle che vorrebbero farci credere i vari Berlusconi, Monti, ex sinistri e borghesie di ogni colore. Al popolo italiano non resta che riappropriarsi della sua capacità di analisi critica per poter elaborare strategie capaci di ridarci la dignità perduta, strategie che non possono che partire dall’azzeramento dell’attuale classe dirigente incapace, inefficiente, collusa e sconfitta nei fatti. Senza inventarsi leader che non esistono, personaggi che pretendono erigersi a capipopolo senza averne la minima consistenza. La fonte a cui attingere sta nel recupero di quei valori e quella grande cultura che furono frutto di grandi lotte di popolo, di organizzazioni di massa che basavano la loro forza sull’impegno quotidiano delle collettività, impegno collettivo che solo può combattere lo strapotere dei potenti di turno, che siano i Berlusconi in prima persona che i Monti al loro servizio.
Spero che i festeggianti buttino lo champagne e cerchino dentro di sé eventuali risorse dimenticate, che si liberino del soffocante condizionamento dei media e delle farse di ciarlatani che fingono di battersi per valori di cui non hanno più nemmeno il ricordo. Se questo non avviene lo champagne diventerà un letale veleno.


La Habana, 15, novembre 2011