Fidel Castro: Concetto di Rivoluzione

Revolución
Es sentido del momento histórico;
es cambiar todo lo que debe ser cambiado;
es igualdad y libertad plenas;
es ser tratado y tratar a los demás como seres humanos;
es emanciparnos por nosotros mismos y con nuestros propios esfuerzos;
es desafiar poderosas fuerzas dominantes dentro y fuera del ámbito social y nacional;
es defender valores en los que se cree al precio de cualquier sacrificio;
es modestia, desinterés, altruismo, solidaridad y heroísmo;
es luchar con audacia, inteligencia y realismo;
es no mentir jamás ni violar principios éticos;
es convicción profunda de que no existe fuerza en el mundo capaz de aplastar la fuerza de la verdad y las ideas.
Revolución es unidad, es independencia, es luchar por nuestros sueños de justicia para Cuba y para el mundo, que es la base de nuestro patriotismo, nuestro socialismo y nuestro internacionalismo.

Fidel Castro Ruz (1ro de mayo del 2000)

27.11.16

FIDEL ES CUBA

 «A todos nos llegará nuestro turno, pero quedarán las ideas de los comunistas cubanos»

HASTA SIEMPRE COMANDANTE DE TODOS LOS REVOLUCIONARIOS Y LOS HUMILDES DEL MUNDO!

La Habana 26-11-2016

14.7.16

CHE GRANDI FIGLI DI PUTTANA!

Quando si usano termini inglesi c'è sempre dietro l'imbroglio, molti li usano, sfoggiano la loro pronuncia sofisticata, incoscienti che li stanno manipolando. Dico manipolando per non dire quella parolaccia che sintetizza meglio la situazione.... anzi, la uso, ce lo stanno mettendo nel culo.
Ricordo quando c'erano i padroni, i sindacati organizzavano i lavoratori e si lottava per i diritti, spesso si vinceva, altre volte ne uscivamo con le ossa rotte però si sapeva di aver perso una battaglia e non la guerra. L'obbiettivo era liberarci di loro, diventare artefici del nostro futuro.
Poi, come d'incanto, i padroni sono diventati imprenditori e sono comparsi i manager, esseri quasi invisibili, feroci, sprezzanti e spregevoli. I manager non sono padroni, sono la forza bruta del padronato che non mette più la faccia, sono la quintessenza della violenza brutale del capitale, sono dei mercenari, figli di buona donna disposti a tutto pur di compiacere chi li paga lautamente, odiano i lavoratori, la gente comune che non mira ad arricchirsi ma vuole vivere una vita semplice con il frutto del proprio lavoro. I media del capitalismo li idealizzano, i partiti ex di sinistra ed i sindacati che hanno perso la loro funzione storica li hanno prima accettati e poi coccolati fino a diventarne estimatori. Ora stanno dappertutto, perfino nelle squadre sportive e nella sanità dove in nome del profitto distruggono ogni valore umano riducendo le strutture sanitari ad agenzie di reclutamento per le cliniche private.
Ma quello che più rattrista è che piacciono alla gente, li invidiano, sperano che i propri figli diventino come loro. Appunto, dei gran figli di puttana.

VIVA MARIANNA!


Evviva! Stamattina una notizia molto attesa, è nata Marianna. Nooo, non è la figlia di qualcuno, un famigliare, un amico, no, no, è un nuovo partito! O forse partita, al femminile. Che poi non è un partito, termine sconveniente, ma una "cosa" per raccogliere voti ed entrare nel "palazzo". Il fondatore è Giovanni Negri, ex militante del Partito Radicale del quale fu presidente fino a quando non si accorse che il partito era di Pannella e che per lui non c'era alcuna possibilità se non quella di ubbidire agli ordini del capo. Lasciò la politica e si dedicò al lavoro, o meglio, a far lavorare gli altri, diventando im-prenditore agricolo. Ancora il corpo di Pannella è caldo e lui è lì, pronto a sfruttare lo spazio che la scomparsa dell'istrionico leader radicale ha lasciato.
Io temo che la proposta di Giovanni Negri abbia finalità ben pensate e ragionate nei luoghi alti dove si prendono le decisioni che fanno si che nella nostra democrazia tutto cambi senza che nulla cambi. In Italia siamo ormai alla fine dell’esperienza Renzi ed all’inizio dell’era M5S che però credo abbia poche possibilità di durare nel tempo. Ancora non si sono seduti sulle poltroncine del potere che incominciano le diatribe interne e forse non riusciranno nemmeno a sedersi sulle poltrone perchè verranno travolti dalla confusione ideale, dalle loro incapacità e dall’ira popolare per l’ennesima promessa disattesa. Per questo va preparato il dopo M5S, prima che nasca un partito vero o che la gente s’incazzi davvero ed invece di gridare “vaffanculo” incominci a muovere le mani, che è poi l’unica via per liberarci dalla classe cialtrona dominante.
Giovanni Negri è persona capace, la militanza radicale gli ha dato gli strumenti per capire la politica, sa leggere la realtà ed è sufficientemente cinico per saper sfruttare il momento propizio. Niente di meglio per la classe dominante in cerca di soluzioni idonee a preservare i loro interessi e continuare con la rapina ai danni dei cittadini.
Così da oggi si parte con la campagna mediatica che lancerà il “contadino” nell’agone politico con il compito di spostare l’interesse dei cittadini dai problemi veri che rendono tanto tristi quenti nostri tempi, verso nuove illusioni di cambiamento che in realtà altro non fanno che mantenere lo status quo. Vedremo Giovanni Negri nei talk show televisivi, la “Marianna che vien dalla campagna” sarà al centro delle disquisizioni di idioti servi del potere ed il nostro futuro continuerà ad essere tutt’altro che il primaverile “sol dell’avvenir” perchè il sole continuerà a riscaldare solo le case dei soliti noti e nubi minacciose si addenseranno sempre più per interporsi tra noi e il cielo.
Se non capiamo questo non ci sarà alcuna speranza di uscita dalla schiavitù moderna, la più sottile ed efficace di tutti i tempi. Per uscire dalla dittatura del capitale non resta che una via: la rivoluzione socialista, una rivoluzione per invertire la rotta e togliere il potere economico in mano a pochi privati per riportalo in mano pubblica in modo che i frutti del lavoro vengano utilizzati per dare servizi ai cittadini e non per riempire banche nei paradisi fiscali. Bata con parlamenti costosi ed inutili, basta cialtroni in politica ma rappresentanze popolari che trovino le soluzioni ai problemi, tutelino le persone, sopratutto le più vulnerabili, e si utilizzi la tecnologia per alleviare la fatica, per lavorare tutti e lavorare meno, lavorare per vivere e non vivere per lavorare. Il frutto del lavoro deve essere patrimonio di tutti non finere nelle tasche degli speculatori.
Tutto questo è possibile, basta finirla con il capitalismo ed imboccare la via del socialismo, parola che insieme ad imperialismo è stata volutamente tolta dal lessico corrente per impedire che si parli della causa e della soluzione dei mali che affliggono il pianeta.

Busteggia 4 luglio 2016

1.11.15

DOVE VA L’AMERICA LATINA?

E’ da quando sono prematuramente scomparsi Hugo Chàvez e Nestor Kirchner che ci si domanda quale sarà il futuro dell’America Latina progressista ed integrazionista che tante speranze in un futuro migliore ha generato in tutto il continente e tra gli strati più progressisti dell’intero pianeta. Le difficoltà in cui si trovano ad operare i governi di Brasile e Venezuela ed il risultato delle elezioni in Argentina, dove il candidato a continuare il lavoro del kirchnerismo è costretto al ballottaggio con poche speranze di successo, sembrano indicare che si sia vicini alla chiusura di questo ciclo progressista che negli ultimi decenni ha messo in scacco il neoliberismo dominante e che sia ormai prossimo il ritorno al potere delle oligarchie reazionarie.
Il progetto politico dei governi progressisti della regione ha mostrato tutti i suoi limiti dovuti in maggior parte al fatto di non essere stati in grado di sconfiggere, se non a parole, il potere dei grandi capitali. Dopo Chàvez, solo Evo Morales in Bolivia ed in parte Rafael Correa in Ecuador, sono riusciti a scalfire i poteri oligarchici ed a contrapporre la presenza dello stato come organo che controlla e dirige le attività economiche e sociali del paese.
Negli anni del dominio delle dittature e dei successivi governi apparentemente democratici, si sono visti diminuire rapidamente i ruoli degli stati per lasciare campo aperto agli interessi dei grandi capitali in mano alle oligarchie, questo ha portato a conseguenze drammatiche con aumento della povertà, dissesto economico, violenza, criminalità, corruzione, sfruttamento indiscriminato dell'ambiente ed aumento dei conflitti sociali controllati solo mediante la repressione violenta. Le esperienze dei governi progressisti che ne sono seguiti hanno portato sicuramente dei grandi vantaggi in tutti questi campi ma proprio il non aver aperto un vero conflitto con gli interessi dei grandi capitali ha fatto sì che i processi di cambiamento non abbiano inciso in maniera profonda mostrando i loro limiti, permettendo così ai potenti mezzi di dis-informazione delle destre reazionarie di creare un clima di insoddisfazione che sta mettendo in crisi i processi di cambiamento in corso. Un ruolo importante in tutto questo lo ha avuto anche il fallimento del tentativo di costruire un sistema educativo in grado di formare una cultura umanista capace di fare argine all'invasione della cultura dei consumi come valore alternativo ai dritti sociali.
Rispondere all'interrogativo di cosa succederà dopo la fine del kirchnerismo in Argentina, del bolivarismo in Venezuela, dell'esperienza di Lula in Brasile e della meteora di Pepe Mujica in Uruguay, non è cosa facile. Sicuramente sembra allontanarsi la possibilità del ritorno di governi che possano governare escludendo totalmente le masse popolari come avvenne dopo la caduta delle dittature, però il ritorno al potere delle destre neoliberali sicuramente metterà fine alla speranza di integrazione regionale, la sola che avrebbe potuto fare uscire definitivamente l'America Latina dalla dipendenza dagli interessi nordamericani ed europei. Ed anche alla speranza che in altre parti del mondo, Europa compresa, si possa guardare ad un futuro dove gli interessi dei popoli prevalgano su quelli dei grandi capitali.
All'interno degli attuali sistemi democratici è pressoché impossibile che sorgano dei leader in grado di guidare i popoli verso l'emancipazione e la distruzione dei grandi potentati economici, competendo dentro questi sistemi non si potrà andare oltre semplici cambiamenti di facciata, vedasi l'esperienza europea e quella di Obama negli USA. Diventa quindi necessario pensare a soluzioni diverse, creare opposizioni vere ed efficaci in grado di denunciare e combattere il potere di pochi sulle moltitudini silenziate e schiavizzate dal consumismo becero e disumanizzante che caratterizza la “globalizzazione” del dominio dei capitali sui bisogni dell'umanità.

In questo intento bisognerà tener conto che le classi popolari hanno in gran parte smobilitato evitando di compromettersi veramente con i processi di cambiamento, accontentandosi di avere accesso alla società dei consumi dalla quale vennero sempre escluse. Senza il compromesso delle classi popolari è impensabile avviare processi in grado di abbattere lo strapotere dei grandi capitali, è questo dunque il problema da affrontare per poter mettere in atto strategie che possano essere vincenti, coinvolgere e convincere il maggior numero di persone che conquistare e difendere i diritti è molto più importante che avere un auto dell'ultimo modello e che leggere un libro è meglio che seguire un talk show o avere un cellulare dotato di intelligenza artificiale.

17.12.14

I CINQUE PASSI DEI COLPI DI STATO DEL TERZO MELLENNIO

LE CINQUE FASI DEI COLPI DI STATO DEL TERZO MELLENNIO

La nuova strategia imperialista per sottomettere al proprio volere i popoli che percorrono strade diverse agli interessi dei grandi capitali, ha raggiunto un'efficacia straordinaria che permette all'impero di distruggere governi, paesi e culture ripetendo le stesse tecniche sperimentate con efficacia in questi ultimi decenni. Si tratta di sviluppare cinque azioni consecutive che garantiscono il risultato finale.
La prima tappa consiste nel generare e promuovere un clima di malessere mediante ripetute denunce di corruzione e di intrighi da parte dei legittimi governanti.
La seconda tappa è finalizzata a sviluppare intense campagne in difesa della libertà di stampa e dei diritti umani accompagnate da accuse di totalitarismo contro il governo.
La tappa successiva è caratterizzata dal passaggio alla lotta attiva per rivendicazioni politiche e sociali fino alla promozione di manifestazioni e proteste violente contro le istituzioni. In questa fase entrano in azione “istruttori” professionisti preparati fuori e dentro il paese da sottomettere.
Operazioni di guerra psicologica e destabilizzazione tali da creare un clima di ingovernabilità caratterizzano la quarta fase dell’operazione.
La fase finale consiste nel chiedere la rinuncia del presidente in carica sotto la pressione di manifestazioni di piazza che proseguono fino al raggiungimento dell’obbiettivo di controllare le istituzioni. Allo stesso tempo si da inizio ad una prolungata guerra civile che prepara il terreno all’intervento militare e l’isolamento internazionale del paese.
Paesi dell’ex Unione Sovietica, Iraq, Afganistan, Honduras, Paraguay, Rivoluzioni colorate e Primavere Arabe sono state le prime vittime di un grande progetto di dominio planetario che prosegue senza soste. Siria, Ucraina, Iran, Corea del Nord, Venezuela, Bolivia, Ecuador e la sempre aggredita Cuba, sono le attuali mete di un piano criminale senza precedenti che ha le proprie radici nell’insaziabile bisogno di potere degli Stati Uniti d’America, un piano iniziato con la pianificazione della dissoluzione dell’Unione Sovietica e le manipolazioni che hanno portato all’attentato contro le Torri Gemelle per giustificare gli orrori in corso.
Se il piano seguirà il suo corso, rimarranno solo la Russia e la Cina. A quel punto non basteranno le cinque tappe che attualmente stanno dando risultati certi, quella contro la Russia sarà una partita ben diversa e con la Cina non si potrà andare oltre un patto di non aggressione. Ma forse non sarà necessario, forse la follia imperialista si frantumerà contro la resistenza dei popoli che ancora non hanno perso la loro identità, che sono coscienti della realtà in cui viviamo e non sono disposti a rinunciare alla propria indipendenza ed autonomia. Si è svolta proprio in questi giorni all’Avana la riunione dei paesi dell’ALBA, l’Alternativa Bolivariana per l’America, un progetto lungimirante messo in campo dagli ultimi due grandi dirigenti del latinoamerica, Fidel Castro ed Hugo Chàvez, che in linea con gli ideali del Libertador Simòn Bolivar e di Josè Martì, pensano alla Patria Grande, alla Nostra America come progetto di liberazione dal colonialismo e dall’imperialismo che per oltre cinque secoli hanno saccheggiato, distrutto e sfruttato il continente latinoamericano.
Mentre l’Europa diventa sempre più dipendente dagli interessi e dalla cultura nordamericana, il latinoamerica sta difendendo le proprie radici recuperando la propria cultura, quella della dignità umana, del rispetto della natura e del “buen vivir”. Non a caso proprio quest’anno ed ancora qui all’Avana, la CELAC, l’organizzazione economica che unisce la maggioranza dei paesi Latinoamericani e del Caribe, si è proclamata area di pace.

Forse sarà proprio la cultura della pace e la difesa dell’identità culturale la vera arma che metterà fine agli orrori delle impresi belligeranti di un imperialismo sempre più crudele ma anche più disperato nel suo folle intento di dominare l’intero pianeta.

30.5.14

NOTTE DI NOZZE

NOCHES DE BODA Matteo Renzi in conferenza stampa: Per la prima volta la sinistra ha superato il 40%. Que el maquillaje no apague tu risa, que el equipaje no lastre tus alas, que el calendario no venga con prisas, que el diccionario detenga las balas. (Joaquin Sabina - Noches de boda) Oggi Oscar Lòpez Rivera compie 33 anni.... Di prigione nelle carceri USA, perchè lottava per l'indipendenza di Porto Rico. Que las persianas corrijan la aurora, que gane el quiero la guerra del puedo, que los que esperan no cuenten las horas, que los que matan se mueran de miedo. (Joaquin Sabina - Noches de boda) Matteo Renzi vuole cambiare l'Europa. Que el fin del mundo te pille bailando, que el escenario me tiña las canas, que nunca sepas ni cómo, ni cuándo, ni ciento volando, ni ayer ni mañana. (Joaquin Sabina - Noches de Boda) Questa notte milioni di cuori si spezzeranno, forse anche il tuo, di certo anche il mio. Que el corazón no se pase de moda, que los otoños te doren la piel, que cada noche sea noche de bodas, que no se ponga la luna de miel. (Joaquin Sabina -Noches de Boda) Questa notte milioni di bambini non avranno un tetto sotto il quale dormire, nessuno è cubano. Que todas las noches sean noches de boda, que todas las lunas sean lunas de miel. (Joaquin Sabina - Noches de boda) Principe Carlo d'Inghilterra: Putin è come Hitler. Que las verdades no tengan complejos, que las mentiras parezcan mentira, que no te den la razón los espejos, que te aproveche mirar lo que miras. (Joaquin Sabina - Noches de boda) Obama dice che la ripresa è già comimciata. Que no se ocupe de tí el desamparo, que cada cena sea tu última cena, que ser valiente no salga tan caro, que ser cobarde no valga la pena. (Joaquin Sabina - Noches de boda) La stampa occidentale appoggia il colpo di stato nazista in Ucraina e la mattanza dei cittadini delle provincie orientali che hanno votato per l'indipendenza. Que no te compren por menos de nada, que no te vendan amor sin espinas, que no te duerman con cuentos de hadas, que no te cierren el bar de la esquina. (Joaquin Sabina - Noches de boda) Ma a chi è venuta l'idea di istituituire il giorno degli innamorati? E gli altri giorni? Que el corazón no se pase de moda, que los otoños te doren la piel, que cada noche sea noche de bodas, que no se ponga la luna de miel. (Joaquin Sabina - Noches de boda) Auguro ai milioni di bambini che ogni giorno piangono i loro genitori de ai milioni di genitori che piangono i loro bambini, un futuro senza la bestialità dei potenti. Que todas las noches sean noches de boda, que todas las lunas sean lunas de miel. (Joaquin Sabina - Noches de boda)

3.11.13

LA RIVOLUZIONE PUO’ ASPETTARE, DIVENTO VEGANO

Dopo una vita di lotte contro il capitalismo, il consumismo e per il socialismo, mi sono rotto! Ho deciso di aderire alla rivoluzione alimentaria e divento vegano. Addio bandiere rosse, socialismo, Marx, Lenin e Mao Tze Tung, avete rotto il cazzo, con le vostre menate ci avete ridotti ad osannare D’Alema, Veltroni, Bertinotti e Fassino. Questo prima che ci toccassero Renzi, Prodi, Rutelli e Rosy Bindi!!!! Presto voteremo direttamente preti, cardinali ed i figli di Berlusconi, la nuova sinistra evoluta che ha modernizzato le esperienze rivoluzionarie dei secoli scorsi, a partire dalla Rivoluzione francese. Ma quale Rivoluzione, lascia perdere, mangia sano e campi cent’anni, ora che la scienza dietetica ci regala l’alimentazione vegana chi è ancora così fesso da rimanere legato a vecchi stili di vita? Io ho resistito fino all’impossibile però ora basta, ho diritto anch’io alla mia fetta di sana idiozia e di campare fino a cent’anni, anzi, qualcuno ora dice che la meta è quella dei centoventi…. Diventare vegano non è difficile, basta lasciar perdere i prodotti animali e loro derivati come carne, pesce, latticini, uova, miele, pappa reale e cibarsi tendenzialmente di frutta, semi oleaginosi e vegetali. Ovviamente bisogna pure aderire alle scelte etiche, filosofiche e agli stili di vita che ne conseguono, lasciare qualsiasi velleità di costruire il socialismo e godere delle gioie che solo il capitalismo sa regalare, mica hanno fatto le guerre per imporre il neoliberismo per caso…. Vi immaginate cubani e nordcoreani che vanno al vicino negozio vegetariano a comprare cibi biologici? Solo geni come D’Alema, Veltroni, Fassino, Renzi e Rosy Bindi possono guidare i lavoratori verso simili traguardi. E pure Rutelli, che quando è venuto a Sondrio gli abbiamo regalato una bresaola valtellinese…. Un sano sistema capitalista ci può garantire tutto quanto serve a soddisfare le nostre necessità fino ad elevarci ai massimi livelli fisici e spirituali. Serve pure una buona dose di razzismo, mica possiamo dare a tutto il mondo quello che a noi è costato secoli di sfruttamento e schiavismo! Africani, latinoamericani, asiatici e compagnia bella possono cibarsi di quello che la natura offre loro, dopotutto vivono in continenti ricchi e per farci dare quello che serve al nostro sviluppo ci hanno costretto a secoli di guerre colonialiste ed imperialiste. La cucina vegana l’ho conosciuta dopo aver letto su Vikipedia che “La dieta vegana è una fra le varianti delle diete vegetariane, le quali «risultano appropriate per tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza.» L'insieme delle proteine vegetali copre perfettamente lo spettro degli aminoacidi essenziali e dei fabbisogni nutrizionali, come tutti gli altri oligoelementi minerali e vitaminici. Richiamo a parte merita la Vitamina B12 o cobalamina, la cui natura di vitamina probiotica - ovvero prodotta da batteri - e le molteplici casistiche di assorbimento portano a consigliare una integrazione periodica, da cibi fortificati o integratori vegetali”. Il tutto certificato dall’ADA, che non è mia sorella ma l’American Dietetic Association, una conseguenza del sogno americano che è tutt’altro che l’incubo che i miei ex amici comunisti descrivono. Io mi chiedo come abbiamo fatto a non scoprire prima queste meraviglie, siamo andati sulla Luna prima di imparare ad alimentarci in modo sano, semplice e naturale, e molti di noi hanno pure perso decenni dietro a stupidi ideali socialisti e libertari! Però meglio tardi che mai, in internet si trovano tutte le informazioni necessarie per chi vuole diventare buon vegano, ti spiegano tutti i vantaggi di questa disciplina alimentare semplice e sana. Certo, bisogna abbandonare le vecchie abitudini ed imparare a cucinare in maniera più consona all’uomo moderno, ma non è difficile, le verdure si cucinano facilmente senza olio con il sistema Nischimè, o si fanno saltate con olio, con acqua oppure con olio e acqua con il sistema nitukè, poi con il sistema Tempura si cucinano facilmente molti alimenti, niente di più semplice…. Per produrre il calore necessario alla cottura si consigliano vivamente legna, antracite e carbone, così anche i minatori del Sulcis possono conservare il posto di lavoro senza rompere i cosiddetti nelle trasmissioni di Santoro e ricorrere ad inutili scioperi che foraggiano solo i sindacati comunisti, o quello che ne rimane…. Per gli utensili non ci sono problemi, basta avere in casa pentole di ghisa, terracotta, acciaio inox, un mortaio e la nota pentola indiana wok che si trova in qualsiasi negozio sottocasa. Sicuramente ce l’avrà anche l’Agnoletta e presto anche qui a Cuba la venderanno in tutti i “timbirichi”. Per i menù quotidiani non ci sono problemi, basta saper combinare correttamente ogni giorno della settimana gli innumerevoli alimenti che la cucina vegana propone e addio a pance gonfie, mal di testa, bruciori di stomaco, coliti e stitichezza, tutte le malatie residuali dei tempi del socialismo spariranno ed i tumori saranno solo un brutto ricordo di quando c’erano il Muro di Berlino e l’Unione Sovietica. L’elenco degli alimenti necessari per una sana cucina vegana sono i seguenti: • Elementi proteici: soia, azuki, natto, tempeh, tofu • Derivati del grano: fu, seitan • Alghe: agar agar (senza la c davati altrimenti si va troppo in bagno), arame (questo si con la a davanti altrimenti sembra un metallo rosso che viene dal Chile fin dai tempi di Pinochet), carragheen, dulse, hijiki, kelp, combu, nori, wakame • Cereali e simili: avena, farro, frumento, bulgur, cus cus, grano saraceno, kamut, kasha, mais, miglio (quello che si coltiva, non Emilio in dialetto), orzo, riso integrale, segale • Dolcificanti: amasaku, agave, sciroppo d’acero, melassa di barbabietola da zucchero, stevia rebaudiana • Condimenti: natto, miso, gomasio, shoyu, tamari, umeboshi, tekka • Bevande: tè bancha, tè kukicha, tè hojicha, tè mu, tè di radice di loto, yannoh. Inoltre in una cucina vegana non devono mancare alimenti particolari come l’arrow-root, carruba, daikon, kuzu, shiitake, tahin e zenzero. Ovviamente ci sono molti altri alimenti che potrebbero fare al caso nostro ma questi sono più che sufficienti per essere dei bravi vegani e sono tutti facilmente reperibili in qualsiasi negozietto di paese, forse dall’Angioletta non si trovano ancora ma basta aspettare, sicuramente si sta organizzando. Basta solo una connessione internet per fare gli ordini veloci ed un aeroporto sotto casa dove possono atterrare gli aerei cargo che in meno di ventiquattro ore trasportano gli alimenti freschi provenienti dai cinque continenti…. Ripensandoci, hanno fatto bene ad andare prima sulla Luna, così in un futuro non lontano potremmo rifornirci di alimenti provenienti dagli altri pianeti. Però niente marziani a casa nostra! Che se ne stiano alla larga! Mica siamo così idioti da ripetere l’errore che abbiamo commesso con gli extracomunitari che pretendono di venire a vivere da noi dopo che ci siamo riforniti da loro per tutte le nostre necessità. E’ proprio vero che a fare del bene ci si perde sempre, ora dobbiamo spendere un capitale per rimandarli indietro quando tentano di invadere le nostre coste. Quando non dobbiamo pure preoccuparci per i funerali ogni volta che muoiono prima che li rispediamo. Meno male che hanno fatto la legge che punisce chi li aiuta a sopravvivere invece di lasciarli morire in mare, che è poi quello che si meritano…. Dobbiamo veramente stare molto attenti, se ci facciamo fregare un’altra volta torneremo indietro ai tempi del socialismo, con le scuole statali, la mutua e le pensioni che quando siamo vecchi col cavolo che ci compriamo i cibi vegani! Moriremo a spaghetti, riso bianco, pane e formaggio, salame e pure parmigiano reggiano e prosciutto di Parma, che sono quelle schifezze inventate dai comunisti delle regioni rosse prima che arrivassero Bersani e Renzi a liberarcene, anche grazie all’aiuto di D’Alema, Veltroni e Fassino che non vengono dalle regioni rosse ma erano dei gran comunisti anche se ora lo negano. E ci toccherà bere vino, rosso pure quello, magari senza poterci permettere nemmeno un’ultima coca-cola prima di tirare l’ultimo respiro. Dio mio, aiutami tu, solo a pensarci mi sento male! Per fortuna che ho il frigorifero pieno di umeboshi, tekka, miso, gomasio, natto, fu, tofu, seitan, azuki, agar agar…. e due bagni moderni, se per caso....

22.10.13

IL CALIBRO SOVIETICO

Per chi non lo sapesse il calibro è uno strumento che permette di effettuare misure di precisione con tolleranze prossime al centesimo di millimetro, tutte le officine meccaniche ne possiedono almeno uno, inoltre lo conservano gelosamente tutte quelle persone che si dedicano a dei passatempi che hanno a che fare con la meccanica. Il mio primo calibro è un ricordo molto caro e lontano nel tempo, l’ho costruito personalmente quando frequentavo l’Istituto Professionale a Tirano, specialità Aggiustatore Meccanico. Costruire un calibro da un pezzo di acciao, a quei tempi in cui la manualità era ancora prevalente e ci rendeva più umani, era una soddisfazione non da poco, soprattutto quando il professore, si chiamava ancora così, ne controllava la precisione prima di metterlo in controluce, strizzare l’occhio e verificare che tra le due ganasce non filtrasse nemmeno un filo di luce. Quel giorno avevo consegnato il mio lavoro sicuro che sarebbe stato apprezzato e quando ho visto il sorriso di soddisfazione del professore ho capito che era fatta. Nove! Quando ho visto che scriveva il voto sul registro ho provato una gioia immensa, nove! Mi aveva dato un voto tanto alto proprio lui che sapevamo essere di manica stretta, un voto che premiava la mia voglia di apprendere, il mio desiderio di imparare un mestiere che mi avrebbe riscattato dalla povertà, quella povertà regalataci da vent’anni di fascismo e di stupide avventure belliche. Un voto che mi permise di dimostrare ai miei genitori che il loro sacrificio di mandarmi a studiare non era vano, era vero che a volte li deludevo, marinavo la scuola o portavo a casa una nota di sospensione, ma era altrettanto vero che avevo una voglia immensa di apprendere, imparare il mestiere e farmi onore. Senza queste motivazioni mica mi sarei svegliato tutte le mattine, sabato compreso, alle cinque e venti, fare colazione, camminare a piedi per mezz’ora fino alla stazione di Tresivio, prendere il treno che impiegava quasi un’ora per percorrere i venti chilometri che ci separavano da Tirano, per questo lo chiamavamo “cif ciuf”, affrontare la scuola mattina e pomeriggio, fare il percorso inverso e rincasare alle otto della notte. E non era finita, prima di andare a dormire bisognava ancora fare i compiti e spesso finivo a mezzanotte. Avevo quindici anni quando costruii quel calibro che dopo cinquant’anni ancora svolge la sua funzione nel mio piccolo laboratorio di meccanica e falegnameria dove, quando sono in Italia, passo parte del mio tempo di pensionato derubato di una pensione decente dall’avidità del capitalismo criminale che sta distruggendo l’umanità ed il pianeta che ci ospita. E’ anche grazie a questa rapina che dopo quarantanove anni di lavoro e cinquantacinque di contribuzione mi costringe a vivere con una pensione da fame, che ho deciso di venire a vivere a Cuba, uno degli ultimi paesi che resistono all’aggressione del capitalismo imperialista. Anche quì a Cuba sto costruendo il mio piccolo laboratorio, i cubani lo chiamano “taller”, ed ovviamente non ci può mancare il calibro. Ora ce ne sono di tutti i tipi, dai più economici ai più costosi, li fanno perfino di plastica e costano poco. Ma chi mi ci vede, proprio io che a quindici anni già avevo costruito un calibro che aveva meritato il nove del professore dalle maniche strette, con un calibro di plastica? Visto che non ho gli strumenti necessari, e forse nemmeno più lo spirito, per costruirne un altro che valga almeno quanto il primo, non mi resta che rivolgermi al mercato. Il maledetto mercato, quello che domina tutto e per le cui doti abbiamo abbandonato i valori umani, il socialismo, distrutto il PCI, il Muro di Berlino e l’Unione Sovietica per ritornare ad essere schiavi dei padroni. Quel mercato che anche qui a Cuba sta facendo capolino, si dice che sia necessario per salvare il socialismo. Mahhhhh!!!!!!!!! Speriamo non si facciano prendere la mano, una cosa è migliorare la quantità e la qualità dei beni, un’altra diventare vittime del mercato. Sta di fatto che ora anche qui molte cose si vendono non solo nei negozi statali ma anche in quelli che i cubani chiamano “timbirichi”, piccoli negozi improvvisati, a volte ambulanti, dove trovi quello che nei negozi statali non c’è più. Perché il “timbirichi”, magistralmente cantato da Tony Avila nell’omonima canzone, funziona in perfetto stile capitalista massimizzando il profitto. Funziona così: si comprano presso i negozi statali, quando non si rubano o “desviano”, determinati oggetti fino a farli sparire dal mercato per poi riapparire nei “timbirichi” a prezzi raddoppiati o triplicati. Ovviamente non è solo così, spesso il “timbirichi” svolge una funzione onesta e ti permette di trovare cose che altrimenti non incontreresti mai, oppure di trovare oggetti impensati, come il calibro sovietico. Sì, perché il calibro a Cuba l’ho comprato proprio in un “timbirichi” vicino casa, nei negozi statali li stanno vendendo, di buona qualità, a meno di venti dollari ma ancora non mi ero deciso a comprarlo, ci sono necessità più urgenti da soddisfare ed il calibro può aspettare. Per uno scherzo del destino, l’altro giorno esco a comprare il giornale e, come sempre, mi fermo a curiosare presso un “timbirichi”, a volte vedi qualcosa che ti serve e te lo compri. Quel giorno vedo un contenitore di plastica nero, dalla forma capisco che lì dentro ci deve essere un calibro, lo apro e me ne appare uno bellissimo, un po’ più grande del normale e costruito con acciaio di altissima qualità. CCCP! C’è scritto proprio così, al posto della marca c’è scritto CCCP che tradotto, per chi se lo fosse dimenticato, significa Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, un ricordo dei tempi quando i sovietici a Cuba erano di casa. Chiedo quanto costa, “dieci dollari” mi risponde il giovane proprietario del “timbirichi”. Non ho con me i soldi sufficienti e decido di tornare il giorno seguente. Quando il giorno dopo mi avvicino all’oggetto del desiderio, chiedo quasi per scherzo, vista la volatilità dei prezzi: “oggi quanto vale il calibro”? Il giovanotto non afferra l’ironia e mi risponde un po’ contrariato: “otto dollari, come gli tutti i giorni”. Mi viene da ridere ripensando che il giorno prima me ne aveva chiesti dieci, ma non perdo altro tempo e me lo compro, quello strumento vale molto di più ed inoltre rappresenta storie e valori che non hanno prezzo. Quel bellissimo oggetto tra le mie mani mi riporta con il pensiero al mio calibro, alla mia giovinezza, ai miei valori mai abbandonati ed a quella esperienza straordinaria che fu l’Unione Sovietica, quella che ovviamente la propaganda della menzogna ci ha sempre descritto come un inferno ma che in realtà è stata una delle esperienze più straordinarie della storia dell’umanità. La Rivoluzione Sovietica in pochi decenni ha portato il paese più povero del mondo, dove la ricchezza era in mano a pochi ed il popolo veniva trattato peggio delle bestie senza alcun dirittto, ad essere la seconda potenza del pianeta, ha tolto miliono di esseri umani dall’analfabetismo regalandogli gratuitamente la culura necessaria ad essere uomini liberi ed ha insegnato al mondo che a liberarsi dei padroni ci si guadagna. Malgrado ciò continuano a raccontarci che è stato un fallimento economico, magari a tutti i paesi poveri del mondo toccasse un simile fallimento e diventassero la seconda potenza del pianeta! Quel paese che a costo di enormi sacrifici ha sconfitto il nazismo regalando al mondo la libertà, ci è stato descritto come una feroce dittatura mentre gli Stati Uniti, nati dalla distruzione culturale e fisica dei nativi e che dal primo giorno che sono diventati nazione hanno iniziato a sottomettere i paesi vicini per poi allargarsi con violenze e atrocità inaudite in ogni angolo del pianeta, ci vengono dipinti come una grande democrazia. Lo stesso Presidente russo Putin, uno dei massimi beneficiari della distruzione dell’URSS che ha comportato il passaggio dei beni pubblici dalle mani dello stato a quelle avide dei grandi capitalisti, ha più volte dichiarato che la distruzione dell’URSS è stata una tragedia, non solo per i paesi che ne facevano parte ma anche per il resto mondo. Che c’entra il calibro con la storia dell’URSS e con la mia storia? C’entra, eccome che c’entra! Quel calibro è il simbolo della tenacia di un popolo che si è ribellato alla fame, alla miseria, ai soprusi e che ha saputo costruire con il lavoro quotidiano, l’impegno ed il rispetto dei valori comuni, la propria ricchezza ed il proprio futuro. Come il mio calibro che ha significato l’impegno per uscire dalla povertà per costruire il mio futuro, quello dei miei figli, nipoti e di tutto il pase che ha saputo rinascere dalle miserie del fascismo. Allo stesso modo del calibro sovietico, simbolo del lavoro e tradito da politici cialtroni e funzionari corrotti, anche il calibro che avevo costruito per liberarmi dalla povertà, è stato tradito. Tradito dalla stupidità e dall’avidità dei dirigenti di quello che era diventato il più prestigioso Partito Comunista dell’Occidente, quel PCI che senza mai stare al potere aveva costruito in un paese capitalista una straordinaria esperienza di socialismo dove lo stato, tra le ruberie dei potenti e dei democristiani che li rappresentavano, era costretto anche a fare gli interessi del popolo, dove le grandi imprese venivano controllate dal pubblico e producevano le risorse necessarie a garantire quei servizi sociali che tutto il mondo ci invidiava. Quel calibro che era diventato il simbolo della mia indipendenza economica, del lavoro autonomo senza padroni, ora accompagna la mia vita di pensionato ricacciato nella povertà da governi reazionari che hanno riportato l’Italia al medioevo con la collaborazione di finti governi progressisti che si comportano allo stesso modo di quelli rezionari distruggendo lo stato sociale, rubandoci salari e pensioni e regalando i beni pubblici costruiti con il sangue ed il sudore dei lavoratori, agli avventurieri finanziari della peggior borghesia cialtrona della nostra storia. In cambio i dirigenti di quella che una volta era la sinistra, se la spassano con barche a vela milionarie e milionari apppartamenti a New York. Fino a che glie lo permetteremo e non ci decideremo a presentare loro il conto delle rapine che hanno perpetrato ai nostri danni…. Anche l’Italia come tutti i paesi del mondo paga le conseguenze della distruzione dell’Unione Sovietica che, contrariamente a quanto ci vogliono far credere, non è stata vittima della “fallimentare economia socialista” ma bensì di un piano ben studiato e messo a punto nei minimi particolari da chi detiene il vero potere, come si può leggere nel libro “Arte dell’intelligenza” di Allen W. Dulles, ex dirigente della CIA che tra le altre sconvolgenti verità ci racconta dei piani messi in atto per distruggere l’Unione Sovietica: “….senza che venga percepito distruggeremo i loro valori e li sostitueremo con altri falsi e li obbligheremo a credere in essi. Troveremo i nostri correligionari nella stessa Russia…. approfittando della complicità di dirigenti corrotti ….” racconta Dulles nel suo libro. Come l’Unione Sovietica anche l’Italia è stata tradita da cialtroni ed idioti figli di papà arrivati ai vertici dei movimenti popolari che avevano alle spalle una gloriosa storia di lotte, battaglie e conquiste che permisero la cosruzione di quella cultura popolare progressista che sembrava indistruttibile. Nessuno avrebbe mai pensato che tutto questo poteva venire vanificato nell’unico modo possibile: l’autodistruzione. E così fu, gli stracci rosssi portati al collo e sventolati per decenni sono stati sostituiti da capelli verdi, blu, viola, anelli al naso, teste rapate ed odiosi tatuaggi che ricoprono corpi altrettanto odiosi e feroci, coperti da vestiti che non tali ma una truffa ai danni del buonsenso e del buongusto. Il tutto condito da manganelli neri che colpiscono lavoratori, studenti, rom, immigrati e qualche comunista ancora rimasto, in un orgia di falsa democrazia che nasconde una feroce dittatura che genera esseri mostruosi, schiavi incoscenti che si pensano liberi, i migliori per gli oppressori. Tutto questo nessuno ce lo racconta, ci viene tenuto nascosto, ci raccontano piuttosto di malcapitati “paesi canaglia”, in realtà gli ultimi ancora liberi che di colpo finiscono sotto le luci della propaganda per poi finire sotto le bombe intelligenti buttate da democratici aerei senza pilota che distruggono culture millenarie ed ammazzano centinaia di migliaia di poveri innocenti colpevoli di vivere in luoghi strategici e di non consumare quello che i ricchi vogliono che si consumi. Ci raccontano di dissidenti cubani che non esistono se non nelle liste a pagamento della CIA, di comunisti che ancora mangiano bambini e di estremisti islamici diventati, a seconda delle necessità del momento, terroristi o vittime del terrorismo. E nessuno, dico nessuno dei giornalisti “democratici”, che faccia il lavoro per cui viene pagato, cioè informare. Ma questo ha la sua spiegazione logica, i padroni mica li pagano per informare, bensì per disinformare e fare propaganda contro chi ancora ha mantenuto la schiena dritta e si oppone alla tragicità dei nostri tempi che vedono i potentati economici impossessarsi anche della politica in maniera totalitaria, Altro che il “totalitarismo sovietico”, quello aveva liberato gli schiavi, questo ci riporta ai tempi più bui dello schiavismo . E se qualche giornalista volesse dissentire, carriera finita. Casi di dissenso ce ne sono ben pochi, la nostra classe giornalistica è una delle più vili che mente ricordi, nemmeno sui giornali “comunisti” si prova a raccontare un po’ di verità che non sia accondiscendente alla logica del profitto. Qualcuno si ricorda di Fulvio Grimaldi quando faceva l’inviato RAI accompagnato dal fedele cagnolino Nando? Lui ci aveva provato a dissentire, lo hanno subito messo a tacere, perfino sui giornali comunisti. Ora può dissentire solo sul suo blog, almeno fino a quando lo leggeranno in pochi perché in caso contrario anche quello gli verrà chiuso, nella nostra falsa democrazia uno mica può scrivere quello vuole senza pensarla come la pensano i padroni…. Ora tutto è stato messo al suo posto, o quasi, mancano solo pochi tasselli: la Siria, l’Iran, la Corea del Nord, Cuba e qualche paese latinoamericano sulla cattiva strada, poi bisognerà solo pensare a mantenere lo status quò. Ora a chi glie ne importa più del calibro? Provate a regalarne uno ai vostri figli, ve lo tirano in testa! Poi vi rubano i soldi per comprarsi l’ultimo modello di celluare o di hiPhon che, costruito con la rapina ai danni di coloro che costringiamo ad emigrare per poi affondarli al largo delle nostre coste, dopo pochi giorni già non è più l’ultimo. Ma io i miei due calibri, quello che ho costruito e quello sovietico, me li tengo ben stretti, visti i tempi tristi che viviamo è probabile che tutto quanto costruto in una vita di lavoro lo debba sacrificare per comprarmi cibo e medicine ed i due calibri saranno forse l’unica eredità che lascerò a figli e nipoti. Anche perché non ho mai imparato a costruire un cellulare od un hiPhon e non credo che ne esistano in commercio con la scritta CCCP al posto della marca…. Al massimo qualcuno made in Russia, costruito da un’azienda rubata allo stato che sfrutta dei giovani dipendenti con orecchini, teste rapate e tatuaggi. Giovani che non sanno che una volta esistevano le scuole e gli ospedali pubblici, la cassa mutua e la pensione, poveri cristi che si pensano liberi, inconsapevoli che gli hanno rubato pure la memoria e che ai tempi dell’URSS quelli come loro costruivano dei calibri di grande qualità nelle fabbriche dello stato, senza padroni. E chissà quali meraviglie evrebbero continuato a costruire se non fossero stati traditi da dei filibustieri senza scrupoli venduti agli interessi dei grandi capitali internazionali….

IL CALIBRO SOVIETICO

Per chi non lo sapesse il calibro è uno strumento che permette di effettuare misure di precisione con tolleranze prossime al centesimo di millimetro, tutte le officine meccaniche ne possiedono almeno uno, inoltre lo conservano gelosamente tutte quelle persone che si dedicano a dei passatempi che hanno a che fare con la meccanica. Il mio primo calibro è un ricordo molto caro e lontano nel tempo, l’ho costruito personalmente quando frequentavo l’Istituto Professionale a Tirano, specialità Aggiustatore Meccanico. Costruire un calibro da un pezzo di acciao, a quei tempi in cui la manualità era ancora prevalente e ci rendeva più umani, era una soddisfazione non da poco, soprattutto quando il professore, si chiamava ancora così, ne controllava la precisione prima di metterlo in controluce, strizzare l’occhio e verificare che tra le due ganasce non filtrasse nemmeno un filo di luce. Quel giorno avevo consegnato il mio lavoro sicuro che sarebbe stato apprezzato e quando ho visto il sorriso di soddisfazione del professore ho capito che era fatta. Nove! Quando ho visto che scriveva il voto sul registro ho provato una gioia immensa, nove! Mi aveva dato un voto tanto alto proprio lui che sapevamo essere di manica stretta, un voto che premiava la mia voglia di apprendere, il mio desiderio di imparare un mestiere che mi avrebbe riscattato dalla povertà, quella povertà regalataci da vent’anni di fascismo e di stupide avventure belliche. Un voto che mi permise di dimostrare ai miei genitori che il loro sacrificio di mandarmi a studiare non era vano, era vero che a volte li deludevo, marinavo la scuola o portavo a casa una nota di sospensione, ma era altrettanto vero che avevo una voglia immensa di apprendere, imparare il mestiere e farmi onore. Senza queste motivazioni mica mi sarei svegliato tutte le mattine, sabato compreso, alle cinque e venti, fare colazione, camminare a piedi per mezz’ora fino alla stazione di Tresivio, prendere il treno che impiegava quasi un’ora per percorrere i venti chilometri che ci separavano da Tirano, per questo lo chiamavamo “cif ciuf”, affrontare la scuola mattina e pomeriggio, fare il percorso inverso e rincasare alle otto della notte. E non era finita, prima di andare a dormire bisognava ancora fare i compiti e spesso finivo a mezzanotte. Avevo quindici anni quando costruii quel calibro che dopo cinquant’anni ancora svolge la sua funzione nel mio piccolo laboratorio di meccanica e falegnameria dove, quando sono in Italia, passo parte del mio tempo di pensionato derubato di una pensione decente dall’avidità del capitalismo criminale che sta distruggendo l’umanità ed il pianeta che ci ospita. E’ anche grazie a questa rapina che dopo quarantanove anni di lavoro e cinquantacinque di contribuzione mi costringe a vivere con una pensione da fame, che ho deciso di venire a vivere a Cuba, uno degli ultimi paesi che resistono all’aggressione del capitalismo imperialista. Anche quì a Cuba sto costruendo il mio piccolo laboratorio, i cubani lo chiamano “taller”, ed ovviamente non ci può mancare il calibro. Ora ce ne sono di tutti i tipi, dai più economici ai più costosi, li fanno perfino di plastica e costano poco. Ma chi mi ci vede, proprio io che a quindici anni già avevo costruito un calibro che aveva meritato il nove del professore dalle maniche strette, con un calibro di plastica? Visto che non ho gli strumenti necessari, e forse nemmeno più lo spirito, per costruirne un altro che valga almeno quanto il primo, non mi resta che rivolgermi al mercato. Il maledetto mercato, quello che domina tutto e per le cui doti abbiamo abbandonato i valori umani, il socialismo, distrutto il PCI, il Muro di Berlino e l’Unione Sovietica per ritornare ad essere schiavi dei padroni. Quel mercato che anche qui a Cuba sta facendo capolino, si dice che sia necessario per salvare il socialismo. Mahhhhh!!!!!!!!! Speriamo non si facciano prendere la mano, una cosa è migliorare la quantità e la qualità dei beni, un’altra diventare vittime del mercato. Sta di fatto che ora anche qui molte cose si vendono non solo nei negozi statali ma anche in quelli che i cubani chiamano “timbirichi”, piccoli negozi improvvisati, a volte ambulanti, dove trovi quello che nei negozi statali non c’è più. Perché il “timbirichi”, magistralmente cantato da Tony Avila nell’omonima canzone, funziona in perfetto stile capitalista massimizzando il profitto. Funziona così: si comprano presso i negozi statali, quando non si rubano o “desviano”, determinati oggetti fino a farli sparire dal mercato per poi riapparire nei “timbirichi” a prezzi raddoppiati o triplicati. Ovviamente non è solo così, spesso il “timbirichi” svolge una funzione onesta e ti permette di trovare cose che altrimenti non incontreresti mai, oppure di trovare oggetti impensati, come il calibro sovietico. Sì, perché il calibro a Cuba l’ho comprato proprio in un “timbirichi” vicino casa, nei negozi statali li stanno vendendo, di buona qualità, a meno di venti dollari ma ancora non mi ero deciso a comprarlo, ci sono necessità più urgenti da soddisfare ed il calibro può aspettare. Per uno scherzo del destino, l’altro giorno esco a comprare il giornale e, come sempre, mi fermo a curiosare presso un “timbirichi”, a volte vedi qualcosa che ti serve e te lo compri. Quel giorno vedo un contenitore di plastica nero, dalla forma capisco che lì dentro ci deve essere un calibro, lo apro e me ne appare uno bellissimo, un po’ più grande del normale e costruito con acciaio di altissima qualità. CCCP! C’è scritto proprio così, al posto della marca c’è scritto CCCP che tradotto, per chi se lo fosse dimenticato, significa Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, un ricordo dei tempi quando i sovietici a Cuba erano di casa. Chiedo quanto costa, “dieci dollari” mi risponde il giovane proprietario del “timbirichi”. Non ho con me i soldi sufficienti e decido di tornare il giorno seguente. Quando il giorno dopo mi avvicino all’oggetto del desiderio, chiedo quasi per scherzo, vista la volatilità dei prezzi: “oggi quanto vale il calibro”? Il giovanotto non afferra l’ironia e mi risponde un po’ contrariato: “otto dollari, come gli tutti i giorni”. Mi viene da ridere ripensando che il giorno prima me ne aveva chiesti dieci, ma non perdo altro tempo e me lo compro, quello strumento vale molto di più ed inoltre rappresenta storie e valori che non hanno prezzo. Quel bellissimo oggetto tra le mie mani mi riporta con il pensiero al mio calibro, alla mia giovinezza, ai miei valori mai abbandonati ed a quella esperienza straordinaria che fu l’Unione Sovietica, quella che ovviamente la propaganda della menzogna ci ha sempre descritto come un inferno ma che in realtà è stata una delle esperienze più straordinarie della storia dell’umanità. La Rivoluzione Sovietica in pochi decenni ha portato il paese più povero del mondo, dove la ricchezza era in mano a pochi ed il popolo veniva trattato peggio delle bestie senza alcun dirittto, ad essere la seconda potenza del pianeta, ha tolto miliono di esseri umani dall’analfabetismo regalandogli gratuitamente la culura necessaria ad essere uomini liberi ed ha insegnato al mondo che a liberarsi dei padroni ci si guadagna. Malgrado ciò continuano a raccontarci che è stato un fallimento economico, magari a tutti i paesi poveri del mondo toccasse un simile fallimento e diventassero la seconda potenza del pianeta! Quel paese che a costo di enormi sacrifici ha sconfitto il nazismo regalando al mondo la libertà, ci è stato descritto come una feroce dittatura mentre gli Stati Uniti, nati dalla distruzione culturale e fisica dei nativi e che dal primo giorno che sono diventati nazione hanno iniziato a sottomettere i paesi vicini per poi allargarsi con violenze e atrocità inaudite in ogni angolo del pianeta, ci vengono dipinti come una grande democrazia. Lo stesso Presidente russo Putin, uno dei massimi beneficiari della distruzione dell’URSS che ha comportato il passaggio dei beni pubblici dalle mani dello stato a quelle avide dei grandi capitalisti, ha più volte dichiarato che la distruzione dell’URSS è stata una tragedia, non solo per i paesi che ne facevano parte ma anche per il resto mondo. Che c’entra il calibro con la storia dell’URSS e con la mia storia? C’entra, eccome che c’entra! Quel calibro è il simbolo della tenacia di un popolo che si è ribellato alla fame, alla miseria, ai soprusi e che ha saputo costruire con il lavoro quotidiano, l’impegno ed il rispetto dei valori comuni, la propria ricchezza ed il proprio futuro. Come il mio calibro che ha significato l’impegno per uscire dalla povertà per costruire il mio futuro, quello dei miei figli, nipoti e di tutto il pase che ha saputo rinascere dalle miserie del fascismo. Allo stesso modo del calibro sovietico, simbolo del lavoro e tradito da politici cialtroni e funzionari corrotti, anche il calibro che avevo costruito per liberarmi dalla povertà, è stato tradito. Tradito dalla stupidità e dall’avidità dei dirigenti di quello che era diventato il più prestigioso Partito Comunista dell’Occidente, quel PCI che senza mai stare al potere aveva costruito in un paese capitalista una straordinaria esperienza di socialismo dove lo stato, tra le ruberie dei potenti e dei democristiani che li rappresentavano, era costretto anche a fare gli interessi del popolo, dove le grandi imprese venivano controllate dal pubblico e producevano le risorse necessarie a garantire quei servizi sociali che tutto il mondo ci invidiava. Quel calibro che era diventato il simbolo della mia indipendenza economica, del lavoro autonomo senza padroni, ora accompagna la mia vita di pensionato ricacciato nella povertà da governi reazionari che hanno riportato l’Italia al medioevo con la collaborazione di finti governi progressisti che si comportano allo stesso modo di quelli rezionari distruggendo lo stato sociale, rubandoci salari e pensioni e regalando i beni pubblici costruiti con il sangue ed il sudore dei lavoratori, agli avventurieri finanziari della peggior borghesia cialtrona della nostra storia. In cambio i dirigenti di quella che una volta era la sinistra, se la spassano con barche a vela milionarie e milionari apppartamenti a New York. Fino a che glie lo permetteremo e non ci decideremo a presentare loro il conto delle rapine che hanno perpetrato ai nostri danni…. Anche l’Italia come tutti i paesi del mondo paga le conseguenze della distruzione dell’Unione Sovietica che, contrariamente a quanto ci vogliono far credere, non è stata vittima della “fallimentare economia socialista” ma bensì di un piano ben studiato e messo a punto nei minimi particolari da chi detiene il vero potere, come si può leggere nel libro “Arte dell’intelligenza” di Allen W. Dulles, ex dirigente della CIA che tra le altre sconvolgenti verità ci racconta dei piani messi in atto per distruggere l’Unione Sovietica: “….senza che venga percepito distruggeremo i loro valori e li sostitueremo con altri falsi e li obbligheremo a credere in essi. Troveremo i nostri correligionari nella stessa Russia…. approfittando della complicità di dirigenti corrotti ….” racconta Dulles nel suo libro. Come l’Unione Sovietica anche l’Italia è stata tradita da cialtroni ed idioti figli di papà arrivati ai vertici dei movimenti popolari che avevano alle spalle una gloriosa storia di lotte, battaglie e conquiste che permisero la cosruzione di quella cultura popolare progressista che sembrava indistruttibile. Nessuno avrebbe mai pensato che tutto questo poteva venire vanificato nell’unico modo possibile: l’autodistruzione. E così fu, gli stracci rosssi portati al collo e sventolati per decenni sono stati sostituiti da capelli verdi, blu, viola, anelli al naso, teste rapate ed odiosi tatuaggi che ricoprono corpi altrettanto odiosi e feroci, coperti da vestiti che non tali ma una truffa ai danni del buonsenso e del buongusto. Il tutto condito da manganelli neri che colpiscono lavoratori, studenti, rom, immigrati e qualche comunista ancora rimasto, in un orgia di falsa democrazia che nasconde una feroce dittatura che genera esseri mostruosi, schiavi incoscenti che si pensano liberi, i migliori per gli oppressori. Tutto questo nessuno ce lo racconta, ci viene tenuto nascosto, ci raccontano piuttosto di malcapitati “paesi canaglia”, in realtà gli ultimi ancora liberi che di colpo finiscono sotto le luci della propaganda per poi finire sotto le bombe intelligenti buttate da democratici aerei senza pilota che distruggono culture millenarie ed ammazzano centinaia di migliaia di poveri innocenti colpevoli di vivere in luoghi strategici e di non consumare quello che i ricchi vogliono che si consumi. Ci raccontano di dissidenti cubani che non esistono se non nelle liste a pagamento della CIA, di comunisti che ancora mangiano bambini e di estremisti islamici diventati, a seconda delle necessità del momento, terroristi o vittime del terrorismo. E nessuno, dico nessuno dei giornalisti “democratici”, che faccia il lavoro per cui viene pagato, cioè informare. Ma questo ha la sua spiegazione logica, i padroni mica li pagano per informare, bensì per disinformare e fare propaganda contro chi ancora ha mantenuto la schiena dritta e si oppone alla tragicità dei nostri tempi che vedono i potentati economici impossessarsi anche della politica in maniera totalitaria, Altro che il “totalitarismo sovietico”, quello aveva liberato gli schiavi, questo ci riporta ai tempi più bui dello schiavismo . E se qualche giornalista volesse dissentire, carriera finita. Casi di dissenso ce ne sono ben pochi, la nostra classe giornalistica è una delle più vili che mente ricordi, nemmeno sui giornali “comunisti” si prova a raccontare un po’ di verità che non sia accondiscendente alla logica del profitto. Qualcuno si ricorda di Fulvio Grimaldi quando faceva l’inviato RAI accompagnato dal fedele cagnolino Nando? Lui ci aveva provato a dissentire, lo hanno subito messo a tacere, perfino sui giornali comunisti. Ora può dissentire solo sul suo blog, almeno fino a quando lo leggeranno in pochi perché in caso contrario anche quello gli verrà chiuso, nella nostra falsa democrazia uno mica può scrivere quello vuole senza pensarla come la pensano i padroni…. Ora tutto è stato messo al suo posto, o quasi, mancano solo pochi tasselli: la Siria, l’Iran, la Corea del Nord, Cuba e qualche paese latinoamericano sulla cattiva strada, poi bisognerà solo pensare a mantenere lo status quò. Ora a chi glie ne importa più del calibro? Provate a regalarne uno ai vostri figli, ve lo tirano in testa! Poi vi rubano i soldi per comprarsi l’ultimo modello di celluare o di hiPhon che, costruito con la rapina ai danni di coloro che costringiamo ad emigrare per poi affondarli al largo delle nostre coste, dopo pochi giorni già non è più l’ultimo. Ma io i miei due calibri, quello che ho costruito e quello sovietico, me li tengo ben stretti, visti i tempi tristi che viviamo è probabile che tutto quanto costruto in una vita di lavoro lo debba sacrificare per comprarmi cibo e medicine ed i due calibri saranno forse l’unica eredità che lascerò a figli e nipoti. Anche perché non ho mai imparato a costruire un cellulare od un hiPhon e non credo che ne esistano in commercio con la scritta CCCP al posto della marca…. Al massimo qualcuno made in Russia, costruito da un’azienda rubata allo stato che sfrutta dei giovani dipendenti con orecchini, teste rapate e tatuaggi. Giovani che non sanno che una volta esistevano le scuole e gli ospedali pubblici, la cassa mutua e la pensione, poveri cristi che si pensano liberi, inconsapevoli che gli hanno rubato pure la memoria e che ai tempi dell’URSS quelli come loro costruivano dei calibri di grande qualità nelle fabbriche dello stato, senza padroni. E chissà quali meraviglie evrebbero continuato a costruire se non fossero stati traditi da dei filibustieri senza scrupoli venduti agli interessi dei grandi capitali internazionali….